AUDREY NIFFENEGGER.
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UNA INQUIETANTE SIMMETRIA.
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Titolo originale: Her Fearful Symmetry.
Traduzione di: Delfina Vezzoli.
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2009. Arnoldo Mondadori Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Morta prematuramente all'et di quarantaquattro anni, Elspeth Noblin lascia la sua dimora londinese in eredit alle nipoti gemelle, Julia e Valentina. Le ragazze, cresciute negli Stati Uniti, non hanno mai conosciuto la zia: sanno solo che anche lei e la loro madre erano sorelle gemelle. Per godere dell'eredit devono per trasferirsi nell'appartamento di Elspeth, a Londra, in una casa che confina con il cimitero di Highgate, autentico monumento a cielo aperto della Londra vittoriana. E qui avranno presto a che fare con gli altri abitanti del palazzo: Martin, brillante studioso affetto da una grave nevrosi che gli impedisce di uscire di casa; sua moglie Marjike, intrappolata dalla malattia del marito; e Robert, lo sfuggente amante di Elspeth, impegnato nella stesura di un'imponente tesi di dottorato sulla storia del cimitero. A mano a mano che le ragazze si lasceranno coinvolgere nelle inquietanti esistenze dei nuovi vicini di casa, scopriranno che Highgate brulica di strane "presenze", tra cui la stessa Elspeth, che non sembra intenzionata a lasciare la sua casa, n (forse) la vita terrena...
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L'AUTRICE.
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Audrey Niffenegger (South Haven, Michigan, 1963) artista visiva, insegna al Columbia College Chicago Center. Oltre al romanzo La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo (2005), bestseller internazionale che in Italia ha venduto decine di migliaia di copie ed  diventato anche un film, ha pubblicato le graphic novel The Three Incestuous Sisters (2005), The Adventuress (2006) e The Night Bookmobile (2010).
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UN'INQUIETANTE SIMMETRIA.
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PRIMA PARTE.
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La fine.
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Elspeth mor mentre Robert era davanti a un distributore
automatico a guardare il t che schizzava in un bicchierino
di plastica. In seguito avrebbe ricordato di aver percorso il
corridoio tenendo in mano quel bicchiere di t disgustoso,
solo, sotto le luci al neon, mentre tornava sui suoi passi verso
la stanza dove Elspeth giaceva circondata dai macchinari.
Elspeth aveva la testa girata verso la porta e gli occhi
aperti; sulle prime Robert pens che fosse cosciente.
Nei pochi secondi prima di morire, Elspeth ricord un
giorno della primavera precedente in cui lei e Robert avevano
camminato su un sentiero fangoso in riva al Tamigi,
nei Kew Gardens. C'era odore di foglie marce; pioveva, e
Robert aveva detto: Dovremmo avere dei bambini e Elspeth
aveva risposto: Non dire sciocchezze, tesoro. Adesso
lo ripet ad alta voce, nella stanza d'ospedale, ma Robert
non era l a sentire.
Elspeth gir la testa verso la porta. Voleva gridare: "Robert",
ma all'improvviso le si era chiusa la gola. Ebbe la
sensazione che la sua anima stesse cercando di arrampicarsi
fuori dal corpo attraverso l'esofago. Cerc di tossire,
di liberarla, ma riusc solo a rantolare. "Sto affogando. Sto
affogando in un letto.Sent una pressione enorme e poi
ecco che fluttuava nell'aria; il dolore era scomparso e lei
stava guardando dall'alto il suo piccolo corpo devastato.
Robert si ferm sulla soglia. Il t scottava, e lo pos sul
comodino accanto al letto. L'alba aveva iniziato a schiarire
le ombre nella stanza, dal nero a un grigio indefinito; tutto
il resto sembrava uguale a prima. Chiuse la porta.
Si tolse gli occhiali dalla montatura di metallo e le scarpe.
Si infil nel letto, badando a non disturbare Elspeth, e
si rannicchi contro di lei. Da settimane Elspeth bruciava di
febbre, ma adesso la temperatura era quasi normale. Sent
la sua pelle scaldarsi lievemente nei punti in cui toccava
quella di lei. Elspeth era passata nel regno degli oggetti inanimati
e stava perdendo il proprio calore. Robert premette
il viso contro la nuca di Elspeth e inal a fondo.
Elspeth lo guard dal soffitto. Come le era familiare, e che
aspetto strano aveva. Vide, ma non riusc a sentirle, le lunghe
mani di Robert strette intorno alla vita; ogni suo tratto
era lungo, la faccia dalle mascelle forti, il grande labbro
superiore, il naso lievemente aquilino e gli occhi infossati;
i capelli castani erano sparsi sul cuscino, la pelle era pallida
per il troppo tempo passato sotto la luce artificiale dell'ospedale.
Sembrava cos sconsolato, magro ed enorme, stretto a
cucchiaio intorno al suo corpo sfatto; Elspeth pens a una
fotografia che aveva visto molto tempo prima sul "National
Geographic", una madre che teneva stretto il suo bambino
morto di fame. La camicia bianca di Robert era stazzonata,
le calze avevano due buchi sugli alluci. Tutti i rimpianti, tutte
le colpe, tutti i desideri struggenti della sua vita la assalirono.
"No" pens. "Non voglio andarmene." Ma era gi
andata, e in un attimo era altrove, sparpagliata nel nulla.
L'infermiera li trov mezz'ora dopo. Rimase in silenzio,
a contemplare la scena di quell'uomo alto, ancora giovane,
stretto all'esile donna morta, di mezza et. Poi and a
chiamare gli inservienti.
Fuori, Londra si stava svegliando. Robert giaceva sul letto
con gli occhi chiusi e ascoltava il traffico sulla strada, i passi
nel corridoio. Sapeva che presto avrebbe dovuto aprire gli
occhi, staccarsi dal corpo di Elspeth, mettersi a sedere, alzarsi,
parlare. Presto ci sarebbe stato il futuro, senza Elspeth. Tenne
gli occhi chiusi, inal il suo odore, sempre pi tenue, e aspett.
...
Le lettere arrivavano ogni quindici giorni. Non venivano
recapitate a casa. Ogni due gioved, Edwina Noblin Poole
guidava per dieci chilometri fino all'ufficio postale di Highland
Park, Illinois, a due citt dalla sua, Lake Forest. Aveva
una casella postale laggi, una casella piccola: non conteneva
mai pi di una lettera.
Di solito, si portava la lettera da Starbucks e la leggeva
bevendo un decaffeinato con latte di soia. Sedeva in un
angolo con la schiena alla parete. Talvolta, se aveva fretta,
la leggeva in macchina. Dopo averla letta, guidava fino al
parcheggio dietro la bancarella degli hot dog sulla Seconda
Strada, si fermava vicino ai bidoni della spazzatura e bruciava
la lettera. Come mai tieni un accendino nel vano portaoggetti?
le aveva chiesto suo marito, Jack. Sono stufa
di sferruzzare, mi sono data all'incendio doloso aveva risposto
Edie. Lui aveva lasciato perdere.
Jack era al corrente delle lettere, perch aveva incaricato
un detective privato di pedinare la moglie. L'investigatore
non aveva scoperto incontri segreti, n telefonate n email:
nessuna attivit sospetta, tranne le lettere. Non gli rifer
che Edie aveva cominciato a guardarlo mentre bruciava
le lettere e poi schiacciava i resti sull'asfalto con la scarpa.
Una volta gli aveva fatto il saluto nazista. Lui aveva incominciato
ad aver paura a seguirla.
C'era qualcosa in Edwina Poole che metteva in agitazione
l'investigatore; non era come gli altri soggetti di cui si
occupava. Jack ci aveva tenuto a precisare che non voleva raccogliere
prove per un divorzio. Voglio solo sapere cosa fa
gli aveva detto. C' qualcosa di... diverso. Edie di solito
ignorava l'investigatore. Non ne parl con Jack. Decise di
tollerare l'intrusione, sapendo che quell'uomo sovrappeso,
con la faccia sudaticcia, non poteva smascherarla.
L'ultima lettera arriv all'inizio di dicembre. Edie la ritir
dall'ufficio postale e guid verso la spiaggia di Lake Forest.
Parcheggi nel punto pi lontano dalla strada. Era una giornata
ventosa, di un freddo pungente. Non c'era neve sulla
sabbia. Il lago Michigan era marrone; piccole onde lambivano
gli scogli. Tutti i massi erano stati disposti con cura per evitare
l'erosione; la spiaggia sembrava un palcoscenico. Il parcheggio
era deserto, a parte la Honda Accord di Edie. Lasci
il motore acceso. L'investigatore si tenne a distanza, poi sospir
e ferm la macchina all'estremit opposta del parcheggio.
Edie gli lanci un'occhiata. "Devo proprio avere un pubblico
per questo?" Rimase a guardare il lago per un po'.
"Potrei bruciarla senza leggerla."
Pens a come sarebbe stata la sua vita se fosse rimasta a
Londra; avrebbe potuto lasciar partire Jack per l'America senza
di lei. Prov una nostalgia struggente della sua gemella,
prese la busta dalla borsa, infil il dito sotto il lembo e l'apr.
Carissima e,
ti ho detto che te lo avrei fatto sapere - e ormai ci siamo - devo
dirti addio.
Cerco di immaginare come sarebbe se fossi tu ad andartene...
ma  impossibile pensare al mondo senza di te, anche se siamo separate
da tanto tempo.
Non ti ho lasciato niente. Hai vissuto la mia vita al posto mio.
E tanto basta. Invece ho deciso di fare un esperimento: ho lasciato
tutto alle gemelle. Spero che saranno contente.
Non preoccuparti, andr tutto bene.
Saluta Jack da parte mia.
Con amore, nonostante tutto, e Edie sedeva a capo chino, aspettando le lacrime. Non arrivarono, grazie al cielo: non voleva piangere davanti all'investigatore.
Controll il timbro postale. La lettera era stata spedita quattro giorni prima. Si chiese chi l'avesse imbucata.
Un'infermiera, forse.
Mise la lettera nella borsa. Ormai non c'era pi bisogno di
bruciarla. L'avrebbe conservata per un po'. Forse l'avrebbe
tenuta e basta. Usc dal parcheggio. Passando davanti all'investigatore,
gli mostr il dito.
Nel breve percorso dalla spiaggia a casa, Edie pens alle
figlie. Scenari disastrosi le si presentarono alla mente. Il tempo
di rincasare, ed era gi decisa a impedire che la propriet
di sua sorella passasse a Julia e Valentina.
Jack rientr dal lavoro e trov Edie raggomitolata sul letto
con le luci spente.
Che succede? chiese.
Elspeth  morta gli disse.
E tu come lo sai?
Gli porse la lettera. Lui la lesse e prov solo sollievo. "Tutto
qui" pens. "Era solo Elspeth." Si sdrai sulla sua parte
del letto e Edie si raggomitol contro di lui. Mi spiace, piccola
disse Jack, poi non dissero altro. Nelle settimane e nei
mesi a venire, Jack se ne sarebbe pentito; Edie non voleva
parlare della gemella, non rispondeva alle domande, non
faceva congetture su cosa Elspeth avesse lasciato in eredit
alle loro figlie, non diceva cosa provava e non gli permetteva
nemmeno di nominare Elspeth. Solo in seguito Jack si
domand se Edie gli avrebbe parlato quel pomeriggio, se
glielo avesse chiesto. Se le avesse detto quello che sapeva,
lo avrebbe tagliato fuori? La cosa sarebbe rimasta in sospeso
tra loro, dopo.
Ma adesso erano sdraiati nel loro letto. Edie appoggi
la testa sul petto di Jack e ascolt i battiti del suo cuore.
"Non preoccuparti, andr tutto bene..." "No, questo non
credo di poterlo fare. Pensavo che ti avrei rivista. Perch
non sono venuta da te? Perch mi hai detto di non venire?
Come abbiamo potuto permettere che accadesse questo?"
Jack la circond con le braccia. "Ne valeva la pena?" Edie non
riusciva a parlare.
Sentirono le gemelle entrare dalla porta d'ingresso. Edie
si sciolse dalla stretta di Jack, si alz. Non aveva pianto, ma
and lo stesso in bagno a lavarsi la faccia. Neanche una parola
disse a Jack mentre si pettinava.
Perch no?
Perch no e basta.
Okay. I loro occhi si incontrarono nello specchio della
toeletta. Edie usc e lui la sent dire: Com' andata a scuola?,
con un tono perfettamente normale. Uno schifo
disse Julia. Non hai ancora preparato la cena? disse Valentina,
e Edie rispose: Ho pensato che potremmo andare
a Southgate per una pizza. Jack si mise a sedere sul letto
sentendosi stanco e pesante. Come al solito, non sapeva
come stavano le cose, ma almeno sapeva cosa avrebbe mangiato per cena.
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Un fiore di campo.
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Elspeth Noblin era morta e nessuno poteva fare pi niente
per lei, tranne seppellirla. Il corteo attravers i cancelli del
cimitero di Highgate in silenzio, il carro funebre seguito
da dieci macchine piene di amici e mercanti di libri rari.
Fu un viaggio molto breve; la chiesa di St Michael era proprio
in cima alla collina. Robert Fanshaw era sceso a piedi
da Vautravers con i vicini di casa, Marijke e Martin Wells,
che abitavano al piano di sopra. Si fermarono nel vasto cortile
sul lato occidentale del cimitero a guardare il carro funebre
passare attraverso i cancelli e inerpicarsi su per lo
stretto viale che portava al mausoleo della famiglia Noblin.
Robert era esausto e inebetito. Sembrava che ogni rumore
fosse scomparso, come se fosse saltata la colonna sonora
di un film. Martin e Marijke erano vicini, un po' discosti da
lui. Martin era un uomo snello e ben fatto, con corti capelli
brizzolati e un naso appuntito. Tutto in lui era nervoso e
rapido, nodoso e sbilenco. Aveva sangue gallese e un basso
livello di tolleranza per i cimiteri. Sua moglie Marijke lo sovrastava.
Aveva capelli dal taglio asimmetrico, di un acceso
color magenta, e rossetto in tinta. Marijke aveva le ossa
grandi, era vivace e impaziente. Le rughe sul suo viso contrastavano
con l'abbigliamento alla moda. Guard il marito
con apprensione.
Martin aveva gli occhi chiusi e stava muovendo le labbra.
Un estraneo avrebbe potuto pensare che stesse pregando,
ma Robert e Marijke sapevano che stava contando. La neve
cadeva a larghi fiocchi che si scioglievano appena toccavano
terra. Il cimitero di Highgate era fitto di alberi gocciolanti
e solcato da scivolosi sentieri di ghiaia. I corvi volarono dalle
tombe sui rami bassi, planarono in cerchio e si posarono
sul tetto della cappella dei Dissenters, che ora fungeva da
ufficio del cimitero.
Marijke lott contro il bisogno di accendere una sigaretta.
Non era particolarmente affezionata a Elspeth, ma in
quel momento ne sentiva la mancanza. Elspeth avrebbe
detto qualcosa di caustico e spiritoso, ci avrebbe scherzato
sopra, facendosi beffe di tutta la faccenda. Marijke apr la
bocca per respirare, e il suo fiato per un momento rimase
sospeso nell'aria come fumo.
Il carro funebre sal lentamente lungo il Cuttings Path e
scomparve alla vista. Il mausoleo dei Noblin era subito dopo
il Comfort's Comers, vicino al centro del cimitero; i dolenti
sarebbero saliti a piedi lungo il Colonnade Path, un vialetto
stretto e solcato da radici d'albero, per ricongiungersi al
carro funebre. La gente parcheggi le macchine davanti al
colonnato semicircolare che divideva il cortile dal cimitero,
i passeggeri scesero e rimasero a guardarsi intorno, ammirando
le cappelle (un tempo descritte come "gotico funerario"),
i cancelli di ferro, il monumento ai caduti in guerra,
la statua della Fortuna che guardava con occhi vuoti sotto
il cielo plumbeo. Marijke pens a tutti i funerali passati
attraverso i cancelli di Highgate. Le nere carrozze vittoriane
tirate da cavalli ornati di piume di struzzo, i dolenti
professionali e le prefiche dal volto inespressivo avevano
ceduto il passo a questo disparato insieme di automobili,
ombrelli e amici ammutoliti. All'improvviso, Marijke vide
il cimitero come un vecchio teatro: c'era sempre la stessa
commedia in cartellone, ma i costumi e le acconciature erano
stati aggiornati.
Robert tocc Martin sulla spalla e Martin spalanc gli
occhi come se lo avessero riscosso bruscamente dal sonno.
Passarono attraverso il cortile e l'apertura al centro del
Colonnato, e salirono le scale coperte di muschio che portavano
all'interno del cimitero. Marijke sal dietro di loro, seguita
dal resto dei dolenti. I sentieri erano scivolosi, ripidi
e pietrosi. Tutti badavano a dove mettevano i piedi. Nessuno
parlava.
Nigel, il direttore del cimitero, era accanto al carro funebre,
azzimato e vigile. Salut Robert con un sorriso contenuto
e gli lanci un'occhiata che sembrava dire: " diverso
quando  uno dei tuoi, vero?". L'amico di Robert, Sebastian
Morrow, era accanto a Nigel. Sebastian era l'impresario delle
pompe funebri; Robert lo aveva gi visto al lavoro, ma
adesso sembrava che Sebastian avesse acquisito una dimensione
supplementare di piet e riserbo interiore. Sembrava
orchestrare il funerale senza un gesto o una parola;
ogni tanto lanciava un'occhiata alla persona o all'oggetto
rilevante e qualunque cosa dovesse esser fatta veniva fatta.
Sebastian indossava un abito grigio scuro e una cravatta
verde. Era figlio di una coppia di nigeriani, nato a Londra;
con la sua pelle scura e gli abiti scuri era estremamente
presente e allo stesso tempo pressoch invisibile nel cimitero
oscurato dalla vegetazione.
I portatori della bara si radunarono intorno al carro funebre.
Tutti rimasero in attesa, ma Robert s'incammin sul viale
principale verso il mausoleo della famiglia Noblin. Era di
pietra calcarea con solo il cognome scolpito al di sopra della
porta di rame ossidato. Sulla porta c'era il bassorilievo di
un pellicano che nutriva il suo piccolo col proprio sangue,
un simbolo della resurrezione. Ogni tanto Robert includeva
il mausoleo nelle visite guidate del cimitero. La porta
adesso era aperta. Thomas e Matthew, la squadra di sepoltura,
stavano aspettando tre metri pi in l sul viale, davanti
all'obelisco di granito. Robert incroci i loro sguardi;
i due gli fecero un cenno col capo e andarono verso di lui.
Robert esit prima di guardare dentro il mausoleo. C'erano
quattro bare - i genitori e i nonni di Elspeth - e una modesta
quantit di polvere che si era accumulata negli angoli
del piccolo vano. Due cavalletti erano stati approntati vicino
al ripiano dove sarebbe stata posata la bara di Elspeth.
Non c'era nient'altro. A Robert piacque che dal mausoleo
provenisse un alito freddo, come da un frigorifero. Sent
che stava per verificarsi una specie di scambio: lui avrebbe
dato Elspeth al cimitero e il cimitero gli avrebbe dato...
cosa? Non lo sapeva. Ma, di sicuro, qualcosa doveva esserci.
Torn al carro funebre con Thomas e Matthew. La bara di
Elspeth era rivestita di piombo, per la sepoltura in superficie,
cos era inaspettatamente pesante. I portatori e la squadra
di sepoltura se la caricarono sulle spalle e la trasportarono
nella tomba; ci fu un momento critico quando cercarono di
posarla sui cavalletti. Il mausoleo era troppo piccolo per tutti
i portatori e sembrava che la bara fosse diventata improvvisamente
enorme. Riuscirono a sistemarla. Lo scuro legno
di quercia era lucido nella luce debole della giornata. Tutti
uscirono eccetto Robert, che si pieg sulla bara con le mani
premute sul coperchio, come se il legno laccato fosse la pelle
di Elspeth, come se potesse trovare il battito di un cuore
nel feretro che ospitava il corpo emaciato. Pens alla faccia
pallida di Elspeth, ai suoi occhi azzurri che lei spalancava
fingendosi sorpresa e riduceva a due fessure quando qualcosa
non le piaceva; i suoi seni piccoli, lo strano calore del
suo corpo durante gli attacchi febbrili, le costole che sporgevano
sopra l'addome negli ultimi mesi di malattia, le cicatrici
dell'operazione e dei port-a-cath per le flebo. Fu sopraffatto
da un'ondata di desiderio e repulsione. Ricord la
grana sottile dei suoi capelli, quanto aveva pianto quando
erano caduti a manciate; ricord le carezze sul suo cranio
nudo. Pens alla curva delle cosce di Elspeth, al gonfiore
e alla putrefazione che stavano gi trasformandola, cellula
dopo cellula. Aveva quarantaquattro anni.
Robert. Jessica Bates era al suo fianco. Lo guard da
sotto uno dei suoi cappelli elaborati, la faccia austera addolcita
dalla piet. Su, andiamo adesso. Pos le vecchie mani
sopra le sue. Robert aveva le mani sudate e quando le tolse
dalla bara vide che aveva lasciato impronte nitide sulla superficie
altrimenti perfetta. Voleva togliere quelle macchie,
poi decise di lasciarle come ultima prova del suo contatto
con quell'estensione del corpo di Elspeth. Lasci che Jessica
lo guidasse fuori dalla tomba e assistette con lei e gli altri
dolenti al servizio funebre.
Come l'erba sono i giorni dell'uomo: come un fiore di campo
egli fiorisce, per svanire appena il vento lo sfiora: e il luogo in
cui sbocciava pi non lo riconosce.
Martin era ai margini del gruppo. Gli occhi di nuovo
chiusi. La testa bassa, le mani strette a pugno affondate
nelle tasche del cappotto. Marijke si chin su di lui. Lo
prese sottobraccio; lui parve non accorgersene e cominci
a dondolarsi avanti e indietro. Marijke si raddrizz e lo lasci
dondolare.
Poich  piaciuto a Dio Onnipotente nella sua misericordia
infinita riprendersi l'anima della nostra diletta sorella ora defunta,
noi affidiamo il suo corpo alla terra, terra alla terra, ceneri
alle ceneri, polvere alla polvere, con speranza certa della resurrezione
universale nell'ultimo giorno, e della vita eterna, per Ges
Cristo nostro Signore; che cambier il corruttibile corpo di coloro
che dormono, cos che in lui sar trasformato e reso conforme al suo corpo glorioso secondo la virt, per la quale pu eziandio sottoporre a s ogni cosa.
...
Nota: Dal Libro delle preghiere comuni della Chiesa Anglicana, versione del 1892: L'ordine della sepoltura. Fine nota.
...
Robert lasci vagare lo sguardo. Gli alberi erano spogli -
mancavano tre settimane a Natale - ma il cimitero era verde.
Highgate era pieno di cespugli di agrifoglio, germogliati
da corone funebri vittoriane. Era festoso, se riuscivi
a fare il salto mentale necessario per pensare al Natale in
un cimitero. Mentre cercava di concentrarsi sulle parole del
vicario, sent le volpi che si lanciavano i loro richiami nelle vicinanze.
Jessica Bates era accanto a Robert. Teneva le spalle dritte
e il mento alto, ma Robert intu la sua fatica. Era la presidente
degli Amici del Cimitero di Highgate, l'opera pia che
si prendeva cura del posto e organizzava le visite guidate.
Robert lavorava per lei, ma pensava che sarebbe venuta al
funerale di Elspeth in ogni caso. Le due donne si piacevano.
Elspeth portava sempre un sandwich in pi per Jessica,
quando veniva a pranzare con Robert.
Robert fu colto dal panico: "Come far a ricordare tutto
di Elspeth?". Adesso era pieno dei suoi odori, della sua
voce, dell'esitazione al telefono prima di pronunciare il suo
nome, del suo modo di muoversi quando facevano l'amore,
della sua passione sfrenata per le scarpe dai tacchi altissimi,
del modo sensuale con cui maneggiava i libri antichi
e della mancanza di sentimentalismi quando li vendeva. In
questo momento sapeva tutto ci che avrebbe mai saputo
di Elspeth, e aveva un bisogno urgente di fermare il tempo
in modo che nulla venisse cancellato. Ma era troppo tardi;
avrebbe dovuto fermarlo quando lo aveva fatto Elspeth; adesso
si stava allontanando da lei, la stava perdendo. Elspeth
stava gi sbiadendo. "Dovrei annotarmi tutto... ma niente
sarebbe adeguato. Niente di ci che potrei scrivere la riporterebbe indietro."
Nigel accost la porta del mausoleo e la chiuse a chiave.
Robert sapeva che la chiave sarebbe stata riposta in uno
scomparto numerato in uno dei cassetti dell'ufficio finch
non fosse servita di nuovo. Ci fu una pausa impacciata; la
funzione era finita, ma nessuno sapeva bene cosa fare a quel
punto. Jessica strizz la spalla a Robert e fece un cenno al
vicario. Robert lo ringrazi e gli porse una busta.
Tutti s'incamminarono lungo il sentiero. Presto Robert
si ritrov al centro del cortile. La neve si era trasformata
in pioggia. Uno stormo di ombrelli neri si apr quasi all'unisono.
La gente sal in macchina e cominci ad avviarsi verso
l'uscita. Il personale del cimitero disse delle cose, mani gli
diedero pacche sulle spalle, ci furono offerte di t, di qualcosa
di pi forte; Robert non sapeva bene cosa avesse detto
alla gente, che comunque ebbe la delicatezza di ritirarsi.
I mercanti di libri andarono tutti all'Angel. Vide Jessica che
lo osservava dalla finestra dell'ufficio. Marijke e Martin erano
rimasti in disparte; adesso gli vennero incontro, Marijke
guidando Martin per il braccio. Lui teneva ancora la testa
bassa e sembrava concentrato su ogni lastra del cortile mentre
lo attraversava. Robert era commosso che fosse riuscito
a venire. Marijke prese Robert sottobraccio e tutti e tre uscirono
dal cimitero e s'incamminarono su per Swain's Lane.
Quando arrivarono in cima a Highgate Hill girarono a sinistra,
proseguirono per qualche minuto e poi girarono di
nuovo a sinistra. Marijke dovette lasciare il braccio di Robert
per tirarsi dietro Martin. Scesero lungo uno stretto vialetto
asfaltato. Robert apr il cancello, ed eccoli a casa. I tre appartamenti
di Vautravers erano tutti bui, e il giorno stava
lasciando posto alla sera, cosicch l'edificio parve a Marijke
ancor pi pesante e opprimente del solito. Si fermarono
un momento nell'atrio, e Marijke abbracci Robert. Non sapeva
cosa dire. Ormai era gi stato detto tutto, cos non disse
niente e Robert si gir per entrare nel suo appartamento.
Martin parl con voce roca. Disse: Mi spiace. Le parole
sorpresero ciascuno di loro. Robert esit e annu. Aspett
per vedere se Martin avrebbe aggiunto qualcosa. Rimasero
l imbarazzati finch Robert annu di nuovo e spar nel suo
appartamento. Martin si chiese se avesse fatto bene a parlare.
Lui e Marijke cominciarono a salire le scale. Si fermarono
sul pianerottolo, mentre passavano davanti alla porta di
Elspeth. Un cartoncino battuto a macchina diceva noblin.
Passando, Marijke allung una mano e lo tocc. Le ricord
il nome sul mausoleo. Pens che adesso glielo avrebbe ricordato
ogni volta che ci passava davanti.
Robert si tolse le scarpe e si sdrai sul letto nella sua camera
austera e quasi buia, tenendosi addosso il cappotto.
Guard il soffitto e pens all'appartamento di Elspeth sopra
di lui. Immagin la cucina, piena di cibo che lei non
avrebbe mangiato; i suoi vestiti, i libri, le seggiole, cose che
non sarebbero state indossate, lette o usate per sedersi; la
sua scrivania piena di carte che lui avrebbe dovuto esaminare.
C'erano molte cose che doveva fare, ma non adesso.
Non era preparato alla sua assenza. Nessuno di quelli
che amava era morto, prima di Elspeth. Alcune persone
erano assenti, ma nessuno era morto. "Elspeth?" Perfino il
suo nome sembrava vuoto, come se si fosse staccato da lei
e vagasse disancorato nella sua mente. "Come faccio a vivere
senza di te?" Non era un problema del corpo; il suo
corpo se la sarebbe cavata come al solito. Il problema stava
nella parola "come": avrebbe continuato a vivere, ma
senza Elspeth il sapore, la consuetudine, il modo di vivere
erano persi per lui. Avrebbe dovuto imparare di nuovo
la solitudine.
Erano solo le quattro. Il sole stava tramontando; la stanza
divenne indistinta nell'oscurit. Chiuse gli occhi, attese
il sonno. Dopo un po' cap che non avrebbe dormito; si alz
e si rimise le scarpe, sal di sopra e apr la porta di Elspeth.
Si mosse nell'appartamento senza accendere le luci. Nella
stanza da letto si sfil di nuovo le scarpe, si tolse il cappotto,
ci pens per un momento e poi si liber del resto degli indumenti.
Entr nel letto di Elspeth, dalla stessa parte in cui
aveva sempre dormito. Pos gli occhiali nello stesso spazio
che avevano sempre occupato sul comodino. Si raggomitol
nella solita posizione, rilassandosi lentamente mentre
il freddo lasciava le lenzuola. Robert si addorment aspettando
che Elspeth lo raggiungesse a letto.
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She's leaving home.
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Nota: Questo  il titolo di una famosa canzone dei Beatles e significa "Lei se ne sta andando di casa". Fine nota.
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Marijke Wells de Graaf era sulla soglia della camera da letto
che aveva diviso con suo marito Martin negli ultimi ventitr
anni. Teneva in mano tre lettere e pensava a dove lasciarne
una in particolare. Le valigie erano gi fuori sul pianerottolo
insieme all'impermeabile giallo ripiegato con cura sul
bagaglio. Doveva solo lasciare la lettera, poi poteva andare.
Martin era sotto la doccia. Stava l da venti minuti e ci sarebbe
rimasto per un'altra ora, anche dopo che l'acqua calda
era finita. Marijke si era imposta di non chiedersi cosa
combinasse l dentro. Lo sentiva parlottare tra s, un borbottio
basso e gradevole; avrebbe potuto essere la radio.
"Qui Radio Follia" pens, "che vi trasmette le pi grandi
hit demenziali."
Voleva lasciare la lettera in un posto dove lui potesse
trovarla presto, ma non troppo presto. E voleva lasciarla
in un posto che non fosse gi problematico per Martin in
modo che potesse prenderla e aprirla. Ma non voleva metterla
in un luogo che sarebbe stato contaminato dalla presenza
della lettera, che sarebbe stato associato per sempre
alla lettera e pertanto sarebbe divenuto zona proibita per
Martin in futuro.
Aveva meditato per settimane su questo dilemma senza
riuscire a scegliere un posto preciso. Ci aveva quasi rinunciato,
decidendo di spedire la lettera per posta, ma non
voleva che Martin si preoccupasse non vedendola tornare
a casa dal lavoro. "Mi piacerebbe poterla lasciare sospesa
a mezz'aria" pens. E allora sorrise e and a prendere la
scatola del cucito.
Nello studio di Martin, vicino al computer, Marijke cerc
di tenere le mani abbastanza ferme per infilare l'ago sotto la
pozza di luce gialla della lampada da scrivania. Il loro appartamento
era molto buio; Martin aveva ricoperto di carta
tutti i vetri delle finestre e lei riusciva a capire che era mattina
solo dalla luce bianca che filtrava attraverso lo scotch sui
bordi dei giornali. Infilato l'ago, cuc alcuni punti intorno al
bordo della busta e poi sal sulla sedia di Martin per attaccare
l'estremit del filo al soffitto col nastro adesivo. Marijke
era alta, ma dovette allungare le braccia e per un momento,
in equilibrio precario sulla sedia nella stanza buia, ebbe le
vertigini. "Sarebbe il colmo se cadessi e mi rompessi la testa
proprio adesso." Si immagin a terra con la testa spaccata,
la lettera che penzolava sopra di lei. Ma un minuto dopo
recuper l'equilibrio e scese dalla sedia. La lettera sembrava
levitare sopra la scrivania. "Perfetto." Raccolse i suoi attrezzi
da cucito e spinse la sedia sotto la scrivania.
Martin la chiam. Marijke si ferm, paralizzata. Che
c'? grid alla fine. Pos la scatola da cucito sulla scrivania
di Martin, poi entr nella stanza da letto e si ferm davanti
alla porta chiusa del bagno. Che c'? Trattenne il
respiro; nascose le altre due lettere dietro la schiena.
C' una lettera per Theo sulla mia scrivania. Potresti imbucarla quando esci?
Va bene...
Grazie.
Marijke apr la porta di uno spiraglio. Il vapore riempiva
la stanza e le inumid la faccia. Esit. Martin...
Hmm?
La sua mente divenne una tabula rasa. Tot ziens, Martin
riusc a dire alla fine.
Tot ziens, amore mio. La voce di Martin era allegra. Ci vediamo stasera.
Le vennero le lacrime agli occhi. Usc lentamente dalla
camera, si fece strada nel corridoio tra le pile di scatoloni
avvolti nella plastica, prese la lettera per Theo dalla scrivania,
attravers l'ingresso e usc dalla porta del loro appartamento.
Si ferm un momento, con la mano sulla maniglia.
Di colpo fu assalita da un ricordo: "Eravamo proprio
qui, insieme, la mia mano sulla maniglia della porta, come
adesso. Una mano pi giovane; eravamo giovani. Pioveva,
avevamo appena fatto la spesa". Marijke chiuse gli occhi e
rimase in ascolto. L'appartamento era grande, e non poteva
sentire Martin da l. Lasci la porta socchiusa (non era
mai chiusa a chiave) e si mise il cappotto, controll l'orologio.
Sollev le valigie e le trascin gi per le scale, lanciando
un'occhiata fugace alla porta di Elspeth mentre passava.
Quando arriv al pianterreno, lasci una delle due buste
nel cestino della posta di Robert.
Marijke non si gir a guardare Vautravers mentre usciva
dal cancello. Risal il vialetto fino alla strada, tirandosi dietro
le valigie a rotelle. Era una mattina di gennaio, umida e fredda,
e la notte aveva piovuto. Highgate Village aveva un che
di immutabile quella mattina, come se non fosse passato
neanche un giorno da quando ci era arrivata, giovane sposa,
nel 1981. La cabina del telefono rossa era ancora in Pond
Square, la piazza del laghetto, anche se non c'era pi nessun
laghetto, almeno non da quando Marijke riusciva a ricordare,
solo ghiaia e panchine occupate da pensionati che
sonnecchiavano. Il vecchio proprietario della libreria teneva
ancora d'occhio i turisti mentre studiavano le sue oscure
mappe e i libri friabili. Un labrador giallo attravers la
piazza di corsa, schivando agilmente un bambino che strillava.
I ristorantini, le lavanderie, le agenzie immobiliari, il
farmacista: erano tutti in attesa, come se da qualche parte
fosse esplosa una bomba, lasciandosi dietro solo giovani
mamme che spingevano le carrozzine. Mentre imbucava
la lettera di Martin per Theo, insieme alla sua, pens
alle ore che aveva trascorso l con suo figlio. "Forse arriveranno
insieme."
L'autista la stava aspettando nell'ufficio dei taxi. Infil le
valigie nel bagagliaio e salirono in macchina. Heathrow?
le chiese. S, terminal quattro disse Marijke. Scesero da
North Hill verso la Great North Road.
Un po' pi tardi, mentre Marijke faceva la coda davanti al
banco della klm, Martin usc dalla doccia. Uno spettatore
che non conoscesse Martin, si sarebbe preoccupato del suo
aspetto: era di un rosso squillante, come se una massaia sovrumana
lo avesse buttato in una pentola di acqua bollente
per estrarre le impurit.
Martin si sentiva bene. Si sentiva pulito. La doccia mattutina
era la parte pi gradevole della giornata. Le sue preoccupazioni
si affievolivano; le cose problematiche potevano
essere affrontate nella doccia, la sua mente era lucida. La doccia
che faceva prima di cena era meno soddisfacente perch
era pi breve, disturbata da pensieri invadenti e dall'imminente
ritorno di Marijke dal suo lavoro alla BBC. E la doccia
che faceva prima di andare a dormire era tormentata dalle
ansie di essere a letto con Marijke, che magari avrebbe avuto
uno strano odore, e chiss se avrebbe voluto fare sesso
con lui o l'avrebbe rimandato a un'altra notte (ultimamente
il sesso era stato sempre pi raro), per non parlare delle
preoccupazioni per i suoi cruciverba, per le e-mail scritte e
le e-mail inevase, preoccupazioni per Theo, che studiava a
Oxford (Theo che sulla sua vita quotidiana, le sue ragazze
e i suoi pensieri forniva particolari sempre pi striminziti
di quanto sarebbe piaciuto a Martin; Marijke gli aveva detto:
Ha diciannove anni,  gi un miracolo se ci dice qualcosa,
ma non era servito a molto e Martin immaginava
ogni sorta di virus spaventosi e incidenti stradali e sostanze
illegali; recentemente Theo aveva comprato una motocicletta.
.. molti, moltissimi rituali erano stati aggiunti al carico
quotidiano di Martin per mantenere Theo sano e salvo).
Martin cominci a tamponarsi con l'asciugamano. Era
un avido osservatore del proprio corpo, e notava ogni callo,
vena e puntura d'insetto con grande preoccupazione;
eppure non aveva idea di come fosse il suo aspetto complessivo.
Anche Marijke e Theo esistevano come fagotti di
emozioni e parole nella memoria di Martin. Non era un
buon fisionomista.
Oggi tutto filava liscio. Molti dei rituali di lavaggio e pulizia
di Martin erano organizzati intorno all'idea di simmetria:
un colpo di rasoio sulla sinistra richiedeva un colpo identico
sulla destra. Qualche anno prima c'era stato un brutto
periodo in cui questa mania aveva portato Martin a radersi
ogni traccia di peli dal corpo. Ci volevano ore ogni mattina
e Marijke aveva pianto nel vedere come si era ridotto.
Alla fine era riuscito a convincere se stesso che aumentare
i conteggi poteva essere un rimpiazzo adeguato per tutte
quelle depilazioni. Cos quella mattina cont i colpi di rasoio
(trenta) necessari per farsi la barba, poi pos il rasoio
sul lavandino e cont fino a trenta per trenta volte consecutive.
Ci impieg ventotto minuti. Martin cont in silenzio,
senza fretta. La fretta rovinava sempre tutto. Se cercava di
affrettarsi, finiva col dover ricominciare daccapo. Era importante
farlo bene, in modo che il rituale risultasse completo.
Completezza: quando venivano eseguiti nel modo giusto,
Martin traeva una fugace soddisfazione da ogni serie di movimenti,
compiti, lavacri, pensieri e non pensieri. Ma non
andava bene essere troppo soddisfatto. L'obiettivo non era
soddisfare se stesso, ma evitare la catastrofe.
C'erano le ossessioni, ed erano come punture di spillo,
pungoli, stoccate: "Ho spento il gas? C' qualcuno che guarda
attraverso la finestra della porta di servizio? Forse il latte
 andato a male, meglio annusarlo ancora una volta prima
di metterlo nel t. Me le sono lavate le mani dopo aver fatto
la pip? Meglio rifarlo, tanto per essere sicuri. Ho spento
il gas? I pantaloni hanno toccato il pavimento quando me
li sono infilati? Fallo ancora, fallo bene. Fallo ancora. Fallo
ancora. Ancora. Ancora".
Le compulsioni erano risposte alle domande poste dalle
ossessioni. "Controllare il gas. Lavarsi le mani. Lavarle meticolosamente,
in modo da non fare errori. Usare un sapone
forte. Usare la candeggina. Il pavimento  sporco. Lavarlo.
Camminare intorno alla zona sporca senza toccarla. Col
minor numero di passi possibile. Stendere asciugamani sul
pavimento per impedire alla contaminazione di diffondersi.
Lavare gli asciugamani. Ancora. Ancora. Sembra sbagliato
entrare in camera in questo modo. Sbagliato in che senso,
esattamente? Sbagliato e basta. Devo partire col piede destro.
E girare a sinistra con il corpo, ecco, cos. Cos va meglio.
Ma come la mettiamo con Marijke? Deve farlo nello
stesso modo anche lei. Non le piacer. Non importa. Non
lo far. E invece s. Deve farlo. Sarebbe troppo sbagliato se
non lo facesse, me lo sento. Potrebbe succedere qualcosa di
spaventoso. Cosa, esattamente? Non lo so. Non posso pensarci.
Presto, multipli di 22,44, 66,88... 1122.
C'erano giorni buoni, giorni cattivi, e giorni pessimi. Oggi
prometteva di essere un giorno buono. Martin pens al suo
periodo al Balliol, il college di Oxford dove ogni mercoled
aveva giocato a tennis con un tizio del suo corso di Filosofia
della matematica. C'erano giorni in cui sapeva, ancor
prima di togliere la racchetta dalla custodia, che ogni
colpo sarebbe stato perfetto. La giornata di oggi si presentava
allo stesso modo.
Martin apr la porta del bagno e controll la stanza da letto.
Marijke gli aveva preparato i vestiti sul letto. Le scarpe
erano sul pavimento, perfettamente allineate con le gambe
dei pantaloni. Ogni capo di vestiario era disposto secondo
uno schema preciso. Nessun capo ne toccava un altro.
Contempl il parquet della camera. C'erano delle macchie
dove le rifiniture del legno si erano consumate, punti in
cui il pavimento si era deformato per l'umidit; ma Martin
tutto questo lo ignor. Stava cercando di capire se il pavimento
era sicuro per camminarci a piedi nudi. Oggi, decise
che lo era. Marci deciso verso il letto e cominci a vestirsi
molto lentamente.
Man mano che ogni capo di vestiario aderiva al suo corpo,
Martin si sentiva sempre pi al sicuro, avvolto nella stoffa
pulita e morbida. Era molto affamato, ma se la prese comoda.
Alla fine, infil i piedi nelle scarpe. Le scarpe erano
problematiche. Le Oxford marroni erano una sorta di negoziato
tra il suo corpo pulito e il pavimento sempre inquietante.
Non gli piaceva toccare le scarpe. Ma lo fece, e riusc
ad allacciare le stringhe. Marijke si era offerta di comprargli
delle scarpe da tennis con chiusure di velcro, ma Martin
provava una repulsione estetica al solo pensiero di quelle
babbucce da pensionato.
Martin indossava immancabilmente abiti sobri e scuri;
trasudava formalit. Non arrivava fino a portare la cravatta
quando era in casa, ma aveva sempre l'aria di essersela
appena tolta, o di cercarne una da mettere prima di uscire
dalla porta. Dato che aveva smesso di uscire di casa, le sue
cravatte restavano sulla rastrelliera dell'armadio.
Una volta vestito, Martin attravers con cautela il corridoio
ed entr in cucina. La sua colazione era gi in tavola.
Weetabix in una ciotola, un piccolo bricco di latte, due albicocche.
Schiacci il pulsante del bollitore elettrico e l'acqua
si riscald in pochi minuti. Martin aveva poche compulsioni
associate al cibo (perlopi si trattava di masticare le cose un
certo numero di volte). La cucina era il regno di Marijke,
e lei gli faceva sempre portare qualunque cosa lo turbasse
in un'altra parte della casa. Martin cercava di non accendere
mai i fornelli, perch gli era impossibile ricordare con
sicurezza se li aveva spenti o no e rimaneva per ore con la
mano sulla manopola del gas, girandola avanti e indietro.
Per poteva fare il t col bollitore elettrico, e adesso lo fece.
Marijke gli aveva lasciato i giornali accanto alla ciotola
di cereali. Erano intatti, ancora piegati con cura. Martin
prov un moto di gratitudine: gli piaceva essere il primo a
sfogliare i giornali nuovi, ma non riusciva mai a metterci
le mani sopra prima di lei. Apr il "Guardian" e and subito
alla pagina dei cruciverba.
Era gioved, e il gioved Martin preparava sempre un
cruciverba con un tema scientifico. Questo in particolare
riguardava l'astronomia. Martin lo controll brevemente
per assicurarsi che tutto fosse corretto. Lo inorgogliva soprattutto
la forma del rompicapo che si allargava sulla griglia
come una galassia a spirale un po' quadrata e assolutamente
simmetrica. Poi lesse la soluzione del cruciverba
del giorno prima, in perfetto stile Ximenes - il Mozart delle
parole crociate - che era stato ideato dal suo collega Albert
Beamish. Beamish si firmava Lillibet, Martin non aveva
idea del perch. Non aveva mai conosciuto Beamish, anche
se a volte si parlavano per telefono. Martin lo immaginava
sempre come un uomo peloso in costume da balletto classico.
Il nome de plume di Martin era Bunbury.
Martin apr il "Times", il "Daily Telegraph", il "Daily
Mail" e l'"Independent" e cominci a sfogliarli in cerca di
articoli d'attualit interessanti. Il cruciverba cui stava lavorando
al momento aveva per tema la storia delle guerre
in Mesopotamia. Non era sicuro che il suo direttore lo
avrebbe approvato, ma come ogni artista sentiva il bisogno
di esprimere le proprie preoccupazioni attraverso il
lavoro e negli ultimi tempi l'Iraq aveva occupato non poco
i pensieri di Martin. Oggi la notizia principale era un attentato
suicida particolarmente sanguinoso in una moschea.
Martin sospir, prese le forbici e cominci a ritagliare
gli articoli.
Finita la colazione, lav i piatti (in modo abbastanza normale)
e impil ordinatamente i giornali (sebbene ormai fossero
un ammasso di ritagli). And nel suo ufficio, si chin
per accendere la lampada da tavolo. Mentre si raddrizzava,
qualcosa gli sfior la faccia.
Il primo pensiero di Martin fu che un pipistrello era riuscito,
chiss come, a intrufolarsi nell'ufficio. Ma poi vide la busta,
che dondolava dolcemente dal filo appeso al soffitto.
Si ferm a esaminarla. Sopra c'era scritto il suo nome, nella
calligrafia decisa di Marijke. "Che cosa hai fatto?" Martin
non riusc a pensare a niente, rimase davanti alla busta
penzolante con la testa bassa e le braccia incrociate sul petto
come a proteggersi. Alla fine allung una mano e la prese,
con un piccolo strattone che stacc il filo dal soffitto. La
apr lentamente, spieg la lettera, cerc a tastoni gli occhiali
da lettura e se li mise. "Che cosa ha fatto?"
6 gennaio
Lieve Martin,
mio caro marito, mi dispiace. Non posso pi vivere cos. Quando
leggerai questa lettera sar gi in viaggio per Amsterdam. Ho
scritto a Theo per dirglielo.
Non so se potrai capire, ma cercher di spiegartelo. Ho bisogno
di vivere la mia vita senza essere sempre sul chi va l per calmare
i tuoi timori. Sono stanca, Martin. Mi hai sfinito. So che mi
sentir sola senza di te, ma sar pi libera. Mi trover un piccolo
appartamento e aprir le finestre e lascer entrare l'aria e il sole.
Sar tutto dipinto di bianco e metter fiori dappertutto. Non sar
pi costretta a entrare in una stanza mettendo avanti il piede destro,
n a sentire odore di candeggina sulla pelle, su tutto quello
che tocco. Terr le mie cose negli armadi e nei cassetti e non
in contenitori di plastica per il cibo, non avvolti nella pellicola adesiva.
I miei mobili non si rovineranno a furia di essere sfregati.
Forse avr anche un gatto.
Tu sei malato, Martin, ma ti rifiuti di vedere un dottore. Io
non torner a Londra. Se vuoi vedermi, puoi venire ad Amsterdam.
Ma per farlo, dovresti uscire di casa, quindi temo che forse
non ci rivedremo pi.
Ho provato a restare, ma non ce l'ho fatta.
Ti auguro ogni bene, amore mio.
Marijke
Martin rimase in piedi con la lettera stretta in mano. "La
cosa peggiore che poteva succedere  successa." Non riusciva
a capacitarsene. "Se n' andata." Non sarebbe pi tornata.
"Marijke." Si chin lentamente, pieg il busto, le ginocchia,
fino ad accovacciarsi sul pavimento davanti alla scrivania,
la luce cruda che gli illuminava la schiena, la faccia a pochi
centimetri dalla lettera. "Amore. Oh, amore mio..." Tutti i
pensieri lo abbandonarono, c'era solo un grande vuoto, come
quando l'acqua si ritira prima di uno tsunami. "Marijke."
Marijke era seduta nello scompartimento del treno e guardava
la sconsolata landa grigia che sfrecciava via fuori dal finestrino
lungo la strada dall'aeroporto di Schiphol. Pioveva,
il cielo era basso e plumbeo. "Sono quasi a casa." Controll
l'orologio. Martin ormai doveva aver trovato la sua lettera.
Prese il cellulare dalla borsa e lo apr. Nessuna chiamata.
Lo richiuse con un colpo secco. La pioggia rigava i finestrini
del treno. "Cosa ho fatto? Mi dispiace, Martin." Ma
sapeva che non le sarebbe dispiaciuto una volta arrivata a
casa, e ormai solo Amsterdam poteva essere "casa" per lei.
...
.
...
Febbraio.
...
.
...
Robert aveva condotto una visita guidata della parte occidentale
del cimitero per un gruppo di antiquari di Amburgo
e adesso era fermo sotto l'arco vicino al cancello principale,
ad aspettare che il gruppo finisse di comprare le cartoline
e di raccogliere le sue cose in modo da poterlo liquidare e
chiudere bottega. D'inverno non c'erano visite regolari nei
giorni feriali. Gli piaceva la calma da giornata qualunque che
regnava nel cimitero in quei giorni tranquilli.
Gli antiquari uscirono alla spicciolata dalla ex cappella
anglicana che adesso fungeva da negozio di souvenir. Robert
fece il giro con la scatola di plastica verde per le donazioni
e loro ci buttarono le monetine. Robert era sempre
imbarazzato da questa piccola transazione, ma il cimitero
non pagava l'imposta sulle donazioni, quindi il personale
di Highgate chiedeva l'elemosina con tutto l'entusiasmo
che riusciva a racimolare. Robert sorrise ai tedeschi mentre
li faceva uscire con un cenno della mano, poi gir la vecchia
chiave nella serratura del cancello massiccio.
And nell'ufficio e pos la chiave e la scatola delle donazioni
sulla scrivania. Felicity, la capufficio, sorrise e rovesci
il contenuto sul ripiano. Niente male, per un mercoled
cos fiacco disse. Tese la mano. Il walkie-talkie?
Robert si tast la tasca dell'impermeabile e disse: Te lo
riporto pi tardi.
Vuoi uscire? gli chiese Felicity. Sta per piovere.
Esco solo un momento.
Molly  al cancello di fronte, puoi darle questi?
Robert prese gli opuscoli da Felicity e un ombrello dall'attaccapanni
vicino alle scale. Attravers Swain's Lane. Molly,
una smilza donna anziana che indossava una tuta verde e
un giaccone col cappuccio, sedeva su una sedia pieghevole
dentro il mausoleo Strathcona and Mount Royal, nascosto
nel suo splendore di granito rosa proprio di fianco al cancello
della sezione orientale del cimitero. Molly fece capolino
dall'oscurit e prese gli opuscoli da Robert, infilandoli
nella piccola rastrelliera al suo fianco. Gli opuscoli avevano
Karl Marx in copertina; lui e George Eliot erano le attrazioni
principali tra i morti di quella parte del cimitero.
Vuoi andare dentro a scaldarti? le chiese Robert.
La voce di Molly era lenta, rauca e insonnolita; aveva un
leggero accento australiano. No, sto bene, ho acceso la stufetta.
Hai fatto la tua visita?
No, ho appena finito il tour.
Bene. Vai, allora.
Mentre attraversava Swain's Lane, Robert pens all'espressione
usata da Molly, "la tua visita", come se ormai facesse
parte del programma ufficiale del cimitero. Forse era cos.
Pens a come il personale aveva dato spazio al suo dolore
quasi fosse una cosa tangibile. Nel mondo esterno la gente
si allontanava dalla sofferenza, ma nel cimitero tutti erano
abituati alla presenza del lutto ed erano realisti rispetto
alla morte, avevano un atteggiamento che Robert non aveva
mai apprezzato fino a quel momento.
La pioggerellina divent pioggia battente quando Robert
arriv al mausoleo di Elspeth. Allora pos l'ombrello e si sedette
sui gradini con la schiena appoggiata alla porta. Gett
indietro la testa e chiuse gli occhi. Meno di un'ora prima
era passato di l durante la visita guidata. Stava raccontando
al gruppo la storia delle veglie funebri e delle misure estreme
che i vittoriani avevano preso per paura di essere sepolti
vivi. Avrebbe preferito che la tomba dei Noblin non fosse
su uno dei percorsi principali; era impossibile fare una
visita guidata senza passare davanti a Elspeth, e si sentiva
un mostro a guidare gruppi di turisti guardoni davanti alla
piccola struttura con il cognome dell'amata inciso sopra la
porta. Non lo aveva mai turbato quando era solo la tomba
della famiglia di Elspeth, ma la famiglia lui non l'aveva mai
conosciuta. Per la prima volta capiva perfettamente perch
Jessica era cos inflessibile nell'esigere un contegno decoroso
nel cimitero. L'aveva presa in giro per questo, ma adesso
era diverso. Per Jessica ci che contava a Highgate non
erano le visite guidate, o i monumenti, non era il soprannaturale
o l'atmosfera di morbose stranezze dei vittoriani;
per lei il cimitero apparteneva ai morti e ai proprietari delle
loro tombe. Robert stava lavorando, con una certa lentezza,
a una storia del cimitero di Highgate e dei riti funebri dei
vittoriani per la tesi di dottorato. Ma Jessica, che non sprecava
mai niente e aveva la spiccata capacit di far lavorare
la gente, gli aveva detto: Se devi fare tutte queste ricerche,
perch non ti rendi utile?. Cos Robert inizi a fare le visite
guidate. E scopr che il cimitero gli piaceva molto pi di
qualsiasi cosa avesse mai scritto in proposito.
Robert cerc di mettersi comodo. Il gradino di pietra su
cui era seduto era freddo, bagnato e basso. Le ginocchia gli
arrivavano quasi alle spalle. Ciao, amore disse, ma come
sempre gli parve assurdo parlare ad alta voce con un mausoleo.
Continu in silenzio: "Ciao, sono qui. Tu dove sei?". Immagin
Elspeth seduta dentro il mausoleo come una santa
nel suo eremo, che lo guardava attraverso la grata nella
porta, con un sorrisetto. "Elspeth?"
Era sempre stata irrequieta nel sonno. Si rigirava continuamente,
e spesso si appropriava di tutte le coperte. Quando
dormiva da sola, Elspeth si stendeva sul letto con le braccia
e le gambe spalancate, segnando il territorio con gli arti
invece che con una bandiera. Quando Robert dormiva con
lei veniva spesso svegliato da un gomito o da un ginocchio
vagante, o dalle gambe di Elspeth che si muovevano come
se stesse correndo nel letto. Una di queste notti mi romperai
il naso le aveva detto, e lei aveva ammesso di essere una
compagna di letto pericolosa. Mi scuso in anticipo per qualsiasi
frattura gli aveva detto, baciando il naso in questione.
Ti star bene per, ti dar un certo fascino delinquenziale.
Adesso c'era solo silenzio. La porta era una barriera che,
volendo, avrebbe potuto attraversare; c'era una chiave nella
scrivania di Elspeth oltre a quella nell'ufficio del cimitero.
Il corpo di Elspeth giaceva in una bara a pochi metri
da lui. Decise di non immaginare come l'avevano ridotto
gli ultimi tre mesi.
Robert fu di nuovo colpito dall'irrevocabilit dell'evento,
ricapitolato e offerto alla sua coscienza dal silenzio che
regnava nella piccola camera alle sue spalle. "Ho delle cose
da dirti. Mi stai ascoltando?" Non si era mai reso conto,
mentre Elspeth era ancora viva, di come una cosa non fosse
realmente successa finch non gliel'aveva raccontata.
"Roche ha spedito ieri la lettera a Julia e Valentina." Robert
immagin la lettera in viaggio dall'ufficio di Roche a
Hampstead, verso Lake Forest, Illinois, USA, la vide cadere
nella fessura per la posta al 99 di Pembridge Road, per essere
raccolta da una delle gemelle. Era una busta color crema,
molto spessa e con l'indirizzo del mittente, Studio legale
Roche, Elderidge, Potts e Lefley, con caratteri in rilievo
in lucido inchiostro nero e i nomi e l'indirizzo delle gemelle
scritti a mano nella grafia sottile della vecchia segretaria
di Roche, Constance. Robert immagin una delle gemelle
che teneva in mano la busta, immagin la sua curiosit. "Mi
preoccupa questa storia, Elspeth. Mi sentirei pi tranquillo
se tu avessi almeno conosciuto quelle ragazze. Tu non devi
vivere con loro, potrebbero essere orribili. E se vendessero
la casa a un essere ignobile?" Ma era incuriosito dalle gemelle,
e aveva una certa fiducia irrazionale nell'esperimento
di Elspeth. Posso lasciarla tutta a te gli aveva detto.
Oppure posso lasciarla alle ragazze.
Lasciala alle ragazze aveva detto Robert. Io ho pi del
necessario.
Hmm. Allora lo far. Ma cosa posso lasciare a te?
Erano seduti sul suo letto d'ospedale. Elspeth aveva la
febbre, dopo la splenectomia. La cena di Elspeth era ancora
intatta sul carrello. Robert le stava massaggiando i piedi,
le mani scivolose di olio tiepido e fragrante. Non saprei.
Puoi organizzare una reincarnazione?
Pare che le gemelle siano copie molto somiglianti. Elspeth
sorrise. Le far venire ad abitare nell'appartamento,
se vogliono. Posso lasciarti le gemelle, che ne dici?
Robert ricambi il sorriso. Mah... Potrebbe avere delle
ripercussioni. Potrebbe essere... doloroso.
Non lo saprai mai se non ci provi. Ma io voglio lasciarti
qualcosa.
Una ciocca di capelli?
No, adesso sono rovinati disse, toccandosi la testa, coperta
da una lanugine argentea. Avremmo dovuto metterne
da parte un po' quando erano ancora i miei capelli veri.
I capelli di Elspeth prima della chemio erano stati lunghi, ondulati,
color burro invernale.
Robert scosse la testa. Non importa. Volevo solo qualcosa
di te.
Come i vittoriani?  un peccato che non siano un po'
pi lunghi. Potresti farci degli orecchini, o una spilla o non
so cosa disse ridendo. Potresti clonarmi.
Robert finse di prendere in considerazione l'idea. Non
credo che siano riusciti a eliminare tutti gli errori di programmazione
della clonazione. Potresti venir fuori patologicamente
obesa o con le braccia a pinna o non so cosa. E poi
dovrei aspettare che tu cresca, e a quel punto sarei un pensionato
e tu non ne vorresti sapere di me.
Le gemelle sono una scommessa molto pi sicura. Sono
al cinquanta per cento me e al cinquanta per cento Jack. Ho
visto le foto, e in realt le ragazze non hanno preso niente
da lui.
E come le hai avute le fotografie delle gemelle?
Elspeth si copr la bocca con la mano. Da Edie, devo ammetterlo.
Ma non dirlo a nessuno.
Da quando hai ripreso i contatti con Edie? chiese Robert.
Credevo che la odiassi
Io odiare Edie? Elspeth parve sinceramente sorpresa.
No. Ero molto arrabbiata con Edie, e lo sono ancora.
Ma non l'ho mai odiata. Sarebbe come odiare me stessa.
 solo che lei... lei ha fatto una cosa molto stupida che ha
sconvolto le nostre vite. Ma  pur sempre la mia gemella.
Elspeth s'interruppe. Le ho scritto circa un anno fa...
quando mi hanno diagnosticato il cancro. Pensavo dovesse
saperlo.
Per non mi hai detto niente.
Lo so. Era una questione privata.
Robert sapeva che era infantile sentirsi ferito. Non disse
una parola.
Oh, per favore disse Elspeth. Se tuo padre si facesse
vivo, tu mi racconteresti tutto?
A dire il vero, lo farei.
Elspeth si mise il pollice in bocca e lo mordicchi con delicatezza.
Robert aveva sempre trovato estremamente sensuale
quel gesto, lo eccitava, ma adesso aveva perso il suo
potere. S, certo che lo faresti disse Elspeth.
E cosa intendi quando dici che le gemelle sono te al cinquanta
per cento? Sono figlie di Edie.
 vero, sono figlie sue. Ma Edie e io siamo gemelle identiche,
quindi i suoi figli sono uguali ai miei, geneticamente.
E tu non le hai mai conosciute.
 cos importante? L'unica cosa che posso dire  che tu
non hai un gemello, quindi non puoi capire cosa significa.
Robert era ancora imbronciato. Per favore, non fare cos.
Elspeth cerc di avvicinarsi a lui, ma i tubi nelle braccia la
inchiodarono al letto. Robert le appoggi delicatamente i
piedi su un asciugamano, si pul le mani, si alz e si rimise
a sedere sulla curva di lenzuola bianche vicino alla vita di
Elspeth. Ormai occupava uno spazio cos esiguo! Poi appoggi
una mano sul cuscino, accanto alla testa di Elspeth,
e si chin su di lei. Elspeth gli mise una mano sulla guancia.
Era come essere sfiorato dalla carta vetrata; la sua pelle gli
faceva quasi male. Gir la testa e le baci il palmo della mano.
Quante volte avevano fatto queste cose!
Lascia che ti dia i miei diari disse piano Elspeth. Cos
conoscerai tutti i miei segreti.
In seguito Robert si rese conto che lei aveva in mente di
farlo fin dall'inizio, ma in quel momento si limit a dirle:
Raccontameli adesso i tuoi segreti. Sono cos terribili?.
Spaventosi, ma sono tutti segreti molto vecchi. Da quando
ti ho conosciuto ho vissuto una vita casta e irreprensibile.
Casta?
Be', monogama, diciamo.
Cos va meglio. Le diede un rapido bacio. La febbre era
salita. Dovresti dormire.
Ancora un po' di massaggio ai piedi? Sembrava una
bambina che chiede la favola preferita prima di dormire.
Robert si rimise al suo posto ai piedi del letto e si strizz
dell'altro olio sulle mani, lo scald sfregandolo tra i palmi.
Elspeth sospir e chiuse gli occhi. Mmm mugol dopo
un po', inarcando i piedi.  uno sballo. Poi si era addormentata
e lui era rimasto l a pensare, con i suoi piedi
tra le mani unte.
Robert apr gli occhi. Per un attimo si chiese se si fosse
addormentato. Il ricordo era stato cos vivido. "Dove sei,
Elspeth? Forse adesso vivi solo nella mia testa." Robert guard
le tombe al di l del vialetto, che erano pericolosamente
inclinate. Una aveva alberi che crescevano su entrambi i lati;
le radici avevano scalzato il monumento dalla base, lasciandolo
sospeso a qualche centimetro da terra. Mentre Robert
guardava, una volpe trotterell sull'edera che soffocava le
tombe dietro a quelle sul sentiero principale. La volpe lo
vide, si ferm un momento e scomparve nel sottobosco.
Robert sent altre volpi che ululavano lanciandosi richiami;
alcune vicine, altre nelle zone pi remote del cimitero. Era
la stagione degli accoppiamenti. La luce del giorno stava
svanendo. Robert era infreddolito e bagnato. Si riscosse.
Buonanotte, Elspeth. Si sent stupido nel dirlo. Si alz
e s'incammin verso l'ufficio con la stessa sensazione che
aveva provato da adolescente, scoprendo che non era pi
capace di pregare. Ovunque fosse, Elspeth non era l.

 Le gemelle speculari.

Julia e Valentina Poole amavano alzarsi presto. Era strano,
perch non andavano a scuola, non avevano un lavoro ed
erano piuttosto indolenti. Non avevano motivo di alzarsi
all'alba; erano uccelli mattinieri poco interessati ad andare
a caccia di vermi. Quel particolare sabato di febbraio il sole
non era ancora sorto. I trenta centimetri di neve che erano
caduti durante la notte erano azzurrognoli nella semioscurit;
gli alberi enormi che fiancheggiavano Pembridge Road
sembravano curvi sotto il peso della neve. Lake Forest era
ancora addormentata. La casa di mattoni gialli stile ranch
in cui le gemelle vivevano con i genitori era silenziosa e accogliente
sotto il manto di neve. Tutto il traffico abituale, i
rumori di cani e uccelli erano ovattati.
Julia accese il riscaldamento, mentre Valentina preparava
della cioccolata calda con una miscela gi pronta. Julia
and in soggiorno e accese la TV. Quando Valentina entr
nella stanza con il vassoio Julia era davanti al televisore a
fare zapping pur sapendo benissimo cosa volevano guardare.
Era sempre la stessa cosa, tutti i sabati. Le gemelle adoravano
la monotonia, anche se si credevano incapaci di sopportarla.
Julia si ferm sulla CNN. Il presidente Bush stava
parlando con Karl Rove in una sala conferenze. Bombardali
disse Valentina. Le gemelle alzarono il medio all'unisono
alla faccia del presidente e del suo consigliere, e Julia
cambi canale finch non trov "This Old House". Alz il
volume, badando a non spararlo al massimo col rischio di
svegliare i genitori. Valentina e Julia si sistemarono sul divano,
raggomitolate una contro l'altra, con le gambe di Julia
sulle ginocchia di Valentina. Mookie, il loro vecchio gatto
tigrato, era seduto accanto a Valentina. Si coprirono con un
plaid di lana, scaldandosi le mani con le tazze di cioccolata,
e guardarono la tv, perse al mondo. Il sabato mattina potevano
guardare quattro repliche di fila di "This Old House".
Banconi da cucina di steatite disse Julia.
Mmm hmm fece Valentina, ipnotizzata.
Il soggiorno era buio. L'unica luce veniva dal televisore e
dalla finestra sul davanti. Ma se la luce fosse stata pi forte
la stanza sarebbe risultata piuttosto sgradevole da guardare,
perch tutto ci che conteneva era verde prato, o scozzese
di un rosso brillante, o aveva a che fare con il golf. Tutta la
casa era arredata in modo aggressivo. I divani erano ricoperti
da uno spesso strato di imbottitura, rivestiti di cinz; i
mobili erano di metallo brunito o vetro smerigliato, o dipinti
di colori dai nomi che ricordavano i gusti del gelato. Edie
era un'arredatrice; le piaceva esercitarsi sulla loro casa, e
Jack aveva rinunciato a dire la sua al riguardo. Le gemelle
erano convinte che la madre avesse i gusti pi raffinati di
tutto il pianeta. Probabilmente non era vero; la maggior
parte delle case di Lake Forest era arredata in versioni pi
costose del suddetto buongusto. Alle gemelle piaceva quel
soggiorno perch era lo spazio di pap, pertanto ironicamente
orrendo. Jack provava una certa soddisfazione a cedere
alle richieste della sua trib, a patto di stare comodo.
Quanto alle gemelle, sembravano fuori luogo in quella
casa. In realt sembravano fuori luogo ovunque andassero.
Compivano vent'anni proprio quel sabato d'inverno. Julia
era la gemella pi vecchia di sei (per lei molto significativi)
minuti. Era facile immaginare Julia che sgomitava superando
Valentina nella sua determinazione a essere la prima.
Le gemelle erano pallidissime e magrissime, il tipo di magrezza
che le altre ragazze invidiano e le madri paventano.
Julia era alta un metro e cinquantasei, Valentina era
mezzo centimetro pi bassa. Entrambe avevano capelli di
un biondo quasi bianco, sottili e fluttuanti, tagliati sotto
le orecchie, che incorniciavano i loro volti come ragnatele
di riccioli, facendole assomigliare a denti di leone appassiti.
Avevano il collo lungo, i seni piccoli, la pancia piatta.
Le vertebre della loro spina dorsale erano visibili, lunghe,
dritte colonne di bozzi sotto la pelle. Venivano spesso
scambiate per dodicenni denutrite; avrebbero potuto essere
scritturate come orfane vittoriane in un film per la TV.
I loro occhi erano grandi, grigi e cos distanziati da farle
sembrare quasi strabiche. Avevano il viso a forma di cuore,
delicati nasini all'ins, bocche larghe, denti dritti. Entrambe
si mangiavano le unghie. Nessuna delle due aveva tatuaggi
di alcun genere. Valentina si considerava goffa e le
sarebbe piaciuto avere la splendida aria di sicurezza di Julia.
In realt, Valentina sembrava fragile e questo le attirava
le simpatie della gente.
Era difficile definire cosa rendesse cos speciali le gemelle.
La gente restava turbata quando le vedeva insieme, senza
capire bene perch. Le gemelle non erano semplicemente
identiche: erano gemelle speculari. La specularit non era
limitata al loro aspetto, ma coinvolgeva ogni cellula dei loro
corpi. Cos il piccolo neo sul lato destro della bocca di Julia
era sul lato sinistro di quella di Valentina; Valentina era
mancina, Julia destra. Nessuna delle due sembrava strana
da sola. Il fenomeno era evidente soprattutto nelle radiografie:
mentre Julia aveva tutti gli organi al posto giusto, quelli
di Valentina erano al contrario. Aveva il cuore a destra, con
ventricoli e cavit invertiti. Valentina aveva difetti cardiaci
che avevano richiesto un intervento chirurgico quando era
nata. Il chirurgo aveva usato uno specchio per vedere il suo
cuoricino nel modo in cui era abituato a vedere un cuore normale.
Valentina aveva l'asma; Julia al massimo un raffreddore.
Le impronte digitali di Valentina erano quasi l'opposto
di quelle di Julia (persino i gemelli identici non hanno impronte
digitali del tutto corrispondenti). In sostanza erano
ancora un'unica creatura, con delle contraddizioni interne.
Le gemelle sedevano rapite a guardare una casa gigantesca
vicino all'oceano Atlantico che veniva rivestita di nuove
assicelle, scartavetrata e dipinta. Poi vennero restaurati gli
abbaini, ricostruito il comignolo. Il vecchio angolo del camino,
che era stato divelto, venne rimpiazzato da uno nuovo.
Le gemelle avevano una vera passione per cose che appartenevano
al passato. La loro camera da letto sembrava sbucata
da una casa di un'altra epoca, come se si fosse smarrita
e fosse stata adottata per piet da quel ranch dall'aspetto comune.
A tredici anni, le gemelle avevano strappato dai muri
la scialba carta da parati a fiori, avevano spedito tutte le loro
bambole e gli animali di pezza all'amvet, il sindacato dei veterani
d'America, e avevano dichiarato la loro stanza un museo.
L'attuale oggetto d'esposizione era una vecchia gabbia
per uccelli riempita di crocifissi di plastica, posata su un centrino
all'uncinetto drappeggiato su un tavolino interamente
coperto di adesivi di Hello Kitty. Tutto il resto nella stanza
era bianco. Era una camera da letto per sorelle Des Esseintes.
Fuori, gli spazzaneve avevano incominciato a ruggire. Era
una giornata limpida, con un sole accecante. I titoli di coda
cominciarono a scorrere sulla quarta puntata di "This Old
House", le gemelle si alzarono dal divano, si stiracchiarono
e spensero il televisore. Andarono alla finestra, con le loro
vestaglie di paisley, e strizzarono gli occhi guardando
Serafin Garcia (che tosava il loro prato e spazzava la loro neve
fin da quando erano piccole) intento a sgombrare il vialetto.
Lui le vide e le salut con un cenno della mano. Loro risposero
al saluto.
Sentirono i genitori che si svegliavano, il che non significava
che si sarebbero alzati di l a poco. Edie e Jack dormivano
volentieri nei weekend. La sera prima erano stati a
una festa all'Onwentsia Club; le gemelle li avevano sentiti
rincasare verso le tre. (Non dovrebbe essere il contrario?
aveva detto Julia a Valentina, e non era la prima volta. Non
dovremmo essere noi a tenerli in ansia?) Le gemelle passarono
alla parte successiva del loro sabato mattina: i pancake.
Ne fecero in abbondanza, in modo che quando Jack
e Edie si fossero decisi a emergere dalla loro stanza, volendo,
avrebbero potuto riscaldarli nel microonde. Julia prepar
la pastella e Valentina la vers sulla piastra e rimase a
guardare i pallidi cerchi gialli mentre bolle d'aria si formavano
e scoppiavano. Adorava rigirare i pancake. Fece cinque
baby pancake per s e cinque per Julia. Julia prepar
il caff. Mangiarono in cucina, sedute al bancone in mezzo
alla stanza circondato da viole africane e da un vasetto di
biscotti che assomigliava a uno gnomo.
Dopo aver fatto colazione, le gemelle lavarono i piatti. Indossarono
i jeans e felpe col cappuccio con la scritta barat.
(Era il college locale che le gemelle avevano frequentato per
un semestre e poi abbandonato, sostenendo che era uno
spreco di tempo per loro e di denaro per Jack. Era il terzo
college che avevano frequentato. All'inizio si erano iscritte
al Cornell; Julia aveva smesso di seguire i corsi nel semestre
primaverile, e quando chiese di lasciare la scuola Valentina
rimase a casa con lei. All'Universit dell'Illinois erano
durate un anno, ma Julia si rifiutava di tornarci.) Il postino
arranc sul vialetto e infil la posta nella fessura sulla porta.
Atterr sul pavimento dell'ingresso con un tonfo sordo.
Le gemelle si precipitarono a raccoglierla.
Julia agguant il fascio della corrispondenza e lanci ogni
lettera sul tavolo della sala da pranzo. Pottery Barn, Crate
and Barrel, ComEd, Anthropologie, lettera per la mamma...
una lettera per noi? Era raro che le gemelle ricevessero posta;
tutta la loro corrispondenza si svolgeva on line. Valentina
prese la pesante busta dalla mano di Julia, la soppes,
tastando la grana della carta. Julia la riprese. Si guardarono
per un momento. "Viene da uno studio legale. Viene da
Londra." Le gemelle non erano mai state a Londra. Non erano
mai uscite dall'America. Londra era il posto da cui veniva
la loro mamma, ma Edie e Jack ne parlavano raramente.
Edie era un'americana ormai: era diventata un'indigena, o
una falsa indigena; la famiglia Poole viveva in un sobborgo
di Chicago che, fin dalle origini, aveva finto di essere un
villaggio inglese. Le gemelle avevano notato che l'accento
della mamma tendeva a riapparire quando era arrabbiata,
o cercava di far colpo su qualcuno.
Aprila disse Valentina. Le dita di Julia armeggiarono
con la carta rigida, mentre si spostava verso la finestra del
soggiorno, seguita a ruota dalla gemella. Valentina si piazz
dietro Julia e le mise il mento sulla spalla e le braccia intorno
alla vita. Le gemelle sembravano un'unica ragazza a
due teste. Julia sollev la lettera in modo che Valentina potesse
vederla meglio.
Julia e Valentina Poole
99 Pembridge Road
Lake Forest, 11 60035 usa
Care Julia e Valentina Poole,
mi duole dovervi informare della morte di vostra zia, Elspeth
Alice Noblin. Sebbene non vi avesse mai conosciute, il vostro benessere
le stava a cuore. Lo scorso settembre, sapendo che la sua
malattia l'avrebbe presto portata alla morte, ha fatto un nuovo
testamento, di cui ho accluso una copia. Voi siete le eredi universali,
vale a dire che vi ha lasciato tutti i suoi beni, con l'eccezione
di piccoli lasciti ad amici e istituti di beneficenza. Entrerete
in possesso di questa eredit quando compirete i ventun anni.
Il lascito vi viene concesso alle seguenti condizioni:
1) Ms Noblin possedeva un appartamento a Londra, al numero
6 di Vautravers Mezvs, Highgate. La casa confina con il cimitero
di Highgate a Highgate Village, una parte di Londra
davvero deliziosa. Vi ha lasciato questo appartamento a condizione
che ci abitiate per un anno prima di poterlo vendere.
2) L'intero lascito viene concesso a condizione che nessuna
parte dell'eredit venga usata a beneficio della sorella di Ms
Noblin, Edwina, o del di lei marito, Jack (i vostri genitori).
Inoltre, in nessun caso Edwina e Jack Poole potranno mettere
piede nell'appartamento o esaminarne il contenuto.
Vi prego di farmi sapere se intendete accettare l'eredit di Ms
Noblin a queste condizioni. Sono sempre a vostra disposizione per
rispondere a qualsiasi domanda vogliate farmi sull'argomento.
L'esecutore testamentario di Ms Noblin  Robert Fanshaw. Se
accetterete il lascito di vostra zia, sar il vostro vicino di casa dal
momento che abita nell'appartamento proprio sotto il suo. Mr
Fanshaw potr anche assistervi in questioni riguardanti la propriet.
Con i migliori saluti,
Xavier Roche
Studio legale Roche, Elderidge, Potts e Lefley IIP
54 D Hampstead High Street
Hampstead, Londra, NW3 iqa
Julia e Valentina si scambiarono un'occhiata. Julia pass
alla pagina successiva. La calligrafia assomigliava in modo
inquietante a quella di Edie.
Care Julia e Valentina,
salve. Speravo di conoscervi entrambe un giorno o l'altro, ma
ormai non succeder pi. Forse vi chiederete perch sto lasciando
tutte le mie cianfrusaglie a voi e non a vostra madre. Il motivo
migliore che posso addurre  che nutro delle speranze su di
voi. Sono curiosa di vedere come ve la caverete. Ho pensato che
potrebbe essere interessante, divertente persino.
Vostra madre e io siamo in rotta da ben ventun anni. Lei potr
parlarvene, se vorr. Forse penserete che le condizioni del mio testamento
sono un po' dure, ma temo che stia a voi decidere se accettarle
o meno. Non sto cercando di mettere zizzania nella vostra
famiglia. Sto cercando di proteggere la mia storia. Una brutta
cosa della morte  che sento che sto per essere cancellata. Un'altra
brutta cosa  che non riuscir a scoprire cosa succeder dopo.
Spero che accetterete. Mi fa un enorme piacere pensare a voi
due che abitate qui. Non so se pu fare qualche differenza, ma l'appartamento
 grande e pieno di libri divertenti, e Londra  un posto
stupendo per viverci (anche se piuttosto caro, temo). Vostra
madre mi dice che avete lasciato il college ma siete autodidatte;
in questo caso, potrebbe piacervi molto vivere qui.
Vi auguro ogni bene, qualsiasi cosa decidiate di fare.
Con affetto,
Elspeth Noblin
C'erano altri fogli, ma Julia pos il plico e si mise a camminare
per la stanza. Valentina si appollai sullo schienale
di una poltrona e guard Julia orbitare intorno al tavolino
da t, al divano, e poi partire per la tangente e girare intorno
al tavolo da pranzo un paio di volte. "Londra" pens
Valentina. Il pensiero era grande e scuro, la parola assomigliava
a un gigantesco cane nero. Julia si ferm, si gir
e sorrise a Valentina.
Sembra una favola.
O un film dell'orrore disse Valentina. E noi, noi siamo
le due ingenue fanciulle.
Julia annu e riprese a camminare. Primo, liberarsi dei
genitori. Poi, attirare le ignare eroine nell'antico maniero
spaventoso...
 solo un appartamento.
E va bene. Poi...
Serial killer.
Tratta delle bianche.
Oppure  tipo quella storia di Henry James.
Non credo che la gente muoia ancora di tisi.
S invece, nel Terzo Mondo.
S, va be', nel Regno Unito c' l'assistenza sanitaria.
A mamma e pap non piacer disse Valentina.
No conferm Julia. Pass le dita sul tavolo da pranzo
e scopr un mucchietto di briciole. And in cucina, bagn
uno straccio e lo pass sul ripiano del tavolo.
Cosa succede se non accettiamo? disse Valentina.
Non lo so. Sono sicura che lo dice nella lettera, da qualche
parte. Julia s'interruppe. Non penserai davvero di
non accettare? Questa e l'occasione che abbiamo sempre
aspettato.
Di cosa stai parlando, tesoro? Edie le stava guardando
dall'arcata tra il soggiorno e il corridoio. Aveva i capelli
scarmigliati e un aspetto stropicciato. Le guance erano molto
rosa, come se qualcuno le avesse pizzicate.
Abbiamo ricevuto una lettera disse Julia. Valentina la
prese dal tavolo e la port alla madre. Edie guard
l'indirizzo del mittente e disse: No, non ce la faccio a leggerla
prima di aver bevuto il caff. Valentina and a versargliene
una tazza. Edie disse: Julia, va a svegliare pap.
Uhm...
Digli che te l'ho chiesto io.
Julia sfrecci in corridoio. Valentina la sent strillare: Paaaaap mentre apriva la porta della stanza dei genitori.
"Carino" pens. "Tanto valeva usare un punteruolo!" Edie
and a caccia dei suoi occhiali da lettura. Quando Jack caracoll
verso il soggiorno, Edie aveva letto le prime pagine
della lettera e stava esaminando il testamento.
Jack Poole un tempo era stato attraente, in quel suo modo
da ragazzone atletico tirato su a cereali. Adesso i capelli
neri avevano una sontuosa spruzzata grigia. Li portava
pi lunghi degli altri funzionari della banca. Era alto e torreggiava
sulla moglie e le figlie piccole e minute. Gli anni
gli avevano appesantito i lineamenti e anche il punto vita.
Jack indossava giacca e cravatta per tanta parte della sua
vita che durante il weekend gli piaceva lasciarsi andare. Al
momento indossava un vecchissimo accappatoio marrone e
un paio di ciabatte di pelle di pecora, enormi e scalcagnate.
Ucci ucci, sento odor di cristianucci disse Jack. Era un
vecchio scherzo perso nelle nebbie dell'infanzia gemellare.
Il messaggio era: "Portatemi del caff o vi mangio!". Julia
gliene vers una tazza e gliela mise davanti. Bene disse
Jack. Sono sveglio. Dov' l'incendio?
 Elspeth disse Edie. Non solo le sta nominando sue
eredi, ma cerca anche di portarcele via.
Cosa dici? Jack allung una mano e Edie gli pass parte
della lettera. Poi si sedettero vicini, a leggere.
Brutta strega vendicativa disse Jack, senza molta emozione
o sorpresa. Julia e Valentina si sedettero al tavolo a
guardare i genitori. "Chi sono queste persone? Cos' successo?
Perch zia Elspeth li odiava? Perch loro odiano lei?"
Le gemelle si guardarono sgranando gli occhi. "Lo scopriremo."
Jack fin di leggere e frug nella tasca dell'accappatoio
in cerca di sigarette e accendino. Li mise sul tavolo ma
non si accese la sigaretta; guard Valentina, che aggrott la
fronte. Jack pos la mano sul pacchetto per assicurarsi che
c'era. Valentina prese l'inalatore dalla tasca della felpa, lo
pos sul tavolo e sorrise a suo padre.
Edie alz gli occhi su Valentina. Se non accettate, andr
quasi tutto in beneficenza disse. Le gemelle si chiesero
quanto avesse sentito della loro conversazione. Edie stava
leggendo un codicillo del testamento. Ordinava a un
certo Robert Fanshaw di togliere tutti i documenti personali
dall'appartamento, inclusi diari, lettere e fotografie, e
li lasciava a lui. Edie si chiese chi fosse questo Robert, che
sua sorella aveva nominato custode di tutta la loro storia.
"Ma la cosa pi importante  che Elspeth ha provveduto
a che le carte non siano nell'appartamento quando arrivano
le gemelle." Questa era la cosa che Edie temeva di pi,
l'incontro tra le gemelle e qualsiasi prova Elspeth si fosse
lasciata dietro.
Jack pos la lettera di Elspeth sul tavolo. Si lasci andare
contro lo schienale della sedia e guard sua moglie. Edie
strizz gli occhi tenendo il testamento col braccio teso mentre
lo rileggeva. "Non sembri cos sorpresa, tesoro" pens
Jack. Le gemelle stavano guardando Edie che leggeva. Julia
sembrava assorta, Valentina ansiosa. Jack sospir. Sebbene
avesse tentato pi volte di convincere le figlie a uscire
dal ranch per entrare nel mondo reale, il mondo che aveva
in mente era il college, preferibilmente un college della Ivy
League, con una bella borsa di studio. I punteggi delle gemelle
nel test d'ammissione erano quasi perfetti, anche se
prendevano voti molto discontinui e ormai le loro pagelle
avrebbero dato da pensare a qualsiasi direttore dell'ammissione.
Immagin Julia e Valentina installate al sicuro a
Harvard o a Yale, o anche al Sarah Lawrence, diamine, anche
Bennington poteva andar bene. Valentina lo guard e
sorrise, alzando impercettibilmente le sopracciglia quasi
invisibili. Jack pens a Elspeth come l'aveva vista l'ultima
volta, in lacrime nella coda all'aeroporto. "Voi non potete
ricordarvela, ragazze, non avete idea di che cosa fosse
capace." Jack aveva provato un senso di sollievo quando
Elspeth era morta. "Non immaginavo che avessi altri assi
nella manica, Miss Noblin." Non aveva mai commesso l'errore
di sottovalutarla. Si alz, raccolse sigarette e accendino
e si diresse verso il covo del vizio. Chiuse la porta, ci si
appoggi contro, e si accese una sigaretta. "Meno male che
sei morta." Inal il fumo e lo lasci uscire lentamente dalle
narici. "Una sorella Noblin basta e avanza nella vita." Riflett
che, dopotutto, era finito con la sorella giusta, e prov
un senso di gratitudine. Rimase in piedi a fumare, e pens
a come avrebbero potuto essere diverse le cose. Quando
Jack rientr in sala da pranzo si sentiva pi sicuro, quasi allegro.
"Sostanza straordinaria, la nicotina."
Edie sedeva dritta e rigida, le gemelle invece erano entrambe
piegate in avanti, i gomiti sul tavolo, il mento tra le
mani, Valentina un po' inclinata di lato mentre Julia diceva:
Ma noi non l'abbiamo mai conosciuta; perch dovrebbe lasciarci
qualcosa, proprio a noi? Perch non a te, mamma?.
Edie le guard in silenzio mentre Jack si rimetteva seduto.
Julia disse: Come mai non ci avete mai portato a Londra?.
Io vi ho portato rispose Edie. Siamo andate a Londra
quando avevate quattro mesi. Avete conosciuto la nonna, che
 morta quello stesso anno, e avete conosciuto anche Elspeth.
Davvero?
Edie si alz e percorse il corridoio verso la sua camera
da letto. Scomparve per qualche minuto. Valentina disse:
Ci sei venuto anche tu, pap?.
No. All'epoca non ero molto popolare da quelle parti.
Ah. "Perch no?"
Edie torn portando due passaporti americani. Ne porse
uno a Valentina e l'altro a Julia. Le gemelle aprirono i passaporti,
e guardarono le loro fotografie. " strano vedere le
foto dei neonati." I timbri dicevano heathrow airport, 27
APRILE, 1984 e O'HARE INTERNATIONAL AIRPORT, 30 GIUGNO, 1984.
Le ragazze si scambiarono le fotografie. Senza i nomi era
impossibile capire quale fosse la gemella in ciascuna foto.
"Sembriamo patate con gli occhi" pens Julia.
Le gemelle posarono i passaporti sul tavolo e guardarono
Edie. Il cuore di Edie batteva forte. "Voi non avete idea.
Non chiedetemi niente. Non sono affari vostri. Lasciatemi
in pace. Lasciatemi in pace e basta." Ricambi l'occhiata,
con un'espressione impenetrabile. Perch non ha lasciato
tutto a te, mamma? chiese Valentina.
Edie guard Jack. Non lo so rispose. Dovreste chiederlo
a lei.
Vostra madre non vuole parlarne disse Jack. Raccolse i
fogli che erano sparpagliati sul tavolo, batt il fascio contro
il ripiano per allinearli e li porse a julia. Poi si alz. Cosa
c' per colazione?
Pancake disse Valentina. Si alzarono tutti e cercarono
di scivolare nella solita routine del sabato mattina. Edie si
vers dell'altro caff, tenendo ferma la tazza con entrambe
le mani mentre lo beveva. " spaventata" pens Valentina,
ed era spaventata anche lei. Julia percorse il corridoio a passo
di danza, tenendo il testamento sopra la testa, come se
stesse guadando un fiume in piena. Entr nella loro stanza
da letto e chiuse la porta. Poi si mise a saltare da ferma
sulla moquette spessa, con i pugni che battevano l'aria sopra
la testa, gridando tra s: "S! S! S!".
Quella sera le gemelle erano nel letto di Julia, una di fronte
all'altra. Il letto di Valentina era sfatto, ma inutilizzato.
I loro piedi si toccavano. Le gemelle odoravano vagamente
di alghe marine e di qualcosa di dolce; stavano sperimentando
una nuova lozione per il corpo. Sentivano i rumori
di assestamento che la casa faceva di notte. La loro camera
era illuminata debolmente dalle luci azzurrine dell'Hanukkah
che avevano appeso alla testata di ferro battuto dei letti.
Julia apr gli occhi e vide che Valentina la stava fissando.
Ehi, Topolino.
Valentina sussurr: Ho paura.
Lo so.
Tu no?
No.
Valentina chiuse gli occhi. "Certo che no,  ovvio."
Sar fantastico, Topolino. Avremo il nostro appartamento,
non dovremo lavorare, almeno per un po'; potremo fare
quello che vogliamo. Insomma,  la libert totale, capisci?
Libert totale di fare cosa, esattamente?
Julia si gir sulla schiena. "Oddio, Topolino, non essere
cos fifona." Ci sar io. Ci sarai tu. Cos'altro ci serve?
Pensavo che saremmo tornate al college. Me lo avevi
promesso.
Andremo al college a Londra.
Ma  tra un anno!
Julia non rispose. Valentina guard l'interno dell'orecchio
di Julia. Nella semioscurit sembrava un piccolo tunnel
misterioso che portava nel cervello della gemella. "Se
fossi piccolissima m'infilerei l dentro e ti direi cosa fare
e tu penseresti che  un'idea tua."
 solo per un anno disse Julia. Se non ci piace, venderemo
la casa e torneremo indietro.
Valentina non disse niente.
Dopo un po', Julia le prese la mano, intrecciando le dita
con le sue. Dobbiamo prepararci. Non possiamo comportarci
come quelle americane idiote che vanno in Europa e
mangiano solo al McDonald's e sbraitano in inglese invece
di parlare la lingua del posto.
Ma in Inghilterra parlano inglese.
Lo sai che cosa voglio dire, Topolino. Dobbiamo studiare.
Okay.
Okay. Cambiarono posizione in modo da trovarsi fianco
a fianco, con le spalle che si toccavano e le mani intrecciate.
Valentina pens: "Forse a Londra potremo avere un
letto pi grande". Julia guard l'orribile lampada fai da te
sul soffitto, stilando un elenco mentale di tutte le cose su cui
avrebbero dovuto documentarsi: i tassi di cambio, le vaccinazioni,
il gioco del calcio, la famiglia reale...
Valentina giaceva nel letto di Julia pensando all'interno
dell'orecchio della gemella, e al fatto che il proprio, di
orecchio, era l'inverso esatto, e chiss se, premendo il suo
orecchio contro quello di Julia e intrappolando un suono,
quel poverino avrebbe oscillato avanti e indietro all'infinito,
confuso e disperato? "Chiss se lo sentirei al contrario?
E se fosse un rumore di Londra, come di macchine che viaggiano
nel senso sbagliato della strada? Allora forse io lo sentirei
nel modo giusto e Julia lo sentirebbe al contrario. Forse
a Londra tutto sar il contrario di qui... Far quello che
voglio e nessuno mi comander a bacchetta..." Valentina
ascolt il respiro di Julia. Prov a immaginare cosa avrebbe
fatto se fosse stata sola. Per non aveva mai fatto niente
da sola, quindi cerc di formulare una specie di piano ma
poi rinunci, esausta.
Edie era a letto e aspettava che Jack si addormentasse. Di
solito cercava di addormentarsi per prima, perch Jack russava,
ma quella sera aveva la mente in subbuglio, e sapeva
che era mutile provarci. Alla fine si gir sul fianco e si trov
di fronte a Jack, ancora con gli occhi aperti.
Andr tutto bene le disse. Sono gi state lontane da
casa e non hanno avuto nessun problema.
Questa volta  diverso.
Perch c' di mezzo Elspeth?
Forse disse Edie.  solo che... insomma  cos lontano.
Non voglio che ci vadano.
Jack le mise un braccio intorno alla vita e lei gli si rannicchi
contro. "Sono al sicuro, qui sono al sicuro." Jack
era il suo rifugio antiaereo, il suo scudo umano. Ti ricordi
quando erano al Cornell? le disse. Com'era bello avere
la casa tutta per noi?
S... Era stata una rivelazione: la vita coniugale senza
figli era una pacchia. Per un po', almeno.
Hanno vent'anni, Edie. Avrebbero dovuto andarsene
da un pezzo. Avremmo dovuto mandarle in due scuole diverse
disse Jack.
Edie sospir. "Tu non capisci."  troppo tardi, Elspeth
ci ha tolto il controllo.
Forse ci ha fatto un favore.
Edie non rispose. Jack disse: Quando voi avevate la loro
et eravate molto ansiose di essere indipendenti, per quel
che ricordo.
Era diverso.
Jack aspett che continuasse. Quando non lo fece, le disse,
pianissimo: Perch, Edie? Perch era diverso?. Ma lei
strinse le labbra e chiuse gli occhi. Potresti dirmelo la
pungol.
Edie apr gli occhi e sorrise: Non c' niente da dire, Jack.
Si gir di nuovo, voltandogli la schiena. Dovremmo cercare
di dormire.
"Ci  mancato poco" pens Jack. Non sapeva bene se era
deluso o sollevato. Okay disse. Rimasero cos a lungo, distesi
uno accanto all'altra, ascoltandosi respirare, finch Jack
cominci a russare e Edie rimase sola con i suoi pensieri.

 Candeggina.

L'avvento di Internet aveva permesso a Martin di abbandonare
il mondo esterno. O meglio, Internet gli aveva consentito
di relegare quel mondo al ruolo di sistema di sostegno
del proprio mondo, quello che prosperava all'interno
del suo appartamento.
Martin non si era mai aspettato che Marijke lo lasciasse.
Si era sottomessa ai suoi rituali, era stata complice delle sue
compulsioni sempre pi imperiose, per quasi venticinque
anni. Non riusciva a capire perch lo avesse lasciato proprio
adesso. Sei come un animale domestico pestifero gli
aveva detto. Sei come uno scoiattolo umano che non esce
mai, che se ne sta seduto in casa giorno e notte, leccando lo
stesso punto. Voglio poter aprire le finestre. Voglio entrare
in casa mia senza dovermi mettere dei sacchetti di plastica
sui piedi. Avevano avuto questa conversazione in cucina.
Le finestre erano sigillate con lo scotch e tappezzate
di giornali, e loro due indossavano dei sacchetti di plastica
sopra le calze. Martin non aveva argomenti; non aveva
niente da usare per controbattere le affermazioni di Marijke.
Era davvero uno scoiattolo umano e lo sapeva. Ma chi
si sarebbe preso cura di lui se lei se ne fosse andata? Sei
un laureato di cinquantaquattro anni, con tanto di dottorato,
hai un telefono e un computer. Te la caverai benissimo.
Chiedi a Robert di portare fuori la spazzatura per te. Due
giorni dopo, Marijke se n'era andata.
Lo lasci con una scorta di cibi surgelati per due settimane
e una lista di siti web e numeri di telefono. Il supermercato
Sainsbury's consegnava a domicilio alimentari e detersivi,
Marks & Spencer spediva pantaloni e calze. Robert imbucava
le sue lettere e portava la spazzatura nel cassonetto.
In fin dei conti, non era un brutto modo di vivere. Non
doveva accontentare nessuno se non se stesso. Marijke gli
mancava terribilmente, ma non sentiva la mancanza delle
sue occhiate di rimprovero, dei suoi sospiri rumorosi,
del suo modo di roteare gli occhi quando le chiedeva di
uscire dalla stanza e rientrare di nuovo perch aveva messo
avanti il piede sbagliato. Marijke non era l a criticarlo
quando ordin cinquemila paia di guanti chirurgici in latex
su un sito Internet di dubbia affidabilit. Gi che c'era
compr anche un kit per misurare la pressione sanguigna,
una maschera antigas e una tuta mimetica da paracadutista,
un residuato bellico che, secondo il sito, poteva resistere
alle armi chimiche.
La cosa, in fondo, aveva i suoi vantaggi. Su un altro sito
ordin quattro fusti di candeggina da cinquanta litri. Questo
port Robert alla sua porta.
Martin, c' un tipo di sotto con un'enorme quantit di
candeggina. Dice che l'hai ordinata tu, e bisogna firmare
una ricevuta. Pensi che sia sicuro tenere in casa tutta quella
candeggina? Sui contenitori ci sono pittogrammi terrificanti,
con mani che fumano e si squagliano, e avvertimenti
a non finire. Sei certo che sia una buona idea?
Martin la considerava un'idea geniale; era sempre a corto
di candeggina, la finiva in continuazione. A Robert disse
solo che avrebbe fatto molta attenzione, e se per piacere
poteva mettere la candeggina in cucina.
Pi Martin si inoltrava nel mondo cyber, pi si rendeva
conto che non c'era assolutamente niente che non potesse
farsi consegnare a domicilio, pagando un piccolo extra
per il servizio. Pizza, sigarette, birra, uova biologiche,
il "Guardian", francobolli, lampadine, latte: tutto questo e
altro ancora faceva la sua comparsa quando richiesto. Ordin
libri a dozzine su Amazon, e presto una serie di scatoloni
ancora sigillati inizi ad accumularsi in corridoio. Sentiva
la mancanza delle sue visite da Stanfords, il negozio di
carte geografiche a Long Acre, e fu felice quando scopr il
loro sito web. Le mappe cominciarono ad arrivare, insieme
a guide di posti che Martin non aveva mai visitato. Preso
dall'entusiasmo, ordin tutto il materiale che Stanfords offriva
su Amsterdam, e tappezz le pareti della stanza da
letto con mappe della citt. Tracci quelli che immaginava
potessero essere gli itinerari di Marijke. Suppose, a ragione
(anche se non lo sapeva), che vivesse nel quartiere di
Jordaan. Le assegn precise abitudini e l'accompagn mentalmente
mentre sbiciclettava lungo i canali e comprava tutte
le strane verdure che le piacevano tanto e che lui non voleva
mangiare. Finocchi, carciofi di Gerusalemme, rucola.
Per lui niente di quella roba era commestibile. Martin viveva
di t, toast, uova, costolette, patate, birra, curry di carne,
riso e pizza. Aveva un debole per il budino. Ma nella sua
immaginazione Marijke gironzolava per i mercati all'aperto
di Amsterdam, riempiendo il cestino della bicicletta di
fresie e cavoletti di Bruxelles. Ricord passeggiate che lui
e Marijke avevano fatto insieme decenni prima, meravigliose
sere di primavera in cui erano pazzi l'uno dell'altra
e Amsterdam sembrava sospesa nel silenzio, e i suoni delle
barche e dei gabbiani rimbalzavano dalle case seicentesche
sui canali come se fossero registrazioni trasmesse dal
passato. Martin indugiava in camera da letto, con la punta
dell'indice premuta sulla mappa nel punto in cui si trovava
la stazione radio per la quale Marijke lavorava adesso.
Chiudeva gli occhi, ripeteva il suo nome in silenzio, cento
volte. Lo faceva per impedirsi di telefonarle. Spesso bastava.
Altre volte doveva telefonare. Lei non rispondeva mai.
La immagin aprire il cellulare, aggrottare la fronte davanti
al suo numero, e chiuderlo di nuovo.
La scrivania di Martin era un'isola di normalit nel naufragio
del suo appartamento. Era riuscito a tenere libero da
compulsioni lo spazio in cui lavorava; se un'ossessione
incominciava a tormentarlo mentre era alla scrivania, si alzava
e portava l'ansia in un'altra stanza dell'appartamento
per affrontarla. A parte i rituali di pulizia all'inizio e alla
fine di ogni seduta di lavoro, Martin aveva tenuto la scrivania
come un'oasi di pace. Il suo computer prima era servito
solo per il lavoro; le e-mail per la corrispondenza con
redattori e correttori di bozze. Oltre a ideare cruciverba,
Martin faceva anche traduzioni da lingue antiche e oscure
in varie lingue moderne. Faceva parte di un forum on line
che esisteva per consentire agli studiosi sparsi nel mondo
di discutere i meriti di vari testi e intrattenersi a vicenda ridicolizzando
il lavoro di traduttori che non facevano parte
del forum.
Ma adesso Internet incominci a interferire con la sua
adorata isola-scrivania, e Martin si ritrov a seguire aste di
filtri automatici per acquari su eBay e a controllare Amazon
ogni dieci minuti per vedere come andavano le vendite
dei suoi cruciverba. Ma i risultati erano sempre cifre deprimenti
come 673,082 o 822,457. Una volta l'ultimo nato
era arrivato a 9,326. Gli aveva regalato un pomeriggio felice,
finch non si colleg di nuovo prima di andare a dormire
e scopr che era sceso a 787,333.
Martin scopr che, mentre poteva trovare Giovani Ragazze
Ansiose di Conoscerti!!!, Mamme Sexy Grandi Tette!?! e
una pletora di altre possibilit di soddisfare la sua lussuria
e la rapacit di altre persone, sul web non riusciva a trovare
Marijke. La cerc ripetutamente su Google, ma Marijke era una
delle rare, delicate creature che riuscivano a
esistere solamente nel mondo reale. Non aveva mai firmato
un articolo n vinto un premio; il suo numero di telefono
non era sull'elenco e non faceva parte di nessuna chat
room o listserv. Martin pens che doveva pur avere un indirizzo
e-mail al lavoro, ma non risultava nella directory
della stazione radio. Per quel che riguardava Internet, Ma-
rijke non esisteva.
Col passare dei giorni, Martin cominci a chiedersi se
fosse mai esistita una donna di nome Marijke che viveva
con lui e lo baciava e gli leggeva poesie olandesi sull'inizio
della primavera. I mesi scomparvero, e Martin lavor ai
suoi cruciverba e alle sue traduzioni, si lav le mani fino a
farle sanguinare, cont, controll, si rimprover per i troppi
lavaggi e le conte e i controlli. Pass nel microonde una
monotona sfilza di cibi congelati, mangi al tavolo della
cucina, leggendo. Si faceva il bucato da solo, e i suoi indumenti
divennero inconsistenti e sbiaditi per la troppa candeggina.
A volte poteva sentire che tempo faceva; pioggia
e nevischio, tuoni rari, vento. A volte si chiedeva cosa sarebbe
successo se avesse fermato tutti gli orologi. Il mondo
cyber funzionava fuori dal tempo, e Martin pens che
poteva smanettare ventiquattro ore al giorno senza restrizioni.
L'idea era deprimente. Senza Marijke lui era solo un
indirizzo e-mail.
Martin giaceva nel loro letto ogni notte immaginando
Marijke nel suo letto lontano. Col passare degli anni si era
un po' appesantita e lui amava la sua rotondit, amava il
calore e il peso e la curva del suo corpo sotto le coperte. A
volte Marijke russava, sommessamente, e adesso Martin
tendeva l'orecchio nell'oscurit finch non gli sembrava
quasi di sentire i suoi piccoli rantoli aleggiare nella stanza
di Amsterdam. Pronunciava il suo nome finch non si
trasformava in una serie insensata di suoni - mah REI kah,
mah REI kah - e diventava una voce nel dizionario della
solitudine. Pensava a lei da sola nel suo letto. Non si consentiva
mai di chiedersi se Marijke avesse trovato qualcun
altro. Non sopportava neppure di formulare la domanda
mentalmente. Solo dopo che era riuscito a immaginarla in
modo completo, le pieghe del viso contro il cuscino, la protuberanza
dell'anca sotto le coperte, solo allora Martin poteva
abbandonarsi al sonno. Si svegliava spesso scoprendo
che aveva pianto.
Col trascorrere delle notti, trov un po' pi difficile evocare
Marijke con precisione. In preda al panico, appese decine
di fotografie di Marijke in tutto l'appartamento. Chiss
come, questo serv solo a peggiorare le cose. I ricordi autentici
cominciarono a essere rimpiazzati dalle immagini; sua
moglie, un essere umano completo, si stava trasformando
in una serie di tinte su piccoli rettangoli di carta. Anche le
fotografie non avevano pi i colori intensi di una volta, e si
vedeva. Lavarle non serv a niente. Marijke stava svanendo,
candeggiata, dalla sua memoria. Pi provava a trattenerla,
pi sembrava affrettarsi a svanire.

 Notte al cimitero di Highgate.

Seduto alla sua scrivania con le luci spente, Robert guardava
dalla finestra sulla facciata il giardino incolto di
Vautravers che veniva inghiottito dal crepuscolo. Era giugno, e la
luce sembrava indugiare su quello spazio come se il giardino
fosse uscito dal tempo per diventare un'enorme immagine
di se stesso. Sorse la luna, quasi piena. Robert si alz
e si riscosse, prese il visore notturno per la videocamera e
una torcia elettrica e attravers l'appartamento fino alla porta
sul retro. Scese i gradini senza far rumore; Martin aveva
paura dei ladri. Evit il vialetto di ghiaia del giardino posteriore
e cammin sguazzando sul terreno muschioso fino
alla porta verde nel muro di cinta. La apr e si introdusse nel
cimitero al di l del muro.
Si ritrov sull'asfalto, sul tetto della Terrazza delle Catacombe.
C'erano gradini su entrambi i lati delle catacombe;
Robert scese la scalinata a ovest e si diresse verso il Dickens
Path. Non us la torcia. Era buio sotto la fitta volta di
foglie, ma Robert aveva fatto spesso quella strada al buio.
La sera era il suo momento preferito nel cimitero di Highgate.
Di sera non c'erano visitatori, n erbacce da strappare,
n giornalisti con le loro domande. C'era solo il cimitero, la
sua ampia distesa sotto la luna simile a una pallida allucinazione
grigia, un deserto di pietra di vittoriana malinconia.
A volte Robert pensava che gli sarebbe piaciuto passeggiare
con Jessica lungo quei viali bui, godendosi i rumori
della sera, gli animali che si lanciavano richiami e si zittivano
al suo passaggio. Ma sapeva che Jessica era a casa, a
dormire, e lo avrebbe sicuramente bandito dal cimitero se
avesse scoperto le sue visite notturne. Robert razionalizzava,
dicendosi che stava perlustrando il cimitero, per proteggerlo
dai vandali e dai sedicenti cacciatori di vampiri che lo
avevano devastato negli anni Settanta e Ottanta.
A volte Robert incontrava altra gente nel cimitero di
notte. L'estate precedente, per qualche tempo, era mancata
una delle aste appuntite dell'inferriata che correva
lungo il confine sudoccidentale del cimitero. E fu in quel
periodo che Robert cominci a vedere dei bambini nel cimitero
di sera.
La prima volta, era seduto in mezzo a un gruppo di tombe
degli anni Venti. Si era aperto un varco nell'erba alta e
sedeva in silenzio, a guardare attraverso la videocamera
con il visore notturno, nella speranza di riprendere la famiglia
di volpi la cui tana era a meno di una decina di metri
da dove si trovava. Il sole era tramontato dietro gli alberi
e il cielo era giallo sopra i profili delle case al di l della recinzione.
Robert ud un fruscio e punt la videocamera in
quella direzione. Ma invece delle volpi, il visore si riemp
dello spettro di una bambina che correva verso di lui. Robert
per poco non lasci cadere la videocamera. Poi ne apparve
un'altra, che rincorreva la prima; due bimbette con
vestitini corti, che correvano silenziosamente tra le tombe,
col respiro affannoso ma senza gridare. Stavano per piombargli
addosso, quando un bambino grid, e allora tutti e
tre si girarono e corsero all'inferriata, strizzandosi attraverso
lo stretto passaggio, poi scomparvero.
Il mattino dopo Robert segnal all'ufficio il buco nell'inferriata.
I bambini continuarono a giocare nel cimitero la
sera, e Robert di quando in quando li osservava, chiedendosi
chi fossero e dove abitassero, chiedendosi che senso
avessero gli strani giochi che facevano tra le tombe. Dopo
qualche settimana venne un uomo ad aggiustare l'inferriata.
Quella sera, Robert camminando per la strada si sent un
po' triste nel vedere i tre bambini che, con le mani sull'inferriata,
guardavano dentro il cimitero, senza parlare.
La tesi per il dottorato di ricerca all'inizio doveva essere
un saggio storico; Robert immaginava il cimitero come un
prisma attraverso il quale poteva vedere la societ vittoriana
al massimo dello splendore e della spettacolarit dei
suoi eccessi irrazionali. Nella loro combinazione di riforma
igienica e innovazione prestigiosa, i vittoriani avevano
creato il cimitero di Highgate come un teatro del lutto, un
apparato scenico dell'eterno riposo. Tuttavia, man mano che
procedeva nella ricerca, Robert si lasci sedurre dalla personalit
della gente sepolta nel cimitero, e il suo libro cominci
a deviare verso la biografia; Robert venne dirottato da
un aneddoto, si innamor della futilit degli elaborati preparativi
per una vita eterna che sembrava, a dir poco, improbabile.
Incominci a prendere il cimitero come un fatto
personale e perse ogni senso della prospettiva.
Sedeva spesso con Michael Faraday, il famoso scienziato;
con Eliza Barrow, che era stata una delle vittime del famigerato
serial killer Frederick Seddon; passava del tempo a rimuginare
sulle tombe anonime dei trovatelli. Robert aveva
passato una notte intera a guardare la neve che pian piano
ricopriva Lion, il cane che faceva la guardia a Thomas Sayers,
l'ultimo dei pugili che combattevano a mani nude. Talvolta
prendeva in prestito un fiore dalla tomba di Radclyffe Hall,
che ne aveva sempre in abbondanza, e lo portava su una lapide
remota e dimenticata.
Robert amava osservare il cambio delle stagioni a Highgate.
Il cimitero non era mai privo di verde; molte delle
piante e degli alberi erano simboli della vita eterna per i
vittoriani, cos anche d'inverno la disordinata geometria
delle tombe era ammorbidita dai sempreverdi, dai cipressi,
dai cespugli di agrifoglio. Di notte, pietra e neve riflettevano
la luce della luna, e a volte Robert si sentiva quasi
privo di peso mentre camminava sui sentieri facendo scricchiolare
la sottile coltre bianca. Ogni tanto si portava una
scala a pioli dal capanno degli attrezzi di Vautravers e si
arrampicava fino all'erba al centro del Circle of Lebanon.
Si appoggiava al tronco dell'antico cedro del Libano, vecchio
di tre secoli, o si sdraiava sulla schiena e guardava il
cielo attraverso i rami contorti. Di rado si vedeva una stella;
erano tutte nascoste dall'inquinamento luminoso della
rete elettrica di Londra. Robert guardava gli aerei lampeggiare
attraverso le foglie del cedro del Libano. In queste occasioni
provava un profondo senso di compiutezza: sotto
il suo corpo, sotto l'erba, i morti erano silenziosi e pacifici
nelle loro piccole camere: sopra di lui, stelle e macchine volanti
vagavano in cielo.
Adesso si ferm dai Rossetti e pens a Elizabeth Siddal.
Aveva riscritto parecchie volte il capitolo dedicato a lei, pi
per il piacere di pensare a Lizzie che perch avesse qualcosa
di nuovo da dire su di lei. Robert accarezzava mentalmente
la traiettoria della sua vita; gli inizi umili, come assistente
di una modista; la scoperta di Lizzie da parte dei pittori
preraffaelliti, che la ingaggiarono come modella; la promozione
al ruolo di amante adorata di Dante Gabriele Rossetti.
Le malattie inspiegabili, il matrimonio a lungo rimandato
con Rossetti; la figlia nata morta. Il decesso per avvelenamento
da laudano. Un Dante Gabriele tormentato dai sensi
di colpa, che infila l'unica copia di un suo manoscritto
di poesie nella bara della moglie. Sette anni dopo, l'esumazione
di Lizzie di notte, alla luce di un fal, per recuperare
le poesie... Robert si beava di tutto questo. Chiuse gli occhi,
immaginando la tomba nel 1869, non cos accerchiata da altre
tombe, gli uomini che scavavano, i bagliori del fuoco.
Dopo quella che gli parve un'eternit, Robert segu a ritroso
il sentiero oscuro attraverso le tombe e cominci i suoi
vagabondaggi.
Era incapace di credere nel paradiso. Nella sua infanzia
anglicana aveva immaginato un immenso spazio vuoto,
freddo e illuminato dal sole, popolato da anime invisibili
e animali domestici morti. Mentre Elspeth incominciava a
morire aveva cercato di resuscitare la fede di un tempo, scavando
nel proprio scetticismo come se la fede fosse solo il
vecchio sedimento di una miniera a cielo aperto, accessibile
scalzando gli strati superficiali di raffinatezza intellettuale
ed esperienza. Rilesse trattati di spiritismo, resoconti
di sedute spiritiche di cent'anni prima, esperimenti scientifici
con i medium. La sua razionalit si ribell. Era storia;
era affascinante; non corrispondeva al vero.
In quelle notti nel cimitero Robert stava in piedi davanti
alla tomba di Elspeth, o si sedeva sul gradino solitario della
sua porta, appoggiando la schiena contro la grata scomoda.
Non si preoccupava quando accanto alla tomba Rossetti
non riusciva a sentire la presenza di Lizzie o di Christina,
ma trovava inquietante andare a trovare Elspeth e scoprire
che non era "in casa" per lui. Nei primi giorni dopo la sua
morte si era attardato intorno alla tomba, aspettando un segno
di qualche tipo. Ti tormenter gli aveva detto Elspeth
quando le avevano comunicato che era allo stadio terminale.
Fallo, per favore aveva risposto lui, baciandole il
collo smagrito. E invece non lo stava affatto tormentando
se non nel ricordo, dove splendeva e sbiadiva nei momenti
pi sbagliati.
Quella sera Robert si sedette sul gradino e guard l'alba
sorgere sopra gli alberi. Sent gli uccelli che si svegliavano,
cantavano, si alzavano in volo schiamazzando al di l della
strada, in Waterlow Park. Ogni tanto su Swain's Lane
sfrecciava una macchina. Quando ci fu abbastanza luce per
permettergli di leggere le iscrizioni sulle tombe di fronte
al mausoleo di Elspeth, Robert si alz e s'incammin verso
la parte posteriore del cimitero e la Terrazza delle Catacombe.
Riusc a distinguere la guglia di St Michael, ma
Vautravers era invisibile al di l del muro. Sal i gradini di
fianco alla Terrazza delle Catacombe e attravers il tetto
verso la porta verde. Fu sopraffatto dalla stanchezza. Dovette
fare uno sforzo per arrivare fino al suo appartamento
prima di cadere addormentato. Fuori, il cimitero assunse
il suo aspetto diurno; l'alba cedette il passo al giorno,
il personale arriv, i telefoni cominciarono a squillare, il
mondo naturale e il mondo umano presero a ruotare sui
loro assi separati ma collegati. Intanto Robert dormiva vestito,
le scarpe infangate accanto al letto. Quando si present,
verso mezzogiorno, all'ufficio del cimitero, Jessica
disse: Sei a pezzi, ragazzo mio. Prendi un po' di t. Ma
tu non dormi mai?.

 Domenica pomeriggio.

Londra cuoceva a fuoco lento sotto un cielo di luglio senza
una nuvola. Robert era adagiato su una decrepita chaise
longue di vimini nel giardino posteriore di Jessica Bates,
con in mano un bicchiere di gin tonic gocciolante. Guardava
i nipotini di Jessica che si preparavano a giocare a croquet.
Era domenica pomeriggio. Aveva la vaga sensazione
di essere nel posto sbagliato; in circostanze normali, lui e
Jessica sarebbero stati al cimitero. In una gloriosa domenica
come quella c'erano sicuramente orde di turisti davanti
ai cancelli, armati di macchine fotografiche e pronti a protestare
contro il regolamento che imponeva abiti decorosi e
proibiva di portarsi bottiglie d'acqua. Gente che si lamentava
del biglietto da cinque sterline per la visita guidata e che
insisteva inutilmente per entrare con i passeggini e bambini
sotto gli otto anni. Ma, per qualche ragione, quella domenica
c'erano delle guide supplementari e lui e Jessica erano
stati rispediti a casa con il preciso ordine di divertirsi impartito
da Edward. Ce la caveremo benissimo qui aveva
mandato a dire. Non preoccupatevi per noi. Non pensateci
nemmeno. Cos Jessica, che aveva ottantacinque anni
ed era incapace di stare con le mani in mano, adesso stava
approntando un pranzo per dodici, e Robert (che si era offerto
di aiutarla ed era stato messo alla porta con decisione)
se ne stava sdraiato a osservare i bambini che piantavano
archetti e picchetti nel terreno.
L'erba era troppo alta per il croquet, ma nessuno sembrava
preoccuparsene. Io volevo prendere qualche pecora
perch brucasse l'erba, ma Jessica non ne ha voluto sapere
disse James Bates. Il marito di Jessica sedeva sulla sua
sdraio avvolto in una coperta leggera. Era un uomo alto
che si era rimpicciolito con l'et, e la voce gentile era un po'
tremula. Portava grosse lenti che gli ingigantivano gli occhi,
aveva ossa fragili e modi risoluti. Era stato un preside
e adesso lavorava come archivista del cimitero.
James guard i nipoti con affetto. Stavano bisticciando
sulle regole e cercando di formare le squadre. James moriva
dalla voglia di alzarsi dalla sdraio e attraversare il prato per
giocare con loro. Sospir e abbass gli occhi sul libretto di
cruciverba che teneva sulle ginocchia. Questo  molto ingegnoso
disse, mostrando la pagina a Robert. Tutte le definizioni
sono equazioni matematiche, poi devi tradurre le
risposte in lettere e inserirle nelle caselle.
Accidenti!  uno dei lavori di Martin?
S, me lo ha regalato per Natale.
Quel demonio sadico.
I bambini, che si erano disposti intorno al primo archetto,
incominciarono a colpire le palle colorate facendole passare
sotto. I pi grandi aspettarono pazientemente che la bimba
pi piccola facesse il suo tiro. Ben fatto, Nell disse il bambino
pi alto. James punt la penna verso Robert. Allora,
come sta andando con la propriet di Elspeth?
Scoppi una piccola lite tra due cugini su una palla che
era stata battuta fuori campo. La mente di Robert torn a
Elspeth, che non era mai lontana dai suoi pensieri. Roche
 in contatto epistolare con le gemelle. La sorella di Elspeth
minacciava di impugnare il testamento, ma penso che Roche
l'abbia convinta che perderebbe. Deve essere tipica degli
americani, questa mania di lanciarsi in cause legali.
Continuo a trovare strano che Elspeth non abbia mai detto
di avere una gemella. James sorrise.  difficile immaginarne
un'altra come lei.
Gi... Robert guard i bambini che colpivano gentilmente
le palle sul prato. Elspeth diceva che lei e Edie non
avevano personalit molto affini. Detestava essere scambiata
per sua sorella. Una volta eravamo da Marks & Spencer e
una donna si avvicin a Elspeth e cominci a parlare a ruota
libera. Alla fine salt fuori che era la madre di un ragazzo
con cui Edie usciva un tempo e Elspeth fu davvero sgradevole
con lei. La donna se ne and stizzita e Elspeth sembrava
tutta gonfia, come una di quelle rane brasiliane che diventano
enormi e sputano sulle cose che vogliono mangiarle.
James rise. Era molto grossa per una donna cos piccola.
La portavo in braccio. Una volta l'ho portata in braccio
per tutto il parco di Hampstead Heath. Le si era rotto un
tacco.
Portava dei tacchi vertiginosi.
Robert sospir e pens alla cabina armadio di Elspeth,
che in parte si era trasformata in un museo improvvisato
della scarpa. Di recente ci aveva trascorso mezzo pomeriggio
sdraiato per terra, a pomiciare con le sue scarpe e a farsi
una sega. Arross. Non so cosa fare con tutta la sua roba.
Di sicuro non spetta a te fare qualcosa; ci dovranno pensare
le gemelle quando arriveranno.
Ma potrebbero buttare via delle cose disse Robert.
 vero, potrebbero. James si mise in una posizione pi
comoda sulla sdraio. Gli faceva male la schiena. Si chiese
perch Elspeth avesse lasciato ogni sua propriet terrena a
quelle ragazze, che avrebbero potuto prendere e buttare tutto
ci che lei aveva amato in un cassonetto della spazzatura.
Le hai mai conosciute?
No. Per la verit nemmeno Elspeth le ha mai conosciute.
Lei e Edie non si erano pi parlate da quando Edie era scappata
con il fidanzato di Elspeth. Robert si accigli.  un testamento
molto strano, in effetti. Le gemelle erediteranno la
maggior parte dei suoi beni, ma non prima di aver compiuto
ventun anni, alla fine di quest'anno. E potranno ereditare l'appartamento
solo se i genitori non ci metteranno mai piede.
 un tantino vendicativo, non credi? Come ha potuto
aspettarsi che proprio tu facessi rispettare questa clausola?
L'ha imposta solo perch non sopportava l'idea che Edie
o Jack mettessero le mani su qualcosa di suo. Sapeva che
non era molto realistica.
James sorrise. Tipico di Elspeth. Perch lasciarlo alle
loro figlie, allora? Perch non a te?
Mi ha lasciato le cose a cui tenevo di pi. Robert guard
il prato, senza vederlo. Era molto reticente sulle gemelle.
Penso che avesse una specie di debole per loro perch sono
gemelle; si immaginava come la zia Elspeth, anche se non
aveva mai inviato nemmeno un biglietto di buon compleanno
alle nipoti. Era la stravaganza della situazione ad attirarla,
capisci. Cambier completamente le loro vite, e le strapper
dal grembo dei genitori per scaraventarle nel Mondo di
Elspeth. Come la prenderanno le ragazze nessuno pu dirlo.
Peccato che non possa pi conoscerle.
Gi. Robert non voleva pi parlare del testamento. La
partita di croquet stava degenerando in una cagnara. Alcuni
dei bambini pi piccoli stavano usando le loro mazze
come spade, e le bambine si lanciavano la palla sopra la
testa di Nell mentre lei saltellava in mezzo a loro cercando
di recuperarla. Solo i due bambini pi grandi si ostinavano
ancora a colpire le palle attraverso gli archetti. In quel
momento Jessica, uscendo in giardino, not il trambusto e
si ferm con le mani piantate sui fianchi, l'immagine stessa
dell'indignazione. Allora disse. Si pu sapere cosa
state facendo? Jessica aveva una voce che saliva e scendeva
come un aquilone al vento. I bambini smisero all'istante
di fare quello che stavano facendo e parvero imbarazzati,
come i gatti quando cadono a terra goffamente e si siedono
a leccarsi il pelo, fingendo che non sia successo niente.
Jessica cammin con cautela verso Robert e James. Due sue
amiche si erano rotte l'anca di recente, e lei per il momento
aveva cambiato l'abitudine di camminare a grandi passi
decisi ovunque andasse. Prese una sedia e si sedette vicino
a James.
Come procede il pranzo? chiese James.
Oh, ci vorr un po', il pollo sta cuocendo nel forno.
Jessica si tampon la fronte con il fazzoletto.
Robert si rese conto
che non sarebbe riuscito a mangiare il pollo arrosto con
quel caldo. Si premette il bicchiere pieno di ghiaccio quasi
sciolto sulla guancia. Jessica lo osserv con occhio critico.
Non hai una bella cera gli disse.
Non ho dormito le rispose.
Mmm borbottarono all'unisono Jessica e James. Si scambiarono
un'occhiata. Come mai? chiese Jessica.
Robert storn gli occhi. I bambini avevano ripreso la loro
partita. La maggior parte era radunata intorno ai picchetti
al centro, mentre Nell stava ripetutamente cercando di colpire
una palla incastrata nel fitto di una macchia di iris. Menava
colpi decisi e gli iris volavano via dal terriccio. Robert
guard Jessica e James, che lo stavano fissando con una
certa apprensione. Voi credete nei fantasmi? chiese loro.
No di certo disse Jessica. Sono un sacco di idiozie.
James sorrise e guard il cruciverba di Martin che teneva
sulle ginocchia.
Eh, gi, dovrei saperlo che tu non credi nei fantasmi. In
passato, il cimitero di Highgate aveva sofferto delle attenzioni
di patiti del paranormale e di satanisti, e Jessica passava
un sacco di tempo a scoraggiare programmi televisivi
giapponesi ed entusiasti del soprannaturale dal promuovere
Highgate come la Disneyland dei cimiteri infestati dai fantasmi.
Il fatto  che ultimamente sono stato nell'appartamento
di Elspeth e, non so come dire, ma ho questa sensazione
che lei sia... l. Gli angoli della bocca di Jessica si
piegarono all'ingi, come se Robert avesse fatto una battuta
infelice, James alz lo sguardo, incuriosito. Che tipo
di sensazione? Spiegati meglio gli chiese.
Robert ci pens su. Non  niente di tangibile ma, per
esempio, c' qualcosa di molto strano nella temperatura del
suo appartamento. Mi capita di essere seduto alla scrivania
a riordinare le carte, e all'improvviso sento un freddo terribile
in una parte precisa del corpo, ho la mano gelata e la
sensazione di gelo mi sale su per il braccio. Oppure sulla
nuca... Robert s'interruppe, fissando il bicchiere. Le cose
si spostano, nel suo appartamento. Piccoli movimenti, quasi
impercettibili; tende, matite. Movimenti ai bordi della mia
visione periferica. E quando torno, le cose non sono dove
le avevo lasciate. Un libro  caduto dalla scrivania sul pavimento...
Alz gli occhi e sorprese James che scuoteva
la testa guardando Jessica, che si mise la mano sulla bocca.
Va bene, come non detto.
Robert, ti stiamo ascoltando disse Jessica.
Sto perdendo la testa.
Be', forse. Ma se ti fa sentire meglio...
No, neanche un po'.
Ah. Rimasero tutti e tre in silenzio.
Una volta ho visto un fantasma disse James.
Robert guard Jessica. Aveva un'espressione rassegnata,
il sorriso sbilenco, gli occhi semichiusi. Hai visto un fantasma?
disse Robert.
S. James cerc di cambiare posizione sulla sdraio, e
Jessica si sporse per sistemargli il cuscino dietro la schiena.
Ero piccolo, avevo solo sei anni. Dunque, vediamo, doveva
essere il 1917. Io sono cresciuto appena fuori Cambridge, e
la casa in cui la mia famiglia viveva a quell'epoca un tempo
era stata una locanda. Era stata costruita intorno al 1750,
era molto grande e piena di correnti d'aria e si ergeva da
sola su un crocevia. Non usavamo il secondo piano, tutte
le nostre camere da letto erano al primo piano. Anche la cameriera
dormiva al primo piano.
Mio padre era un docente del St John's, e avevamo spesso
un sacco di ospiti che stavano da noi. Di solito c'erano
abbastanza stanze per sistemare tutti, ma in quell'occasione
dovevano esserci pi ospiti del solito, perch mio fratello
minore, Samuel, fu messo a dormire in una delle stanze
inutilizzate dell'ultimo piano. James sorrise tra s. Sam
di solito era un tipetto piuttosto cool, come dicono gli americani,
ma url tutta la notte finch mia madre non sal e lo
port a dormire nella sua stanza.
Non sapevo che avessi un fratello disse Robert.
Sam  morto in guerra.
Oh.
Cos, la notte successiva tocc a me dormire nella stanza
al secondo piano...
Aspetta, Sam ti disse perch aveva pianto?
Sam aveva solo quattro anni disse James e naturalmente
io lo presi in giro, quindi non volle dirmelo. Almeno questo
 quello che ricordo. Cos, venni messo a dormire di sopra.
Ricordo che ero l sdraiato con la coperta tirata fin sotto il
mento mentre mia madre mi dava il bacio della buonanotte,
e poi ero l al buio, senza sapere chiss quale cosa terribile
poteva sbucare dall'armadio e strangolarmi...
Jessica sorrise. Robert pens che forse sorrideva delle invenzioni
morbosamente fantasiose dei bambini.
E poi cosa accadde?
Mi addormentai. Ma pi tardi quella notte mi svegliai.
Il chiaro di luna entrava attraverso la finestra, e le ombre
dei rami di un albero si allungavano sul letto, ondeggiando
dolcemente nella brezza.
E allora vedesti il fantasma?
James rise. Amico mio, i rami erano il fantasma. Non c'era
un albero nel raggio di cento metri dalla casa, erano stati
tutti abbattuti da anni. Ho visto il fantasma di un albero.
Robert ci pens su. Ma che bella storia, molto elegante.
Mi aspettavo esseri demoniaci.
E invece  andata proprio cos. Sai, penso che se cose
del genere esistono davvero - i fantasmi intendo - debbano
essere pi belle, pi sorprendenti di quanto vogliano farci
credere tutte queste vecchie fandonie.
Robert si trov a guardare Jessica mentre James parlava.
Stava osservando il marito con un'espressione complessa, un
misto di pazienza, ammirazione, e qualcosa che era il distillato
di tutta una vita coniugale. Prov un improvviso desiderio
di stare solo. Hai un analgesico? chiese a Jessica. Credo
che il sole mi abbia fatto venire mal di testa.
Certo, vado a prendertelo.
No, no disse lui, alzandosi in piedi. Baster che mi sdrai
un momento prima di pranzo.
C' dell'ibuprofene nell'armadietto del bagno al pianterreno.
Jessica e James guardarono Robert attraversare la veranda
ed entrare in casa. Sono davvero preoccupata per lui
disse Jessica.  un po' scombussolato, non trovi?
Elspeth  morta soltanto da otto mesi disse James. Dagli
tempo.
Mah. Non saprei. Sembra si sia fermato... cio, fa tutte
le cose che uno fa abitualmente, ma non ci mette il cuore.
Credo che non stia nemmeno lavorando al suo libro. Non
riesce a riprendersi, ad andare avanti senza di lei.
James incroci lo sguardo ansioso della moglie. Sorrise.
Quanto ci metteresti tu a riprenderti dalla mia morte?
Jessica gli porse la mano, e lui la prese tra le sue. Caro
James gli disse, credo proprio che non mi riprenderei mai.
Bene, Jessica disse suo marito, eccoti la risposta.
In casa, Robert era nel corridoio semibuio del pianterreno
con due pasticche in mano. Le ingoi senz'acqua e appoggi
la fronte contro la fresca parete d'intonaco. Era una sensazione
magnifica dopo quel sole implacabile. Sent i bambini
che si chiamavano a vicenda, il croquet abbandonato
per qualche altro gioco. Adesso che era solo voleva uscire
di nuovo, per distrarsi, parlare di qualcos'altro. S, tra un
momento sarebbe uscito. Si sent la gola contratta: le pillole
non erano scese bene. Si rese conto che stava lasciando
tracce di sudore sulla parete e l'asciug con l'avambraccio.
Chiuse gli occhi e pens a James, un bambino che si rizzava
a sedere nel letto e fissava le ombre di alberi assenti. "Perch
no?" pens. "Perch no?"
 
La storia del suo fantasma.

Elspeth Noblin era morta da quasi un anno ormai, e stava
ancora cercando di capire come funzionavano le cose.
All'inizio si era limitata a girovagare nel suo appartamento.
Aveva poca energia e rimaneva un sacco di tempo a guardare
le cose che le erano appartenute. Si appisolava e si svegliava
dopo ore, dopo giorni, forse: non riusciva a stabilirlo,
non aveva importanza. Era priva di forma, e passava interi
pomeriggi a rotolare sul pavimento da una chiazza di sole
all'altra, lasciando che la luce riscaldasse ogni particella del
suo essere, come se fosse fatta d'aria; e come l'aria si alzava
e cadeva, si scaldava e si raffreddava.
Scopr che poteva infilarsi in spazi piccolissimi, e questo
port al primo esperimento. La sua scrivania aveva un cassetto
che non era mai riuscita ad aprire. Doveva essere incastrato,
perch la chiave che apriva tutti gli altri non funzionava
con quello in basso a sinistra. Era un peccato; sarebbe
stato comodo per tenerci dei documenti. E cos Elspeth ci
si infil dal buco della serratura. Il cassetto era vuoto, e
Elspeth rimase un po' delusa. Ma c'era qualcosa di piacevole
nello stare nel cassetto. Essere compressa in settanta centimetri
cubi le dava un senso di solidit cui non tard ad
assuefarsi. Non aveva ancora parti distinte del corpo, ma
quando s'infilava nel cassetto Elspeth provava sensazioni
simili al tatto: come uno strusciare dei capelli sulla pelle,
o il contatto della lingua contro i denti. Incominci a restare
nel cassetto per lunghi periodi, a dormire, a pensare, a calmarsi.
" come tornare nel grembo materno" pens, felice
di essere contenuta.
Una mattina vide i suoi piedi. Erano quasi impercettibili,
ma Elspeth li riconobbe e ne gio. Poi fu la volta di mani,
gambe, seni, fianchi e torso, e infine Elspeth riusc a sentirsi
la testa e il collo. Era il corpo con cui era morta, esile e
segnato dai buchi degli aghi e dalla cicatrice dove le avevano
impiantato il port, ma lei era cos contenta di vederlo
che per molto tempo non se ne cur. Acquist opacit gradualmente;
vale a dire che riusciva a vedersi con crescente
chiarezza; per Robert era del tutto invisibile.
Lui passava un sacco di tempo nell'appartamento, a occuparsi
della liquidazione della sua attivit, a girare per casa
toccando gli oggetti, o raggomitolato sul letto con uno dei
suoi indumenti stretto al corpo. Era preoccupata per lui.
Sembrava magro, malato, depresso. "No, cos non va" pens.
Era combattuta, non sapeva se tentare di renderlo al pi
presto consapevole della sua presenza o lasciarlo in pace.
"Non riuscir a riprendersi se sa che tu sei qui" si disse.
"Non si sta riprendendo comunque."
A volte lo toccava. Sembrava gli facesse l'effetto di una
corrente gelida; vedeva la pelle d'oca sollevarsi dove lo
sfiorava con le mani. Lui invece le sembrava caldissimo.
Adesso sentiva solo il caldo e il freddo. Il ruvido e il liscio,
il morbido e il duro erano sensazioni perdute per lei. Non
aveva il senso del gusto n dell'olfatto, per era tormentata
dalla musica; canzoni che aveva amato, o odiato, o che
aveva notato a malapena, adesso le risuonavano nella mente.
Era impossibile liberarsene. Erano come una radio accesa
a basso volume nell'appartamento vicino.
A Elspeth piaceva chiudere gli occhi e accarezzarsi il viso.
Aveva una consistenza sotto le sue mani, anche se il resto
del mondo le scivolava attraverso come se stesse camminando
davanti a una pellicola proiettata su uno schermo.
Non eseguiva pi i soliti riti quotidiani di lavarsi, vestirsi
o truccarsi: le bastava rievocare mentalmente un pullover
o un abito preferito per trovarselo addosso. I capelli non le
crescevano, con suo grande disappunto. Era stata dura vederli
cadere tutti, manciata dopo manciata, e quando avevano
cominciato a ricrescere erano i capelli di un'altra, grigio
argento invece del suo biondo. Sembravano ispidi, quando
se li toccava.
Elspeth non veniva pi riflessa dagli specchi. Era esasperante,
si sentiva gi emarginata, e non riuscire a vedere la
propria faccia la faceva sentire sola. A volte si piazzava
nell'atrio, e guardava attentamente i vari specchi, ma il massimo
che riusciva a vedere era un segno scuro e indistinto,
come se qualcuno avesse iniziato a tracciare un disegno a
carboncino nell'aria e poi lo avesse cancellato, in modo incompleto.
Poteva tendere le braccia e vedere distintamente
le proprie mani. Poteva piegarsi e guardarsi i piedi ben calzati.
Ma la faccia le sfuggiva.
Essere un fantasma poteva riassumersi cos: la costringeva
a fare affidamento sul mondo esterno. Non possedeva pi
niente. Doveva trarre soddisfazione dalle azioni degli altri,
dalla loro capacit di spostare gli oggetti, di consumare
cibo, di respirare l'aria.
Elspeth voleva disperatamente fare rumore. Ma Robert
non poteva sentirla, nemmeno quando era a pochi centimetri
da lui e gridava. Elspeth arriv alla conclusione che
non aveva niente con cui produrre un suono. Le sue eteree
corde vocali non erano all'altezza del compito. Cos si concentr
sullo spostamento degli oggetti.
All'inizio non reagirono minimamente. Elspeth raccoglieva
tutta la sostanza e la furia che aveva e si scagliava
contro un cuscino o un libro: niente, non succedeva niente.
Cerc di aprire le porte, di sbattere le tazze, di fermare
gli orologi. I risultati erano inesistenti. Decise di abbassare
il tiro e cominci a cercare effetti minimi. Un giorno trionf
su una graffetta. A furia di tira e molla riusc a spostarla di
un centimetro nel corso di un'ora. Allora cap di non essere
una creatura trascurabile: poteva incidere sul mondo se ce
la metteva tutta. Cos, ogni giorno Elspeth si allenava. Alla
fine riusc a spingere la graffetta gi dalla scrivania. Poteva
far svolazzare le tende e torcere i baffi dell'ermellino impagliato
che stava sulla sua scrivania. Incominci a lavorare
sugli interruttori della luce. Poteva far oscillare una porta
di pochi centimetri, come se una ventata fosse entrata nella
stanza. Con grande gioia, riusc a voltare le pagine di un
libro. Leggere era stato il grande piacere della sua vita, e
adesso poteva coltivarlo di nuovo, a patto che il libro venisse
lasciato aperto per lei. Inizi a esercitarsi a togliere i
libri dal loro posto sugli scaffali.
Nonostante gli oggetti fossero inconsistenti per Elspeth,
o lei per loro, i muri dell'appartamento erano barriere assolute
che non poteva oltrepassare. All'inizio non le dispiacque.
Temeva che se fosse uscita sarebbe stata dispersa dal
vento e dalle intemperie. Ma poi divenne insofferente. Se
il suo territorio avesse incluso l'appartamento di Robert,
si sarebbe accontentata. Cerc pi volte di passare di sotto,
sprofondando attraverso il pavimento, ma fin per ritrovarsi
in una specie di pozzanghera, come la Strega Cattiva
dell'Ovest. Anche i tentativi di infilarsi sotto la porta d'ingresso
per sbucare nel corridoio esterno fallirono miseramente.
Poteva sentire Robert che, nell'appartamento sottostante,
si faceva la doccia, parlava con la TV, metteva gli
Arcade Fire sullo stereo. I rumori la riempivano di rabbia
e autocommiserazione.
Finestre e porte aperte erano invitanti, ma del tutto inutili.
Elspeth sent che si stava disintegrando, che era priva
di forma ma era ancora nell'appartamento, quando cerc
di attraversarle.
Si chiese: "Perch? Che senso ha tutto questo? Capisco
il nesso logico tra paradiso e inferno e ricompensa e punizione,
ma se questo  il limbo, che senso ha? Cosa dovrei
imparare dall'equivalente spirituale degli arresti domiciliari?
Ogni persona morta viene mandata ad aggirarsi come
un fantasma in quella che era stata la sua casa? Se  cos,
dove sono tutti quelli che hanno abitato qui prima di me?
Non ci sar stata una svista da parte delle autorit celesti?".
Elspeth era sempre stata negligente in fatto di religione.
In vita era anglicana come chiunque altro in Inghilterra:
pensava di credere in Dio, ma le sembrava noioso farla tanto
lunga su di Lui. Andava raramente in chiesa, fatta eccezione
per funerali e matrimoni; ripensandoci si sent ancor
pi pigra, visto che la chiesa di St Michael era praticamente
alla porta accanto. "Vorrei tanto poter ricordare il mio funerale."
Doveva essersi svolto mentre lei stava rotolando
sul pavimento di casa sua in una nebbia amorfa. Elspeth si
chiese se avrebbe dovuto essere pi zelante nei confronti di
Dio. Si chiese se sarebbe rimasta bloccata nel suo appartamento
per tutta l'eternit. Si chiese se una persona che era
gi morta poteva uccidersi.


Il vestito viola.

Edie e Valentina erano nel laboratorio di Edie a cucire un vestito.
Era il sabato prima di Natale e Julia era andata in centro
con Jack per aiutarlo a comprare i regali. Valentina appunt
il modello di carta su vari metri di seta viola, attenta
a disporre i pezzi in modo da non sprecare la stoffa. Stava
confezionando due abiti identici, e non era sicura di aver
comprato seta a sufficienza.
Ecco fatto disse Edie. La stanza era calda nel sole pomeridiano,
e lei era un po' insonnolita. Porse a Valentina le sue
forbici migliori e guard l'acciaio tagliare la stoffa sottile.
"Che suono fantastico, le lame che si muovono all'unisono."
Valentina pass i pezzi a Edie, che cominci a trasferire le
linee delle cuciture dal modello alla stoffa. Continuarono a
passarsi i pezzi di seta, lavorando in perfetta armonia, grazie
a una lunga consuetudine. Quando il tessuto fu marcato
e gli spilli tolti e rimessi senza il modello, Valentina
si sedette alla sua macchina per cucire e attacc i pezzi del
vestito, mentre Edie iniziava ad appuntare e tagliare il secondo
abito.
Guarda, mamma disse Valentina. Si alz e si appoggi
il davanti del vestito contro il petto. L'elettricit statica le avvolse
il vestito intorno al corpo con un crepitio. Non c'erano
ancora le maniche e i punti erano imbastiti; Edie pens
che l'abito ricordava un costume da fata per una recita natalizia.
Sembri Cenerentola disse alla figlia.
Ah, s? Valentina and davanti allo specchio e sorrise
al proprio riflesso. Mi piace questo colore.
Ti dona.
Julia voleva che li facessi rosa.
Edie aggrott la fronte. Per carit! Sembrereste due ballerine
di dodici anni. Potevamo farlo rosa per lei.
Valentina colse l'occhiata della madre, poi distolse lo
sguardo. Non valeva la pena di litigare. Julia voleva qualsiasi
cosa avessi fatto per me.
Vorrei che le tenessi testa pi spesso, tesoro.
Valentina si stacc di dosso il vestito e si sedette alla macchina
per cucire. Incominci ad attaccare le maniche. Elspeth ti
comandava a bacchetta? O eri tu la prepotente?
Edie esit. Noi non... non era cos. Stese il secondo vestito
sul tavolo e cominci a passare la rotella del gessetto
sulle linee delle cuciture. Facevamo tutto insieme, non ci 
mai piaciuto stare da sole. Sento ancora la sua mancanza.
Valentina rimase in silenzio, aspettando che la madre continuasse.
Ma Edie disse: Mandami le fotografie dell'appartamento,
d'accordo? Immagino debba essere pieno dei
mobili dei nostri genitori; a Elspeth piaceva tutta quella tetra
roba vittoriana.
Okay, certo. Valentina si gir sulla sedia e disse: Preferirei
non andarci.
Lo so. Ma  come ha detto pap: non potete rimanere a
casa per sempre.
Non lo avrei fatto.
Edie sorrise. Brava la mia bambina.
Vorrei poter restare in questa stanza per sempre, a cucire
cose.
S, come in una favola.
Valentina rise. Io sono lo gnomo Rumpelstilskin.
No, no disse Edie. Pos i pezzi del vestito e si avvicin
a Valentina. Si mise dietro di lei e le pos le mani sulle spalle.
Si chin a baciarla sulla fronte. Tu sei la principessa.
Valentina alz gli occhi e vide sua madre che le sorrideva,
capovolta. Davvero?
Certo disse Edie. Sempre.
E vissero per sempre felici e contenti?
Proprio cos.
Bene. Valentina ebbe un'esperienza intensa, la consapevolezza
del formarsi di un ricordo. "E vissero per sempre felici
e contenti? Proprio cos." Edie torn a occuparsi dell'altro
vestito e Valentina fin la prima manica. Quando Jack e
Julia rientrarono, Valentina indossava gi l'abito viola e Edie
era accovacciata davanti a lei con la bocca piena di spilli, ad
appuntare l'orlo della gonna. Valentina non stava pi nella
pelle, era una tortura restare ferma; voleva fare una giravolta,
far roteare il vestito come una giostra. "Lo indosser al
ballo" pens, "quando il principe mi inviter a ballare."
Posso provarlo? chiese Julia.
No disse Edie, attraverso gli spilli, prima che Valentina
potesse parlare. Questo  il suo. Torna pi tardi.
Va bene disse Julia girandosi per correre a incartare i
regali che Jack aveva comprato.
Visto? disse Edie a Valentina. Basta aprire la bocca e
dire "no".
Okay disse Valentina. Fece una giravolta e il vestito rote
sventolando. Edie rise.

 Il giorno di Santo Stefano.

Jack entr nella sua tana e trov le gemelle che guardavano
un film. Era mezzanotte e di solito tutti e tre a quell'ora
erano a letto.
Mi sembra familiare disse Jack. Cosa state guardando?
The Filth and th Fury disse Julia.  un documentario
sui Sex Pistols. Tu e mamma ce lo avete regalato per Natale.
Ah. Le gemelle erano spaparanzate sul divano, quindi
Jack si accomod sulla poltrona reclinabile. Appena fu
seduto si sent esausto. Il Natale gli era sempre piaciuto,
ma i giorni successivi gli sembravano vuoti e tetri. L'effetto
era potenziato dal fatto che le gemelle sarebbero partite
per Londra di l a qualche giorno. "Dov' finito il tempo?
Cinque giorni al loro ventunesimo compleanno. E poi
via, sparite."
A che punto siete con i bagagli? chiese.
 quasi fatta disse Valentina. Tolse l'audio alla tv. Per
supereremo il limite dei 20 chili di peso.
Come mai non mi sorprende? disse Jack.
Ci servono degli adattatori, sai, per collegare i nostri computer
e altri aggeggi. Julia guard Jack. Possiamo venire
in centro con te domani?
Sicuro. Possiamo pranzare da Heaven on Seven disse
Jack. Vorr venire anche la mamma. Edie aveva seguito
le gemelle come un'ombra per settimane, incamerandole,
memorizzandole.
Fantastico, cos possiamo andare al Water Tower. Abbiamo
bisogno di stivali nuovi.
Valentina guard Johnny Rotten che cantava in silenzio.
"Sembra strafatto. Che bel maglione per!" Lei e Julia
si erano preparate diligentemente per il viaggio a Londra,
leggendo la Lonley Planet e Charles Dickens, facendo liste
di cose da portare e cercando di trovare la loro nuova casa
su Google Earth. Avevano fatto un'infinit di congetture su
zia Elspeth e il misterioso Mr Fanshaw, erano rimaste assai
gradevolmente sorprese dalla somma di denaro sul loro
nuovo conto corrente alla Lloyd's Bank. Adesso non restava
quasi pi niente da fare, il che creava uno strano vuoto,
un senso di ansia incontrollabile. Valentina voleva partire
adesso o mai pi.
Julia guard il padre. Stai bene?
S. Sto benissimo. Perch?
Non lo so, sembri un po' a terra. "Hai messo su un sacco
di chili e sbuffi come un mantice. Che ti succede?"
Sto bene. Sono solo le vacanze.
Ah.
Jack sedeva cercando di immaginare la casa/il suo matrimonio/la
sua vita senza le gemelle. Lui e Edie avevano
evitato l'argomento per mesi, e adesso ci pensava in modo
ossessivo, oscillando tra fantasie di felicit coniugale - in
realt i suoi ricordi dell'ultima volta che le gemelle se n'erano
andate da casa - e le preoccupazioni per Edie.
Per un po' di tempo prima della morte di Elspeth, Edie
era stata distratta. Jack aveva assunto l'investigatore nella
speranza di scoprire le ragioni della sua distrazione, del
suo sguardo assente, della sua falsa allegria ogni volta che
le chiedeva cosa la turbava. Ma l'investigatore poteva solo
osservare Edie a distanza; non aveva risposte per le domande
di Jack. Dopo la morte di Elspeth la distrazione era
stata rimpiazzata da una tristezza profonda. Jack non poteva
consolarla. Sembrava non riuscisse mai a dire la cosa
giusta, sebbene ci provasse. Adesso Jack si chiedeva come
se la sarebbe cavata Edie dopo la partenza delle gemelle.
Ogni volta che le gemelle erano partite per la scuola, le
cose erano iniziate bene. Jack e Edie si godevano la loro libert:
tiravano tardi la sera, facevano sesso senza preoccuparsi
di far rumore, decidevano i loro svaghi all'ultimo minuto
e a volte bevevano pi del dovuto. Ma poi arrivava
sempre un senso di desolazione. Presto sarebbe piombato
su di loro e sulla casa vuota. Avrebbero cenato insieme, loro
due soli; le serate sarebbero diventate interminabili, da riempire
con DVD e forse con una passeggiata sulla spiaggia o al
club. Oppure si sarebbero ritirati alle estremit opposte della
casa, lui a navigare su Internet o a leggere un romanzo
di Tom Clancy, Edie a lavorare ai suoi ricami su tela mentre
ascoltava un audiolibro. (Al momento stava ascoltando
Ritorno a Brideshead, che secondo Jack aveva forti probabilit
di provocarle un serio attacco di depressione.)
Adesso non vedeva molto di cui rallegrarsi dopo che le
gemelle se ne fossero andate. Si sentiva riconoscente verso
di loro per essere rimaste a casa tutto quel tempo, grato a
Edie e a Elspeth per aver sistemato le cose in modo che Julia
e Valentina potessero crescere in quella brutta casa comoda,
in modo che lui potesse fare il pap, e le ragazze potessero
sedere l nella sua stanza a guardare Johnny Rotten
che cantava come uno spastico God Save th Queen con il volume
azzerato; all'improvviso fu sopraffatto da un senso di
gratitudine che assomigliava al dolore, e allora, alzandosi
a fatica dalla poltrona, borbott: Buonanotte e usc dalla
stanza, per paura che se fosse rimasto un minuto di pi
sarebbe scoppiato a piangere o avrebbe detto qualcosa di
cui si sarebbe pentito. Entr in camera da letto, dove Edie
dormiva raggomitolata, un po' azzurrina nella luce della radiosveglia.
Jack si svest silenziosamente, s'infil a letto senza
lavarsi i denti, e sprofond in un abisso, incapace di immaginare
un minimo di felicit per se stesso d'ora in avanti.
Valentina spense il televisore. Le gemelle si alzarono e si
stiracchiarono. Sembra proprio gi di corda disse Valentina.
Sembrano aspiranti suicidi, tutti e due rispose Julia.
Mi chiedo cosa succeder quando saremo partite.
Forse non dovremmo andare via.
Julia si spazient. Dovremo pur andare da qualche parte
alla fine. Prima ce ne andremo e prima si riprenderanno.
Pu darsi.
Li chiameremo ogni domenica. E poi possono sempre
venire a trovarci.
Lo so. Valentina fece un respiro profondo. Forse tu
dovresti andare a Londra e io restare qui con loro.
Julia si sent rifiutata. "Preferiresti stare con mamma e
pap invece che con me?" No! Si interruppe, cercando di
reprimere l'irritazione. Valentina la osserv, un po' divertita.
Topolino, dobbiamo andare tutte e due...
Lo so. Non preoccuparti. Verr con te. Si strinse a Julia,
mettendole le braccia intorno alle spalle. Poi spensero la luce
e andarono nella loro stanza, lanciando un'occhiata alla porta
dei genitori mentre passavano.
 
Capodanno.

Robert era nello studio di Elspeth. Le gemelle sarebbero arrivate
l'indomani. Si era portato un disco rigido esterno e
alcuni scatoloni del supermercato; i cartoni erano per terra,
vuoti e aperti accanto all'enorme scrivania vittoriana
di Elspeth.
Elspeth sedeva sulla sua scrivania e guardava Robert.
"Oh, non sembri felice, amore." Non aveva idea di quanto
tempo fosse passato. Era morta da mesi? Da anni? Stava
succedendo qualcosa; finora Robert non aveva cambiato
niente nel suo appartamento. Aveva buttato via quasi tutte
le scorte alimentari e annullato le carte di credito. Lei
non riceveva pi posta. Robert aveva chiuso la sua attivit
e scritto lettere personali ai clienti. Ma per il resto tutto era
rimasto uguale a prima. Si stava accumulando molta polvere
nell'appartamento. Perfino la luce del sole sembrava
pi smorta di come la ricordava; le finestre avevano bisogno
di essere lavate.
Robert controll i cassetti della scrivania di Elspeth, lasci
il materiale da ufficio e i moduli delle fatture. Prese alcuni
pacchi di fotografie e un taccuino su cui lei scarabocchiava
quando parlava al telefono. And alle librerie e inizi a togliere
con cura i libri mastri che lei aveva usato come diari,
spolverandoli e riponendoli negli scatoloni. "Aprine uno"
disse Elspeth. "Apri quello." Ma naturalmente Robert non
poteva sentirla.
Continu a lavorare in silenzio. Elspeth si sent snobbata;
a volte lui le parlava quando era nell'appartamento. Album
fotografici, una scatola da scarpe piena di lettere, quaderni
e taccuini finirono negli scatoloni. Elspeth voleva toccarlo
ma si trattenne. Robert colleg il disco rigido al computer
e copi i file. Poi svuot il computer di tutti i dati eccetto
il sistema operativo e le applicazioni del software. Elspeth
era alle sue spalle e lo osservava. "Che strano, sentirsi tristi
per il computer. Devo proprio essere morta e sepolta."
Robert scolleg il disco rigido e lo ripose in uno scatolone.
Prese a girare per l'appartamento, con lo scatolone in
mano, seguito a ruota da Elspeth. "La stanza da letto" lo
incalz in silenzio. Quando ci arriv, Robert si ferm sulla
soglia per qualche minuto. Elspeth gli scivol accanto e si
sedette sul letto. Lo guard. C'era qualcosa di speciale in
quel momento: lei seduta sul letto, Robert fermo sulla soglia
e la luce, la luce che inondava la stanza in un tepore
polveroso. "Tra un momento lui verr qui e mi bacer." Elspeth
attese, dimentica di tutto. Lo avevano fatto tante volte!
Robert apr la porta della cabina armadio. Pos lo scatolone
per terra, prese da un cassetto qualche sottoveste,
un paio di reggiseni e alcune delle sue mutandine pi raffinate
e le mise nello scatolone. Poi si ferm a esaminare le
scarpe. "Prender quelle di camoscio rosa col tacco a spillo"
pens Elspeth, e Robert lo fece. Sistem le altre scarpe
in modo da riempire il vuoto. "Non dimenticare le lettere."
Apr un cassetto pieno di pullover e li annus uno per
uno. Quello che scelse era un banale maglione di cachemire
azzurro; Elspeth immagin che non fosse stato portato
in lavanderia da quando lo aveva indossato l'ultima volta.
Robert apr un altro cassetto e rovesci i loro giocattoli
erotici nello scatolone. "Ne hai lasciato uno" disse Elspeth,
ma lui chiuse il cassetto.
Robert sollev le braccia e prese una scatola sull'ultimo
scaffale. Elspeth sorrise. Aveva fatto affidamento sulla sua
diligenza, e Robert non la deluse. Si sedette accanto allo
scatolone pieno di indumenti.
Robert svuot il bagno. Gett la maggior parte degli articoli
da toeletta nella spazzatura, ma rimase per un momento
fermo con in mano il diaframma. "Che oggetto stupido
su cui fare del sentimentalismo" pens Elspeth. Poi
anche quello fin nel cestino.
Robert chiuse la porta del bagno e si ferm vicino al letto,
a pensare. Poi si sdrai. Elspeth si distese accanto a lui,
attenta a non toccarlo, speranzosa. "E se non ti rivedessi
pi?" Robert stava prendendo le cose che lei gli aveva regalato;
stava lasciando l'appartamento. "Non essere timido,
tesoro, siamo solo io e te." Applaud quando lui si slacci
la cintura e si abbass la cerniera dei pantaloni. Si immagin
nuda accanto a lui, e lo era.
A volte Robert imitava la sua tecnica, ma oggi fu brusco,
pi utilitarista con se stesso. Elspeth guard il viso di Robert.
Si lev a sedere e si chin su di lui che aveva gli occhi
chiusi. Gli accarezz i capelli. Avvicin la faccia alla sua, lasciando
che il suo fiato la riscaldasse. "Cos caldo, cos solido."
Avrebbe dato qualsiasi cosa per essere viva con lui in
quel momento, per toccarlo. Elspeth sapeva che il suo tocco
era freddo per Robert; ogni volta che cercava di sfiorarlo,
lui rabbrividiva e si ritraeva. Cos si inginocchi accanto
a lui, guardandolo.
Si era spesso meravigliata del gioco di espressioni sulla
faccia di Robert durante i rapporti sessuali. Desiderio, concentrazione,
dolore, resistenza, ilarit, disperazione, sollievo:
a volte le sembrava di assistere a un'esibizione degli
estremi dell'anima di Robert. Oggi dominava la determinazione,
una specie di feroce supplica; ci stava mettendo
parecchio, e Elspeth cominci a sentirsi impaziente. "Almeno
goditela. Per tutti e due." Guard le mani di Robert
sul cazzo, guard i suoi alluci e le dita dei piedi che si contraevano,
lo scatto laterale della testa mentre veniva. Il suo
corpo si rilass. Robert apr gli occhi e guard il soffitto attraverso
Elspeth. "Sono qui, Robert."
Una lacrima gli scivol sulla guancia. "Ti prego, tesoro.
Non piangere." Elspeth non aveva mai visto Robert piangere,
nemmeno in ospedale, nemmeno quando era morta.
"Oddio, no! Non voglio vederti cos infelice." Allung una
mano e tocc la lacrima cercando di asciugarla. Robert trasal,
e si volt.
"Sono qui, sono qui, sono qui." Elspeth si guard attorno
in cerca di qualcosa da muovere, e cominci a far ondeggiare
le tende, appena appena. Ma Robert si stava alzando,
poi si asciug le mani, si allacci i pantaloni, e non si accorse
di niente.
Elspeth cerc di scuotere lo scatolone di giochi erotici
e mutandine, ma era troppo pesante per lei. Si ferm in
mezzo alla stanza, esausta. Robert and in bagno a lavarsi
e torn con il sacco della spazzatura pieno delle sue cose.
Lo pos e si mise a rassettare le coperte. Elspeth si sedette
sul letto mentre lo faceva, e quando si chin gli appoggi
le mani sul petto, toccandogli la pelle leggermente, attraverso
la camicia. Robert si ritrasse.
Elspeth? sussurr, con urgenza.
"Robert." Gli fece scorrere le mani sulla pelle, lentamente:
schiena, fianchi, gambe, cazzo, stomaco, mani, braccia. Lui
era in piedi con la testa bassa, girata verso di lei, gli occhi
chiusi. Elspeth immagin cosa doveva sentire: forse come
se dei cubetti di ghiaccio gli scivolassero sul corpo? Spinse
le mani dentro di lui e Robert rest senza fiato. "Sei cos
caldo" pens, e cap cosa doveva provare; il suo gelo immateriale
doveva essere l'opposto del corpo adorabile, liquido
e caldo di Robert. Stacc le mani e sent il suo calore
che ancora le scaldava. Le guard, aspettandosi che brillassero.
Robert incroci le braccia sul petto e si ingobb, rabbrividendo.
"Oh, tesoro, scusami!"
Elspeth sussurr Robert. Se sei tu... fai qualcosa...
qualcosa che fai solo tu... una cosa alla Elspeth...
Lei gli appoggi la punta del dito tra le sopracciglia e la
fece scorrere lentamente sul naso, sulle labbra, sul mento.
Poi lo rifece.
S disse Robert. Mio Dio. Si rimise a sedere sul letto,
i gomiti sulle ginocchia, la testa tra le mani, e fiss il
pavimento. Elspeth si sedette accanto a lui, estasiata. "Finalmente!"
Era ebbra di sollievo. "Adesso sai che sono qui!"
Robert si lasci sfuggire un gemito. Elspeth lo guard:
teneva gli occhi strizzati e si batteva ritmicamente la fronte
con i pugni. Ho perso completamente la testa. Merda. Si
alz, afferr gli scatoloni e il sacco della spazzatura, e torn
rapidamente nello studio. Elspeth lo segu, incredula.
"Aspetta, Robert, non..."
Robert tir su tutti gli scatoloni, percorse il corridoio, attravers
l'atrio e li trascin gi per le scale nel suo appartamento.
Elspeth rimase sulla soglia, ascoltando i suoi passi
mentre si muoveva nell'appartamento sottostante e poi risaliva
le scale. Lasci che Robert le passasse attraverso ogni
volta che saliva, e lo segu dappresso, cogliendo i suoi borbotti
confusi mentre finiva di trasportare via le sue cose.
Jessica ha detto che stavo perdendo il senso della realt,
e aveva ragione! "Finirai per ammalarti" ha detto, e mi
venga un colpo se non  successo... Cosa credevo di fare?
Lei non torner... Oh, Elspeth.
La porta si chiuse e Elspeth rimase sola. "Lacrime" pens,
come se stesse evocando un pullover. Si mise la mano sul
viso e sent le lacrime. "Oddio, sto piangendo." Per un attimo
si ferm, meravigliata della sua nuova conquista. Poi
si gir a guardare il suo appartamento silenzioso.

 SECONDA PARTE.


Le gemelle speculari.

Julia e Valentina Poole scesero dall'aereo ed entrarono
nell'aeroporto di Heathrow. Le loro scarpe di pelle bianca
colpirono la moquette in cadenza perfetta, con una precisione
da musical. Indossavano calzettoni bianchi al ginocchio,
gonne bianche pieghettate che arrivavano a met
coscia, e camicette bianche sotto giacconi di lana bianchi.
Entrambe indossavano una sciarpa bianca e si tiravano
dietro una valigia a rotelle. La valigia di Julia era di tessuto
di spugna rosa e giallo, e aveva una faccia di scimmia da
cartone giapponese che guardava maliziosa la gente dietro
di lei. La faccia da cartone animato sulla valigia di Valentina
era quella di un topolino. Il topolino aveva un'aria a un
tempo timida e contrita.
Fuori dalle vetrate dell'aeroporto, il cielo mattutino era
azzurro. Le gemelle percorsero i corridoi interminabili, si
tennero sulla destra sui tapis roulant, seguirono passeggeri
esausti gi per rampe e scale. Si misero in coda dietro gli
sportelli dell'immigrazione, tenendosi per mano e sbadigliando.
Quando venne il loro turno, le gemelle consegnarono
i loro passaporti vergini.
Quanto vi fermerete? chiese la donna in uniforme, dall'aria
stanca.
Per sempre disse Julia. Abbiamo ereditato un appartamento
e siamo venute ad abitarci. Sorrise a Valentina che
ricambi. La donna esamin i loro visti di residenza, timbr
i passaporti e con un cenno della mano le introdusse
nel Regno Unito.
"Per sempre" pens Valentina. "Vivr per sempre con
Julia nel nostro appartamento di Londra, che non abbiamo
mai visto, circondata da persone che non abbiamo mai conosciuto,
per sempre." Strinse la mano della gemella. Julia
le fece l'occhiolino.
Il taxi nero era freddo e pieno di correnti d'aria. Valentina
e Julia dormicchiarono sul sedile posteriore, i piedi coperti
da pile di bagagli, le mani ancora intrecciate. Le strade
di Londra sfrecciarono via o rimasero immobili; altri automobilisti
passarono sibilando, seguendo regole di circolazione
incomprensibili. Julia e Valentina avevano imparato a
guidare, ma mentre il taxi zigzagava per le strade tortuose
e intasate Julia cap che guidare a Londra sarebbe stato impossibile,
persino per lei, e sicuramente per il Topolino. Al
Topolino non piaceva perdersi, e tantomeno trovarsi in posti
estranei; per di pi non possedevano una macchina. Julia
si rassegn a prendere i taxi e i mezzi pubblici. Guard
l'autobus rosso a due piani che avanzava ondeggiando di
fianco a loro. All'interno, tutti avevano l'aria stanca e annoiata.
"Come fate a essere annoiati? Vivete a Londra! Respirate
la stessa aria della regina e di Vivienne Westwood!"
Il taxi pass accanto a una stazione del metr. La gente
ne usciva a sciami. Julia guard l'orologio, che segnava
le 4,15. Lo spost sulle 10,15. Imboccarono Highgate
Road e Julia pens che ormai dovevano essere vicine. Si
gir verso Valentina, che adesso si era rizzata a sedere e
guardava fuori dal finestrino. Il taxi cominci a salire su
una collina ripida. SWAIN'S lane. Come dire Sentiero degli
Innamorati? chiese Valentina. Dei suini, piuttosto, signorina
rispose il tassista. Un tempo ci facevano passare
i maiali, per di qui. Valentina arross. Julia tir fuori il
rossetto e se lo mise senza usare lo specchio, poi lo pass
a Valentina, che la imit. Si controllarono a vicenda. Julia
pul con una ditata uno sbaffo di rossetto sull'angolo della
bocca di Valentina. La radio gracchi una sfilza di nomi
e numeri che sembravano in codice: "Tamworth uno, Dagenham
e Redbridge uno; Barnet zero, Woking zero; Exeter
City zero, Hereford United uno; Aldershot due...". Risultati
delle partite di calcio, signorina disse il tassista quando
Julia glielo chiese.
Arrivarono in cima alla collina e procedettero lungo
una strada stretta con un parco su un lato e case di mattoni
sull'altro. Una grande chiesa svettava in mezzo all'isolato,
e il taxi si ferm a met strada tra questa e un edificio
dalla scialba facciata di stucco. Eccoci arrivati. Vautravers
Mews. Il tassista prese i soldi di Julia, che rimase scioccata
nel rendersi conto che avevano appena speso 120 dollari
per una corsa in taxi. Lasci una mancia del dieci per cento.
Grazie davvero disse il tassista. Valentina apr la portiera
e un vento freddo e umido la invest.
Non la vedo grid a Julia. La chiesa era sulla sinistra e
la casa di stucco era il numero 72. Tra le due c'era un vialetto
asfaltato che scendeva a precipizio nelle tenebre. Era oscurato
da un enorme muro di mattoni che circondava la propriet
della chiesa. Ma Valentina non riusciva a vedere nessuna
casa che potesse essere la loro.
Sar qui da qualche parte disse il tassista. Devo aiutarvi
con i bagagli? Tir su un numero impossibile di valigie
e scese lungo il vialetto. Julia e Valentina lo seguirono,
trascinando le loro piccole valigie a rotelle. La stradina le
condusse dietro la casa di stucco. E allora videro un alto
muro di pietra con delle picche acuminate in cima. Betulle
rigogliose spuntavano dalla sommit. Valentina sent odore
di terra umida e prov una forte nostalgia di casa. Julia
stava aprendo il pesante cancello di legno con una grossa
chiave. Il cancello si spalanc silenziosamente, e Julia scomparve
dietro il muro. Il tassista aveva sistemato le valigie in
una pila ordinata; Valentina rimase in piedi accanto ai bagagli,
restia a entrare. Il tassista la guard incuriosito. Era un
uomo anziano e magrolino con occhi di un azzurro slavato.
Indossava un cardigan verde brillante e pantaloni scozzesi
marroni. Sta bene, signorina? le chiese.
S. Sto bene disse Valentina, anche se in realt aveva
un po' di nausea.
Muoviti, Topolino! grid Julia. La sua voce suon attutita
e distante.
Siete americane? chiese il tassista.
Nostra zia ci ha lasciato in eredit il suo appartamento
disse Valentina. Poi si sent sciocca. Cosa poteva importargliene
a quell'uomo?
Ah fece il tassista. E questo sembr soddisfare la sua
curiosit su di loro. Valentina prov un moto di gratitudine.
Non le avrebbe chiesto se erano gemelle. Forse pensava
che fosse una domanda troppo personale. O forse non
se n'era accorto. Valentina gongolava quando la gente se lo
lasciava sfuggire.
Topolino!
Il tassista le sorrise. Coraggio, vada. Valentina ricambi
il sorriso, e trascin la sua valigia attraverso il cancello.
Julia era ferma davanti alla porta d'ingresso, con la mano
sulla maniglia. Aspett che Valentina finisse di percorrere
il vialetto con le sue pietre coperte di muschio scivoloso.
Valentina guard la grossa mole scura di Vautravers, le finestre
nere, l'elaborata inferriata di ferro battuto e rabbrivid.
Non stava piovendo, ma non si poteva neppure dire
che non piovesse. Sent il tassista scalpicciare lungo il vialetto.
Julia apr la porta.
Entrarono nell'atrio principale. Al contrario dell'esterno
dell'edificio, era accogliente, pulito e praticamente vuoto. Le
pareti erano dipinte di un rosa grigio che a Valentina ricord
il colore del cervello. Sulla destra c'era una porta di quercia
con un cartoncino scritto a mano che diceva fanshaw.
Davanti a loro, un tavolino con sopra tre cestini vuoti e un
ombrello appoggiato al bordo. A sinistra c'era una scala, che
si curvava e saliva sopra le loro teste. Valentina pens che
avrebbe dovuto esserci una bottiglietta con l'etichetta che
diceva bevimi, ma non c'era.
Quelle pu lasciarle qui disse Julia al tassista. Valentina
disse: Grazie. Il tassista rispose: Buona fortuna, allora,
e se ne and. Valentina si sent un po' abbandonata.
Andiamo disse Julia e si lanci su per le scale come se
fosse priva di gravit. Valentina la segu con pi flemma.
Sul primo pianerottolo apparve un tappeto orientale. Le
scale proseguivano, ma le gemelle si fermarono. Il cartellino
sulla porta era verde pallido e sopra c'era il nome noblin
battuto a macchina, apparentemente con una vera macchina
da scrivere. Julia infil la chiave nella serratura. Dovette
tirarla avanti e indietro un paio di volte prima di riuscire ad
aprire la porta. Si gir a guardare la gemella. Valentina la
prese per mano, e insieme entrarono nella loro nuova casa.
L'atrio era pieno di ombrelli e specchi. Le gemelle si videro
riflesse diciotto volte in altrettanti specchi, e i loro riflessi
venivano riflessi a loro volta, e cos via. Rimasero sbigottite
dallo spettacolo; entrambe si immobilizzarono e nessuna delle
due era sicura di quale riflesso appartenesse a chi. Poi Julia
gir la testa: met dei riflessi si girarono a loro volta, e
l'effetto si affievol. Da paura disse Julia, per rompere il
silenzio. Uh-huh fece Valentina. Allung una mano davanti
a s come una cieca e attravers il corridoio entrando
in una grande stanza buia.
Elspeth stava dormicchiando nel suo cassetto. Delle voci
la svegliarono.
Mentre entrava nel soggiorno dietro Valentina, Julia ebbe
la sensazione di essere sott'acqua, come se la stanza fosse sul
fondo di uno stagno. Tutti gli oggetti intorno a loro erano
ombre massicce: Valentina era un'esile ombra che si muoveva
nelle tenebre. Julia ud un rumore (mentre Valentina inciampava
in una pila di libri), e poi la luce invase la stanza
quando Valentina tir le tende sulle ampie finestre altissime.
La luce era fredda e grigia e sembrava fitta di particelle.
La stanza era molto polverosa.
Guarda, Julia... un gufo! Pendeva dal soffitto, al posto
di un lampadario assente che aveva lasciato un piccolo foro
da cui sporgevano dei cavi. Le ali del gufo erano distese e
gli artigli aperti per afferrare una piccola preda. Julia alz
una mano e tocc con precauzione una delle zampe, il che
fece ruotare leggermente il gufo.  un guficottero disse,
e Valentina rise.
Elspeth si ferm sulla porta a guardare le gemelle. "Oh, mi
siete mancate! Volevo tanto rivedervi, e adesso eccovi qui."
Si strinse le braccia intorno al corpo, eccitata e apprensiva.
Come Edie aveva predetto, tutti i mobili erano pesanti,
ricercati e vecchi. I divani erano in velluto di un pallido color
malva, avevano i piedi a zampa e una quantit di bottoni.
C'era un pianoforte a coda di misure ridotte (le gemelle
erano decisamente poco portate per la musica) e un ampio
tappeto persiano, morbido al tatto, che aveva disegni di crisantemi
e un tempo era di un rosso intenso, adesso sbiadito
in pi punti in un rosa scialbo. Tutto nella stanza sembrava
esser stato prosciugato del suo colore. Julia si chiese se i colori
si fossero radunati da qualche altra parte; forse erano in
un ripostiglio, e quando loro avessero aperto la porta si sarebbero
precipitati sugli oggetti che avevano abbandonato.
Pens alla Bella Addormentata e al palazzo, silenzioso per
cent'anni, pieno di cortigiani immobili. Edie e Jack preferivano
le cose nuove. Julia fece scorrere il dito sul pianoforte,
lasciando una scia nera e lucente nella polvere opaca. Valentina
starnut. Entrambe guardarono la porta come se si
aspettassero di essere sorprese a violare il silenzio della casa.
Elspeth si fece avanti, e stava per parlare, poi si rese conto
che loro non potevano vederla.
C'erano libri dappertutto: intere pareti di librerie, pile di
libri sui tavoli, sul pavimento. Valentina si chin a raccogliere
la pila in cui era inciampata, una piccola isola di bestiari
ed erbari. Julia, guarda, una manticora! Le gemelle tornarono
in corridoio. Elspeth le segu.
Attraversarono una sala da pranzo piuttosto spoglia che
conteneva solo un tavolo e delle sedie convenzionali e una
grossa credenza; un piccolo poggiapiedi trapuntato spiccava
solitario in un angolo. La cruda luce del giorno entrava
dalle enormi porte finestre che davano su un piccolo balcone.
Le gemelle videro la chiesa che svettava al di sopra di
un muro coperto d'edera.
Accanto, c'era una stanza che doveva essere un salotto
ma era stata usata da Elspeth come studio. C'era una scrivania
enorme ed elaborata con una sgraziata sedia da ufficio
anni Cinquanta. Sulla scrivania c'erano un computer
malconcio, pile di carte, altri libri, una macchinetta per le
carte di credito, una delicata tazza bianca e oro con del t
evaporato sul fondo e una macchia di rossetto arancione
sul bordo. Le pareti erano tappezzate di librerie, colme di
libri da consultazione e di un'edizione completa dell'Oxford
English Dictionary. Due scaffali anomali erano vuoti
e privi di polvere. La stanza era piena di scatoloni di cartone
piegati, plastica da imballaggio a bolle, schedari e un
piccolo ermellino impagliato, che le fissava dal trespolo in
cima a un raccoglitore di schede da biblioteca. Sembrava
che la stanza fosse stata messa in ordine senza diventare
ordinata. Valentina si sedette alla scrivania e tir il cassetto
centrale. Conteneva timbri per fatture, gomme alla menta,
graffette e biglietti da visita:
ELSPETH NOBLIN
Libri rari e usati
Compra e vende
enoblin@bookish.uk.com
Valentina disse: Pensi che tutti questi libri fossero per
lei, o da vendere? Mi chiedo se aveva un negozio.
Penso che questo fosse il negozio disse Julia. Nessuna
di queste ricevute ha un indirizzo. Scommetto che lavorava
da qui. Inoltre, il testamento non parlava di nient'altro
oltre a questo posto.
Vorrei che la mamma ne sapesse di pi.  cos stupido
che non si parlassero. Valentina si alz ed esamin l'ermellino
che, indifferente, ricambi l'occhiata. Come credi
che si chiamasse? chiese Valentina. Pens: " triste che
non lo sappiamo".
"Margaret" pens Elspeth. "Si chiamava Margaret."
Assomiglia a George Bush. Julia torn verso la sala da
pranzo mentre lo diceva, e Valentina la segu.
Una porta a vento alla fine della stanza portava in cucina.
Era antiquata, e gli elettrodomestici, per gli standard
americani delle gemelle, erano da casa di bambola. Tutto
era compresso in uno spazio minimo, funzionale, bianco.
L'unica cosa che sembrava nuova era la lavastoviglie. Valentina
apr un ripostiglio e dentro trov una lavatrice, e un
marchingegno che si apriva in una complicata configurazione
di corde da bucato e metallo. Suppongo che quello sia
l'asciugatoio disse Julia ripiegandolo. Le prese della corrente
qui avevano una forma diversa. Tutti gli utensili da cucina
erano lievemente misteriosi, estranei. Le gemelle si scambiarono
occhiate preoccupate. Valentina apr il rubinetto, e
l'acqua sgorg con un grugnito. Esit, poi mise le mani sotto
il getto color ruggine. L'acqua ci mise un po' a scaldarsi.
Elspeth guard le gemelle sconcertate di fronte alle sue
cose pi ordinarie. Ascolt il loro accento americano. "Sono
straniere; questo non me l'aspettavo."
Dietro la cucina c'era una piccola stanza da letto. Era piena
fino all'orlo di scatoloni e mobili impolverati. Accanto c'era
un piccolo bagno. Le gemelle capirono che il locale era destinato
a una persona di servizio. Poi, ecco la porta posteriore,
una dispensa quasi vuota. Mmm fece Julia. Riso.
Tornarono in corridoio (Dovremmo ricevere duecento
dollari ogni volta che passiamo di qui disse Valentina) e
poi ispezionarono le camere da letto. Ce n'erano due, collegate
da uno splendido bagno rivestito di piastrelle di marmo.
Ciascuna stanza aveva un caminetto, elaborati scaffali
incassati nel muro e finestre con la seduta.
La camera sul retro, che evidentemente era stata di Elspeth,
si affacciava sul giardino posteriore e sul cimitero
di Highgate.
Guarda, Julia. Valentina era alla finestra, incantata.
Il giardino posteriore di Vautravers era piccolo e austero.
Sebbene il terreno davanti alla casa fosse un disordinato
groviglio di cespugli, alberi e ciuffi d'erba, questo piccolo
giardino sul retro era quasi giapponese nella disposizione
di vialetti di ghiaia, panchine di pietra e piante modeste.
Non riesco a credere che sia cos verde in gennaio disse
Julia. A casa a Lake Forest c'erano venti centimetri di
neve sul terreno.
C'era una porta di legno dipinta di verde nel muro di
mattoni che separava il giardino dal cimitero.
Chiss se qualcuno va l dentro disse Valentina. L'edera
intorno alla porta era potata con precisione.
Io ci andr disse Julia. Ci faremo dei picnic.
Mmm.
Al di l del muro il cimitero di Highgate si stendeva davanti
a loro, vasto e caotico. Poich erano su una collina,
avrebbero potuto vedere gran parte del cimitero, ma la densit
degli alberi lo impediva; i rami erano spogli, ma formavano
un intrico che confondeva l'occhio. Riuscirono a
distinguere la sommit di un grande mausoleo e parecchie
piccole tombe. Mentre guardavano, un gruppo di persone
venne nella loro direzione lungo un viale e poi si ferm,
evidentemente a parlare di una delle tombe. Poi il gruppo
riprese a camminare e scomparve dietro il muro. Centinaia
di corvi si levarono in volo all'unisono. Anche attraverso la
finestra chiusa, riuscirono a udire il fruscio delle ali. Il sole
riemerse dalle nubi e all'improvviso il cimitero pass da
un'ombra fitta e grigia a un giallo screziato di verde pallido.
Le lapidi divennero bianche e sembravano orlate d'argento;
spuntavano dall'edera come denti.
 un mondo incantato disse Valentina. Il cimitero l'aveva
preoccupata. Aveva immaginato strani odori e atti vandalici
e cose da far accapponare la pelle. Invece era verdeggiante,
pieno di pietre muschiose e morbidi fruscii di alberi.
Il gruppo si allontan da loro, scendendo lungo il viale dalla
parte opposta da cui era venuto. Julia disse: Devono essere
turisti, con una guida.
Dovremmo farla anche noi, una visita guidata.
D'accordo. Julia si gir verso la camera di Elspeth. C'era
un letto enorme, simile a un nido, con numerosi cuscini, un
copriletto di ciniglia, e una testata elaborata di legno dipinto.
Io voto per dormire qui.
Valentina controll la stanza. Era davvero pi bella dell'altra
camera da letto; pi grande, pi accogliente, pi luminosa.
Sei sicura di volere la stanza che si affaccia sul cimitero?
 un po' inquietante, non trovi? Tipo che, se questo
fosse un film, ci sarebbero tutti questi zombi o non so cosa
che strisciano fuori dalle tombe di notte, si arrampicano sull'edera
e poi ci prendono per i capelli e trasformano anche
noi in due zombi. E poi era la stanza di zia Elspeth. E se fosse
morta proprio qui? Insomma, si direbbe che ce la stiamo
cercando, non credi?
Julia sent l'irritazione attanagliarle la gola. Avrebbe voluto
dire: "Non essere idiota, Valentina", ma non era quello il
modo per tranquillizzare il Topolino quando era irrazionale.
Ehi, Topolino tub. Lo sai che la zia  morta in
ospedale e non qui. Cos ha detto l'avvocato alla mamma,
ricordi?
Ss- rispose Valentina.
Julia si sedette sul letto e diede dei colpetti al materasso,
invitante. Valentina si avvicin e sedette accanto a lei.
Si sdraiarono entrambe sul letto soffice, le gambe sottili che
penzolavano dal bordo. Julia sospir. Le sue palpebre volevano
chiudersi solo per un istante, solo per un momento,
solo per un altro minuto...
Dev'essere il jet lag disse Valentina, ma Julia non la sent.
Nel giro di un minuto anche Valentina si addorment.
Elspeth si avvicin al letto. "Eccovi qui, ormai cresciute.
Che strano, che siate qui. Vorrei foste venute prima... non
mi ero resa conto che sarebbe stato cos semplice. Troppo
tardi, come tutto il resto." Elspeth si chin sulle gemelle
e le sfior molto delicatamente. I suoi occhiali da lettura
le pendevano dal collo e sfiorarono la spalla di Valentina
mentre Elspeth si chinava su di lei. Vide che il piccolo neo
sull'orecchio destro di Julia si ripeteva sull'orecchio sinistro
di Valentina. Appoggi la testa sul loro torace e ascolt
i cuori. Quello di Valentina aveva un sibilo preoccupante
invece di un battito. Elspeth si sedette sul letto accanto a
Julia e le accarezz i capelli; si mossero in modo quasi
impercettibile, come se una brezza in miniatura fosse entrata
dalle finestre chiuse.
"Uguale, ma diverso." Elspeth vide in Julia e Valentina
la stranezza e l'identicit che aveva sempre sconcertato
la gente in lei e Edie. "Ti d fastidio che Julia ti comandi
sempre a bacchetta, Valentina? Avete degli amici, voi due?
Un ragazzo? Non siete un po' grandicelle per vestirvi allo
stesso modo?" Elspeth rise. "Sembro una madre brontolona."
Era euforica. "Loro sono qui!" Avrebbe voluto poter
dare il benvenuto alle gemelle in un modo o nell'altro,
cantare una canzoncina, prodursi in un'elaborata pantomima
per esprimere la sua gioia, far loro capire com'era felice
che fossero arrivate ad alleviare la monotonia della vita
dell'aldil. Invece diede a ciascuna gemella un bacio delicato
sulla fronte e si raggomitol come un gatto sul cuscino
a vegliare sul loro sonno.
Quasi un'ora dopo, Valentina si svegli. Prima del risveglio
aveva fatto un breve sogno. Era piccola, e la voce di
Edie le arrivava fluttuando nelle orecchie, dicendole di alzarsi,
perch stava nevicando e dovevano partire presto per
arrivare a scuola in tempo.
Mamma?
Valentina si lev a sedere di scatto e si trov in una stanza
sconosciuta. Le ci volle un momento per capire dov'era.
Julia dormiva ancora. Valentina voleva chiamare la madre,
ma i loro cellulari non funzionavano per le chiamate
internazionali. Trov un telefono accanto al letto, ma quando
sollev il ricevitore scopr che era scollegato. "Nessuno
pu chiamarci, e noi non possiamo chiamare nessuno." Valentina
cominci a sentirsi sola, nel modo gradevole di chi
raramente  solo. "Se me ne andassi adesso, prima che Julia
si svegli, nessuno potrebbe trovarmi. Potrei svanire nel
nulla." Scese dal letto con delicatezza. Julia non si mosse.
C'era un ripostiglio collegato alla stanza da letto di zia
Elspeth, una specie di vano guardaroba con un cassettone incassato
e uno specchio a figura intera. Valentina si guard
allo specchio; come sempre, assomigliava pi a Julia che
a se stessa. Apr un cassetto del mobile, trov un vibratore
e richiuse il cassetto, imbarazzata. Elspeth si ferm sulla
soglia, un po' apprensiva. Guard Valentina provarsi un
paio di scarpe rosse con la zeppa. Erano un po' grandi, forse
mezzo numero in pi. Sarebbero andate meglio a Julia.
Valentina tolse dalla gruccia una pelliccia grigia di agnellino
persiano e se la prov. Elspeth pens: " un topolino
travestito da agnello". Valentina riappese la pelliccia e torn
in camera. Elspeth si lasci attraversare. Valentina rabbrivid
e si strofin vigorosamente le braccia.
Julia si svegli e gir il viso verso Valentina. Topolino
disse con la voce impastata.
Sono qui. Valentina s'infil di nuovo nel letto. Hai
freddo? Tir il copriletto sopra le loro teste e infil le dita
fra i capelli di Julia.
No disse Julia, e chiuse gli occhi. Ho fatto un sogno
stranissimo.
Valentina aspett ma la gemella non aggiunse altro.
Alla fine Julia disse: Allora, che ne dici?.
... S disse Valentina. Si sorrisero, le facce color zucca
nella luce filtrata dalla ciniglia.
Elspeth rimase a guardarle, fuse in un'unica forma sotto
il copriletto. Cap che si sarebbero fermate. Fino a quel momento
non si era preoccupata seriamente che potessero rifiutare
il suo dono, e adesso era ebbra di gioia. "Pensate a
tutte le cose che vi succederanno, che ci succederanno! Avventure,
pasti... I libri saranno tolti dagli scaffali e aperti,
ci sar musica e forse feste." Elspeth rote intorno alla stanza
un paio di volte. Scambi il pullover rosso e i pantaloni
di velluto a coste con un abito senza spalline color verde
bottiglia, che aveva indossato per un ballo a Oxford. Canticchi
tra s, usc volteggiando dalla porta della stanza da
letto, e in corridoio ball su per i muri e sul soffitto  la Fred
Astaire. "Ho sempre desiderato farlo. Fh hi."
Hai sentito qualcosa? chiese Valentina.
No rispose Julia.
Sembravano dei topolini.
Zombi. Ridacchiarono. Julia scese dal letto e si stiracchi.
Portiamo su le valigie disse. Elspeth le segu nell'ingresso,
saltellando mentre guardava le gemelle trascinare
le loro cose nell'appartamento, estasiata dalla novit mentre
appendevano i loro abiti accanto ai suoi, sistemavano
le boccette di shampoo nella doccia, e mettevano in carica i
computer portatili. Dopo averne discusso per un po', sistemarono
la macchina per cucire di Valentina nella stanzetta
di servizio, dove avrebbe accumulato polvere per mesi.
Elspeth le guard deliziata. "Siete bellissime" pens, e si
sorprese di essere sorpresa. "Siete mie." Prov qualcosa
di simile all'amore per quelle ragazze, quelle sconosciute.
Bene, ecco fatto disse Julia, dopo che ebbero svuotato
le valigie e discusso sulla sistemazione di ogni pullover e
spazzola per capelli.
Gi fece Valentina. Credo di s.

 Mr Roche.

La mattina seguente Julia e Valentina andarono da Mr Xavier
Roche, il loro consulente legale. In realt era il consulente
legale di Elspeth; le gemelle lo avevano ereditato insieme al
resto delle sue cose. Ormai erano molti mesi che Mr Roche
spediva loro carte da firmare, insieme a istruzioni e chiavi
e concise e-mail di avvertimento.
Il taxi le deposit a Hampstead davanti a un palazzo di
uffici falso Tudor. Lo studio legale Roche, Elderidge, Potts
e Legley era sopra un'agenzia di viaggi. Le gemelle salirono
una scala stretta e si trovarono in un'anticamera che conteneva
una porta, una scrivania vuota, una sedia girevole,
due poltrone scomode, un tavolino e una copia del "Times".
Rimasero sedute sulle poltrone per dieci minuti, sentendosi
in ansia, ma non accadde niente. Alla fine Julia si alz e
apr la porta. Fece segno a Valentina di seguirla.
Nella stanza adiacente c'era un'altra scrivania, ma questa
era occupata da una linda segretaria anziana e da un enorme
computer beige. L'ufficio era arredato in uno stile che
Elspeth aveva sempre definito "primo Thatcher". Alle gemelle
parve stranamente modesto; era il loro primo contatto
con la propensione britannica a rendere certe cose a un
tempo importanti e trasandate, costose e autoironiche. La
segretaria le introdusse in un altro ufficio, arredato nello
stesso stile ma con pi libri, e disse: Prego, accomodatevi.
Mr Roche sar subito da voi.
Mr Roche, quando arriv, era impressionante, dickensiano
perfino, ma non come se l'erano immaginato le gemelle.
Era un uomo vecchio. Era sempre stato piccolo e si
era rimpicciolito con l'et; camminava con l'ausilio di un
bastone, lentamente, in modo che le gemelle ebbero tutto il
tempo di esaminare il riporto, le sopracciglia prodigiose, e
il completo di ottima fattura ma un po' troppo largo, mentre
lui attraversava il tappeto e stringeva loro la mano a turno,
delicatamente. Le signorine Poole disse, con voce grave.
 un grande piacere conoscervi. Aveva occhi scuri e
il naso a becco. Julia pens: "Assomiglia al vaso dei biscotti
di mamma, quello a forma di gnomo". Elspeth a volte lo
chiamava Mr Folletto, anche se mai in sua presenza.
Sediamoci qui al tavolo, prego disse, muovendosi a
piccoli scatti. Valentina scost una seggiola per lui e poi le
gemelle restarono in piedi e aspettarono mentre si sedeva
lentamente.  molto pi simpatico e pi informale della
scrivania, non  vero? Constance ci porter il t. Oh, grazie,
mia cara. Allora, raccontatemi le vostre avventure. Che cosa
avete fatto da quando siete arrivate?
Per lo pi abbiamo dormito disse Julia. Risentiamo
ancora del jet lag.
E Robert Fanshaw  passato a trovarvi?
Veramente, no. Ma siamo arrivate solo ieri disse Julia.
Ah, bene, spero che verr oggi, allora.  molto ansioso
di conoscervi. Mr Roche sorrise e le guard, prima una e
poi l'altra. Avete preso in modo incredibile dal lato materno
della famiglia. Se non sapessi come stanno le cose, penserei
di trovarmi di fronte a Edie e Elspeth, vent'anni fa.
Vers loro del t.
Allora lei le conosceva? chiese Valentina. Mr Roche era
cos decrepito che se avesse vantato una conoscenza con la
regina Vittoria non avrebbe stentato a crederci.
Lui sorrise. Bambina cara, mio padre era il consulente
legale del vostro bisnonno. Io tenevo vostro nonno sulle ginocchia
quando era piccolo, e quando vostra madre e vostra
zia erano due bimbette, sedevano su quel tappeto a giocare con
le costruzioni mentre io parlavo con i loro genitori,
proprio come noi tre stiamo parlando adesso. Le gemelle
ricambiarono il sorriso.  un peccato che Elspeth non sia
pi qui ad accogliervi. Ma posso dirvi che era molto felice
all'idea che voi veniste a vivere qui, e ha provveduto a voi
in modo assai generoso. Spero che le condizioni del testamento
siano chiare.
Dobbiamo abitare nell'appartamento per un anno prima
di poterlo vendere disse Julia.
Mamma e pap non possono venire a trovarci disse
Valentina.
No, no disse Mr Roche. Spero di cuore che i vostri genitori
vengano a trovarvi; non  questo che intendeva Elspeth.
Ha solo stabilito che non dovranno stare nell'appartamento.
Ma perch no? chiese Valentina.
Ah. Mr Roche parve dispiaciuto. Allarg le mani nodose,
inclin il capo. Elspeth prendeva spesso da sola le
sue decisioni. Avete chiesto a vostra madre? No, immagino
che non volesse parlarne. Mr Roche guard le gemelle
mentre parlava. Julia ebbe l'impressione che si aspettasse
una qualche reazione da loro. La gente pu essere bizzarra
rispetto al proprio testamento. Nei testamenti vengono
inserite le clausole pi strane, spesso con effetti non
desiderati.
Attese che loro dicessero qualcosa. Le gemelle si agitarono
sulle sedie, imbarazzate dal suo attento esame. Alla fine
Julia disse: Ah, s?. Ma Mr Roche si limit ad abbassare gli
occhi e prendere una cartelletta.
Bene disse Mr Roche, lasciate che vi mostri com' investito
il vostro denaro. Le gemelle rimasero un po' disorientate
dalla mezz'ora successiva ma la trovarono eccitante.
Avevano guadagnato del denaro facendo le babysitter,
e avevano trascorso un'estate come consigliere a un campeggio
scout in Wisconsin, ma non avevano mai immaginato
di possedere le somme di denaro che Mr Roche stava
sciorinando sotto i loro occhi.
A quanto ammonta il tutto? chiese Julia.
A due milioni e mezzo di sterline, pi o meno, se includiamo
il valore dell'appartamento.
Julia guard Valentina. C' di che viverci per sempre,
praticamente disse. Valentina aggrott le sopracciglia.
Mr Roche scroll leggermente il capo. Non a Londra.
Rimarrete sorprese da quanto costa la vita qui.
Possiamo lavorare in questo paese? chiese Valentina.
Non avete i visti adatti, ma sicuramente possiamo fare
domanda per ottenerli. Che tipo di lavoro fate?
Non lo sappiamo ancora disse Valentina. Ma stiamo
progettando di tornare agli studi.
Per la verit abbiamo chiuso con la scuola disse Julia.
Mr Roche guard prima una e poi l'altra e disse: Ah.
Siamo curiose, Mr Roche disse Julia. Perch zia Elspeth
ha lasciato tutto a noi? Voglio dire, siamo davvero riconoscenti
e tutto, per non riusciamo a capire perch non  mai
venuta a trovarci ma ci ha lasciato le sue cose.
Mr Roche tacque per un momento. Elspeth non era una
donna molto... materna, diciamo, ma aveva un forte senso
della famiglia. Poi soggiunse: Temo proprio che non saprei
dirvi il perch; comunque, eccoci qua.
"Non saprebbe o non vorrebbe dirlo?" si chiesero le
gemelle.
Avete altre domande?
Valentina disse: Non capiamo bene come funziona il riscaldamento
a casa. Faceva freddo, ieri sera.
Robert pu aiutarvi in questo;  un tipo molto pratico
disse Mr Roche. Salutatelo da parte mia, mi raccomando,
e chiedetegli di farmi uno squillo, ci sono un paio di cose
che dovremmo controllare. E con questo le conged. Julia
si gir mentre stavano uscendo e lo vide in piedi con entrambe
le mani sul bastone, che le guardava con espressione
divertita.
Quando tornarono a Vautravers l'edificio era silenzioso
e cupo. Nell'atrio a pianterreno Julia disse: Forse dovremmo
bussare alla sua porta, che ne dici?.
Quale porta?
Quella di Robert Fanshaw, no? Potremmo chiedergli
del riscaldamento.
Valentina rispose con un'alzata di spalle. Julia buss; poteva
sentire il rumore di un televisore acceso a basso volume
nell'appartamento. Julia aspett e buss di nuovo, pi
forte, ma nessuno venne alla porta. E va bene disse, e salirono
di sopra.

 Il vicino del piano di sopra.

Martin pos il telefono sul letto. Il letto era un'isola. Intorno
al letto c'era un mare di contaminazione. Martin era accovacciato
sul letto da quattro ore. Per fortuna c'erano strumenti
di sopravvivenza l sul letto con lui: il telefono, un
po' di pane e formaggio, la sua logora copia di Plinio. Martin
desiderava disperatamente scendere dal letto. Aveva bisogno
di fare pip, e sperava di riuscire a lavorare un po'.
Il suo computer lo aspettava pazientemente nello studio.
Ma in qualche modo Martin sentiva, sapeva che c'era stato
un incidente orribile durante la notte. Il pavimento della
stanza da letto era coperto di schifezze. Germi, merda, vomito:
qualcuno era entrato in casa e aveva imbrattato il pavimento
con la sua feccia immonda. "Perch?" si chiedeva
Martin. "Perch succede sempre?  mai possibile? No, non
 reale. Ma che ci posso fare io?"
Come se avesse formulato la domanda ad alta voce, gli
arriv la risposta: "Conta a ritroso a partire da mille, in numeri
romani. Tocca la testata del letto mentre lo fai". Ma
certo! Martin cominci a seguire le istruzioni, ma, arrivato
a DCCXXVII, s'incepp e dovette ricominciare daccapo. Mentre
contava, con un'altra parte del cervello si chiedeva perch
mai fosse necessario. Perse di nuovo il filo e ricominci
daccapo.
Squill il telefono. Martin lo ignor e cerc di concentrarsi
sulla conta. Squill altre tre volte, e scatt la segreteria
telefonica. "Salve, siamo Martin e Marijke Wells. Non siamo
in casa. Per favore lasciate un messaggio." Bip. Una pausa.
Martin? Avanti, rispondi, so che ci sei. Sei sempre l. La
voce di Robert. Martin. Un clic. Martin si rese conto che
aveva perso di nuovo il filo. Scaravent il telefono dall'altra
parte della stanza. Sbatt contro la parete opposta e cominci
a ronzare. Martin era inorridito. Adesso avrebbe dovuto
sostituire l'apparecchio. Era sul pavimento, contaminato.
La luce nella stanza era una luce pomeridiana, obliqua.
Non era riuscito a fuggire dal letto. Ancora una volta, aveva
permesso alla sua follia di governarlo.
Ma poi gli venne un'idea. S: avrebbe spostato il letto, ma
certo! Il letto era grande, di legno, antico. Martin si aggrapp
alla pedana e cominci a far dondolare il letto, per spingerlo
verso il bagno. Il letto si muoveva pochi centimetri
alla volta, con le rotelline di legno che rigavano il pavimento.
Per si muoveva. Martin sudava, era concentrato, quasi
felice. Spost il letto sul pavimento, centimetro per centimetro,
e finalmente, saltando sul tappetino del bagno, fu libero.
Qualche minuto dopo, proprio quando aveva finito di
fare pip e stava per lavarsi le mani, Martin sent Robert che
girava per casa gridando il suo nome. Aspett che Robert
fosse in camera da letto prima di dire: Sono qui. Ud un
rumore e pens fosse Robert che spostava il letto al suo solito
posto.
Robert era fuori dalla porta: Tutto bene l dentro?.
S, sto bene. Credo di aver rotto il telefono. Potresti staccare
la spina?
Robert si allontan e torn col telefono in mano. Funziona,
Martin.
No...  finito sul pavimento.
Quindi  contaminato?
S. Potresti portarlo via? Ne ordiner uno nuovo.
Martin, non potrei decontaminarlo per te? Questo  il
terzo apparecchio che cambi in... quanto? Un mese? Ho appena
sentito un servizio su Radio 4 in cui dicevano che le
discariche di questo paese sono piene zeppe di vecchi computer
e telefoni cellulari. Mi sembra uno spreco buttare via
un telefono che funziona perfettamente.
Martin non rispose. Cominci a lavarsi le mani. Ci voleva
sempre un bel po' perch l'acqua diventasse abbastanza
calda. Martin usava un sapone all'acido fenico. Pizzicava.
Pensi di uscire presto? chiese Robert.
Potrei metterci un po'.
Posso fare qualcosa?
Basta che porti via il telefono.
D'accordo.
Martin aspett. Robert rimase dall'altra parte della porta
ancora un minuto, poi se ne and. Martin sent sbattere la
porta d'ingresso. "Mi dispiace." La frase cominci a ripetersi
nella sua testa, finch Martin la rimpiazz con un altro
ritornello, pi segreto. L'acqua adesso era sufficientemente
calda. Sarebbe stato un lungo pomeriggio.
Robert torn nel suo appartamento e chiam Marijke al
lavoro. Gli aveva detto di non farlo a meno che non ci fosse
un'emergenza, ma non rispondeva mai al cellulare e non richiamava.
Lavorava alla vpro, una delle stazioni radio pi
stravaganti dell'Olanda. Robert non era mai stato nei Paesi
Bassi. Quando immaginava l'Olanda, pensava ai quadri di
Vermeer e al film L'amico americano.
Strani segnali sulla linea telefonica olandese: una voce,
ma non di Marijke. Robert chiese di parlare con Marijke
e la voce and a cercarla. Robert era in piedi nel suo soggiorno
con il cellulare incollato all'orecchio, e sentiva i rumori
della stazione radio. Sent voci attutite: Nee, ik denk
vat nie..., Vertel hem dat het onmogelijk is, hij xvil altijd het
onderste uit de kan hebben.... Robert immagin il ricevitore
appoggiato sulla scrivania di Marijke come un insetto su
un'isola deserta. Immagin Marijke che si avvicinava al telefono,
il suo viso comune, un po' rugoso, gli occhi verdi
stanchi, la bocca con un rossetto di un rosso squillante un
po' tirata e raramente distesa in un sorriso. Robert la immagin
con un pullover arancione che soleva indossare per
giorni di fila ogni inverno. Le dita di Marijke non stavano
mai ferme, tenevano sempre una sigaretta o una penna, toglievano
un pelucco immaginario dal colletto di qualcuno,
giocherellavano con i suoi capelli. Tutto quell'armeggiare
mandava in bestia Robert.
Finalmente tir su il ricevitore.
Pronto? Marijke aveva una voce sensuale. Robert diceva
sempre a Martin che sua moglie avrebbe potuto guadagnare
una fortuna con le telefonate erotiche. Al suo vecchio
lavoro alla BBC Marijke leggeva i resoconti del traffico pomeridiano;
a volte nell'atrio della Broadcasting House si
presentavano degli uomini che chiedevano di lei. Alla VPRO
era la conduttrice molto popolare di una trasmissione che
parlava di catastrofi umanitarie, di riscaldamento globale
e di cose terribilmente tristi che capitavano agli animali.
Marijke, sono Robert.
Sent il suo disagio arrivargli al telefono attraverso l'etere.
Dopo una pausa, Marijke disse: Ciao, Robert. Come stai?.
Io sto bene. Tuo marito non tanto.
Cosa vuoi che faccia? Io sono qui, lui  l.
Voglio che torni a casa e ti occupi di lui.
No, Robert, non lo far. Marijke copr il telefono con la
mano e disse qualcosa a qualcuno, poi riprese a parlare con
lui. Non ho nessuna intenzione di tornare. E lui non pu
nemmeno scendere a prendere la posta, quindi non credo
che ci vedremo molto presto.
Allora telefonagli, almeno.
Perch?
Per convincerlo a prendere le sue medicine. Per tirarlo
su di morale. Accidenti, non lo so. Possibile che non te ne
importi niente di aiutarlo a rimettersi in sesto?
No. Ci ho gi provato, e, credimi, non  uno scherzo. Martin
 un caso disperato.
Robert guard dalla finestra il giardino caotico di
Vautravers, che si stendeva davanti alla casa salendo verso l'alto,
per cui era come guardare un palcoscenico vuoto in pendenza.
Mentre Marijke proclamava il suo assoluto disinteresse
per il futuro di Martin, le gemelle aprirono la porta di
Vautravers e s'incamminarono sul sentiero verso il cancello.
Indossavano cappotti blu chiaro con cappelli in tinta e
manicotti color lavanda. Una gemella fece dondolare il suo
manicotto dalla cinghietta al polso; l'altra indic qualcosa
su un albero, ed entrambe scoppiarono a ridere.
Robert? Sei ancora l?
Una gemella camminava leggermente davanti all'altra; a
Robert parvero una creatura a due teste, quattro gambe, e
due braccia. Uscirono dal cancello. Robert chiuse gli occhi,
e dietro le palpebre vide formarsi un'immagine retroattiva,
la silhouette di una ragazza che brillava nell'oscurit.
Ne fu incantato. Le gemelle assomigliavano a una Elspeth
giovanissima, una versione precedente che finora gli era
stata nascosta. "Sono cos giovani. E cos strane. Dio mio,
sembrano due dodicenni."
Robert? Apr gli occhi di colpo. Le gemelle erano scomparse.
Scusa, Marijke. Cosa stavi dicendo?
Devo andare, mi stanno chiamando.
Eh, gi, bene. Scusa se ti ho disturbato.
Robert. Qualcosa non va?
Robert ci pens un momento prima di rispondere. Ho
appena visto una cosa meravigliosa.
Oh fece Marijke. Cos'era? Dove sei? Per la prima volta
parve interessata alla conversazione.
Sono arrivate le gemelle di Elspeth. Sono appena uscite
dal giardino. Sai, sono un po'... sorprendenti.
Non sapevo che Elspeth avesse figli.
Infatti. Sono di Edie e Jack.
La famosa Edie. Marijke sospir. Non ho mai creduto
davvero nell'esistenza di Edie; ho sempre sospettato che
Elspeth se la fosse inventata.
Robert sorrise. Be', io non sono mai stato sicuro dell'esistenza
di Jack. Il leggendario fidanzato che scapp in America
con la gemella diabolica. A quanto pare sono reali,
dopotutto.
Marijke copr il telefono con la mano. Quando parl di
nuovo, fu per dire: Devo proprio andare, Robert. Dopo
una pausa, chiese: Assomigliano a Elspeth?.
Se torni a casa potrai vederlo coi tuoi occhi.
Lei rise. Lo chiamer, ma non torner a Londra. Non
 mai stata casa per me, sai, Robert. Marijke aveva abitato
a Londra per ventisei anni. Per venticinque aveva vissuto
con Martin. Robert non riusciva a capire come avesse
fatto. La immagin con altri olandesi, gente alta e robusta
che parlava cinque lingue e mangiava aringhe comprate
da chioschi per strada. A Londra Marijke era sempre parsa
preoccupata e infelice. Robert si chiese se tornare nella propria
citt le avesse restituito ci che aveva tanto desiderato.
Lui ti sta aspettando, Marijke. Silenzio, scariche di elettricit
statica nel telefono. Robert si addolc. S, assomigliano
molto a Elspeth. Sono pi bionde, per. E non sono scatenate
come Elspeth, almeno non mi pare. Sembrano due gattini.
Gattini? Che assurdit. Per dei gattini faranno bene a
quel posto. Voi uomini tenebrosi potreste aver bisogno di
gattini. Devo andare, Robert. Ma grazie per aver chiamato.
Allora ciao, Marijke.
Ciao.
Marijke era in piedi nel suo cubicolo con la mano sul telefono.
Erano passate da poco le tre, e aveva ancora qualche
minuto, malgrado quello che aveva detto a Robert. Doveva
farlo adesso. Martin aveva il servizio di identificazione della
chiamata, per cui lo chiamava solo con il cellulare. Prov
un acuto senso di colpa. Quando se n'era andata, un anno
prima, lo aveva chiamato ogni due o tre settimane. Adesso
aveva lasciato passare due mesi senza chiamarlo. Tenne
il telefono contro l'orecchio, contando gli squilli. Martin rispondeva
sempre al settimo squillo; s, eccolo.
Pronto? Sembrava fosse stato interrotto; Marijke si
chiese cosa stesse facendo quando era squillato il telefono,
ma pens bene di non domandarglielo.
Hallo, Martin.
Marijke... Lei tenne il telefono incollato all'orecchio.
Aveva sempre amato sentirgli pronunciare il suo nome.
Adesso la rendeva triste. Marijke si chin con il cellulare
ancora incollato all'orecchio e poi si accovacci vicino alla
sua scrivania, cos quando alz gli occhi vide solo le pareti
del suo cubicolo e le piastrelle acustiche sul soffitto.
Marijke, come stai? Non sembrava per niente diverso dall'ultima
volta che gli aveva parlato.
Sto bene. Sono stata promossa, ho un'assistente adesso.
Stellare, eccellente! Ci fu una pausa. Maschio o femmina?
Lei rise. Femmina. Si chiama Ans.
Okay, fantastico, cos mi piace. Non vorrei che ti innamorassi
perdutamente di un giovane Adone con... Martin
abbass la voce ... un e-lo-quio fa-vo-lo-so.
Non preoccuparti, qui non c' nessuno a parte noi vecchie
cariatidi della radio. I giovani sono troppo occupati a
chattare per badare a gente come me. Marijke fu stranamente
compiaciuta che Martin la immaginasse assediata
dai corteggiatori. Lo sent accendersi una sigaretta, e poi
esalare il fumo lentamente.
Io ho smesso di fumare gli disse.
Non ci posso credere! Cosa farai con le tue mani adesso?
Le tue povere mani impazziranno senza una cicca a tenerle
occupate. Il tono di Martin era carezzevole, ma Marijke
poteva sentire lo sforzo di essere disinvolto. Quando hai
smesso?
Sei giorni, dodici ore, e... guard l'orologio ... tredici
minuti fa.
Bene, fantastico. Sono invidioso. Alla parola "invidioso"
tacquero entrambi.
Marijke si scervell per trovare un nuovo argomento. A
cosa stai lavorando? Agli assiri? Martin occasionalmente
lavorava per il British Museum, e l'ultima volta che si
erano sentiti le aveva accennato a una serie di iscrizioni in
aramaico che stava traducendo.
No, quelle traduzioni le ho finite. Mi hanno messo al
lavoro su un piccolo ritrovamento di poesie, che si suppone
abbia scritto una signora del periodo augusteo, di nome
Marcella. Se fossero autentiche sarebbero davvero interessanti,
dal momento che non  sopravvissuta nessuna opera
femminile di quel periodo. Ma c' qualcosa che non quadra.
Penso che Charles si sia fatto turlupinare.
Come fai a dire che non sono autentiche? Di sicuro Charles
le ha fatte esaminare, no?
Come oggetti sembrano perfette. Ma il linguaggio  sbagliato
per tanti versi.  un po' come se uno decidesse di scrivere
dei falsi sonetti shakespeariani; anche se il suo inglese
moderno fosse delizioso e affascinante, farebbe dei piccoli
errori con le espressioni arcaiche, gli abbellimenti che sarebbero
venuti naturali a uno scrittore di quel tempo. Penso
che in questo caso lo scrittore sia un francese con una padronanza
perfetta del latino del Diciannovesimo secolo.
Ma non sono copie di copie? Forse gli errori sono stati
inseriti...
A dire il vero sono state trovate nella biblioteca di Ercolano,
capisci, quindi dovrebbero essere gli originali. Dovr
chiamare Charles oggi, sar sulle spine...
Il capo di Marijke apparve sulla soglia del cubicolo, si
guard intorno perplesso e scopr che lei era seduta sul pavimento.
Marijke guard Bernard dalla sua posizione accucciata
e gli fece capire che stava parlando con Martin, articolando
il suo nome con le labbra. Bernard alz gli occhi
al cielo e continu a torreggiare su di lei, con i radi capelli
grigi ritti in testa come i personaggi dei cartoni animati
quando prendono la scossa. Punt il dito sull'orologio.
Marijke si rialz e disse: Devo andare, Martin. Devo consegnare
un pezzo, non ho pi tempo.
Martin si sent sconvolto: parlare con Marijke era cos
confortante, cos normale e giusto, era stato cos simile alle
conversazioni che facevano ogni giorno, che si era quasi
dimenticato che sarebbe finito presto e chiss quando lo
avrebbe richiamato. Fu colto dal panico.
Marijke...
Lei aspett. Avrebbe voluto che Bernard smettesse di guardarla.
Fece un piccolo movimento rotatorio con la mano
libera: "S, ho capito, ci metto solo un minuto". Bernard le
lanci un'occhiata di avvertimento e torn nel suo ufficio.
Richiamami presto, Marijke.
S. Desiderava richiamarlo, ma sapeva che non lo avrebbe
fatto. Groetjes, amore mio.
Doeg! Ik hou vati je... Tacquero entrambi, Marijke riattacc
per prima.
Martin rimase in piedi nel suo studio, stringendo il cellulare.
Fu sopraffatto da un'ondata di emozioni. "Mi ha
chiamato. Ha detto 'amore mio'. Avrei dovuto farle pi domande,
ho parlato troppo del mio lavoro. Ha detto che richiamer
presto. Quanto presto? Ma non ha detto che mi
avrebbe richiamato finch non gliel'ho chiesto io. Per oggi
ha chiamato, quindi chiamer di nuovo. Quando chiamer?
Dovrei scrivermi le domande da farle. Ha smesso di fumare,
 davvero incredibile. Forse dovrei smettere anch'io.
Potremmo farlo insieme, la prossima volta che chiama potrei
dirglielo. Ma quando chiamer?" Martin prese una sigaretta
dal pacchetto e l'accese. "Mi ha chiamato. Un minuto
fa stavamo parlando." Si premette il cellulare contro
la guancia. Era caldo. Prov un moto d'affetto per il telefono,
gli aveva portato la voce di Marijke. Tenendo il cellulare
in una mano e la sigaretta nell'altra, Martin and in
cucina. Una volta arrivato l torn nel suo studio. "Mi ha
chiamato. Ha promesso di chiamare ancora. Ha chiamato.
Quando richiamer? Forse dovrei smettere di fumare..."
Marijke chiuse il cellulare e se lo mise in tasca. Fin il pezzo
per Bernard e glielo sped via e-mail. Sent il ping del computer
annunciare che il pezzo aveva attraversato i tre metri e
mezzo che separavano le loro scrivanie. Qualcuno disse: Sei
in onda tra quindici minuti. Marijke annu e s'incammin
verso lo studio, ma devi verso il bagno, dove si appoggi
contro una parete e pianse. "Lui non cambia mai." Avrebbe
preferito non averlo chiamato. Al telefono era troppo facile
ricordare Martin com'era una volta. Marijke si lav la faccia e
corse nello studio, dove il fonico le lanci un'occhiata irritata.
Sarebbero passati mesi prima che Marijke richiamasse Martin.

 Pedinamento.

Robert aveva immaginato l'arrivo delle gemelle per un
anno. Intratteneva con loro lunghe conversazioni mentali:
parlava di Londra, del cimitero, di Elspeth; chiacchierava
amabilmente di ristoranti, della sua tesi, di ogni genere di
cose. Mentre riempiva le sue giornate con le solite occupazioni,
nel corso del lungo anno del loro imminente arrivo,
Robert prendeva nota delle cose interessanti: "C' il gatto di
Dick Whittington, vorranno saperne qualcosa... Le porter
al Postman's Park, all'Hunterian Museum, alla casa-museo
di John Soane. Faremo un giro sulla Ruota del Millennio al
tramonto". Lui e Elspeth avevano fatto tutte queste cose insieme.
"Andremo a visitare la casa di Dennis Severs a Natale.
E il Foundling Museum." Nella sua immaginazione,
Robert divenne la guida turistica della vita londinese delle
gemelle, il loro indispensabile sherpa, il loro accompagnatore
indigeno. Sarebbe stato naturale per le gemelle rivolgersi
a lui per i piccoli problemi e dilemmi; come uno
zio, le avrebbe consigliate e assistite nella loro iniziazione
a Londra. Robert aveva aspettato con ansia le gemelle. Le
aveva circondate di infinite arguzie, speranze e aspettative,
tanto che adesso che Julia e Valentina erano arrivate ne
aveva quasi paura.
Aveva pensato che sarebbe salito di sopra, avrebbe bussato
alla loro porta e si sarebbe presentato, in tutta semplicit.
Ma il suono dei loro passi e delle loro risate lo paralizzava.
Le guardava andare e venire, uscire dal giardino,
vestite allo stesso modo; le vide portare sacchetti di viveri,
fiori, una brutta lampada. "Cosa se ne fanno di una lampada?
Elspeth ne ha una caterva, di lampade."
Loro bussavano alla sua porta una o due volte al giorno.
Ogni volta, Robert restava immobile, interrotto nel
suo lavoro, o mentre cenava: le sentiva parlottare piano
nell'atrio. "Coraggio, apri la porta" si diceva. "Non essere
cos stronzo."
Esitava di fronte al loro gemellaggio; insieme, sembravano
sublimi e inviolabili. Ogni mattina, le guardava percorrere
il sentiero scivoloso fino al cancello. Sembravano cos
autosufficienti, e per contro cos dipendenti l'una dall'altra,
che Robert si sentiva rifiutato senza aver mai scambiato una
parola con nessuna delle due.
Una mattina fredda e luminosa Robert si mise alla finestra
ad aspettare, caff in mano, e con cappotto e cappello indosso.
Finalmente sent le gemelle scendere di corsa le scale. Le
vide attraversare il giardino e uscire dal cancello.
Allora le segu.
Lo condussero attraverso Pond Square, attraverso Highgate
Village e gi per Jackson Lane fino alla stazione del
metr di Highgate. Si tenne a distanza, le lasci scomparire,
poi ebbe paura che il treno arrivasse e le portasse via.
Corse gi per la scala mobile. La stazione era pressoch deserta,
erano le undici e mezzo. Le ritrov sulla piattaforma
dei treni diretti a sud, e si piazz abbastanza vicino da salire
sulla stessa carrozza. Le gemelle presero posto vicino
alle porte a met del vagone. Lui si sedette dall'altra parte,
a quattro metri di distanza. Una gemella studi una mappa
tascabile delle linee metropolitane. L'altra si appoggi
al sedile e studi le pubblicit. Guarda disse alla sorella,
potremmo volare in Transilvania per una sterlina a testa.
Robert rimase sbigottito nel sentire il morbido accento americano,
cos diverso dalla voce sicura di Elspeth, col suo accento
colto alla Oxbridge.
Evit di guardarle. Pens a una gatta che aveva sua madre,
Pigolina; ogni volta che la portavano dal veterinario, la
gatta infilava la testa sotto il braccio di Robert e si nascondeva.
Evidentemente pensava che se lei non poteva vedere
il veterinario, questi non poteva vedere lei. Robert non
guard le gemelle in modo che loro non lo vedessero.
Scesero a Embankment e presero la District Line. Alla fine
emersero dalla stazione di Sloane Square e si inoltrarono incerte
nella zona di Belgravia, fermandosi spesso a consultare
la loro guida A-z. Robert non veniva mai in questa parte
di Londra, cos anche lui non tard a smarrirsi. Si tenne
a distanza, senza perderle d'occhio, sentendosi un povero
pervertito e un idiota, che per giunta non passava inosservato.
Giovani dei quartieri alti di entrambi i sessi lo superavano
con passo deciso, carichi di imperscrutabili sacchetti di
acquisti, con gli auricolari dei telefonini incollati alle orecchie.
Piccoli sbuffi di fiato uscivano dalla loro bocca mentre
passavano frettolosi, parlando da soli come attori che provavano
la parte. Le gemelle sembravano incerte e infantili
al confronto.
Imboccarono una strada laterale e all'improvviso si animarono,
presero a saltellare e ad allungare il collo per controllare
il numero civico.  qui! disse una delle due, ed entrarono
insieme in una piccola modisteria, da Philip Tracey,
dove rimasero un'ora a provarsi i cappelli. Robert le guard
dal marciapiede opposto. Le gemelle si provavano a turno
i cappelli, girandosi verso quello che doveva essere uno
specchio. La commessa sorrise, porgendo loro un'enorme
spirale verde limetta. Una gemella se la mise in testa e tutte
e tre le ragazze parvero molto soddisfatte.
Robert si rammaric di non fumare, almeno gli avrebbe
fornito una scusa per starsene fermo per strada a bighellonare.
"Forse dovrei andare a farmi una pinta. Potrebbero
passarci tutto il pomeriggio, l dentro." Le gemelle stavano
ammirando un disco di plastica arancione che ricord a
Robert le aureole simili a piatti dei dipinti medievali. "Ho
bisogno di un travestimento. Una barba, forse. O una tuta
d'amianto." Le gemelle uscirono dal negozio senza sacchetti.
Robert le segu per tutta Knightsbridge, guardandole osservare
i negozi, mangiare crpe, sgranare gli occhi alla vista
di altra gente che faceva shopping. Verso met pomeriggio,
sparirono inghiottite dalla metropolitana. Robert le
lasci andare e si trascin alla British Library.
Mise le sue cose in un armadietto e sal nella sala di lettura
delle Humanities 1. La sala era affollata e trov un posto
tra una donna dal naso adunco circondata da libri su Christopher
Wren e un giovanotto irsuto che sembrava occupato
in una ricerca sulla gestione dell'economia domestica
giacobita. Robert non cerc nessun testo, non ritir neppure
i libri che aveva ordinato in precedenza. Appoggi entrambi
i palmi delle mani sul ripiano della scrivania e chiuse gli
occhi. "Mi sento strano." Si chiese se non gli stesse venendo
un'influenza. Robert era consapevole di una spaccatura
nel suo io: era in preda a emozioni contraddittorie, che includevano
vergogna, euforia, senso di realizzazione, confusione,
disgusto per se stesso e un forte desiderio di seguire
di nuovo le gemelle il giorno dopo. Apr gli occhi e
cerc di tornare in s. "Non puoi spiarle cos. Prima o poi
se ne accorgeranno." Robert immagin Elspeth che lo sgridava:
"Non essere vigliacco, tesoro, vedi di aprire la porta
la prossima volta che bussano". Poi pens che avrebbe riso
di lui. Elspeth non capiva la timidezza. "Non ridere di me,
Elspeth" le disse Robert tra s. "Non farlo."
Sulla sua scrivania si accese una luce rossa. Robert si rese
conto che doveva aver occupato il posto di qualcun altro. Si
guard intorno, poi si alz e lasci la sala di lettura. Prese
il metr verso casa. Mentre scendeva lungo il vialetto che
portava a Vautravers vide delle luci nell'appartamento di
mezzo, e gli si strinse il cuore per la gioia. Poi si ricord
delle gemelle. "Oggi  stato un caso unico. Domani busser
alla loro porta e mi presenter come si deve."
La mattina dopo le segu a Baker Street e sbors venti sterline
per girovagare nel museo di Madame Tussaud tenendosi
a discreta distanza dalle gemelle mentre si burlavano
delle versioni di cera di Justin Timberlake e della famiglia
reale. Il giorno dopo ancora, andarono tutti alla Torre e poi
si sorbirono uno spettacolo di marionette sull'Embankment.
Robert cominci a disperare. "Ma non fate mai qualcosa di
interessante, voi due?" I giorni passarono nel turbinio confuso
di Neal's Yard, Harrods, Buckingham Palace, PortobelloRoad, abbazia di Westminster e Leicester Square. Robert
intu la determinazione delle gemelle: sembrava stessero girando
intorno alle sfere pi pubbliche di Londra in cerca di
un cunicolo segreto che portasse alla vera citt sottostante.
Stavano cercando di costruirsi una Londra personale a partire
dalla Rough Guide e da "Time Out".
Robert era nato a Islington. Non aveva mai vissuto in
nessun altro posto tranne che a Londra. La sua geografia
della citt era un groviglio di associazioni emotive. I nomi
delle strade evocavano ragazze che aveva avuto, compagni
di classe, pomeriggi uggiosi passati a marinare la scuola e
a non fare niente di speciale; rare uscite con suo padre in
oscuri ristoranti e allo zoo, rave nei magazzini di East London.
Incominci a fingere che le gemelle lo portassero in gita
scolastica, o che tutti e tre frequentassero un'esotica scuola
privata con strane uniformi e un curriculum turistico. Smise
di pensare a quello che stava facendo, o di preoccuparsi
troppo di essere scoperto. La loro disattenzione lo preoccupava.
Mancava loro ogni capacit di mimetizzazione urbana
che le ragazze giovani dovrebbero avere. La gente le
guardava in continuazione, e loro sembravano rendersene
conto, ma senza preoccuparsene troppo, come se trovassero
naturale essere oggetto di attenzioni costanti.
Le gemelle guidavano e lui seguiva. Andava al cimitero
saltuariamente. Quando Jessica gli chiese come mai, Robert
le disse che stava lavorando a casa alla sua tesi. Lei lo
guard perplessa; pi tardi Robert si accorse dei messaggi
che si erano accumulati sulla segreteria telefonica e cap che
Jessica pensava la stesse evitando.
Poi le gemelle rimasero in casa per parecchi giorni di fila.
Una delle due faceva piccole commissioni da sola. "Dovrei
salire a vedere se qualcosa non va." A questo punto sentiva di
conoscerle bene, ma non aveva mai parlato con loro.
Gli mancavano. Si rimprover per essersi lasciato coinvolgere
dalle loro vite. Eppure era restio a prendere l'iniziativa.
Si ritrov a trascorrere giorni interi seduto in silenzio
nel suo appartamento, tendendo l'orecchio, aspettando,
preoccupandosi.

 Una breve malattia.

Valentina non stava bene quel giorno, cos Julia and al Teseo
Express a comprare minestra di pollo, cracker Ritz e CocaCola,
per una dieta che le gemelle consideravano adatta ai
malati. Uscita Julia, Valentina si trascin in bagno e vomit,
poi torn a letto, si sdrai su un fianco, con le ginocchia contro
il petto, bruciante di febbre. Fiss il tappeto, seguendo
con gli occhi le forme blu e oro. Pian piano si addorment.
Qualcuno si chin su di lei e la guard attentamente. Non
la tocc, ma Valentina sent che c'era qualcuno l accanto,
e che questa persona era preoccupata per lei. Apr gli occhi.
Le parve di vedere un'ombra scura e indistinta. L'ombra
si spost ai piedi del letto. Valentina sent Julia entrare
dalla porta d'ingresso, e si svegli del tutto. Non c'era
niente ai piedi del letto.
Dopo un po', Julia entr in camera con un vassoio. Valentina
si lev a sedere. Julia pos il vassoio e le diede un
bicchiere di Coca-Cola. Valentina fece tintinnare il ghiaccio
nel bicchiere, e se lo appoggi contro la guancia. Bevve
un piccolo sorso, poi un sorso pi lungo.
C'era qualcosa di strano nella stanza disse.
E cio? chiese Julia.
Valentina cerc di descriverlo. Era come una macchia nell'aria.
Ed era preoccupata per me.
Carino da parte sua disse Julia. Anch'io sono preoccupata
per te. Vuoi un po' di minestra?
Penso di s. Ma potrei avere solo il brodo, senza gli spaghettini
e tutto il resto?
E va bene. Julia torn in cucina. Valentina gir lo sguardo
intorno alla stanza. Era la solita camera da letto. La giornata
era soleggiata, e i mobili sembravano caldi e innocenti.
"Devo essermelo sognato. Che stranezza, per."
Julia torn dalla cucina e le porse il brodo in una tazza.
Mise una mano sulla fronte di Valentina esattamente
come faceva Edie. Scotti, Topolino. Valentina bevve un
po' di brodo. Julia si sedette ai piedi del letto. Dovremmo
chiamare un dottore.
 solo influenza.
Topolino... lo sai che non puoi non vedere un dottore.
La mamma si spaventerebbe a morte. E se ti venisse un attacco
d'asma?
Gi... Possiamo chiamare la mamma? Avevano chiamato
casa il giorno prima, ma non c'era una regola che vietasse
di chiamare due volte nella stessa settimana.
Sono le quattro del mattino da noi disse Julia. Per
possiamo farlo pi tardi.
Okay. Valentina le restitu la tazza e Julia la pos sul
vassoio. Credo che dormir un po', adesso.
Ricevuto. Julia tir le tende e port via il vassoio.
Valentina si raggomitol di nuovo nel letto, soddisfatta.
Chiuse gli occhi. Qualcuno si sedette accanto a lei e le accarezz
i capelli. Valentina si addorment sorridendo.

 Valentina e Julia sottoterra.

A Valentina non piaceva la metropolitana. Era buia, veloce
e sporca; era affollata. Non le piaceva essere schiacciata
contro la gente, sentirsi il fiato di qualcuno sul collo, stare
attaccata a un palo ed essere scaraventata contro uomini sudaticci.
Ma soprattutto a Valentina non piaceva trovarsi sottoterra.
Inoltre, il fatto che tutto l'insieme venisse chiamato
Underground - la Sotterranea, per l'appunto - non faceva
che peggiorare le cose. Valentina prendeva l'autobus ogni
volta che poteva. Cerc di non far capire a Julia che la metropolitana
la spaventava, ma in qualche modo Julia lo indovin.
Adesso, ogni volta che uscivano, Julia apriva la
mappa del metr sul tavolo da pranzo e tracciava percorsi
elaborati che richiedevano almeno tre cambi di linea.
Valentina non diceva mai niente. Arrancava al fianco di
Julia, scendeva su infinite scale mobili in stazioni senza
fondo della sotterranea. Quella sera stavano andando alla
Royal Albert Hall a vedere il circo. Partirono da Archway.
A Warren Street dovettero cambiare dalla Northern alla
Victoria Line, e si ritrovarono a spostarsi con parecchia altra
gente gi per un lungo corridoio rivestito di piastrelle
bianche. Valentina prese per mano Julia. Controll mentalmente
la cerniera della sua sacca, pensando ai borseggiatori.
Valentina si chiese se tutti riuscissero a capire che erano
americane. La folla scorreva come sciroppo.
Valentina not un uomo che camminava davanti a loro.
Era molto alto e aveva i capelli castani, morbidi e ondulati.
Indossava una camicia bianca button-down infilata in
un paio di pantaloni marroni di velluto a coste e aveva in
mano un grosso libro tascabile. Portava un paio di scarpe
dalla punta quadrata senza calze. Camminava a lunghe falcate
sciolte, come un labrador retriever o un bradipo. Era
pallido e aveva il corpo un po' flaccido. Valentina si chiese
cosa stesse leggendo. Le gemelle lo seguirono sulla scala
mobile. L'uomo cammin davanti a loro nei passaggi sotterranei
e loro salirono dietro di lui sulla scala mobile, una
di quelle interminabili che sconcertavano Valentina, inducendola
a pensare che il mondo si fosse inclinato e lei fosse
soggetta a ma nuova forma di misteriosa gravit. Alla fine
trovarono la piattaforma della Victoria Line.
Valentina cerc di dare una sbirciata al titolo del libro. Finiva
per "osi". La metamorfosi di Kafka? No, troppo grosso.
L'uomo portava un paio di occhiali dalla montatura di metallo
dorato e aveva un viso gentile, un viso dalla mascella
forte e dal naso lungo e stretto, che rituff prontamente
nel libro. Aveva occhi marroni dalle palpebre pesanti con
ciglia foltissime. Il treno stava arrivando. Era pieno zeppo,
e le porte si aprirono e si richiusero senza che nessuno scendesse
o salisse. L'uomo alz gli occhi e riprese a leggere.
Julia stava parlando di un incidente cui aveva assistito
quella mattina, quando una donna anziana era stata investita
da un motorino. Valentina cerc di non ascoltare. Julia
sapeva che lei aveva paura ad attraversare la strada. Valentina
si ostinava ad aspettare la comparsa dell'omino verde
al semaforo, anche quando non c'erano macchine in vista,
anche quando Julia attraversava la strada di corsa e si fermava
dall'altra parte a farle segno di muoversi. Smettila
disse a Julia. Se non la pianti rimango a casa per sempre, e
tu dovrai portare tutti i sacchetti della spesa da sola. Julia
parve sorpresa, e con grande sollievo di Valentina tacque.
Il treno successivo arriv dopo un minuto. Era meno affollato,
e le gemelle salirono sgomitando. Julia si tuff verso
il centro della carrozza, ma Valentina rimase attaccata al
palo vicino alla porta. Mentre il treno si lanciava in avanti,
Valentina alz gli occhi e vide che l'uomo che aveva notato
prima era in piedi schiacciato contro di lei. Lui incroci
il suo sguardo e lei distolse gli occhi. L'uomo odorava d'erba,
come se avesse tosato un prato, e di sudore e di qualcosa
che Valentina non riusc a definire. Carta? Terra? Era un
buon odore, qualunque cosa fosse, e lo inal come se contenesse
delle vitamine. Il sacchetto della spesa di qualcuno
le sfregava contro la gamba. Valentina alz di nuovo gli
occhi. L'uomo la stava ancora guardando. Lei arross, ma
sostenne lo sguardo. Lui disse: Non ti piace molto la metropolitana,
vero?.
No disse Valentina.
Neanche a me disse lui con una voce bassa e gradevole.
 troppo intima.
Valentina annu. Guardava la bocca dell'uomo mentre parlava.
Era una bocca grande, il labbro superiore un po' conigliesco,
che mostrava i denti leggermente sporgenti, denti
che avrebbero avuto bisogno di un po' di ortodonzia. Pens
agli anni che lei e Julia avevano passato dal dottor Weissman
a farsi raddrizzare i denti. Chiss che aspetto avrebbero
avuto i loro denti se fossero stati abbandonati a se
stessi, si chiese.
Tu sei Julia o Valentina? domand l'uomo.
Valentina rispose lei, e rimase inorridita dalla propria
audacia. Ma come faceva quell'uomo a sapere i loro nomi?
Il treno fren entrando in una stazione, facendole perdere
l'equilibrio. L'uomo la prese per il gomito, e la sorresse finch
il treno si ferm. Stazione Vittoria disse la voce femminile
disincarnata della metropolitana.
Topolino!  la nostra fermata. Dobbiamo cambiare qui.
La voce di Julia si lev al di sopra del muro di gente che le
separava mentre le porte si aprivano. Valentina gir la testa
per guardare l'uomo.
Devo scendere gli disse. C'era qualcosa di rassicurante
nel modo in cui lui la guardava, come se stessero viaggiando
insieme e fossero su quel treno da ore.
Dove state andando? le chiese. Julia si stava facendo
strada verso di loro. Valentina scese dal treno.
Al circo disse mentre Julia approdava sul marciapiede.
Lui sorrise; le porte si chiusero; il treno ripart. Valentina rimase
ferma per un momento a guardare. L'uomo alz una
mano, esit, fece un cenno di saluto.
Chi era quello? chiese Julia. Prese Valentina per mano
e s'incamminarono insieme a una folla di passeggeri per
prendere la District Line.
Non lo so rispose Valentina.
Era carino disse Julia.
Valentina annu. "Lui sapeva i nostri nomi, Julia. Noi
non conosciamo nessuno qui. Come faceva a sapere i nostri
nomi?"
Robert guard Valentina e Julia che scivolavano via. Scese
alla fermata successiva, Pimlico, and a piedi alla Tate
Gallery e sedette sui gradini dell'ingresso a guardare il Tamigi,
profondamente agitato. "Cos' che ti fa tanta paura?"
si chiese, ma non riusc a rispondere.

 Un diluvio.

Era tardissimo, le due di notte passate, e le gemelle dormivano.
Era stata una serata gelida. Le ragazze non avevano
ancora capito come funzionava il riscaldamento: quella
sera sembrava non volesse accendersi, nonostante facesse
pi freddo del solito. Erano abituate alla loro casa americana
surriscaldata, e per tutta la sera erano state con le mani
appiccicate ai caloriferi, chiedendosi come mai fossero appena
tiepidi. Adesso dormivano protette da parecchie trapunte.
Avevano trovato una borsa dell'acqua calda in un
cassetto, e se l'erano messa sotto i piedi. Valentina dormiva
sul fianco, in posizione fetale. Non aveva il pollice in bocca,
ma lo teneva vicino al viso, come se lo avesse succhiato
e se ne fosse stancata. Julia era sdraiata a cucchiaio dietro
Valentina, il corpo premuto contro quello della sorella e il
braccio sulla sua coscia. Era una posizione abituale per le
gemelle nel sonno, riproduceva il modo in cui avevano dormito
quando erano nell'utero materno. Le loro facce avevano
espressioni diverse: Valentina dormiva di un sonno
leggero, la fronte corrugata e gli occhi strizzati. Julia si agitava
nel sonno, turbata da un sogno. I suoi occhi correvano
avanti e indietro sotto le palpebre sottili come pellicole.
Nel sogno, Julia era su una spiaggia a Lake Forest. C'erano
dei bambini sulla spiaggia. Gridavano di piacere; venivano
gettati a terra da piccole onde. Julia sentiva l'umidit
del lago sulla pelle e si agitava nel sonno. Nel sogno
incominci a piovere. I bambini tornarono di corsa dai loro genitori
che raccattarono i giocattoli e le protezioni solari. La
pioggia cadeva a catinelle - "Dov' la macchina?" - Julia
stava correndo adesso...
L'acqua le schizzava sul viso. Si port una mano alla guancia,
sempre immersa nel sogno. Valentina si svegli, si mise
a sedere e guard Julia. Dal soffitto cominci a gocciolare
acqua sulla trapunta, proprio sul seno di Julia.
Accidenti, Julia, svegliati! Julia si svegli di soprassalto
e le ci volle un momento per afferrare la situazione. Valentina
si era gi precipitata in cucina ed era tornata con una
pentola gigantesca, quando Julia riusc a trascinarsi gi dal
letto. Valentina piazz la pentola sotto la perdita d'acqua
che cominci a gocciolare rumorosamente nel recipiente. Il
letto era fradicio. L'intonaco del soffitto era umido e friabile.
Le gemelle rimasero in piedi a guardare mentre l'acqua
si raccoglieva nella pentola. Piccoli frammenti d'intonaco
rimbalzavano nel liquido come pezzi di ricotta. Valentina
si sedette sulla poltrona accanto al letto. Cosa ne pensi?
chiese. Indossava un paio di boxer e una maglietta con le
spalline sottili, e aveva la pelle d'oca sulle braccia e sulle cosce.
Non sta piovendo. Butt indietro la testa e guard il
soffitto. Forse qualcuno voleva fare il bagno e ha lasciato
traboccare l'acqua?
Ma allora perch sta gocciolando qui? Julia entr nel
bagno e accese la luce. Esamin il soffitto.  completamente
asciutto disse a Valentina.
Si scambiarono un'occhiata mentre altra acqua gocciolava
nella pentola. Accidenti disse Julia. Non capisco. Si
infil la vestaglia, un vecchio indumento di seta rosa che
aveva trovato in un negozio Oxfam di abiti usati.  meglio
che vada di sopra a vedere.
Vengo anch'io.
No, tu stai qui, in caso la pentola trabocchi. E non era
una cattiva idea, visto che l'acqua minacciava di arrivare all'orlo
del recipiente.
Julia usc decisa dall'appartamento e sal le scale. Non
era mai stata al piano di sopra. C'erano pile di giornali, per
lo pi copie del "Guardian" e del "Telegraph", ammonticchiate
sul pianerottolo. La porta era socchiusa. Julia buss.
Non rispose nessuno.
C' nessuno in casa? grid. L'unico rumore che riusc
a sentire le parve prodotto da qualcuno che stava scartavetrando
qualcosa, un rumore ritmico, abrasivo. Quel qualcuno,
un uomo, stava parlando a bassa voce.
Julia rimase ferma sulla porta, agitata. Non sapeva niente
dei vicini di casa. Avrebbe fatto meglio a portarsi Valentina,
pens. E se questi erano dei satanisti, o dei pedofili, o gente
che faceva a pezzi giovani ragazze curiose con una motosega?
Avevano le motoseghe in Inghilterra, o era solo una specialit
da serial killer americani? Julia si ferm, con la mano
sulla maniglia, titubante. Immagin l'acqua che allagava il
loro appartamento, tutti i mobili di zia Elspeth che galleggiavano
qua e l, Valentina che nuotava da una stanza all'altra
cercando di salvare qualcosa dal diluvio. Apr la porta ed
entr, ripetendo: C' nessuno in casa? mentre avanzava.
L'appartamento era molto buio e Julia inciamp subito
in una delle pile di scatoloni che riempivano il corridoio.
Ebbe la sensazione di una moltitudine di oggetti ammassati
gli uni sugli altri in modo opprimente. Da qualche parte
c'era una luce, al di l del corridoio, in un'altra stanza, ma
l arrivava solo un flebile riflesso. Il pavimento di legno era
appiccicoso e granuloso sotto i suoi piedi nudi. C'erano dei
percorsi nel corridoio, ciascuno delimitato da pile di scatoloni.
Gli scatoloni arrivavano fino al soffitto, torreggiavano
a tre metri dal pavimento. Julia si chiese se fossero mai
caduti, spiaccicando qualcuno. Magari c'era della gente
sepolta sotto quelle pile di roba? Avanz tastando gli scatoloni,
come una cieca. Sent odore di carne cotta e cipolle
fritte. L'odore dolce del tabacco. L'odore penetrante, complesso,
di detersivi a base di candeggina. Frutta marcia; limoni
forse? Sapone. Julia cerc di distinguere gli odori. Le
pizzicavano il naso. "Dio, ti prego, non farmi starnutire"
pens, e starnut.
Il borbottio e lo sfregamento cessarono di colpo. Julia rimase
immobile. I rumori ripresero dopo quella che a Julia
parve un'eternit. Il cuore le batteva forte, e si gir per vedere
se aveva lasciato aperta la porta, ma non riusciva pi a
vederla. "Briciole di pane" pens Julia. "Spago. Non trover
mai la via d'uscita."
Gli scatoloni sparirono sotto le sue dita, e Julia allung la
mano e tast una porta chiusa. Nel loro appartamento, quella
sarebbe stata la stanza da letto sul davanti della casa. Il
rumore adesso era pi forte. Julia strisci lungo il corridoio.
Alla fine si ferm sulla soglia della stanza da letto sul retro,
e guard all'interno.
L'uomo le dava le spalle. Era accovacciato, con le ginocchia
piegate, e solo i piedi e lo spazzolone toccavano il pavimento
mentre lo lavava. A Julia venne in mente un uomo che imitava
un formichiere. Indossava un paio di jeans e nient'altro.
La luce al soffitto era intensa, troppo luminosa per la stanza,
e il letto era enorme. C'erano un sacco di vestiti, libri e ciarpame
sparpagliati in giro. C'erano mappe e fotografie appuntate
alle pareti. L'uomo stava recitando qualcosa in una
lingua straniera mentre strofinava il pavimento. Aveva una
bella voce e Julia cap che, qualunque cosa stesse dicendo,
era triste e violenta. Si chiese se fosse un fanatico religioso.
Il pavimento era scuro d'acqua. L'uomo infil la mano
nel secchio e tir fuori la spazzola piena di saponata e altra
acqua. Julia lo guard. Dopo un po', si accorse che stava
sfregando solo una sezione del pavimento, ripetutamente.
Il resto era ancora asciutto.
Julia cominci a disperare. Voleva dire qualcosa, ma non
sapeva come incominciare. Poi constat che si stava comportando
come il Topolino, e questo le diede la spinta necessaria
per parlare.
Mi scusi disse Julia sommessamente. L'uomo aveva la
mano nel secchio e trasal per lo spavento tanto da rovesciarlo;
l'acqua si rivers sul pavimento. Oh fece Julia.
Mi dispiace, mi dispiace tanto! Lasci che l'aiuti... Sfrecci
in bagno, scavalcando la macchia d'acqua che si allargava
sul pavimento, e torn come un fulmine con degli asciugamani.
L'uomo rimase accucciato sul pavimento, guardandola
con un'espressione incredula, quasi sbigottita. Julia
si mise all'opera per contenere l'inondazione, usando gli
asciugamani come dighe di stoffa, come sacchi di sabbia. Si
precipit di nuovo in bagno, e torn con un'altra bracciata
di asciugamani, balbettando una sfilza di scuse. Martin era
cos sbalordito dall'energia di Julia e dalla sua interminabile
fiumana di scuse che rimase semplicemente a guardarla.
La vestaglia rosa si era slacciata e i suoi capelli erano scarmigliati.
Aveva l'aspetto di una bambina che avesse ballato
un valzer scatenato in camicia da notte. Mostrava un bel po'
di gambe, e Martin pens che era carino da parte di quella
ragazzina piombargli in casa con indosso una vecchia vestaglia
e un paio di mutandine, e sebbene non capisse cosa
ci faceva l, si sent sollevato nel vederla. L'ansia opprimente
che aveva provato spar. Martin si sfreg le mani bagnate
sui pantaloni. Julia fin di asciugare il pavimento, raccolse
tutti gli asciugamani e li butt nella vasca. Torn in camera
da letto sentendosi soddisfatta di s, e vide Martin accovacciato
sul pavimento a braccia conserte, che la guardava.
Ehm, salve disse Martin. Le tese la mano, e Julia l'afferr
e tir. Mentre gli prendeva la mano, si accorse che sanguinava.
Martin si aspettava che la ragazza gli stringesse
la mano e si sorprese nel ritrovarsi in piedi. Julia a sua volta
fu sorpresa dall'agilit di Martin. Si ritrov a guardare
un uomo snello di mezza et, con gli occhiali di tartaruga
piantati di traverso sul naso. Le parve un po' nodoso: aveva
le ginocchia, i gomiti e le nocche delle dita sporgenti.
Non era affatto peloso. Julia not che il suo torace era leggermente
concavo. Arross e alz gli occhi. Lui aveva i capelli
sale e pepe. Sembrava gentile.
Sono Martin Wells disse.
E io sono Julia Poole rispose Julia. Vivo al piano di
sotto.
Oh, certo. E... si sentiva sola?
No, vede, l'acqua... Il nostro letto  proprio qui sotto,
e c'era un sacco d'acqua che colava dal soffitto, e... s, insomma,
ci ha svegliato.
Martin arross. Sono terribilmente spiacente. Chiamer
qualcuno per la riparazione. Sistemer tutto, vedr.
Julia distolse lo sguardo, posandolo sul secchio, sullo
spazzolone, sul pavimento bagnato. Poi guard di nuovo
Martin, perplessa. Cosa stava facendo? gli chiese.
Le pulizie rispose lui. Lavavo il pavimento.
Le sanguinano le mani gli disse Julia.
Martin si guard le mani. I palmi erano coperti di spaccature
aperte per le lunghe ore nell'acqua. Le mani erano spellate
e rosse. Guard di nuovo Julia. Lei stava osservando la
stanza da letto, le pile di scatoloni allineate lungo le pareti.
Cosa c' negli scatoloni? gli chiese.
Cose rispose Martin.
Julia abbandon ogni barlume di tatto. Ma lei vive cos?
S.
 una di quelle persone che si lavano di continuo. Come
Howard Hughes.
Martin non sapeva cosa dire e rispose con un semplice:
S.
Grande.
Be', no, non direi proprio. Martin and in bagno, apr
l'armadietto dei medicinali e prese un tubetto di lozione
che cominci a spalmarsi sulle mani.  una malattia. Si
raddrizz gli occhiali con un dito unto di crema. Julia cap
di aver fatto una gaffe.
Mi scusi.
Non importa.
Ci fu un momento di imbarazzo durante il quale nessuno
dei due guard l'altro.
Julia cominci a sentirsi nervosa. "Avevo ragione,  malato
di mente." Dovrei tornare di sotto disse. Valentina
si star preoccupando.
Martin annu. Mi spiace per il vostro soffitto. Domattina
per prima cosa telefono a qualcuno. Verrei personalmente,
ma...
S?
Ma non esco mai dal mio appartamento.
Julia rimase delusa, sebbene solo un attimo prima avesse
pensato di allontanarsi da lui. Mai? Per nessuna ragione?
Fa parte della mia... malattia. Martin sorrise. Non
se la prenda. Per me sar un vero piacere se verr a trovarmi
qui. Guid Julia attraverso il labirinto di scatoloni.
Quando arrivarono alla porta d'ingresso, Martin lasci che
lei l'aprisse e uscisse sul pianerottolo. Spero che verr di
nuovo. Per un t? Domani, magari?
Julia si ferm sul pianerottolo ben illuminato e guard
Martin, che si ritrasse dalla porta nel corridoio buio. Okay
disse Julia. Senz'altro.
E anche sua sorella sar la benvenuta.
Julia ebbe un piccolo moto di possessivit. Se avesse conosciuto
Valentina, probabilmente gli sarebbe piaciuta pi
di lei. Succedeva a tutti. S, certo, vedr se  libera.
Martin sorrise. A domani, allora. Alle quattro?
D'accordo.  stato un piacere conoscerla disse Julia, e
si precipit al piano di sotto.
Valentina aveva appena svuotato la pentola quando Julia
torn. Il soffitto gocciolava ancora e i letti erano un groviglio
di coperte fradice. Le gemelle rimasero in piedi a valutare
i danni. Allora, cos' successo? chiese Valentina.
Julia glielo raccont, ma trov difficile descriverle Martin.
Valentina parve inorridita quando le disse che erano state
invitate per il t. Ma quell'uomo sembra orribile disse.
Non esce mai di casa?
Non lo so.  stato supereducato. Cio,  chiaramente
pazzo, ma in un modo simpatico, tipicamente britannico
nella sua eccentricit, capisci? Le gemelle cominciarono a
togliere le trapunte dal letto. Le portarono in bagno e cercarono
di strizzare fuori l'acqua. Mi sa che queste sono
rovinate.
No,  solo intonaco. Dovrebbe andar via con un lavaggio.
Forse potremmo metterle a bagno, che dici? Valentina mise
il tappo nella vasca e cominci a far scorrere l'acqua calda.
Comunque, io gli ho detto che andr a prendere il t,
e se vuoi puoi venire anche tu. Penso che dovresti almeno
conoscerlo. In fin dei conti  un nostro vicino di casa.
Valentina si strinse nelle spalle. Finirono di disfare il letto
e lasciarono la pentola sul materasso a raccogliere lo sgocciolio.
Andarono a dormire nella stanza degli ospiti (che
era umidiccia) e ciascuna si addorment col pensiero delle
riparazioni e del t.

 Una cosa delicata.

Ciascuna a suo modo, le gemelle trovavano la verginit
piuttosto onerosa.
Julia aveva fatto qualche esperimento. Alle superiori
aveva lasciato che i ragazzi la baciassero e/o accarezzassero
in macchina, nelle camere dei genitori durante le feste
a casa di amici, quando i suddetti genitori erano fuori citt.
Una volta in una toilette per signore al Navy Pier, e parecchie
volte sul gradino d'ingresso dell'insignificante casa
stile ranch di Edie e Jack, che lei desiderava sempre fosse
una gigantesca dimora vittoriana con tanto di veranda, in
modo che lei e il ragazzo potessero starsene seduti su un divano
a dondolo a mangiare il gelato e a leccarselo via dalle
labbra a vicenda, mentre Valentina li spiava dal soggiorno
buio. Ma non c'era nessuna veranda, e i baci erano altrettanto
insipidi della casa.
Julia ricordava di aver respinto dei ragazzi in varie occasioni:
sulla spiaggia, dietro il capanno a West Park dopo aver
pattinato sul ghiaccio, in una sala di musica alle superiori.
Ricordava la reazione di ciascun ragazzo, le varie sfumature
di confusione e rabbia: Ma allora perch sei venuta
qui? le aveva chiesto il ragazzo nella sala di musica, e lei
non aveva una risposta.
Che cosa voleva? Cosa immaginava potessero darle quei
ragazzi? E perch li fermava sempre prima che potessero
farlo?
Valentina era pi gettonata, e non altrettanto brava a
dire di no. Durante l'adolescenza delle gemelle era Valentina
che veniva scelta sia dai ragazzi tranquilli sia da quelli
che si consideravano stelle nascenti del rock. Mentre Julia
sceglieva ragazzi che non erano interessati a lei e poi
dava loro la caccia, Valentina li ignorava tutti con aria sognante
e faceva strage di cuori. Rimaneva sempre sorpresa
quando il ragazzo seduto dietro di lei alla lezione di algebra
le dichiarava il suo amore mentre lei slegava la bicicletta;
quando il direttore del giornale scolastico la invitava al
ballo di fine anno.
Dovresti lasciare che vengano loro da te disse Valentina,
quando Julia si lament della discrepanza. Ma Julia era
impaziente, e non gradiva essere ignorata. Queste cose sono
fatali a un idillio, specialmente se nelle vicinanze c' una
versione di te pi distaccata.
Valentina provava interesse per il sesso ma, presi individualmente,
i ragazzi con cui avrebbe potuto farlo non erano
affatto interessanti. Quando concentrava la sua attenzione
su un ragazzo, finiva sempre per trovarlo incompleto, ottuso,
assurdo. Era abituata alla profonda intimit della sua
vita con Julia, e non sapeva che per iniziare un rapporto
amoroso  necessaria una nuvola di speranza e di sfrenata
illusione. Valentina era come la reduce di un lungo matrimonio
che ha disimparato a flirtare. I ragazzi che la seguivano
per i corridoi della scuola superiore di Lake Forest
a distanza di sicurezza perdevano il loro ardore quando si
scontrava con un'educata perplessit.
E cos le gemelle erano rimaste vergini. Julia e Valentina
videro tutti i loro compagni di liceo e di college sparire a
uno a uno nel mondo adulto del sesso, finch non furono
le sole persone di loro conoscenza che indugiavano ancora
nel mondo dei non iniziati. Com' stato? chiedevano
alle amiche. Le risposte erano vaghe. Il sesso era una barzelletta
incomprensibile per chi non faceva parte del giro.
Le gemelle si preoccupavano della verginit individualmente,
e se ne preoccupavano insieme. Ma il problema di
fondo era quello di cui non parlavano mai: il sesso era una
cosa che non potevano fare insieme. Una sarebbe dovuta
andare avanti, e l'altra sarebbe rimasta indietro. E ciascuna
delle due avrebbe dovuto scegliersi ragazzi diversi, e questi
tizi, questi potenziali fidanzatini, avrebbero voluto trascorrere
del tempo da soli con l'una o l'altra; avrebbero voluto
essere la persona importante nella vita di Julia o di Valentina.
Ciascuno di loro avrebbe funzionato come un piede di
porco e ben presto si sarebbe aperta una breccia; ci sarebbero
state ore del giorno in cui Julia non avrebbe saputo
nemmeno dove fosse Valentina, o cosa stesse facendo, e Valentina
si sarebbe girata per dire qualcosa a Julia e si sarebbe
trovata di fronte il suo ragazzo, che aspettava di sentire
quello che stava per dire mentre solo Julia poteva capirlo.
Era una cosa delicata, il loro mondo privato. Esigeva una
fedelt assoluta, e cos loro rimasero vergini e aspettarono.
 
Perle.

Julia si present alla porta di Martin alle quattro in punto
il pomeriggio seguente; Valentina aveva avuto un attacco
di timidezza e si era rifiutata di andare. Quella mattina era
arrivato un operaio e aveva incominciato a riparare il soffitto
della loro camera da letto, cos Julia sent che doveva
mantenere la sua promessa.
Julia era vestita con un paio di jeans e una camicetta bianca.
Quando Martin venne ad aprirle la porta, lei si stup nel
vedere che indossava un completo e la cravatta. Portava anche
dei guanti chirurgici di latex che lo facevano sembrare
un maggiordomo da sceneggiato televisivo.
Benvenuta le disse. Attravers l'appartamento guidandola
verso la cucina, che era sorprendentemente accogliente,
sebbene le finestre fossero tappezzate di giornali e nastro
adesivo. Noi mangiamo sempre qui disse Martin.
La sala da pranzo  stata invasa dagli scatoloni. Lo disse
quasi non avesse idea di come fosse successo.
Lei ha una famiglia? chiese Julia. Non le era venuto in
mente che qualcuno potesse essere sposato con quel matto.
S, ho una moglie e un figlio. Mia moglie  ad Amsterdam
e mio figlio  su a Oxford.
Oh. Sua moglie  in vacanza?
Suppongo che si potrebbe anche dire cos. Ma non so
bene quando torner, quindi mi sto arrangiando da solo.
Al momento le cose sono un po' sottosopra qui. Martin
aveva preparato tre posti sul tavolo della cucina. Julia si sedette
a quello di fronte alla porta di servizio. "Casomai dovessi
scappare."
Valentina non  potuta venire. Non si sente molto bene
disse Julia; e in un certo senso era vero.
Che peccato. Sar per un'altra volta disse Martin. Era
molto soddisfatto di s; con un preavviso minimo, era
riuscito a organizzare un t pomeridiano pi che passabile.
C'erano tramezzini di pasta d'acciughe e anche di cetrioli
e crescione e una torta di pan di Spagna. Aveva tirato fuori
il servizio di porcellana della madre di Marijke e c'erano
un piccolo bricco per il latte e una ciotola di zollette di
zucchero. Pens che era quasi altrettanto gradevole di quello
che avrebbe fatto Marijke. Che tipo di t le piace? chiese.
Earl Grey?
Martin premette il pulsante sul bollitore elettrico e mise
una bustina nella teiera. Non  cos che si dovrebbe fare,
ma a volte ci si impigrisce.
E come si dovrebbe fare?
Oh, si scalda la teiera, si usa il t in foglie... ma io non
riesco a sentire la differenza, quindi il rituale  un po'
cambiato.
Nostra madre usa le bustine lo rassicur Julia.
Allora deve essere giusto disse Martin molto seriamente.
L'acqua boll (in realt l'aveva gi fatta bollire un paio di
volte prima che Julia arrivasse, tanto per essere sicuro che il
bollitore funzionasse) e Martin prepar il t. Ben presto erano
entrambi seduti a bere il t e a mangiare i tramezzini. Martin
prov un enorme senso di benessere. Non si era reso conto di
quanto gli mancasse condividere un pasto con un altro essere
umano. Alzando gli occhi, Julia vide che la guardava con
un sorriso raggiante. "Sar anche pazzo, ma  molto allegro."
Allora gli chiese Julia, da quanto tempo vivete qui?
Da pi di vent'anni. Prima abbiamo vissuto ad Amsterdam
quando eravamo appena sposati, e poi a St John's
Wood. Abbiamo comprato questo appartamento appena
prima che nascesse Theo.
E lei  sempre... rimasto in casa?
Martin scosse la testa. No, questo  uno sviluppo recente.
Prima lavoravo al British Museum, dove traducevo lingue
antiche e classiche. Ma adesso lavoro da casa.
Julia sorrise. Cos le recapitano la stele di Rosetta e tutto
il resto qui a casa? Le gemelle erano state al British Museum
la settimana precedente. Julia pens a Valentina, china sulla
mummia di Lindow, quasi in lacrime.
No, no. Non ho quasi mai bisogno dell'oggetto fisico.
Loro fanno fotografie e disegni; uso quelli.  diventato tutto
infinitamente pi facile adesso che ogni cosa  digitalizzata.
Suppongo che un bel giorno baster agitare gli oggetti
davanti al computer e lui fornir le traduzioni direttamente
in canto gregoriano. Ma per ora hanno ancora bisogno
di uno come me per decifrarli. Martin fece una pausa, poi
disse, con una certa timidezza: Le piacciono i cruciverba?.
Non siamo molto brave a farli. Mamma risolve quelli del
"New York Times". Ha cercato di insegnarci, ma noi riusciamo
a fare solo quelli del luned.
Vostra zia Elspeth era un fenomeno con i cruciverba. Per
il suo compleanno gliene preparavo sempre alcuni, particolarmente
criptici.
Julia avrebbe voluto chiedergli di Elspeth, ma cap che
Martin la stava invitando a chiedergli dei cruciverba, cos
per educazione gli disse: Lei crea cruciverba?.
Proprio cos. Lo faccio per il "Guardian". Martin lo disse
come se stesse confessando una segreta identit da supereroe.
Julia cerc di atteggiare il viso a un'espressione di ammirato
stupore. Uau. Non avevamo mai pensato che esistesse
qualcuno che li inventa. Te li trovi gi stampati sul
giornale e non ti viene in mente, capisce?
 una forma d'arte sottovalutata. "Chiedile qualcosa di
lei; stai monopolizzando la conversazione." E lei cosa fa?
Non lo sappiamo ancora. Non abbiamo deciso.
Martin sorb il suo t e guard Julia con aria canzonatoria.
Si riferisce sempre a se stessa con la prima persona
plurale?
Julia aggrott la fronte. No... mi riferivo a me e a Valentina.
Non abbiamo ancora trovato una professione precisa
che entrambe vorremmo fare.
Dovete fare entrambe la stessa cosa?
S! Julia si interruppe e ricord a se stessa che stava
parlando con un estraneo, non con Valentina. Voglio dire,
qualcosa da poter fare insieme. Magari potremmo fare due
lavori diversi legati fra loro in qualche modo.
Cosa vi piace fare, a ciascuna delle due intendo?
Allora, a Valentina piacciono i vestiti. Le piace prendere
degli indumenti e ricavarci qualcosa di nuovo, tipo che
potrebbe prendere il suo completo, tagliare in due la giacca
e farne un corsetto o un gilet, cose del genere insomma. 
una specie di schiava di Alexander McQueen. Julia guard
il posto apparecchiato per Valentina e si chiese cosa stesse
facendo la sua gemella; Martin si immagin con indosso
un corsetto e sorrise.
E lei invece?
Mah. Non lo so. Mi piace scoprire delle cose, immagino.
Julia guard il suo piatto mentre lo diceva. Il bordo
era decorato con tralci di ipomea azzurri. "Perch mi sento
come se fossi sull'orlo di un baratro?"
Martin disse: Dell'altro t?. Julia annu. Tu sei piuttosto
giovane, eh? Possiamo darci del tu, vero? Sai, ho un figlio
della tua et e...
Certo disse prontamente Julia.
... E anche lui prosegu Martin non sa ancora cosa
vuole fare. Per ora studia matematica, ma non ha una vera
passione per la materia. Immagino che finir per occuparsi
di finanza e passare il suo tempo a progettare vacanze esotiche.
Tutte le cose che gli piacciono hanno un lato pericoloso.
Tipo?
Be'... andare in motocicletta, per esempio. Credo che
gli piaccia scalare montagne, ma nessuno  disposto a confermarlo
o a negarlo. Comunque, forse  meglio che io non
lo sappia.
Ti preoccupi per lui?
Martin rise. Non si sentiva cos leggero da mesi. Bambina
cara, io mi preoccupo di tutto. Comunque, s, mi preoccupo
parecchio per Theo.  la natura dei genitori. Ho cominciato
a preoccuparmi per Theo nel momento stesso in cui
 stato concepito. Non credo gli abbia giovato molto, ma
non posso farne a meno.
Julia pens a Martin che lavava il pavimento. "Sei come
un cane che lecca lo stesso punto in continuazione." Per
questo lavi le cose?
Martin si appoggi allo schienale e incroci le braccia sul
petto.  un'osservazione molto acuta. S, proprio cos.
Guard Julia che restitu lo sguardo, e di colpo entrambi
sentirono di capirsi.
Julia pens: " matto da legare, eppure io lo capisco. Ma
forse non  completamente pazzo. La sua  una specie di
follia lucida, come un sogno". Martin disse: Allora, ti piace
scoprire delle cose. Che tipo di cose?.
Julia cerc di esprimerlo a parole. Bah... tutte direi. Mi
incuriosiscono cose che la gente non dovrebbe vedere; per
esempio, mi  piaciuto andare al British Museum, ma mi
sarebbe piaciuto di pi se fossi potuta entrare in tutti gli uffici
e i magazzini, insomma, vorrei guardare in tutti i cassetti,
e scoprire della roba. E voglio sapere delle cose sulla
gente. Per esempio, so che probabilmente  maleducato, ma
vorrei sapere perch hai tutti quegli scatoloni, e cosa contengono,
e perch tutte le finestre sono ricoperte di carta,
e da quanto tempo va avanti questa storia, e come ti senti
quando lavi le cose, e poi perch non cerchi di porvi rimedio?
Julia guard Martin e pens: "Adesso mi mette alla
porta". Sedettero in un silenzio imbarazzato per quella che
parve un'eternit. Poi Martin sorrise.
Sei molto... americana, vero?
 un eufemismo per dire "molto villana"? S, sono molto
villana. Scusa.
No, no, non devi scusarti. Quello  compito mio. Altro t?
No, grazie. Se prendo troppa caffeina finir col perdere
ogni ritegno. Anzi, forse  gi successo disse Julia.
Martin si vers un'altra tazza di t. Vuoi davvero sapere
tutte quelle cose? disse. Perch se rispondo a tutte le
tue domande, potrei perdere la mia aura di mistero, e tu
non verresti pi a trovarmi.
Ci verrei, invece. "Sei la persona pi stramba che abbia
mai conosciuto. Non riusciresti a liberarti di me nemmeno
se ci provassi."
Martin apr la bocca, esit, e disse: Tu fumi?.
S rispose Julia. Martin si illumin. Lasci la tavola e
ritorn con un pacchetto di sigarette e un accendino. Tir
fuori una sigaretta e la offr a Julia. Lei la prese e se la mise
tra le labbra, lasci che lui gliela accendesse e fu subito scossa
da un violento attacco di tosse. Martin balz in piedi e le
port un bicchiere d'acqua. Quando Julia riusc di nuovo a
parlare, disse: Cosa diavolo era quella roba?.
Gauloises. Sono senza filtro... mi dispiace. Non stavo
cercando di ucciderti.
Julia gli porse la sigaretta accesa. Tieni, mi accontenter
di inalare il fumo passivo.
Martin tir una boccata profonda e fece uscire il fumo
dalla bocca, a piccoli sbuffi. Julia pens che non aveva mai
visto un'espressione di cos intenso piacere sulla faccia di
qualcuno. Allora cap come mai Martin era riuscito a corteggiare
e sposare una ragazza: "Gli  bastato guardarla cos".
Julia desider che qualcuno la guardasse in quel modo. Poi
si sent imbarazzata.
La curiosit uccide il gatto disse Martin. Tir un'altra
boccata dalla sigaretta.
Lo so. Ma sento che potrebbe esplodermi la testa se non
scopro qualcosa - che ne so - qualunque cosa.
Saresti un'ottima studiosa.
Julia era affascinata dal fumo che usciva a piccoli sbuffi
dalla bocca di Martin. "Pensavo che pap fosse un accanito
fumatore, ma questo qui  un vero fanatico." No, non sono
il tipo che riesce a starsene seduta immobile per tanto tempo.
Io voglio scoprire le cose subito, e poi passare alle successive.
Una giornalista, allora.
Julia parve dubbiosa. S, ma Valentina? Not che Martin
si era tolto i guanti chirurgici per fumare la sigaretta.
Erano appallottolati accanto alla sua tazza.
Non credi che ciascuna delle due potrebbe essere felice
seguendo i propri interessi?
Ma noi siamo insieme. Abbiamo sempre fatto tutto insieme.
Hmm.
Julia ebbe la sgradevole sensazione che qualcuno fosse
salito di nascosto da Martin e gli avesse spiegato come la
pensava il Topolino. Cosa? disse, risentita.
 un peccato che non abbiate potuto conoscere Elspeth.
Aveva cose interessanti da dire a proposito di essere una
gemella.
Julia era tutta orecchie. Tipo cosa?
Martin le chiese: Ti andrebbe un po' di torta?. Julia
scosse la testa. Io invece ne prender un pezzettino disse
lui. Tagli delicatamente una sottile fetta di torta e la
pos su un piatto, per poi ignorarla mentre continuava
a fumare. Elspeth pensava che ci fosse un limite oltre il
quale il rapporto tra gemelle non poteva spingersi, in termini
di rinuncia di ciascuna delle due alla propria individualit.
E pensava che lei e vostra madre avessero superato
quel limite.
In che modo?
Martin scosse la testa. Non me l'ha detto. Dovreste
chiederlo a Robert; se mai lo ha raccontato a qualcuno, quel
qualcuno  lui.
Robert Fanshaw? Non lo abbiamo ancora conosciuto.
Ah, no? Credevo che sarebbe venuto a presentarsi subito.
Che stranezza.
Abbiamo bussato alla sua porta, ma non  mai in casa.
Forse  fuori citt disse Julia.
L'ho visto proprio stamattina.  lui che ha preso accordi
per farvi riparare il soffitto. Martin sorrise. Mi ha bacchettato
a dovere per avervi creato un tale fastidio. Martin
spense la sigaretta e si infil con cura i guanti.
Mah. Chiss come mai non si  fatto vivo... A proposito,
che aspetto ha?
Martin mangi un pezzo di torta e Julia aspett che finisse
di masticare e deglutire. Robert era molto attaccato
a Elspeth. Penso che la sua morte lo abbia un po' scombussolato.
Ma  un buon diavolo,  molto tollerante verso
le mie malefatte.
E capita spesso... cio, dovremmo aspettarci che il soffitto
s'imbarchi in continuazione?
Martin parve imbarazzato.  successo solo un'altra volta.
Far del mio meglio perch non succeda pi.
Hai una scelta al riguardo?
C' un minimo di margine. Di solito.
Julia era un po' stordita da tutto quel fumo di sigaretta.
Posso usare il bagno?
Certo disse Martin, indicandole la stanza di servizio.
Ce n' uno l dentro. Julia si alz, si fece strada in mezzo
agli scatoloni che riempivano la stanza ed entr nel bagno
minuscolo. Nella vasca c'erano altre pile di scatoloni.
"Dev'essere come vivere dentro a un contenitore." Us il
gabinetto, si spruzz dell'acqua sul viso e si sent meglio.
Quando torn in cucina, disse: Allora, cosa c' negli scatoloni?
Insomma, sembra che tu abbia appena traslocato.
Martin la guard con indulgenza. D'accordo, Miss Pandora
Poole. Come regalo speciale potrai aprire uno scatolone.
Uno qualunque?
Forse. Non sempre riesco a ricordare cosa contengono,
quindi non ha molta importanza quale scegli.
Si alzarono. " come a Pasqua. O a Natale." Qualche
suggerimento?
No disse Martin. La maggior parte non  cos interessante.
Si spostarono nella sala da pranzo. Julia si ferm a
contemplare le pile torreggianti di scatoloni. Martin disse:
Forse potresti sceglierne uno di quelli in cima alla pila. Cos
non dovremo spostarli tutti.
Julia indic uno scatolone e Martin lo tolse con cura dalla
pila e glielo porse. Era imbalsamato nel nastro adesivo,
cos Martin and a prendere un taglierino. Julia pos lo scatolone
sul pavimento e lo tagli, inginocchiata accanto al
contenitore. Quando apr lo scatolone, Martin indietreggi
come se potesse esplodere.
Era pieno di plastica. Sulle prime Julia pens che non contenesse
altro che plastica, ma mentre ci tuffava la mano si
accorse che c'erano parecchi oggetti, ciascuno avvolto nella
plastica e assicurato con lo scotch. Cerc Martin con gli
occhi. Era sulla soglia, che si tormentava le mani ricoperte
dai guanti. Devo smettere? gli chiese.
No. Scarta qualcosa.
Julia frug nello scatolone e tir fuori un minuscolo pacchetto
di plastica. Lo scart lentamente. Era un orecchino,
un'unica perla su un'elaborata montatura d'argento. Lo porse
a Martin. Lui si sporse a guardare. Ah disse.  di Marijke.
Lo vorr indietro. Non lo prese dalle mani di Julia.
Lei disse: Credi che ci sia anche l'altro orecchino qui dentro?.
Martin annu. Julia frug a fondo nello scatolone finch
non trov un pacchettino simile al primo. Quando ebbe
preso tutti e due gli orecchini, si alz. And da Martin e tese
la mano. Lui apr a coppa le mani guantate e Julia vi lasci
cadere gli orecchini. Poi rimise tutta la plastica nello scatolone
e lo sistem in cima alla pila. Non voleva sapere cos'altro
c'era l dentro. Tornarono in cucina e rimasero in piedi
imbarazzati davanti alle sedie. Molto delicatamente, Martin
mise gli orecchini nella tazza di Valentina. Disse: A volte
una cosa ...  troppo, ecco... e deve essere isolata e messa
via. Si strinse nelle spalle, e soggiunse: Quindi sono emozioni
quelle che ci sono negli scatoloni. Emozioni sotto forma
di oggetti. Guard Julia.  questo che volevi sapere?
S. Sembrava un sistema assolutamente sensato. Grazie.
Altre domande?
Julia si guard le scarpe. Mi dispiace. Non volevo... 
stato gentile da parte tua... S'interruppe perch stava per
mettersi a piangere.
Ehi, ehi, va tutto bene, piccola Martin le mise i pollici
sotto il mento e le sollev il viso. Non  successo niente
di male. Julia lo guard battendo le palpebre. Su, cos'
quest'aria tragica?
Per un attimo ho davvero avuto l'impressione di essere
Pandora.
No, no, niente affatto. Ma adesso credo che ti mander
a casa.
Posso tornare? A Julia sembr urgente saperlo.
S disse Martin. Sarebbe delizioso. Sai, tu assomigli
molto a tua zia. Ti prego, vieni ancora a trovarmi. Quando
vuoi soggiunse.
Okay disse Julia. Lo far. Grazie. Percorsero i corridoi
in mezzo agli scatoloni fino a trovarsi davanti alla porta
d'ingresso. Martin guard Julia scomparire gi per le
scale, rimpicciolita dalla prospettiva. Lei si ferm e gli fece
un cenno con la mano appena prima di sparire del tutto.
Martin sent la sua porta che si apriva e si chiudeva, la sent
chiamare: Topolino! e sent un grido di risposta. Buon
Dio disse tra s, e si gir per chiudere la porta.

 La sua natura elettrica.

Era un uggioso sabato sera di met febbraio. La pioggia
cadeva a dirotto sferzando le finestre; Elspeth si chiese se
quel diluvio avrebbe lavato via un po' dello sporco che le
copriva. Julia e Valentina stavano consumando la loro cena
davanti alla tv. "Di questo passo svilupperanno una qualche
forma di avitaminosi" pens Elspeth. "Non mangiano
mai niente di verde." Stasera la cena era a base di minestra
in scatola, toast con burro di arachidi e latte parzialmente
scremato. Le gemelle si sorbivano dosi massicce di televisione
(Julia diceva scherzosamente che dovevano pur imparare
la lingua in un modo o nell'altro), ma adesso sembravano
intenzionate a guardare un programma preciso. Si
rivel essere Doctor Who(*).
Elspeth era sospesa sopra di loro, sdraiata sulla pancia, il
mento appoggiato alle braccia incrociate. "Non c' nient'altro
in TV?" Era una snob in fatto di fantascienza e non vedeva
un episodio di Doctor Who dai primi anni Ottanta. "Bah,
suppongo che sia meglio di niente." Osserv Julia e Valentina
che guardavano la televisione. Mangiavano la loro minestra
lentamente da grosse tazze e sembravano molto prese
dal programma. Elspeth diede un'occhiata allo schermo
appena in tempo per vedere il dottore uscire dal Tardis e salire
su un'astronave in disuso.
"Ma quello  David Tennant!" Elspeth sfrecci verso il
televisore e si sedette a trenta centimetri dallo schermo. Il
dottore e i suoi compagni avevano trovato un caminetto
francese del Diciottesimo secolo sull'astronave. Un fuoco
ardeva nel focolare. "Voglio un fuoco" pens Elspeth. Aveva
provato a scaldarsi sulle fiamme dei fornelli nelle rare
occasioni in cui le gemelle cucinavano qualcosa. Il dottore
si era accovacciato davanti al fuoco e stava conversando
con una bambina che era nella Parigi del 1727 ma sembrava
trovarsi dall'altra parte del caminetto. " triste fantasticare
su David Tennant se sei morta? Mah. Questo  davvero uno
strano programma." La bambina si rivel essere la futura
Madame de Pompadour. Gli androidi meccanici dell'astronave
stavano cercando di rubarle il cervello.
Cyber-steampunk o steam-cyberpunk? chiese Julia.
Elspeth non sapeva di cosa stesse parlando. Valentina disse:
Guarda i suoi capelli. Credi che riusciremmo a pettinarci
cos?.
 una parrucca disse Julia. Il dottore stava leggendo la
mente di Madame de Pompadour. Le pos le mani sul capo,
le palme che racchiudevano il viso, le dita allargate delicatamente
intorno alle orecchie. "Che dita lunghe" si meravigli
Elspeth. Appoggi la sua manina su quella di David
Tennant. Lo schermo era deliziosamente caldo. Elspeth ci
affond la mano, di pochi centimetri.
Dio mio, guarda che strano! disse Valentina. C'era l'ombra
scura di una mano femminile sopra quella del dottore.
Questi lasci la presa sulla testa di Madame de Pompadour,
ma la mano nera rimase dov'era. Elspeth tolse la mano; la
mano sullo schermo rimase nera. "Come hai fatto?" disse
il dottore. Elspeth pens che stesse parlando con lei, poi
si accorse che Madame de Pompadour stava rispondendo
alla domanda. "Devo aver bucato lo schermo. Chiss
se posso entrare con la faccia?" Si infil tutta nel televisore
e si ritrov a guardare attraverso lo schermo. Era
meraviglioso stare dentro l'apparecchio, tiepido e gradevolmente
isolante. Elspeth era entrata solo da un paio di secondi,
quando le gemelle videro lo schermo diventare tutto nero.
Il televisore si spense.
Che strazio disse Julia. E dire che sembra un apparecchio
nuovo. Si alz e si mise ad armeggiare con i pulsanti,
senza alcun risultato.
Forse  ancora in garanzia disse Valentina. Chiss
dove l'ha comprato.
"Da John Lewis" ricord Elspeth. "Ma ormai la garanzia
dev'essere scaduta." Usc dal televisore e si piazz davanti
all'apparecchio sperando che resuscitasse. " stato
elettrizzante, mi hanno vista! Be', hanno visto la mia mano."
Aspett che lo schermo tornasse in vita, ma rimase ostinatamente
nero. "Pensaci. Hai mandato in cortocircuito un apparecchio
elettrico. Sono elettrica? Di cosa sono fatta, comunque?"
Si guard le mani, che a lei parvero solo... mani.
Semplici mani. Elspeth volteggi verso una lampada a stelo
in un angolo della stanza. Era spenta. Infil la mano attraverso
il paralume e appoggi le dita alla base della lampadina.
Il bulbo incominci a brillare debolmente. "Accidenti,
questo s che  fantastico!" Guard se le gemelle se n'erano
accorte, ma non avevano notato niente.
Forse il vicino del piano di sopra ci lascerebbe guardare
la sua televisione disse Valentina. La sua riluttanza a conoscere
Martin era pari al suo desiderio di vedere il resto
dell'episodio.
Non sono sicura che ne abbia una disse Julia. Era piuttosto
difficile da capire con tutta la roba che ha impilato l
dentro. Rimasero a guardarsi in silenzio, indecise.
Forse c' uno Scarabeo da qualche parte. Valentina si
alz, e Julia la segu fuori dalla stanza. Elspeth continu a
toccare la lampadina, con un acuto senso di delusione. "
nell'armadio della stanza degli ospiti" pens. Lasci andare
la lampadina e il bagliore svan. Sent le gemelle che rovistavano
nel suo ufficio. "Devo impegnarmi di pi in questa
faccenda. Se almeno avessi letto pi storie di fantasmi, forse
avrei potuto trovare dei suggerimenti in Le Fanu(**) e in altri
autori dello stesso genere. Forse c' qualcosa su Wikipedia.
Chiss se riesco ad accendere il computer? No, probabilmente
lo distruggerei." Elspeth torn a infilarsi nel televisore
fuori uso, che era ancora caldo. "Cosa diavolo mi succede?
Mi sento completamente ritardata. Penso che la morte
mi abbia fottuto cinquanta punti di quoziente d'intelligenza.
Prima ero in grado di ragionare. Adesso svolazzo qua e
l, facendo esperimenti a casaccio sulla natura dell'esistenza.
E mi crogiolo nell'autocommiserazione."
Quando il televisore si raffredd, Elspeth usc e fluttu
nella stanza degli ospiti. L'armadio era socchiuso. Lo Scarabeo
era sullo scaffale pi alto, sotto la scatola del Monopoli
e una tavoletta segnapunti per il cribbage. Elspeth s'infil
sullo scaffale, dietro i giochi. Incominci a spingere. Fu
uno sforzo inutile: le scatole erano troppo pesanti per lei.
"Fanculo."
And nel suo ufficio per vedere cosa stavano combinando
le gemelle. Erano sedute sul pavimento, chine su un
numero di "The Face". Elspeth si spazient. "Che razza di
idiote! Siete in un appartamento pieno zeppo di pubblicazioni
favolose, e cosa state leggendo voi due? Morrissey."
Per favore, no disse Valentina.
No cosa? rispose Julia.
Non essere arrabbiata con me. Non  colpa mia se il televisore
 saltato.
Non sono arrabbiata con te. Julia pos la rivista e guard
Valentina. Sono un po' annoiata, ma non arrabbiata.
Ah. Avevo l'impressione che fossi davvero scocciata
con me.
E invece no.
Okay.
Tornarono alla loro lettura. Elspeth si accovacci sul pavimento
a mezzo metro di distanza e le guard. Valentina
alz la testa e controll la stanza, perplessa. Non vedendo
niente di insolito, abbass gli occhi. Julia volt pagina.
"Benissimo" pens Elspeth. "Stiamo arrivando da qualche
parte, tu e io."
Valentina disse: Fa troppo freddo qui. Andiamo a letto.
Julia mise via la rivista e spense la luce. Elspeth rimase da
sola al buio ad ascoltare le gemelle che si lavavano i denti.
Quando la casa fu silenziosa, and alla sua scrivania e tocc
la lampadina della lampada da tavolo. Brill.

Note.
*. Popolare serie televisiva britannica di fantascienza prodotta dalla BBC a
partire dal 1963. (N.d.T.)
**. Joseph Sheridan Le Fanu  uno scrittore irlandese dell'Ottocento ricordato
soprattutto per le storie di fantasmi e di paranormale. (N.d.T.)

 Scoiattoli.

Da parecchi giorni Martin sentiva dei rumori sulle grondaie.
C'era qualcosa che scorrazzava l sopra, raspava, graffiava
lo spazio tra il suo soffitto e il tetto. Martin chiam
Robert e Robert chiam l'uomo della disinfestazione, un
tale di nome Kevin.
Kevin si present puntualmente il luned mattina presto.
Era un uomo enorme, di almeno centoventi chili, grande
e grosso. Non disse una parola mentre Martin e Robert
lo guidavano attraverso le stanze buie ingombre di pile di
scatoloni. Martin si chiese come avrebbe fatto un essere cos
smisurato a passare attraverso la piccola botola nel soffitto
dello spogliatoio che dava accesso alle grondaie.
Kevin tir gi la scaletta, si arm di una torcia e si strizz
attraverso il buco con un lieve grugnito. Robert e Martin sentirono
il calpestio dei suoi scarponcini da lavoro da un travetto
all'altro. Martin si sent mancare nel guardare il buco nel
soffitto. Sarebbe potuto sbucare fuori qualcosa correndo. E
qualunque cosa fosse, forse aveva le pulci; forse Kevin si sarebbe
portato dietro le pulci insieme agli scarponcini, quando
scendeva. Ormai era l in cima da un pezzo. Martin era sulle
spine. Robert disse: Non c' bisogno che tu stia qui. Perch
non vai a fumarti una sigaretta alla tua scrivania? Rimango
qui io ad aspettarlo. Martin scosse la testa. Il calpestio attutito
degli scarponcini sembrava provenire dal perimetro
esterno dell'edificio. Sei mai stato l sopra? chiese Robert.
Quando venimmo ad abitare qui, Marijke ci sal. E abbiamo
avuto dei problemi con il tetto, ma era prima che tu
arrivassi. Sono solo assi e isolamento. Martin si chiese se
sarebbe riuscito a convincere Kevin a togliersi gli scarponcini
prima di scendere dalla scaletta. Improbabile.
Lo scalpiccio si avvicin; Kevin comparve nell'apertura e
si cal sulla scaletta. Martin fiss i suoi scarponcini, Robert
disse: Visto qualcosa?.
Non c' un accidenti di niente l sopra disse Kevin. Le
vostre grondaie sono perfettamente sgombre.
Hmm fece Robert. Devono essere sul tetto, non nel
tetto.
Pu darsi.
Robert lo accompagn fuori e torn di sopra. Martin stava
sfregando il pavimento dello spogliatoio.
Allora? disse Robert.
 una storia lunga e dolorosa rispose Martin.
Questo lo diceva mio nonno.
Perch non ti sei ancora presentato alle ragazze di Elspeth?
chiese Martin. Sono qui da sei settimane.
Robert si appoggi allo stipite della porta e ci pens su.
Non lo so. Ho avuto molto da fare. Per ho fatto sistemare
il loro soffitto, ricordi? Guard Martin che puliva furiosamente
e disse: Dovresti usare meno acqua quando
fai quel lavoro, o finirai per far crollare anche il soffitto del
loro guardaroba e tutte le scarpe di Elspeth si rovineranno.
Sono adorabili. Almeno, una delle due lo . L'altra non
l'ho ancora conosciuta. Era molto simile a Elspeth.
In che senso?
Sai, quella franchezza sconvolgente. Elspeth la esercitava
meglio, naturalmente; Julia sembra un po' fuori controllo.
Ma  una ragazza davvero deliziosa. Non c' niente
di cui aver paura.
Robert sbuff, un suono che Martin tradusse correttamente
come: "Falla finita, per favore". Questi rumori che hai
sentito, sei sicuro che fossero rumori di animali? Ho notato
che la grande quercia  cresciuta oltre il tetto. Forse
dobbiamo chiamare un chirurgo degli alberi e fargliela potare.
Potrebbe servire.
D'accordo. Martin era convinto che le grondaie fossero
infestate da qualcosa, ma si guard bene dall'insistere adesso
che l'uomo della disinfestazione aveva controllato accuratamente
senza trovare niente. Martin sapeva che c'erano
due realt: quella effettiva e quella percepita. In passato aveva
cercato di spiegarlo a Robert, ma lui non capiva e invariabilmente
si metteva a parlare di farmaci in modo serio e
quasi condiscendente. Martin smise di sfregare e controll
il pavimento, poi chiuse gli occhi e consult le sue sensazioni
circa il pavimento. Il bisogno di pulire era stato soddisfatto.
Si alz e raccolse secchio e spazzolone.
Come sta andando la tua tesi? chiese a Robert.
Bene. Oggi andr alla Royal Society of Medicine. Sto aiutando
il dottor Jelliffe con il suo opuscolo su tutti i medici
sepolti a Highgate.
Beato te disse Martin con un certo rimpianto. Di tutte
le cose del mondo che gli mancavano, la ricerca in una biblioteca
vera e propria era in cima alla lista. Robert apr la
bocca per dire qualcosa, ma poi cambi idea. Martin disse:
Salutami il dottore, allora. E per l'amor di Dio, va' a presentarti
a quelle gemelle.
Robert sorrise e gli lanci un'occhiata enigmatica. E va
bene. Ci vado subito. Usc dall'appartamento di Martin
e scese le scale. Sul pianerottolo del primo piano si ferm
davanti alla porta e guard il cartoncino con il nome di
Elspeth. Alz la mano per bussare, ma non lo fece, e continu
a scendere le scale fino a casa sua.

 Primrose Hill.

Era una giornata fredda e grigia, il cielo carico di pioggia
imminente. Julia e Valentina stavano salendo su Primrose
Hill. Erano imbacuccate, e lo sforzo della salita coloriva le
loro guance. Julia aveva comprato un libro intitolato
Super-Mini Dizionario dello slang britannico in un negozio Oxfam.
Ogni tanto lo consultava mentre camminavano.
Bubble and squeak(*) disse Julia.
Valentina ci pens.  qualcosa da mangiare.  il pasticcio
di carne e rognone?
No, quello si chiama steak and kidney pie.
Allora  una specie di stufato.
Verza e patate tagliuzzate e fritte insieme disse Julia.
Okay, eccone una buona: codswallop.(**).
Stupidaggini.
Ottimo, dieci e lode per il Topolino. Adesso mettimi alla
prova. Julia pass il libro a Valentina. Le gemelle arrivarono
in cima alla collina. Londra si stendeva sotto di loro.
Le gemelle non lo sapevano, ma Winston Churchill si
era spesso fermato in quello stesso punto a riflettere sulla
strategia durante la Seconda guerra mondiale. Le gemelle
rimasero deluse dal panorama. Chicago era pi drammatica;
salire in cima al John Hancock Center ti dava le vertigini e
vedevi una citt piena di edifici enormi sulle rive di
un gigantesco specchio d'acqua. Dall'alto di Primrose Hill
le gemelle videro Regent's Park, che in febbraio era triste
e incolore, e tutt'intorno piccoli edifici a perdita d'occhio.
Fa un freddo fottuto quass disse Julia, saltellando e
stringendosi le braccia intorno al corpo.
Valentina si accigli. Non dire "fottuto".  una parolaccia.
D'accordo. Fa un bel freddino quass. Fa un freddo becco.
Accipicchia, che freddo che fa! Julia inizi una specie
di danza che comportava correre in tondo, e ogni tanto saltellare
su una gamba sola spostando il corpo di lato. Valentina
rimase ferma a guardare le giravolte della gemella,
con le braccia strette intorno al corpo. Ogni tanto Julia
le sbatteva contro. Coraggio, Topolino le disse afferrandola
per le mani infilate nelle muffole. Girarono in tondo
saltellando per alcuni minuti, finch Valentina rimase senza
fiato. Si ferm, piegata in due con le mani sulle ginocchia,
ansimante.
Ti senti bene? chiese Julia. Valentina scosse la testa e le
cadde il cappello. Julia glielo rimise. Dopo qualche minuto,
il respiro di Valentina torn alla normalit. Julia sentiva
che avrebbe potuto correre su e gi per la collina dieci volte
prima di essere sfiatata come Valentina dopo un paio di
minuti di ballo. Stai bene adesso?
S, pi o meno. Cominciarono a scendere dalla collina.
Il vento cal quasi all'istante. Valentina sent che le si aprivano
i polmoni. Dovremmo provare a trovare un dottore.
S. Per un po' camminarono in silenzio, seguendo lo
stesso corso di pensieri: "Abbiamo promesso alla mamma
di cercare subito un dottore e non aspettare fino a quando
arriva una brutta crisi. Per siamo qui solo da sei settimane,
quindi siamo ancora entro i termini del 'subito'. E poi c'
un ospedale proprio ai piedi di Highgate Hill, cos se qualcosa
va storto possiamo sempre andare al pronto soccorso.
Ma non abbiamo ancora l'assicurazione, quindi saremmo
costrette a dirlo a mamma e pap. Ma come facciamo a
capire come funziona il servizio sanitario? Forse quell'avvocato
che ha stilato il testamento di zia Elspeth potrebbe
spiegarcelo".
Dovremmo chiamare Mr Roche proposero all'unisono,
e risero.
Julia disse: Facciamo le corna.
Valentina disse: Sto meglio, adesso. Poi ebbe una sensazione
che negli ultimi tempi provava spesso: si sent osservata.
A volte non le capitava; sulla collina, per esempio,
non l'aveva provata. Si guard intorno, ma erano sole per
la strada, a parte una giovane donna che spingeva una carrozzina
con un bambino addormentato. Le case chiudevano
fuori le gemelle, le strette facciate vuote, le tende tirate.
Le gemelle scesero alcuni gradini verso l'argine del Regent's
Canal; il canale era placido, con ampi sentieri su entrambi
gli argini. Le case si stagliavano sopra di loro in una strana
prospettiva, come se stessero camminando sotto una strada
trasparente. Grosse gocce di pioggia fredda cadevano sporadicamente.
Valentina continuava a guardarsi alle spalle.
C'era un ragazzino adolescente su una bicicletta; le super
senza degnarle di uno sguardo. Qualcuno si teneva al passo
con loro sulla strada sovrastante. Valentina ne sentiva i
passi che scricchiolavano di fianco a loro.
Julia not l'inquietudine della sorella. Che c'?
Lo sai.
Julia stava per dire la stessa cosa che diceva da giorni, ovvero:
" assurdo, Topolino". Ma all'improvviso anche lei not
i passi. Alz gli occhi. Non c'era niente da vedere, a parte
il muro, il parapetto e le case. Smise di camminare e Valentina
fece lo stesso. I passi proseguirono, uno due tre quattro, poi si
fermarono. L'acqua ne aveva ingigantito il rumore; adesso la
loro assenza era amplificata dallo sciabordio del canale contro
gli argini di cemento. Julia e Valentina si fermarono una
di fronte all'altra, le teste inclinate per catturare il rumore.
Aspettarono e i passi si interruppero. Le gemelle si girarono
e tornarono indietro. I passi proseguirono, si allontanarono
un po', esitarono, poi ripresero il loro cammino, divenendo
sempre pi flebili.
Le gemelle arrivarono agli scalini. Salirono sulla strada.
A una certa distanza c'era un uomo con un lungo cappotto,
che si allontanava frettolosamente da loro. Valentina aggrott
la fronte. Julia disse: Vuoi tornare a casa?.
"S, ma non in quella che hai in mente tu." No disse Valentina.
La sensazione era ancora pi intensa nell'appartamento.
Andiamo al Victoria and Albert a vedere gli abiti
della regina Caroline.
Va bene disse Julia. Si fermarono un momento a consultare
la guida A-z. Valentina rimase di vedetta, ma la presenza,
qualunque cosa fosse, era scomparsa.
Elspeth sentiva di essere sull'orlo di una svolta decisiva.
Aveva pensato seriamente al fenomeno dei fantasmi. "C'
un equilibrio tra l'aspetto estetico e quello pratico nelle loro
apparizioni. Ho perso tempo cercando di fare le cose che
fanno i vivi, sprecando energie con gli oggetti e cos via.
Ma io posso fare cose che loro non sono in grado di fare:
posso volare e passare attraverso i muri e fulminare i televisori.
Non sono esattamente materia, quindi devo essere
energia." Elspeth rimpianse di non aver dedicato pi attenzione
alla fisica. Quel poco che sapeva delle scienze pure
derivava da quiz televisivi o dalle parole crociate. "Se sono
energia, come la mettiamo?" Non capiva come mai Valentina
sembrava in grado di percepire la sua presenza, mentre
Julia non ci riusciva.
Ma Elspeth raddoppi gli sforzi: segu Valentina in giro
per casa, accendendo e spegnendo le luci. Valentina si lamentava
con Julia del vecchio impianto elettrico e temeva
che l'intero edificio andasse a fuoco. Quando le gemelle
erano fuori, Elspeth si dedicava ai suoi esercizi: proiettare
un'ombra, sollevare di qualche centimetro dal tavolo
lo scontrino del supermercato. (Non riusc a fare nessuna
delle due cose.) Immaginava scene grandiose: "Butter
gi tutti i libri dagli scaffali, romper tutte le finestre,
suoner il Maple Leaf Rag al pianoforte". Ma era troppo debole
per suonare anche una sola nota. Cammin sui tasti
del pianoforte, pestandoli pi forte che poteva con i suoi
robusti Doc Martens gialli. I tasti si abbassarono di qualche
millimetro; le parve di sentire le corde sussurrare, ma
in realt non accadde proprio niente. Aveva pi successo
con le porte; se i cardini erano ben oliati riusciva a chiudere
una porta appoggiandovisi contro e spingendo con tutte
le forze.
Cos continu ad allenarsi. "Se avessi fatto degli sforzi
del genere quando ero viva, sarei riuscita a sollevare una
Mini Cooper." I risultati erano graduali ma precisi. Di tutte
le cose che Elspeth faceva, la pi efficace era quella di guardare
Valentina.
A Valentina non piaceva. Sembrava si lasciasse condizionare
dagli stati d'animo di Elspeth. Ma anche quando
Elspeth cercava di proiettare allegria e sorrisi, Valentina restava
turbata. Si guardava intorno, si alzava e si spostava,
abbandonando il libro, portandosi la tazza di t in un'altra
stanza. A volte Elspeth la seguiva, a volte la lasciava scappare.
Elspeth cerc di fissare Julia, per senso di equit, ma
Julia era impenetrabile.
Una mattina Elspeth le sorprese mentre facevano colazione
in sala da pranzo. Quando entr nella stanza, Valentina
stava parlando. ... Non lo so,  come... un fantasma, capisci,
una presenza. Come se ci fosse qualcuno. Valentina
diede un'occhiata in giro per la stanza, che era illuminata
dal sole mattutino. Ecco, adesso  qui. Un minuto fa non
c'era.
Julia rizz la testa e sedette immobile, cercando di percepire
il fantasma. Poi croll il capo e disse: Macch, non
sento niente.
"Fai qualcosa" si disse Elspeth. Era entusiasta perch
Valentina aveva usato proprio la parola "fantasma". Elspeth si
piazz dietro la sedia di Julia e si chin su di lei, le
circond le spalle con le braccia e le mise le mani sopra il
cuore. Julia si lasci sfuggire uno strillo ed esclam: Oddio!.
Elspeth la lasci andare e Julia si raggomitol sulla
sedia, rabbrividendo.
Che c'? chiese Valentina, allarmata.
Accidenti, fa un freddo cane qui dentro. Non te ne sei
accorta?
Valentina scosse la testa e disse:  il fantasma. Elspeth
fece scorrere le dita sul braccio di Valentina. Aveva paura
ad abbracciarla come aveva appena fatto con Julia: non era
sicura che il cuore di Valentina avrebbe retto. Valentina si
strofin il braccio e disse: S,  pieno di correnti qui dentro.
Entrambe sedevano concentrate, in attesa. "Adesso, adesso
o mai pi." Elspeth esamin la stanza in cerca di qualcosa
di abbastanza leggero perch lei potesse spostarlo. Le riusc
un lieve tremolio del cucchiaino contro la tazza di Valentina.
Le gemelle rimasero a guardare, si scambiarono un'occhiata,
guardarono di nuovo il cucchiaino. Elspeth accese
le lampadine sulle applique a parete, ma la stanza era troppo
luminosa e le gemelle non se ne accorsero. Allora ricominci
a sbatacchiare il cucchiaino.
Allora? disse Valentina.
Julia ribatt: Non saprei. Tu cosa pensi?.
Assecondala.
Penso che stia succedendo qualcosa.
Fantasmi?
Valentina si strinse nelle spalle. Elspeth esult di gioia.
"Ci siamo!" Valentina disse:  felice.
Come fai a saperlo? chiese Julia.
Perch all'improvviso mi sono sentita felice, solo che non
sono felice. Era come se venisse da fuori di me.
Perlomeno non  un fantasma malvagio. Come quelli di
Poltergeist, quel film in cui avevano costruito la casa sopra
un cimitero, ti ricordi? disse Julia. Guard Valentina con
aria dubbiosa.
Pensi che sia qualcosa che viene dal cimitero? Valentina
immagin una cosa morta, informe e vischiosa che si arrampicava
sul muro del cimitero, poi sul fianco della casa e
dentro il loro appartamento. Che schifo! Scatt in piedi,
pronta a fuggire.
Senti, questa cosa sta diventando inquietante disse Julia.
Andiamo fuori. Si era accorta che il Topolino stava
flippando; era meglio darsi una mossa e uscire.
Valentina disse: Senti, fantasma, noi stiamo uscendo. Per
favore, non seguirci, detesto quando lo fai.
"Ma cosa dici? Io non lascio mai l'appartamento." Elspeth
guard le gemelle mentre si vestivano e le segu fino alla porta.
Valentina grid: Ciao, fantasma con una punta di ostilit
nella voce, e le sbatt la porta in faccia. Elspeth cerc di
non prenderlo come un fatto personale.

Note.
*. Letteralmente "gorgoglia e scricchiola". (N.d.T.'.)
**. Letteralmente "broda per maiali". (N.d.T.)
 
Il Gattino della Morte.

La sera successiva nevic. Valentina e Julia camminavano
con cautela lungo il sentiero che portava da South Grove a
Vautravers. C'era solo un centimetro di neve, ma loro indossavano
scarpe con la suola di cuoio, e il sentiero scendeva
con una pendenza che rendeva assai rischioso camminare
senza un minimo di aderenza al suolo. Stavano chiedendosi
se sgombrare il sentiero fosse compito loro o dei vicini.
Il muro di cinta di St Michael oscurava il sentiero. Sopra
di loro il cielo notturno era luminoso; la luna piena e
la neve avevano trasformato Highgate Village in un luccicante
paese fatato. Julia stava fumando una sigaretta. La
punta arancione fluttuava a pochi centimetri dalla sua faccia
in ombra, ballonzolava su e gi mentre loro camminavano,
e poi formava un arco discendente mentre Julia se
la toglieva dalle labbra per soffiare il fumo invisibile sopra
la testa. Valentina era seccata - Julia avrebbe puzzato
di fumo a letto e il mattino dopo avrebbe avuto l'alito pesante
- ma decise di non dire niente, pensando che se stava
zitta Julia non avrebbe incominciato a fumare come una
ciminiera solo per darle fastidio. Proprio allora, Julia tir
una boccata troppo forte e dovette fermarsi a tossire per un
minuto buono. Valentina indugi a guardare oltre la sagoma
piegata in due di Julia e fu allora che vide una piccola
cosa bianca che si arrampicava su per il muro della chiesa
sgambettando nell'edera. Aveva pi o meno le dimensioni
di uno scoiattolo, e Valentina si chiese se esistessero scoiattoli
bianchi l a Londra. Poi pens al fantasma, e le si chiuse
la gola. La cosa sfrecci verso la cima del muro e poi parve
bloccarsi l, come se sapesse di essere osservata. Julia smise
di tossire e si raddrizz.
Guarda sussurr Valentina, puntando il dito. La cosa
bianca si iss sulla sommit del muro e quando la sagoma
spicc sullo sfondo le gemelle videro che era un gatto, un
gatto ancora piccolo: un micino. Si stiracchi e si sedette
sul muro. Le guard dall'alto, facendosi beffe della loro posizione
inferiore. Il muro era alto poco meno di cinque metri,
e il gattino sembrava a un tempo piccolo e assurdo.
Uau fece Julia. Ma i gatti possono fare una cosa cos?
Sembrava una scimmia.
Valentina pens a una tigre bianca che aveva visto una volta
al circo. Aveva appoggiato le zampe sulle spalle del domatore
con estrema delicatezza, come se volesse ballare con lui. La
tigre aveva camminato su una fune tesa a tre metri da terra.
 il gattino-che-sfida-la-morte disse Valentina. Credi
che viva nel cimitero?
 il Gattino della Morte disse Julia. Ciao, Gattino della
Morte! Emise i suoni che dovrebbero chiamare i gatti, facendo
schioccare la lingua, ma il gattino si scroll e scomparve
al di l del muro. Lo sentirono strisciare nell'edera
dall'altra parte.
Quando arrivarono a casa Valentina mise una vecchia tazza
sbeccata piena di latte e un piattino di tonno sul balcone
fuori dalla sala da pranzo. Julia li not la mattina dopo
a colazione.
Che ci fa quella roba sul balcone?
 per il Gattino della Morte. Voglio che venga su da noi.
Julia alz gli occhi al cielo.  pi probabile che arrivino
i procioni. O quelle volpi l fuori.
Non credo che possano arrampicarsi cos in alto.
I procioni si arrampicano dove vogliono disse Julia,
sgranocchiando il suo toast imburrato.
Il tonno e il latte rimasero sul balcone tutto il giorno,
attirando alcuni uccelli curiosi. Valentina sgusci pi volte
nella sala da pranzo per vedere se era successo qualcosa,
ma la tazza e il piattino rimasero intatti fino all'ora di cena.
Quella roba finir per attirare le formiche, se la lasci l
fuori ancora un po' disse Julia.
 inverno, tutte le formiche sono in letargo disse Valentina.
Pi tardi butt il latte nel lavandino, lav la tazza
e la riemp di latte fresco; fece lo stesso con il tonno. Rimise
tazza e piattino al loro posto sul balcone e and a letto.
La mattina seguente, Valentina apr la portafinestra del
balcone e controll la tazza e il piattino. Vide con piacere
che qualcosa era successo: il tonno era sparito e il latte era
solo la met della sera prima. Port dentro tutto prima che
arrivasse Julia. La sera riemp di nuovo la tazza e il piattino
e li mise sul balcone, spense le luci e si sedette sul pavimento
della sala da pranzo, ad aspettare.
Sentiva i rumori di Julia nell'appartamento. All'inizio erano
semplici preparativi: si spogliava per andare a letto, si
lavava la faccia e i denti. Poi incominci a girare per casa
in cerca di Valentina. Topolino? I passi di Julia percorsero
il corridoio verso la parte anteriore della casa. Topolino?
Valentina rimase in silenzio, come se stessero giocando
a nascondino. Julia stava camminando in corridoio, era
fuori dalla sala da pranzo. "Fuochino, fuochino!" Topolino?
Dove sei? Apr la porta e vide Valentina seduta nella
pozza di luce lunare vicino alla portafinestra. "Fuoco!"
Cosa stai facendo?
Sst! Sto aspettando il gattino sussurr Valentina.
Ohh. Posso aspettarlo anch'io? Valentina si chiese come
fosse possibile che i sussurri di Julia fossero pi rumorosi
della sua voce normale.
D'accordo rispose Valentina, ma devi stare in silenzio
assoluto. Le gemelle rimasero sedute fianco a fianco sul pavimento.
Nessuna delle due aveva un orologio, e il tempo
passava.
Julia si distese sul pavimento e si addorment. Faceva
freddo nella stanza e ancor di pi sul pavimento. Indossava
i pantaloni di una tuta e una T-shirt che aveva rubato a Luke
Brenner, un ragazzo per cui aveva una cotta alle superiori.
Valentina pens di prendere dei cuscini e una coperta per
Julia, che sembrava scomoda e infreddolita. Lei era vestita
di tutto punto, ma aveva le mani, i piedi e il naso freddi. Decise
di prepararsi una tazza di t. Si alz e usc dalla stanza.
Quando torn con il t, i cuscini e le coperte, Julia si era
svegliata. Si port un dito alle labbra quando Valentina entr.
Ci fu un fruscio, come se qualcosa stesse strisciando tra
le foglie secche. Valentina si sedette sul pavimento, in mezzo
ai cuscini. Pos il t senza far rumore.
Julia guard la gemella, i cui occhi brillavano nella semioscurit.
Quel giorno non si era lavata i capelli, che le
pendevano scuri e flosci intorno al viso. Valentina tir un
respiro profondo, gli occhi puntati sulla tazza e il piattino.
Julia sorrise e guard a sua volta la tazza e il piattino. Le
piaceva da morire quando il Topolino desiderava qualcosa
cos intensamente.
Il rumore si avvicin, poi si interruppe di colpo. Le gemelle
rimasero immobili. Tutto si ferm, e poi il gattino bianco
spicc un salto dal muro al balcone.
Era piccolo e magro. Le gemelle riuscirono a vedergli le
costole. Il gattino aveva orecchie immense, simili a quelle
dei pipistrelli. Il pelo era arruffato e corto. Ma non era patetico,
anzi aveva un'aria determinata. Non c'era niente di
soprannaturale in quella bestiola. Era efficiente, e si precipit
verso il piattino a ingozzarsi di tonno. Le gemelle videro
i suoi fianchi al lavoro mentre si nutriva. Valentina
pens alla medusa che aveva visto una volta su una spiaggia
della Florida. Il gattino era cos magro che le sembrava
di poter vedere tutti i suoi organi interni. Era una femmina.
Valentina era ipnotizzata.
La gattina fin di mangiare e si sedette a lisciarsi il pelo.
Per un attimo le guard (quantomeno guard nella loro direzione;
Valentina non era sicura che potesse vederle, dato
che la luna si era spostata e loro erano sedute al buio). Poi
la bestiola salt gi dal balcone e si allontan frusciando.
Julia porse il palmo alla gemella e Valentina le diede il
cinque.  stato uno sballo, Topolino. Continuerai a darle
da mangiare?
Valentina sorrise. La adotter. In men che non si dica avr
un collarino e si sieder sulle mie ginocchia.
Ma non sar un po' selvatica? E se poi non  abituata a
fare i suoi bisogni nella cassetta?
Valentina le lanci un'occhiataccia.  ancora piccola.
Imparer.
La scena si ripet le sere successive. Valentina and da
Sainsbury's a comprare delle scatolette di cibo per gatti. Ogni
sera si sedeva ad aspettare che il Gattino della Morte arrivasse.
Di solito si sedeva a una certa distanza dalla portafinestra
e si limitava a guardare. Dopo cinque sere, per,
lasci la porta socchiusa e cerc di attirare la gattina
all'interno, ma riusc solo a spaventarla e dovette ricominciare
daccapo. La bestiola era davvero selvatica, e non si lasciava
incantare dalle lusinghe.
Pensavo che ormai dovesse essere seduta sulle tue ginocchia
la canzon Julia.
Perch non ci provi tu? ribatt Valentina.
Julia ci pens su, e quella sera si present in sala da pranzo
con un rocchetto di filo che aveva trovato nella scatola
del cucito di Elspeth. Aspett che la gattina terminasse il
suo pasto, poi fece rotolare il rocchetto sul balcone. La gattina
lo guard con sospetto. Julia tir un po' il filo. La gattina
allung una zampa con cautela, e poco dopo stava rincorrendo
il rocchetto da una parte all'altra del balcone, saltando
e piombando sulla preda come un'ossessa, aspettando il
prossimo strattone al filo. Ma non appena Julia tir dentro
il rocchetto, la gattina alz gli occhi, vide Julia e sfrecci gi
dal balcone nell'edera.
Bel tentativo disse Valentina. Era segretamente contenta
che la gattina non fosse entrata nemmeno per Julia, anche
se ormai desiderava a tal punto quella bestiola che quasi
non avrebbe avuto importanza.
Alla fine, non furono n Valentina n Julia ad attirare il
Gattino della Morte dentro casa. Un marted sera, erano gli
ultimi giorni di febbraio, Valentina aveva preparato il cibo
per la gatta e stava attraversando la sala da pranzo con il
vassoio in mano quando sent un leggero tramestio, il fruscio
dell'edera. La portafinestra era socchiusa, e l'aria fredda
entrava dai battenti. Fuori sul balcone la gattina sgambettava
e saltava. Il rocchetto di filo sobbalzava e rotolava,
controllato da una mano invisibile: ora appena fuori dalla
portata della gattina, ora lanciato attraverso il balcone, placcato
dalla zampa tesa della gatta. Valentina rimase immobile.
Il rocchetto rotol nello spazio tra una delle porte e la
soglia e si ferm l, allettante. La gattina esit. Si inarc
e spicc un balzo. Lo slancio la catapult dentro la stanza. La
portafinestra si chiuse dietro di lei.
Valentina e la gatta si guardarono egualmente scioccate.
Si ripresero nello stesso momento. Valentina pos il vassoio
a terra. La gattina si mise a correre avanti e indietro,
sgambettando sul parquet in cerca di una via di fuga. Valentina
chiuse la porta della sala da pranzo e ci si appoggi
con la schiena.
C' qualcuno? disse. Voleva sembrare normale, ma le
trem la voce. Chi ? Il rocchetto era immobile sul pavimento.
Tutto era immobile nella stanza, eccetto la gatta, che
s'infil sotto il bordo dell'ottomana e si nascose. Valentina
rimase ferma ad ascoltare, o meglio a sentire la stanza con il
proprio corpo, cercando di capire se c'era qualcosa in giro.
Ma stava tremando, e non riusciva a percepire nient'altro
che l'aria fredda e la paura della bestiola. Poi qualcosa fece
pressione dall'altra parte della porta contro cui era appoggiata.
Valentina si sent mancare.
Topolino? Era solo Julia. Valentina smise di trattenere
il fiato e apr la porta di uno spiraglio. Presto, entra disse.
Julia entr, strizzandosi nei quindici centimetri di apertura
e richiudendo la porta dietro di s. L'hai presa? chiese,
col viso raggiante.
No disse Valentina. L'ha presa il fantasma. Si aspettava
un commento sprezzante, ma Julia la guard e vide
che stava tremando. Allora premette l'interruttore e la sala
da pranzo si riemp della luce fioca del lampadario.
Vieni qui disse Julia. Tir fuori una delle esili seggiole
raggruppate intorno al tavolo da pranzo e Valentina si sedette.
Julia lanci un'occhiata alla stanza. Allora, se il fantasma
l'ha presa, dov' finita la gatta?
 sotto l'ottomana.
Julia si mise carponi davanti all'ottomana e alz con cautela
la frangia. Vide un animaletto con ardenti occhi verdi che
scopriva i denti e sibilava.
 tutta tua disse Julia. Valentina sorrise. Tieni, metti il
tonno vicino all'ottomana, forse uscir per mangiare.
Julia lo fece. Ehi disse, come ha fatto il fantasma a catturarla?
Per il momento, aveva deciso di accantonare la sua
incredulit sul fantasma. Le piaceva l'idea di un fantasma
che si rendeva utile.
Il fantasma ha fatto la stessa cosa che facevi tu, solo che
la gattina non poteva vederlo, cos  saltata dentro la stanza
e poi il fantasma ha chiuso la porta.
Questo significa che il fantasma ci osserva? Suo malgrado,
Julia incominci ad aver paura. Altrimenti come
faceva a sapere che tu volevi la gatta? L'hai lasciato qui tu
il rocchetto di filo, o era nella scatola del cucito?
No, era qui.
Hmm. Julia stava camminando avanti e indietro con le
mani intrecciate dietro la schiena. Valentina pens a un film
di Sherlock Holmes che avevano visto un sacco di volte su
Channel Nine quando erano piccole. Holmes camminava
sempre avanti e indietro. Valentina si aspettava che Julia dicesse:
" elementare, Watson", ma la sorella si limit a sedersi
sul pavimento e a fissare l'ottomana, con aria corrucciata.
Pensi che il fantasma sia ancora qui?
Valentina si guard intorno. Non c'erano molti posti in
cui il fantasma potesse appostarsi, l dentro; la sala da pranzo
era piuttosto spoglia. Pu darsi disse. Ma il fantasma
 per lo pi una sensazione, almeno lo era prima di stasera.
Non  che io lo abbia mai visto. E adesso non lo sento.
Elspeth era in piedi sul tavolo da pranzo. Indossava un
abito da cocktail di chiffon azzurro e tacchi a spillo con calze
a rete. Era entusiasta di poter camminare sul legno liscio
del tavolo senza rovinarlo. Era anche estremamente
compiaciuta per aver catturato la gattina, e che Valentina
l'avesse vista farlo. "Evviva! Ce l'ho fatta! Adesso dovranno
credere in me."
Il Gattino della Morte sedeva sotto l'ottomana, furibondo.
Sapeva che il tonno era vicinissimo, ma non voleva dare a
nessuno la soddisfazione di vedere che lo mangiava. Dopo
un po', Julia si stanc di tenere d'occhio l'ottomana e and
a dormire. Valentina mise una cassetta per i rifiuti nella sala
da pranzo, sperando che la gatta non avrebbe fatto pip dappertutto.
Spense le luci e raggiunse Julia a letto. Elspeth si
sedette sul tavolo, ad aspettare. "Micio, micio" disse, sapendo
che la gattina non poteva udirla. Dopo mezz'ora di completo
silenzio, la gattina strisci fuori e si guard intorno,
girando per tutta la stanza, in cerca di una via d'uscita.
Elspeth salt gi dal tavolo e si sedette sull'ottomana. Aspett
che la gattina si calmasse, l'accarezz mentre trangugiava
il tonno. La gatta non se ne accorse.

 Una visita guidata al cimitero di Highgate.

In una fredda domenica di marzo, Jessica era davanti all'entrata
della zona orientale del cimitero a osservare i visitatori
che si radunavano davanti al cancello principale della zona
occidentale. Erano un gruppo poco promettente: una coppia
di americani con scarpe da tennis gigantesche e macchine
fotografiche impressionanti; un tranquillo uomo di mezza
et con una forte stempiatura e un binocolo; tre giovani
uomini giapponesi in jeans sformati e berretti da baseball;
una donna con una carrozzina molto aerodinamica, e un
uomo robusto con uno zaino enorme, che camminava avanti
e indietro sprizzando energia.
Un furgone nero sfrecci su per Swain's Lane. La scritta
dorata sulla fiancata, simile a un manifesto da circo, diceva
solo: IL TEMERARIO.
"Puoi dirlo forte" pens Jessica. Controll l'orologio. Erano
le tre meno un quarto. Si gir a guardare Kate, una volontaria
americana grassoccia e simpatica, che stava parlando
dei restauri al muro di cinta del Cimitero orientale con
alcuni proprietari di tombe. Quando Jessica torn a guardare
il gruppo davanti al cancello, vide che si erano aggiunte
due ragazze vestite di bianco dalla testa ai piedi. Le ragazze
stavano in disparte, tenendosi per mano. Indossavano felpe
bianche con il cappuccio bordato di pelliccia, minigonne
bianche, fuseaux e stivali bianchi. I berretti di maglia bianchi
erano quasi dello stesso colore dei capelli. Le ragazze
erano di spalle, ma, anche senza vederle in faccia, Jessica
cap che erano gemelle. "Come sono carine." Si chiese se si
rendessero conto di quanto erano fangosi i sentieri del cimitero,
e se avessero meno di sedici anni.
Julia e Valentina se ne stavano davanti al cancello, pestando
i piedi e rabbrividendo. Julia si chiese dove fossero tutti
quanti; al di l del cancello regnava il silenzio. Oltre la
portineria riusciva a vedere un cortile, e un colonnato che
lo racchiudeva in un semicerchio. Sent qualcuno usare un
walkie-talkie, ma non vide anima viva. Al di l della strada
c'era l'altra met del cimitero, dove era sepolto Karl Marx.
Sembrava pi aperto, pi simile a un cimitero americano.
La guida diceva che la parte occidentale del cimitero era la
pi interessante, ma poteva essere visitata solo con un tour
guidato. Comunque, era sulla zona occidentale che si affacciavano
le finestre delle gemelle.
Jessica attravers Swain's Lane, si fece strada attraverso
la piccola folla e apr il cancello massiccio. Era interamente
vestita di varie sfumature di viola e mauve, e portava
un cappello che Valentina desider all'istante, un affare di
feltro a tesa larga con una piuma nera infilata nella fascia.
La prima impressione di Valentina e Julia fu di alta nobilt,
una duchessa forse, che era venuta al cimitero nel pomeriggio
per tagliare nastri o visitare un caro estinto e poi
era rimasta a dare una mano. Questa idea non venne contraddetta
quando Jessica parl. Prego, entrate, miei cari.
Ciascuno di voi ha letto il regolamento? Bene, allora siete
pregati di lasciare tutti i bagagli nell'ufficio. Sono terribilmente
spiacente, ma non sono ammessi bambini sotto gli
otto anni nella parte occidentale del cimitero. Le fotografie
sono permesse "solo per uso personale". Da questa parte,
prego, siate cos gentili da appollaiarvi di fronte al monumento
ai Caduti laggi in fondo al cortile, sar subito da
voi. Obbedienti, le gemelle si sedettero su una panchina
ad aspettare. Robert usc dall'ufficio con il blocchetto dei
biglietti, distratto dal quesito di un cruciverba che James gli
aveva appena sottoposto. Raggiunse Jessica e attraversarono
il cortile insieme. Vide le gemelle e gli si strinse lo stomaco.
La sensazione gli ricord il panico da palcoscenico;
poi si rese conto che era senso di colpa.
Non farle pagare disse a Jessica.
E perch mai?
Sono proprietarie di una tomba.
Non  possibile, no-o! disse lei, guardando pi attentamente.
Capisco. Continuarono a camminare. Sei sicuro
di poterlo fare? Non vuoi che chieda a Kate di fare il tour
al posto tuo?
Non essere sciocca. Dovr pur conoscerle prima o poi.
Le gemelle li guardarono arrivare. Julia diede una gomitata
a Valentina. Non  il tipo che hai incontrato sul metr?
sussurr. Valentina annu. Guard Robert strappare i
biglietti, mentre Jessica prendeva cinque sterline da ciascun
visitatore. Le gemelle erano alla fine della fila di panchine.
Dopo aver preso il denaro dalla coppia di americani, Jessica
chiuse la cassetta dei soldi e le guard ammiccando. Julia
le porse dieci sterline, ma Jessica scosse la testa e sorrise.
La donna americana le guard con una certa irritazione.
Julia strizz la mano a Valentina.
Benvenute al cimitero di Highgate disse Jessica. Robert
sar la vostra guida.  una delle nostre "guide pi preparate",
uno storico dell'era vittoriana, e sta scrivendo un libro
sul cimitero. Tutto il nostro lavoro viene svolto su base volontaria,
e ogni anno dobbiamo raccogliere pi di trecentocinquantamila
sterline solo per tener aperto il cimitero. Jessica
civettava con loro mentre parlava, ed esib la scatola
verde. Quando ve ne andrete, ci sar un volontario al cancello
con questa scatola verde, e qualsiasi contributo sar
"molto apprezzato". Robert vide che i turisti cominciavano
a dare segni d'impazienza. Jessica augur loro una "visita
piacevole" e torn in ufficio. Sent un brivido d'eccitazione.
"Perch?" Si mise alla finestra dell'ufficio e guard
Robert che radunava il suo gruppo davanti alle scale del
Colonnato. Era salito sul secondo gradino e parlava ai turisti,
guardandoli dall'alto e gesticolando. Dal punto in cui si
trovavano, i turisti non vedevano altro che fogliame e scalini.
" incredibile quanto assomigliano a Elspeth quelle ragazze.
Certo che la vita  davvero sorprendente. Spero che
Robert se la cavi. Sembrava un po' pallido."
Robert cerc di schiarirsi le idee, aveva l'impressione di
guardarsi dall'esterno, come se fosse diviso in due Robert,
uno dei quali stava tranquillamente guidando il gruppo,
mentre l'altro era annichilito dal nervosismo e cercava di capire
cosa avrebbe potuto dire alle gemelle. "Neanche avessi
diciassette anni, porca miseria! Non devi essere tu a parlare
con loro. Ci penseranno le ragazze. Aspetta."
All'inizio del Diciannovesimo secolo esord Robert
i cimiteri di Londra erano spaventosamente sovraffollati.
La sepoltura nei camposanti era stata praticata per secoli
e secoli. La gente si riversava in massa nella citt, dove
era in atto la rivoluzione industriale, e le fabbriche avevano
bisogno di operai. Non c'era pi spazio per seppellire
nessuno, ma la gente moriva egualmente. Nel 1800 la popolazione
di Londra ammontava pi o meno a un milione
di persone. Verso la met del secolo superava abbondantemente
i due milioni. I cimiteri non riuscivano a stare al
passo con l'implacabile ritmo della morte.
I cimiteri erano anche un rischio per la salute. Contaminavano
la falda acquifera e provocavano epidemie di tifo
e colera. Dal momento che non c'era pi spazio per altre
tombe, si rese necessario dissotterrare i cadaveri in modo
da poter seppellire i morti recenti. Se avete letto Dickens,
saprete di cosa sto parlando: gomiti che sbucavano dal terreno,
cadaveri rubati per essere venduti alle scuole di medicina.
Era un vero macello.
Nel 1832 il parlamento approv una legge che permetteva
l'edificazione di cimiteri privati, a fini commerciali. Nei
nove anni successivi furono aperti sette cimiteri, situati lungo
un anello che allora costituiva il margine della citt. Divennero
famosi come i Magnifici Sette: Kensal Green, West
Norwood, Highgate, Nunhead, Brompton, Abney Park e
Tower Hamlets. Highgate fu aperto nel 1839, e ben presto
divenne il luogo di sepoltura pi ambito di tutta Londra.
Saliamo questa scala e vedrete perch.
Le gemelle erano in fondo al gruppo, cos salendo non
videro altro che le gambe degli altri. Quando arrivarono in
cima, Robert era al centro del cerchio formato dal resto dei
visitatori. Le gemelle videro un affollamento di grandi tombe
sbilenche, stipate le une contro le altre e soffocate da alberi
e vegetazione. Valentina sussult: all'improvviso le parve
di riconoscere quel luogo. "Sono gi stata qui! Ma non
fisicamente... forse in sogno?" Un corvo vol basso sopra
le loro teste, sfrecci attraverso il cortile e si pos sul colmo
del tetto della cappella. Valentina si chiese come sarebbe stato
svolazzare impunemente nel cimitero, si chiese cosa pensasse
il corvo di tutta la faccenda. " cos strano, sotterrare
la gente e metterci delle pietre sopra." Le parve incredibile
che le persone acconsentissero a essere sepolte tutte insieme.
Robert disse: Qui siamo sopra il Colonnato. Se guardate
verso le cappelle, laggi, da dove siete entrati, vedrete
che ci sono due cappelle, quella Anglicana e quella dei Dissenters,
unite in un solo edificio, decisamente unico. Siamo
nella sezione occidentale del cimitero, la parte pi antica. Ci
sono sette ettari, uno dei quali riservato ai Dissenters; vale
a dire, i battisti, i presbiteriani, i sandemaniani, e altre sette
protestanti. Highgate era cos popolare che nel 1854 dovettero
ampliarlo, cos la London Cemetery Company comper
gli otto ettari di terra dall'altra parte di Swain's Lane per
creare il Cimitero orientale. Ma c'era un problema. Una volta
che il servizio funebre fosse stato celebrato nella cappella
anglicana, come potevano trasportare la bara nella zona
orientale senza toglierla dalla terra consacrata? Non potevano
consacrare Swain's Lane; pertanto, ricorrendo alla tipica
ingegnosit vittoriana, scavarono un tunnel sotto la
strada. Alla fine del servizio funebre, la bara veniva calata
nel tunnel da un montacarichi pneumatico. I portatori del
feretro aspettavano nel tunnel e portavano la bara dall'altra
parte, dove saliva sul lato orientale in una commovente
allusione alla Resurrezione.
Julia pens: "Sembra molto compiaciuto, come se fosse
stato lui a inventare tutto questo". Si sentiva scorbutica,
infreddolita e umidiccia. Guard Valentina, che fissava la
loro guida con rapita attenzione. Robert controll il gruppo.
La maggior parte impugnava le macchine fotografiche,
impaziente di scattare foto e proseguire. Vide Valentina che
lo fissava e si gir verso la tomba pi vicina.
Questa  la tomba di James William Selby, che, ai suoi
tempi, era un famoso cocchiere. Gli piaceva correre a rotta
di collo, con qualsiasi tipo di tempo. La frusta e il corno sono
il simbolo della sua professione, i ferri di cavallo capovolti
ci dicono che la sua fortuna fin. Nel 1888 Selby accett la
scommessa di guidare da Londra a Brighton in meno di otto
ore. Ce la fece in sette ore e mezzo, usando sette cambi di
cavalli. Vinse mille sterline, ma mor cinque mesi dopo. Riteniamo
che la vincita sia stata usata per assicurargli questa
bellissima tomba. Fate attenzione al sentiero, oggi  in pessime
condizioni.
Robert si gir e s'incammin sulla salita. Sent i turisti
arrancare dietro di lui. Il sentiero principale era pietroso,
coperto di fango e pieno di buche e radici d'albero. Sent
scattare le macchine fotografiche, simili a insetti digitali,
mentre il gruppo camminava. Robert aveva lo stomaco in
subbuglio. "Chiss se riesco a parcheggiarli tutti al
Comfort's Corner e a filarmela in sordina per andare a vomitare
nei cespugli?" Prosegu la marcia, da bravo soldato. Mostr
loro la tomba in stile gotico con la sedia di pietra vuota, a
significare che il suo occupante se n'era andato per non tornare
mai pi. Li condusse alla tomba di Sir Loftus Otway,
un enorme mausoleo di famiglia che un tempo era dotato
di grandi pannelli di vetro: Si poteva guardare dentro la
tomba e vedere le bare, il che non era stato studiato per il
nostro piacere voyeuristico, badate bene. Molti vittoriani
non sopportavano l'idea di essere sepolti due metri sottoterra,
quindi molte delle tombe di questo cimitero sono in
superficie.... Poi parl loro degli Amici del Cimitero di
Highgate, di come avessero salvato Highgate. Prima della
Grande Guerra, il personale includeva ventotto giardinieri.
Il cimitero era ordinato, spazioso, sereno. Ma poi tutti
gli uomini abili andarono a combattere, e le cose non furono
pi le stesse. La vegetazione inizi a invadere il terreno,
cominci a mancare lo spazio per nuove tombe, il denaro
smise di arrivare... e nel 1975 la zona occidentale era
chiusa ed essenzialmente abbandonata a satanisti, sbandati,
vandali, a Johnny Rotten...
Chi ? volle sapere uno dei giovani giapponesi.
Il cantante dei Sex Pistols, che abitava qui vicino, in
Finchley Park. Bene, immagino abbiate notato che il quartiere
intorno a questo cimitero  piuttosto chic, e i vicini cominciarono
a essere allarmati dalle dissacrazioni delle tombe
e dai balordi che si aggiravano da queste parti. Cos un
gruppo di persone del posto si alle e compr il cimitero di
Highgate per cinquanta sterline. Poi si diedero da fare per
rimetterlo in sesto. E inventarono quella che definirono "incuria
regolata", il cui significato corrisponde esattamente
alla definizione: non cercarono di rendere il cimitero ordinato
e perfetto imitando ci che avevano fatto i vittoriani.
Tuttora tengono la situazione sotto controllo in modo che
si possa vedere come la natura e il tempo abbiano agito sul
sito, ma non lo lasciano degenerare in modo irrimediabile.
 un museo, in un certo senso, ma  anche un luogo funzionante
di sepoltura cristiana. Robert diede un'occhiata
all'orologio. Doveva farli proseguire. Solo il giorno prima,
Jessica gli aveva raccomandato di "riportare indietro il gruppo
in tempi ragionevoli". Da questa parte.
Li guid a passo pi spedito verso il Comfort's Corner,
poi si mise a raccontare la storia di Elizabeth Siddal Rossetti.
Come sempre, Robert dovette combattere l'impulso
di dire al gruppo tutto ci che sapeva; sarebbero rimasti
bloccati per giorni, sarebbero crollati uno dopo l'altro per
la fatica e la fame mentre lui continuava a parlare. "Il loro
scopo principale  vedere il cimitero. Non annoiarli con
troppi dettagli." Li port a una delle sue tombe preferite,
caratterizzata da una lapide orizzontale, con il bassorilievo
di una dolente, una donna che sedeva a vegliare la bara di
notte. Prima dell'avvento della tecnologia nella medicina
moderna, era difficile stabilire con certezza assoluta se una
persona era morta. Penserete che la morte sia piuttosto evidente,
ma ci furono alcuni casi famosi in cui un cadavere si
rizz a sedere e continu a vivere, e a molti vittoriani veniva
la tremarella al solo pensiero di poter essere sepolti vivi.
Essendo persone pratiche, cercarono di trovare delle soluzioni
al problema. I vittoriani inventarono un sistema di
campanelli attaccati a dei cordini che passavano attraverso
il terreno e dentro la bara, in modo che se ti svegliavi sotto
terra potevi tirare il cordino dei campanelli finch qualcuno
veniva a dissotterrarti. Non siamo a conoscenza di nessun
caso di persone salvate da questo espediente. La gente
inseriva ogni genere di clausole nel testamento; tra le altre,
la richiesta di essere decapitati come forma di assicurazione
contro una resurrezione indesiderata.
E i vampiri?
I vampiri cosa?
Ho sentito dire che c'era un vampiro qui nel cimitero.
No. C'era una banda di idioti in cerca di attenzione che
pretendeva di aver visto un vampiro. Per va detto che, secondo
alcuni studiosi, Bram Stoker fu ispirato a scrivere Dracula
da un'esumazione qui a Highgate.
Valentina e Julia erano rimaste ai margini del gruppo. Stavano
provando emozioni decisamente diverse. Julia voleva
lasciare il gruppo e partire in esplorazione. Detestava tanto
le lezioni quanto i professori, e Robert la stava irritando.
"Ti stai solo dando delle arie. Falla finita." Valentina non seguiva
attentamente le spiegazioni di Robert perch era occupata
da un'idea che la tormentava fin da quando Jessica
lo aveva presentato al gruppo: "Tu sei il Robert Fanshaw
di Elspeth. Ecco perch ci conoscevi". Era turbata dal pensiero
che lui doveva averle viste anche prima, senza che loro
lo sapessero. "Dovrei dirlo a Julia." Lanci un'occhiata alla
gemella. "No, meglio aspettare. Adesso ha la luna storta."
Robert si gir e li guid su per la salita, fermandosi
all'entrata dell'Egyptian Avenue. Attese che la coppia americana
li raggiungesse; tendevano a restare indietro mentre cercavano
di fotografare tutto. "Non ci riuscirete mai, gente, ci sono
cinquantaduemila tombe qui dentro." Uno dei giapponesi
disse: Uau. Strascic le vocali in modo che suon come
"Uuu-uau". Robert amava la spettacolarit dell'Egyptian
Avenue; sembrava una scenografia per l'Aida.
Il cimitero di Highgate, oltre a essere un terreno di sepoltura
cristiano, era anche un'impresa commerciale. Per
diventare il pi desiderabile degli indirizzi per defunti vittoriani
eminenti, necessitava di ci che  indispensabile a
ogni quartiere di lusso: le attrattive. Verso la fine del decennio
1830, quando Highgate venne inaugurato, tutto ci che
era egiziano era molto di moda, ed ecco che qui abbiamo
il sentiero dell'Egyptian Avenue. L'entrata  ispirata a una
tomba di Luxor. All'origine era colorata, e il viale stesso non
era cos buio e triste; era a cielo aperto e non c'era nessuno
di questi alberi che adesso lo ombreggiano...
I mausolei lungo il viale possono contenere da otto a dieci
persone. All'interno ci sono i ripiani per le bare. Notate le
torce capovolte; anche i buchi delle serrature sono capovolti.
I buchi sul fondo delle porte lasciavano fuoruscire i gas.
I gas? chiese l'uomo tranquillo con il binocolo.
Quando i corpi si decompongono, liberano dei gas. Un
tempo mettevano delle candele insieme ai cadaveri per
bruciare le emanazioni. Doveva essere spaventoso di notte.
Percorsero l'Egyptian Avenue e si fermarono all'estremit
opposta, dove le gemelle si abbracciarono per scaldarsi,
anche sotto la forte luce del sole. Robert le guard e
fu assalito da un ricordo di Elspeth ferma quasi nello stesso
punto, col viso inclinato per catturare il sole. "Oh, tu... "
Aveva smesso di parlare. Tutti aspettarono che continuasse.
"Non guardare le ragazze. Non pensare a lei." Fiss gli
occhi a terra per un momento, poi si riscosse e torn in s.
Ora siamo nel Circle of Lebanon. Questo era l'indirizzo
pi ambito del cimitero. Prende nome dal gigantesco cedro
del Libano che potete vedere lass, al di sopra dei sepolcri.
L'albero adesso ha pi o meno trecento anni, ma anche ai
tempi in cui fu fondato il cimitero di Highgate doveva essere
fenomenale. Il terreno in origine faceva parte della propriet
del vescovo di Londra e quando vennero a costruire
le cripte del Circle scavarono intorno all'albero, che si erge
su quello che un tempo era il livello del suolo. Immaginate
che razza d'impresa dovette essere spostare tutta quella
terra con le attrezzature del decennio 1830. La cerchia interna
fu edificata per prima, e divenne cos popolare che
vent'anni dopo iniziarono i lavori per la cerchia esterna;
potete notare il cambiamento del gusto architettonico, dallo stile egizio al gotico.
Robert li guid attraverso il Circle. "Qui le cose si complicano."
Guard l'orologio e decise di saltare alcune tombe.
Questo  il mausoleo di Mabel Veronica Batten e della
sua amante, Radclyffe Hall... Qui c' un columbarium. La
parola deriva dal latino columba, che significa "colomba",
e in origine designava gli scomparti che accoglievano i colombi...
Seguitemi in cima a queste scale, prego... Bene.
Questa  la tomba di George Wombwell, un famoso serraglista.
Inizi la sua attivit comprando due boa constrictor
da un marinaio... Robert scavalc Mrs Henry Wood, la
tomba finto egizia della famiglia Carter e quella di Adam
Worth, li guid intorno al Circle per ammirare la vista della
chiesa di St Michael e infine li raggrupp tra la Terrazza
delle Catacombe e l'enorme mausoleo della famiglia Beer.
Le gemelle si resero conto che stavano guardando il mausoleo
che scorgevano dalla finestra della loro stanza da letto.
Indietreggiarono, cercando di vedere al di l delle Catacombe,
ma sebbene riuscissero a distinguere l'appartamento di
Martin il loro non era visibile.
Julius Beer era un ebreo tedesco che arriv a Londra senza
un soldo e fece fortuna in borsa... Valentina stava riflettendo
sul fatto che non aveva mai pensato seriamente
alla morte. Il cimitero di Lake Forest era ordinato e spazioso.
I genitori di Jack erano sepolti in un modesto lotto
di terreno con lapidi identiche di granito rosa. Le gemelle
non avevano mai conosciuto nessuno dei nonni. "Non
conosciamo nessuno che sia morto.  difficile immaginare
di non esserci pi. O che Julia non ci sia pi..." Prov una
fitta di solitudine, o di nostalgia di casa, non sapeva bene
quale delle due. Valentina guard Robert. Lui la stava ignorando;
sembrava volutamente concentrato sull'uomo con
il binocolo. "Lui conosceva Elspeth. Era il suo amante. Potrebbe
parlarci di lei."
... Julius Beer non riusc ad assicurarsi una posizione
nella societ vittoriana, perch, oltre a essere straniero ed
ebreo, si era costruito la propria fortuna anzich ereditarla.
Cos fece erigere questo mausoleo enorme in un punto in
cui non poteva sfuggire a nessuno. Il mausoleo Beer blocca
la visuale se vi capita di passeggiare sul tetto della Terrazza
delle Catacombe, come le signore vittoriane amavano fare
la domenica pomeriggio. Valentina pens alla porta verde
nel loro giardino posteriore. Immagin se stessa e Julia
che, con tanto di crinolina, passeggiavano in cima alle centinaia
di cadaveri in decomposizione che giacevano nelle
buie catacombe disgustose della Terrazza. "Certo che quei
vittoriani sapevano come spassarsela."
Robert li guid lungo i sentieri, oltre la sezione dei Dissenters;
mostr loro la tomba di Thomas Sayer dove Lion,
il cane di pietra, faceva la guardia, paziente; tralasci Sir
Thomas Hill, l'inventore della Uniform Penny Post. Pass
davanti al mausoleo della famiglia Noblin senza dire una
parola. Dopo cinquanta metri, si gir per dire qualcosa al
gruppo e vide che aveva perso Julia e Valentina. Si erano
fermate davanti alla tomba dei Noblin, a braccetto, e stavano
parlando tra loro. Robert parcheggi il gruppo davanti
a Thomas Charles Druce e torn di corsa dalle gemelle.
Salve riusc a dire.
Le ragazze si immobilizzarono come conigli sotto uno
sguardo troppo diretto. Valentina disse: Tu sei Robert
Fanshaw, vero?. Julia pens: "Cosa?".
A Robert si strinse lo stomaco. S.  esatto. Valentina
e Robert si scambiarono un'occhiata che Julia non riusc a
interpretare. Parleremo alla fine del giro, va bene? disse
Robert, e le ricondusse dal gruppo. Farfugli qualcosa a
proposito dell'esumazione di Thomas Charles Druce, salt
a pi pari la vittima di omicidio Eliza Barrow e anche Charles
Cruft, famoso per le mostre canine. Riusc a riprendersi
mentre parlava di Elizabeth Jackson e Stephen Geary, poi
fece scapicollare il gruppo gi per il Cuttings Path. Jessica
li aspettava al cancello con la scatola verde. Robert le disse:
Io torno indietro per mostrare alle gemelle la loro tomba
di famiglia. Sperava quasi che Jessica glielo avrebbe impedito,
ma lei si limit a sorridere e a mandarlo via con un
cenno della mano.
Non metterci molto disse Jessica. Lo sai che siamo a
corto di personale oggi. Mentre Robert andava verso Julia
e Valentina, le vide incorniciate sotto l'arco della scala
del Colonnato, due bianche statue radiose su quello sfondo
scuro. Gli parve inevitabile che dovesse incontrarle l.
Su, andiamo disse. Le gemelle lo seguirono, vigili e curiose.
Robert si sent i loro occhi addosso mentre le precedeva
sulle scale e lungo i sentieri. Le gemelle erano sempre
pi a disagio; durante il tour Robert Fanshaw era parso loquace
e desideroso di piacere, adesso le guidava attraverso
le tombe senza un commento. I rumori del cimitero riempivano
il silenzio: lo scalpiccio dei loro stivali sul sentiero bagnato,
il fruscio e il boato del vento tra gli alberi, gli uccelli,
il traffico. Il cappotto di Robert sventolava dietro di lui,
e Valentina ricord la figura che aveva visto allontanarsi
da loro quel giorno sul canale. Incominci ad avere paura.
"Nessuno sa che siamo qui." Poi si ricord della duchessa
davanti al cancello e si sent rassicurata. Arrivarono al
mausoleo dei Noblin.
Allora disse Robert, sentendosi come un'assurda parodia
di una guida di Highgate, questa  la vostra tomba di
famiglia. Appartiene a voi, e potete venire a visitarla ogni
volta che volete, quando il cimitero  aperto. Vi prepareremo
un pass per i proprietari di tombe. C' una chiave nel
cassetto di Elspeth.
Una chiave di cosa?
Di questa porta. Avete anche una chiave della porta tra
il vostro giardino posteriore e il cimitero, anche se il personale
del cimitero ci ha chiesto di non usarla.
Tu vai l dentro?
No. Il cuore di Robert si mise a battere all'impazzata.
Valentina disse: Non sapevamo bene cosa pensare di te.
Ci chiedevamo... come mai non ti avevamo ancora visto.
Pensavamo che fossi fuori citt....
Martin ci ha detto che invece eri qui s'intromise Julia.
Quindi eravamo confuse, perch Mr Roche ci aveva detto
che ci avresti aiutato... Valentina alz gli occhi su Robert,
ma lui si stava guardando i piedi e ci mise un'eternit
prima di rispondere.
Mi dispiace disse alla fine.
Non riusciva a guardare le gemelle, e loro lo compativano,
anche se nessuna delle due sapeva bene perch. Julia
era sconcertata nel vedere quell'uomo che era stato cos loquace,
cos ansioso di raccontare pi di quanto chiunque
potesse desiderare di sapere sul cimitero, starsene l impalato
davanti a loro, muto e spaventato. I capelli gli pendevano
sul viso; la sua postura era miserevole. Valentina pens:
" solo molto timido... ha paura di noi". Per una serie di
ragioni - perch anche lei era timida, perch aveva passato
la vita con un'estroversa che non si stancava mai di farsi
beffe della sua timidezza, perch non aveva mai incontrato
una persona che sembrava normale e all'improvviso
si rivelava acutamente inibita, perch c'era un'intimit profonda
nell'osservare la paura di Robert, e infine perch era
imbaldanzita dalla presenza di Julia - Valentina si avvicin
a Robert e gli mise una mano sul braccio. Robert la guard
al di sopra del bordo degli occhiali.
 okay gli disse. Robert, senza riuscire a esprimerlo a
parole nemmeno a se stesso, sent che qualcosa di perduto
gli veniva restituito.
Grazie rispose. Lo disse piano ma con una tale intensit
che Valentina si innamor di lui, sebbene non avesse un
nome per il sentimento e niente cui paragonarlo. Sarebbero
potuti restare cos per un lungo momento, ma Julia disse:
Ehm, forse dovremmo tornare indietro e Robert si affrett
a confermarlo: S, ho detto a Jessica che non avrei
tardato troppo. Valentina aveva avuto l'impressione che
il mondo si fosse fermato. Adesso riprese a girare; camminarono
insieme, fianco a fianco gi per il Colonnade Path.
Julia chiese a Robert della sua tesi, e la risposta le ricondusse
al cancello del cimitero. Mentre passavano davanti
all'ufficio, Jessica usc dalla porta; Robert immagin che fosse
stata di vedetta per vederli tornare. Jessica prese le mani
delle gemelle tra le sue e disse: Elspeth era molto cara a
tutti noi, siamo lietissimi di conoscervi entrambe, finalmente!
Spero con tutto il cuore che verrete a trovarci spesso.
Lo faremo rispose Julia. Le piaceva l'idea di infilarsi
nel retroscena, di scoprire cosa succedeva nel cimitero
dopo che tutti i turisti se n'erano andati. Valentina incroci
lo sguardo di Jessica e sorrise. Robert era alle spalle di
Jessica e le osservava. Arrivederci disse Valentina e lei
e Julia sgusciarono fuori dal cancello. Il viso di Valentina
mostr a Robert qualcosa che lo riemp di apprensione, la
sua faccia rispecchiava i suoi stessi sentimenti. Cap ma
non volle sapere.
Arrivederci, mie care disse Jessica. Gir la chiave nella
serratura e guard le gemelle che s'incamminavano su
per Swain's Lane. "Perch sei cos preoccupata?" si chiese.
"Sono dei tesori." Poi si gir e scopr che Robert era scomparso
dentro l'ufficio. Lo trov che contava le monete riponendole
in piccoli sacchetti di plastica.
Tutto bene? gli chiese.
Benissimo rispose Robert, senza guardarla. Stava per
fargli altre domande quando il walkie-talkie gracchi una
richiesta di Kate: servivano biglietti per il cancello della sezione
orientale. Jessica prese un blocchetto di biglietti e lasci
Robert in bala del suo umore. Il resto di quella domenica
fu una confusione di guide e visitatori, di conte delle
ricevute e di pratiche di chiusura; quando Jessica ripens
a Robert ormai erano ai cancelli della sezione occidentale,
a chiudere tutto.
Phil e alcune delle guide pi giovani erano diretti in cima
alla collina per una pinta al Gatehouse. Ti va di venire?
chiese Phil a Robert.
No disse Robert. Aveva voglia di bere qualcosa, ma non
voleva parlare con nessuno. Voleva pensare al pomeriggio
appena trascorso, riviverlo, farlo finire in un altro modo,
arrivare a una conclusione diversa. No, sento che sto covando
un'influenza. Si gir e se ne and, sconcertandoli
tutti con il suo brusco congedo.
Cos' che gli rode? chiese Kate a Jessica.
Jessica scosse la testa. Con il nostro Robert non si pu
mai dire rispose. Probabilmente  solo Elspeth. Tutti convennero
che s, probabilmente era Elspeth. Salirono al Gatehouse e per
un po' spettegolarono su Robert, poi persero
interesse e si abbandonarono al piacere pi allettante di
scambiarsi storie sulle cose strane che erano successe quel
giorno durante le loro visite guidate e fare a gara a chi conosceva
pi aneddoti, possibilmente foschi, sul cimitero.
Kate diede un passaggio a Jessica in macchina, ed entrambe
convennero che c'era decisamente qualcosa che non andava
con Robert, e alla base di tutto c'era Elspeth. Stabilito
questo, rivolsero la loro attenzione ai funerali del luned.
Robert torn a casa e prese un bicchiere, una bottiglia di
scotch e la chiave della porta verde, poi s'introdusse nel cimitero.
Non si avventur oltre, ma si sedette con la schiena
contro il muro e si vers un po' di scotch. Rimase l a bere
e a fissare la cima del mausoleo di Julius Beer fino al calar
della sera. Poi torn a casa vacillando e and a dormire.

 Respira.

I giorni passarono e non accadde niente di speciale. Julia e
Valentina cercarono di civilizzare la gatta, che chiamarono
Kitten, allettandola con cibo e palline di carta stagnola, sedendosi
a intrattenerla in sala da pranzo, mentre lei le guardava
scettica da sotto una seggiola. Elspeth giocava con lei
quando le gemelle erano fuori o dormivano, contenta di avere
qualcuno con cui passare il tempo, anche se quel qualcuno
era solo una rabbiosa gattina bianca. Gradualmente
Kitten divenne meno intrattabile e venne ammessa in altre
zone dell'appartamento. Di quando in quando si lasciava
accarezzare. Con sgomento di Elspeth, Kitten sbrindell il
dorso di Gita al faro della Hogarth Press e lo schienale del
divano. Valentina era felice dei progressi della gatta e guardava
con ansia a quella che descrisse a Julia come "assoluta
felicit felina" in un futuro molto prossimo.
Le gemelle non videro affatto Robert, anche se potevano
sentirlo farsi la doccia o guardare la TV. Era rintanato nel
suo appartamento a sgobbare su un capitolo che aveva per
tema il cimitero di Highgate come riserva naturale. Ogni
pomeriggio andava al cimitero e prendeva appunti mentre
Jessica e Molly cercavano di istruirlo su flora e fauna. Lo
costrinsero a fare passeggiate nella natura e gli indicarono
modesti fiori selvatici che non sarebbero sbocciati per mesi,
gli insegnarono i vari nomi latini, disapprovarono le specie
invasive, si abbandonarono ai ricordi dei passati trionfi
paesaggistici del cimitero e diedero in esclamazioni ammirate
di fronte a ragni rarissimi. Robert sguazzava nella propria
ignoranza e cercava di stare al passo con loro mentre
lo trascinavano energicamente in distanti recessi del cimitero.
Molly e Jessica gli sorridevano felici quando riusciva a
fare una domanda intelligente. Tutto questo distraeva la
sua mente dalle gemelle e di notte dormiva meglio, sfinito
com'era dalle camminate.
Julia and a trovare Martin, ma lui le chiese gentilmente
di tornare dopo qualche giorno perch era indietro con il
lavoro. Non appena Julia se ne fu andata, Martin torn a
pulire il pavimento del bagno con la candeggina pura e
uno spazzolino da denti. Stava arrivando il compleanno
di Marijke e Martin era preoccupato: non sapeva se sarebbe
riuscito a chiamarla, e si chiedeva come poteva spedirle
un regalo. Questi problemi lo avevano assorbito per giorni,
ma non era affatto pi vicino a risolverli. Forse una pulizia
pi accurata sarebbe servita allo scopo.
Elspeth aveva smesso di ossessionare le gemelle, almeno
per il momento, e stava alla larga da loro. Non aveva senso
costringerle a riconoscere la sua esistenza se non la apprezzavano,
e le gemelle avevano fatto capire chiaramente
di essere scettiche (Julia) o ostili (Valentina). Elspeth se
ne stava per conto suo, praticava le sue attivit particolari,
e aspettava. Cos Valentina si trov improvvisamente libera.
Non aveva pi l'impressione di essere osservata per la
strada e incominci a rilassarsi e a godersi di nuovo le loro
escursioni.
Le gemelle compravano di rado qualcosa quando andavano
a fare shopping. Avevano un appartamento pieno di
cose di Elspeth, che trattavano come se fossero una combinazione
di reperti archeologici e un cappello magico; qualunque
cosa di cui avessero bisogno sembrava gi a loro disposizione
da qualche parte. Ricavavano la loro vita da quella
di Elspeth, come se fossero cacciatori-raccoglitori in cima
alle rovine di Troia.
Oggi erano da Harvey Nichols. Le commesse le avevano
etichettate come non-clienti, quindi il servizio era lento, ma
le gemelle si pavoneggiarono indossando capi di Prada e
Stella McCartney per tutto il pomeriggio, con perfetta soddisfazione
di entrambe. Nel camerino, Valentina rivolt vari
capi, meditando sulla fattura del modello e sul tessuto. Julia
la osserv, paga della felicit della gemella. Un piano
(in realt pi un bisogno che un piano vero e proprio) aveva
cominciato a prendere forma nella mente di Valentina
da qualche tempo, e pi tardi, quando si sedettero nel caff
interno a bere un t, disse a Julia: Voglio andare al Central
Saint Martins College a seguire dei corsi.
Dei corsi? E per cosa?
Voglio fare la stilista. Valentina si sforz di sorridere fiduciosa,
come se stesse offrendo a Julia un regalo delizioso.
Lo ha frequentato Alexander McQueen.
Ah. E io cosa dovrei fare nel frattempo?
Non lo so. Valentina tacque. Pens: "Non mi interessa,
fai quel che ti pare". Non sapeva se aveva bisogno del consenso
di Julia per ritirare del denaro dal loro conto. Lo avrebbe
chiesto a Mr Roche. Valentina non aveva voglia di parlarne,
cos disse: Potresti farmi da manager, che ne dici?.
Julia s'imbronci. Mi sembra un po' noioso.
Allora non farlo.
Rimasero sedute in silenzio, guardando in direzioni opposte.
Nel caff c'erano i soffitti alti, numerosi tavolini pieni di
mamme e carrozzine, un rassicurante acciottolio di posate e
piatti, e tutt'intorno a loro risate femminili e conversazioni
fitte. Valentina sent di aver finalmente lanciato il guanto di
sfida; immagin un guanto corazzato piazzato tra di loro in
mezzo al servizio da t. "Mi arrendo sempre, ma non questa
volta." Disse: Dovremo pur lavorare prima o poi, e tu mi
avevi promesso che saremmo tornate a scuola quando fossimo
arrivate qui. Julia la guard male ma non rispose.
La cameriera port il conto. Julia lo pag. Valentina disse:
Diamo un'occhiata alla University of th Arts sul web quando
torniamo a casa. Forse puoi trovare qualcosa che ti piace.
Julia fece spallucce. Attraversarono il negozio senza parlare
e uscirono su Knightsbridge. Valentina pens che la metropolitana
doveva essere sulla sinistra, ma Julia gir a destra
e si mise a camminare spedita. Passarono davanti alla
stazione del metr di Hyde Park Corner. Valentina disse:
La metropolitana  qui, ma Julia la ignor. Proseguirono
entrando in Mayfair e incominciarono a zigzagare, imboccando
strade a casaccio, con Julia che decideva il percorso
e Valentina che le trottava dietro. Valentina sapeva che
avrebbero continuato a camminare finch Julia non avesse
deciso di rivolgerle di nuovo la parola; nel frattempo si sarebbero
perse completamente.
Era l'ora di punta e le strade pullulavano di gente. La sera
era limpida e fredda. Valentina vide negozi, piazze, nomi
di strade familiari, ma non aveva una mappa interiore di
Londra, non era in grado di organizzare l'ambiente circostante;
quello era compito di Julia, Valentina non aveva mai
badato ai loro percorsi, e ora cominciava ad avere paura.
Si chiese se non avrebbe fatto meglio a lasciare Julia e cercare
una stazione del metr; erano nel centro di Londra e
dovevano essercene dappertutto. "Dovrei piantarla in asso
e andarmene a casa." Valentina non ci aveva mai provato,
ad abbandonare Julia nel bel mezzo di un litigio. Si sent
inquieta al pensiero di prendere la metropolitana da sola:
non lo aveva mai fatto senza Julia. Poi vide il cartello familiare,
rosso, bianco e blu: Oxford Circus.
Le gemelle attraversarono Regent Street e di colpo si trovarono
in mezzo a una folla che cercava di entrare nella stazione
della metropolitana. C'erano dei flussi in quel fiume
di umanit e per alcuni minuti le gemelle si trovarono a
camminare controcorrente. Julia era sconcertata dalla calma
della gente, come se ciascuno di loro facesse quell'esperienza
ogni giorno alle sei e mezzo di sera, e forse era proprio
cos. Valentina era dietro la gemella, e Julia sent il suo
respiro affannoso. Allung una mano e Valentina la prese.
Va tutto bene, Topolino le disse. Trovarono il flusso di gente
che si muoveva nella direzione che volevano prendere
loro. Adesso erano meno spintonate di prima.
Valentina si sentiva affogare. Non riusciva a respirare;
era schiacciata dalla folla su tutti i lati. Abbandon del tutto
l'idea di entrare nella stazione della metropolitana. Voleva
solo uscire dalla ressa. Tra gomiti e zaini che la colpivano,
sentiva il rumore di macchine e autobus che passavano poco
pi in l. La gente borbottava tra s o si lamentava con gli
altri, ma tutto quel frastuono a Valentina sembrava attutito.
Ci fu un'ondata improvvisa verso l'entrata della stazione.
Julia fu spinta avanti, Valentina indietro. Julia sent la
mano di Valentina sfuggire alla sua presa. Topolino! Valentina
perse l'equilibrio e cadde di lato tra la folla che avanzava.
Un uomo disse in tono faceto: Opl!  crollata! State
indietro, per favore!, ma nessuno riusciva a muoversi.
Era come essere sotto il palco di un concerto rock, dove tutti
ballavano da fermi. Delle mani afferrarono Valentina e la
rimisero in piedi. Tutto a posto, cocca? chiese qualcuno.
Valentina scosse la testa, ma non riusc a rispondere. Sent
Julia che la chiamava ma non riusc a vederla. Cerc di
riprendere fiato, ma le si chiuse la gola, cerc di inspirare
aria molto lentamente. Stava camminando, la folla la spinse
avanti.
Julia era fuori dalla ressa, in preda al panico. Valentina!
Nessuna risposta. Si tuff di nuovo tra la folla ma riusc a
vedere solo la gente intorno a lei. "Ommioddio." Scorse un
baluginio di capelli chiari e si lanci in quella direzione.
Ehi, sta un po' attenta... Valentina vide Julia e si port
la mano alla gola. "Non riesco a respirare." Julia l'afferr e
cominci a sgomitare e a spingere la gente davanti a loro.
Ha un attacco d'asma, fateci uscire! La folla cerc di aprirsi.
Nessuno riusciva a capire cosa stesse succedendo. Alla
fine le gemelle riuscirono a guadagnare il marciapiede di
Oxford Street.
Valentina si appoggi boccheggiando contro una vetrina
illuminata piena di scarpe dozzinali. Julia rovist nella borsa
della gemella. Dov' il tuo inalatore? Valentina scosse
la testa. Un gruppo di astanti preoccupati osservava la scena.
Tieni, usa il mio. Un adolescente, capelli lunghi che
gli nascondevano la faccia, skateboard sotto il braccio, offr
un inalatore con la mano libera. Valentina lo prese e inspir
a fondo. La gola le si apr leggermente. Fece un cenno
di assenso al ragazzo, che teneva ancora la mano tesa,
come se si preparasse a sorreggerla. Julia guard Valentina
respirare, cerc di farla respirare respirando a sua volta,
ordin a Valentina di respirare. Valentina tir qualche altra
boccata dall'inalatore e, con la mano premuta sullo sterno,
riprese a respirare. Grazie disse alla fine, restituendo
l'inalatore al ragazzo.
Figurati, non c' di che.
La piccola folla di astanti si disperse. Valentina voleva
nascondersi. Voleva rifugiarsi in un posto caldo. Julia
disse: Vado a cercare un taxi, e si allontan a grandi passi.
Parvero trascorrere ore prima che Valentina la sentisse
gridare: Topolino! Da questa parte! e lei potesse rifugiarsi,
piena di gratitudine, nel calore di un taxi nero. Valentina
croll sul sedile e cominci a rovesciarsi in grembo il
contenuto della borsa, finch non trov l'inalatore. Lo impugn
con forza, come un'arma. Fu sopraffatta dalla disperazione.
"Non posso vivere per tutta la vita come un
Topolino." Lanci un'occhiata a Julia, che guardava impassibile
il traffico che procedeva a rilento fuori dal finestrino.
"Tu pensi che io abbia bisogno di te. Pensi che io non possa
vivere senza di te." Valentina guard gli edifici sconosciuti
fuori dal finestrino. Londra era sterminata, inesorabile. "E
se fossi morta in mezzo a quella folla...?" Immagin Julia
che chiamava i loro genitori.
Julia la guard. Stai bene?
S.
Dovremmo trovarti un dottore.
Gi.
Tornarono a Vautravers in silenzio. Allora, vuoi guardare
quel sito su Internet? chiese Julia mentre entravano
nell'appartamento.
No disse Valentina. Non importa.

 I diari di Elspeth Noblin.

C'era uno scaffale vuoto, nell'ufficio di Elspeth, che dava da
pensare alle gemelle. Dato che l'ufficio era stracolmo di ogni
genere di libri, di soprammobili, di strumenti di scrittura, e
altre cose utili e inutili, lo spazio scarseggiava... pertanto,
l'esistenza di uno scaffale intonso, completamente vuoto,
era un mistero. Un tempo doveva aver contenuto qualcosa.
Ma cosa? E chi l'aveva sgombrato? Lo scaffale era alto
trenta centimetri e largo quarantacinque. Era il terzo scaffale
dal basso nella libreria vicino alla scrivania di Elspeth.
A differenza del resto dell'ufficio, era stato spolverato di recente.
C'era anche un cassetto della scrivania chiuso ermeticamente,
di cui non avevano trovato la chiave.
Il contenuto dello scaffale si trovava a casa di Robert, insieme
a tutte le altre cose che aveva tolto dall'appartamento
di Elspeth e riposto negli scatoloni che ora teneva accanto
al letto. Non aveva toccato niente negli scatoloni, eccetto
le scarpe e il pullover di Elspeth, che aveva messo in un
cassetto della sua scrivania. Di quando in quando apriva
il cassetto e li toccava, poi chiudeva il cassetto e tornava
al suo lavoro.
Aveva messo gli scatoloni di fianco al letto, lontano dalla
porta, in modo che gli fosse possibile non guardarli per
giorni interi. Aveva pensato di metterli nella stanza degli
ospiti, ma gli era parso poco gentile. Prima o poi avrebbe
dovuto aprirli, esaminarne il contenuto. Prima che Elspeth
morisse, Robert pensava di voler leggere i diari. Credeva
di voler sapere tutto, di voler essere messo a parte dei suoi
segreti. Tuttavia aveva lasciato passare molto tempo prima
di toccare i diari o portarli a casa sua. Adesso erano l, eppure
non li aveva ancora aperti. Aveva i suoi ricordi e non
voleva che venissero alterati o contraddetti. In quanto storico
sapeva che ogni ritrovamento di documenti aveva un
potenziale incendiario. E cos gli scatoloni giacevano come
ordigni inesplosi sul pavimento della sua camera e Robert
faceva del suo meglio per ignorarli.

 Auguri di buon compleanno.

Era il 12 marzo, un sabato grigio e deprimente; il cinquantaquattresimo
compleanno di Marijke. Martin si era svegliato
alle sei ed era a letto, la mente combattuta tra un'attesa felice
(Marijke si aspettava che lui la chiamasse e sicuramente
avrebbe risposto al telefono) e l'ansioso esame del suo tributo
a Marijke per il compleanno (un cruciverba criptico e spaventosamente
complesso in cui le prime e le ultime lettere di
ciascun quesito creavano anagrammi multipli del suo nome
completo e la soluzione era l'anagramma di un verso della
poesia di John Donne Congedo, a vietarle il lamento). Aveva
dato il cruciverba e il regalo per Marijke a Robert, che aveva
promesso di spedirlo con un corriere espresso. Martin aveva
deciso di aspettare fino alle due per chiamare; ad Amsterdam
sarebbero state le tre, e Marijke, dopo aver pranzato,
sarebbe stata a casa, nell'atmosfera rilassata del sabato pomeriggio.
Scese dal letto e inizi la sua routine mattutina,
sentendosi come un figlio unico che aspetta il risveglio dei
genitori la mattina di Natale.
Marijke si svegli confusa, la mattina tardi, nella debole
luce del sole che filtrava attraverso le persiane sul suo cuscino.
" il mio compleanno. Lang zal ze leven, hieperderpiep,
hoera." Non aveva progetti per la giornata, a parte la torta
e il caff con alcuni amici nel tardo pomeriggio. Sapeva
che Martin avrebbe chiamato, e sperava che Theo lo facesse;
a volte Theo se ne dimenticava; sembrava coltivare di
proposito uno strato protettivo di dimenticanza. Lei chiamava
sempre Theo per ricordargli il compleanno di Martin; chiss
se Martin faceva lo stesso per lei? Aveva sognato Martin
quella notte, un sogno molto aangename del loro vecchio
appartamento gezellig a St John's Wood. Lei stava lavando
i piatti e lui le era arrivato alle spalle e le aveva baciato la
nuca. "Sogno o ricordo?" Immagin le mani di Martin sulle
spalle, le sue labbra che le sfioravano il collo. "Mmm."
Marijke aveva monitorato la propria immaginazione erotica
da quando aveva lasciato Martin. Di solito era molto rapida
a scacciarlo quando lui cercava di insinuarsi nella sua
mente, ma quella mattina, come regalo di compleanno, lasci
scorrere le immagini del sogno-ricordo.
Il pacco arriv verso mezzogiorno. Marijke lo pos sul
tavolo della cucina e pass alcuni minuti a cercare un taglierino
perch l'involto era quasi interamente coperto di
nastro adesivo e avvisi di maneggiare con cura. "Ha tutta
l'aria di un pacco spedito da un pazzo. Ma lui  il mio
pazzo, un pazzo tutto mio." Apr l'imballaggio di plastica
e tir fuori una grossa busta e una scatola rosa. La scatola
rosa conteneva un paio di guanti di pelle azzurro cielo.
Marijke se li infil. Calzavano perfettamente, erano soffici
come un sospiro. Pass le dita guantate sui peli invisibili del suo braccio. I guanti nascondevano le nocche nodose
e le macchie dell'et. Fu come se le avessero regalato un
paio di mani nuove.
La busta conteneva un cruciverba, con la soluzione in
una busta pi piccola. Marijke apr subito la busta piccola;
non era portata per i cruciverba, e Martin lo sapeva.
Non sarebbe mai riuscita a risolvere i capolavori che
Martin creava per lei ogni anno, ed entrambi accettavano
questi cruciverba di compleanno per quello che erano:
una dimostrazione d'amore, l'equivalente dei maglioni
complicati e strabuzzaocchi che Marijke sferruzzava per i
compleanni di Martin. Nella busta c'erano due strofe della
poesia di Donne:
Siano pur due, lo sono come i rigidi
gemelli del compasso son due;
la tua anima il piede fisso che, all'apparenza
immoto, muove al moto del compagno
e, se pure dimori nel suo centro,
quando l'altro si spinge pi lontano,
piega e lo segue intento
e torna eretto al suo tornare al centro(*).
Marijke sorrise, apr la lettera e un pacchettino le cadde
nella mano guantata d'azzurro. Dovette togliersi i guanti
per aprirlo. Sulle prime pens che fosse vuoto... scosse il
pacchetto e non ne usc niente. Ci infil un dito e trov due
pezzi di metallo e una perla attaccati all'interno. Le caddero
sul palmo. "Guarda, guarda! I miei orecchini." Marijke
li port vicino alla finestra. Immagin Martin che rovistava
negli scatoloni per giorni, dissotterrando strati di beni
materiali imbalsamati nella plastica, solo per cercare i suoi
orecchini. "Lieve Martin." Chiuse la mano intorno agli orecchini,
chiuse gli occhi, e si concesse di sentire la sua mancanza.
"Tutta questa distanza..."
Alz la testa, guard il monolocale. Era stato il fienile
di una scuderia nel Diciassettesimo secolo. Aveva soffitti
spioventi, travi robuste, pareti imbiancate a calce. Il suo
futon era arrotolato in un angolo, i suoi abiti erano appesi
in un altro angolo, dietro una tenda. Aveva un tavolo con
due sedie, una cucina minuscola, una finestra affacciata su
una stradina tortuosa, un vaso di fresie sul davanzale. Aveva
una poltrona comoda e una lampada. Da pi di un anno
ormai quella stanza era il suo paradiso, la sua fortezza, il
suo rifugio, la sua mossa trionfante, impossibile da scoprire,
nel suo gioco coniugale a nascondino. Ora, mentre stringeva
gli orecchini nella mano, Marijke vide la sua bella stanza
accogliente come un posto solitario. "Appartamento. Un
posto per essere appartati." Scosse la testa per cambiare il
corso dei pensieri e apr la lettera di Martin.
Lieve Marijke,
buon compleanno, signora del mio cuore. Vorrei tanto poterti
vedere oggi; vorrei poterti abbracciare. Ma dal momento che non
 possibile, ti mando queste mani surrogate da infilare sopra le
tue, da nascondere in tasca mentre cammini nella tua citt, perch
ti scaldino, ti ricordino cieli azzurri (anche qui  tutto grigio).
Con amore,
tuo marito Martin
" perfetto" pens Marijke. Sistem i guanti, gli orecchini,
il cruciverba sul tavolo come una natura morta. " quasi
un peccato che lui chiami e rovini tutto."
Martin era in piedi nel suo studio con il telefono in mano,
e controllava l'orologio del computer in attesa che scattasse
sulle due. Indossava un completo e la cravatta. Tratteneva
il respiro. Quando l'orologio segn le 14,00, espir e
premette il tasto 1 della chiamata rapida.
Ciao, Martin.
Marijke. Buon compleanno.
Grazie. Grazie tante.
Ti ha gi chiamato Theo?
Marijke rise. Figurati, star ancora dormendo! E tu come
stai? Come vanno le cose?
Io sto bene, va tutto benissimo. Martin si accese una sigaretta.
Guard la lista di domande sulla scrivania. E tu?
Continui a non fumare?
S, niente fumo.  stupendo, dovresti provare. Sento
di nuovo gli odori. Avevo dimenticato che odore hanno le
cose, l'acqua, le fresie. Ci sono tanti odori gradevoli. Quei
guanti che mi hai mandato, hanno l'odore del primo giorno
d'inverno.
Ti piacciono?
Oh, era tutto perfetto. Non riesco a credere che tu abbia
trovato i miei orecchini.
Gli americani lo chiamano regifting, ovvero girare un
regalo. Sembrava un po' taccagno da parte mia spedirti i
tuoi orecchini come regalo di compleanno, ma, visto che li
avevo trovati... Martin pens a Julia che gli lasciava cadere
gli orecchini nelle mani. Marijke pens all'occasione
in cui Martin le aveva regalato gli orecchini la prima volta,
che era la nascita di Theo.
No, ero cos felice... e la lettera, il cruciverba...
Lo hai gi risolto? la stuzzic Martin.
Ja, mi sono seduta e l'ho fatto in un baleno. Ci ho impiegato
venti minuti. Risero entrambi.
Ci fu una pausa soddisfatta. Cosa farai per il tuo compleanno?
le chiese Martin alla fine.
Mmm, torta e caff con Emma e Lise. Ti ho parlato di
loro.
Ah, s. E a cena?
Niente... cener a casa.
Da sola? Martin ebbe un'idea. No, non va bene. Senti...
lascia che ti porti fuori a cena.
Marijke si accigli. Martin...
No, sta a sentire, ecco cosa faremo. Scegli un ristorante,
un posto raffinato. Fai la prenotazione, indossa qualcosa
di bello e portati il cellulare. Parleremo al telefono, tu farai
una cena deliziosa e sar quasi come se fossimo insieme.
Martin, quel genere di ristoranti non permette di usare
i cellulari. E mi sentirei osservata a mangiare da sola.
Manger anch'io. Mangeremo insieme. Solo in citt
diverse.
Oh, Martin... Marijke incominci a cedere. In che
lingua?
Quella che vuoi. Nederlands? Franais?
No, no. Qualcosa di insolito, per la privacy...
Pli?
Sarebbe una cena molto breve, in questo caso.
Martin rise. Pensaci e fammi sapere. A che ora ceniamo?
Otto e mezzo?
Okay, ci sar. Martin pens che non avrebbe dovuto
ricordarglielo, ma lo disse lo stesso: Non dimenticarti di
ricaricare la batteria.
D'accordo.
Tot ziens.
Tot straks.
Martin pos il ricevitore sulla forcella. Era rimasto in piedi
nello stesso punto per tutta la durata della conversazione,
chino sul telefono sopra la scrivania. Adesso si raddrizz
e si gir, sorridendo... e si port la mano al cuore. Oh!
Julia era sulla soglia, una sagoma scura contro la luce
fioca. Scusa, non volevo spaventarti.
Martin abbass il viso e chiuse gli occhi, quasi volesse nascondere
la testa sotto un'ala; aspett che il suo cuore rallentasse.
Non preoccuparti. Eri l da molto? La guard.
Julia entr nella stanza e divenne solo se stessa.
No, non da molto. Era tua moglie?
S.
Le sono piaciuti i guanti?
Martin annu. Vieni, andiamo in cucina. Adesso preparo
il t. S, i guanti le sono piaciuti molto. Grazie per averli scelti. La segu lungo il corridoio di scatoloni che attraverso
la sala da pranzo portava in cucina.
A dire la verit,  stata Valentina a sceglierli.  lei l'esperta
in fatto di moda. Julia si sedette a tavola e guard Martin
tirare fuori l'occorrente per il t. "Si  messo la cravatta
per parlare al telefono con sua moglie." Per qualche ragione
questo la intrist un po'.
Siete come una vecchia coppia sposata, voi due. Vi spartite
tutto, dal talento alle commissioni. Martin la guard
mentre riempiva d'acqua il bollitore elettrico. C'era qualcosa
di diverso in lei. "Cosa c' che non va? Sembra non stia
bene." Qualcuno ti ha picchiato? C'era un livido sullo zigomo
di Julia.
Lei si tocc il livido. Hai del ghiaccio?
Martin apr il freezer e rovist all'interno finch non trov
un vecchio sacchetto di piselli surgelati. Ecco qua. Julia
si premette il sacchetto contro la guancia. Martin torn
a occuparsi del t. Nessuno dei due disse una parola finch
non ebbe finito di versarlo nelle tazze.
Biscotti al cioccolato? propose Martin.
S, grazie.
Ti va di parlarne?
No. Julia fiss la tazza, l'espressione del viso nascosta
dai piselli. Valentina non voleva farmi male.
Sar...
Da quanto tempo sei sposato con tua moglie? chiese
Julia.
Venticinque anni.
E da quanto tempo se n' andata?
Un anno, due mesi, e sei giorni.
Torner?
No. Non torner.
Julia aveva appoggiato il gomito sul tavolo, col viso
piegato contro i piselli, per cui lo stava guardando di traverso.
E allora...?
Un attimo. Martin and nel suo ufficio a prendere sigarette
e accendino. Quando torn in cucina, aveva trovato
la risposta. Andr io ad Amsterdam. Si accese una sigaretta
e sorrise, immaginando la sorpresa di Marijke.
Fantastico disse Julia. Quando?
Ah, be', presto. Quando riuscir a uscire di casa. Forse
tra una settimana o due.
Gi disse Julia. Sembrava delusa. Quindi mai, in pratica.
Mai dire mai.
Sai, ho fatto delle ricerche. Ci sono dei farmaci per le
sindromi ossessivo-compulsive. E c' una terapia comportamentale.
Lo so, Julia disse Martin con condiscendenza.
Ma...?
Il rifiuto delle cure per la malattia fa parte della malattia
stessa.
Oh. Julia prese i piselli con entrambe le mani e cerc di
rompere i grumi. Martin pens che il livido era diventato
pi scuro, anche se il gonfiore forse era diminuito. I piselli
scricchiolarono in modo inquietante per Martin. Non  un
problema tuo, mia cara. Alla fine ci andr ad Amsterdam.
Julia gli fece un piccolo sorriso. E va bene. D'accordo.
Bevve un sorso di t, poi si premette i piselli contro
la guancia.
Sei sicura di star bene?
Cosa? Ma certo,  solo una piccola botta.
Succede spesso?
Non pi. Quando eravamo piccole ci picchiavamo, ci
prendevamo a morsi e sputi, ci tiravamo i capelli e tutto il
resto. Ma poi abbiamo superato quella fase.
Martin disse: Sarai al sicuro quando tornerai a casa?.
Julia rise. Ma certo! Valentina  la mia gemella, non un
mostro gigantesco. Anzi, di solito  piuttosto timida.
Mah. Le persone timide possono sorprenderti.
Gi, Valentina lo ha fatto.
Martin fumava e pensava a Marijke. "Cosa indosser?"
La immagin scendere dal taxi, entrare nel ristorante: fiori e
tovaglie bianche. Julia pensava a Valentina, che si era chiusa
nel guardaroba. Julia era rimasta davanti alla porta ad ascoltare
i singhiozzi della gemella, in attesa. "Forse dovrei tornare
a casa." Si alz.
Vado a vedere come sta.
Perch non le porti questi? Martin le porse il pacchetto
di biscotti al cioccolato. Come offerta di pace.
Grazie. Posso prendere in prestito i piselli? Non abbiamo
cubetti di ghiaccio.
Ma certo. Martin si alz, sorridendo, e la precedette in
mezzo agli scatoloni. "Piselli, pivelli, spinelli, sportelli... Di'
qualcosa." Sai, ho sempre pensato che gli americani sono
ossessionati dal ghiaccio, con tutte quelle bevande ghiacciate
e via dicendo. Possibile che voi non abbiate una scorta
di piccoli ghiacciai nel freezer?
No. Sono evaporati... e poi noi siamo mezze inglesi. Forse
non siamo le tipiche americane medie, sai?
Sono sicuro che non siete affatto nella media disse
Martin. Julia sorrise e scese al piano di sotto. "Piselli, pivelli,
sportelli..." Martin guard l'orologio. "Ancora tre ore e
ventotto minuti da ammazzare prima di cena. Pi che sufficienti
per una doccia."
Marijke sedeva a una lunga tavola nel ristorante Sluizer, col
cellulare stretto in mano sotto la tovaglia. Aveva spiegato
la situazione al capo cameriere, e lui l'aveva gentilmente
scortata in una sala che di solito era riservata alle feste private.
Accese numerose candele e si affrett a sparecchiare
i coperti superflui, lasciandola al solitario possesso di una
sala che avrebbe potuto ospitare venti commensali. Marijke
diede una scorsa al menu, anche se l ordinava sempre
lo stesso piatto.
Il telefono squill proprio mentre il cameriere le portava
un bicchiere di vino. Martin?
Ciao, Marijke. Dove sei?
Da Sluizer. In una sala privata.
Che cosa indossi? le chiese.
Marijke abbass gli occhi. Indossava un paio di pantaloni
e un maglione grigio a collo alto. Quel vestito rosso, scollato
sulla schiena, sandali col tacco a spillo, e i miei orecchini.
Gli orecchini li portava davvero. Tu cosa mangerai
per cena?
Dunque, avevo pensato a spiedini di montone per antipasto,
e poi a un arrosto di sella di cervo con spezie e sottaceti
come piatto forte. E un buon Merlot.
Mmm, una cenetta da carnivori, eh? Dove fingi di essere?
Al Cinnamon Club.
 quel ristorante indiano che sta dentro una biblioteca?
S.
Non ci sono mai stata.
Nemmeno io, sto facendo un esperimento. Martin stava
strappando confezioni di cibo surgelato mentre parlava,
con il cellulare incollato tra la testa e la spalla. Chicken
tikka masala e saag aloo, ovvero dadi di pollo in salsa
piccante e patate in padella. Il Cinnamon Club non aveva un
servizio di takeaway. E tu, hai ordinato il solito pagello?
Proprio cos. In quella arriv il cameriere a prendere
l'ordinazione. Marijke gli porse il menu e guard il proprio
riflesso nella vetrata del ristorante. Nella luce morbida
delle candele sembrava quasi giovane. Sorrise alla propria
immagine.
Theo ha chiamato?
S, proprio mentre stavo uscendo, per cui non abbiamo
parlato molto.
Come sta?
Sta bene. Forse verr a trovarmi durante le vacanze del
college. E ha una nuova ragazza, credo disse Marijke.
Ah, questa s che  una bella notizia. Ti ha raccontato
qualcosa?
Si chiama Amrita.  una studentessa straniera, del Bangladesh.
La sua famiglia ha una fabbrica di asciugamani da
cucina o qualcosa del genere. A sentire Theo, la ragazza 
uno schianto e un genio. E sa cucinare, dice.
Sembra cotto come una pera. Che tipo di genio sarebbe
la ragazza? Martin premette i pulsanti del microonde e il
cibo incominci a ruotare dentro il forno.
Un genio matematico. Theo ha provato a spiegarmelo,
ma non ho capito granch. Dovrai chiederglielo tu.
Martin prov un improvviso senso di leggerezza, una
temporanea assenza di preoccupazioni. Eccellente. Cos
potranno parlare del loro lavoro. Lui e Marijke si erano
conosciuti a un corso di russo; avevano sempre amato poter
condividere le difficolt della traduzione, il fondersi
di una lingua in un'altra. Temevo che sarebbe finito con
una maestra d'asilo, una di quelle donne spaventosamente
ciarliere.
Ehi, aspetta un momento... non darlo gi per sposato!
S, hai ragione. Si vers dell'altro vino.  questo il problema
di vivere al posto di un altro;  molto pi veloce della
vita vera. Tra pochi minuti ci preoccuperemo dei nomi
da dare ai bambini.
Marijke rise. Io li ho gi scelti. Jason, Alex e Daniel per
i maschi, e Rachel, Marion e Louise per le femmine.
Sei figli?
Perch no? Non dobbiamo crescerli noi. Arriv il suo
piatto. Martin tolse il suo dal microonde. Aveva un aspetto
incolore e Martin desider di trovarsi al Cinnamon Club
nella realt, non solo nell'immaginazione. Poi pens: "Che
sciocchezza! Basterebbe che mangiassimo insieme, non importa
dove".
Com' il tuo? chiese a Marijke.
Delizioso, come sempre.
Dopo che la tavola era stata sparecchiata e lei stava bevendo
un brandy, Marijke disse: Diz-me coisas porcas. ("Dimmi
delle porcherie.")
In portoghese? Gentile signora, questo richieder almeno
un paio di dizionari. And nel suo studio, arraff il loro
dizionario Portoghese-Inglese, poi and in camera. Si tolse
le scarpe e si mise sul letto. Martin si ferm a pensare per
un momento, sfogliando le pagine del dizionario in cerca
di ispirazione. Okay, ci siamo. Estamos a sair do restaurante.
Estamos num taxi a descer a Vijzelstraat. Somos dois estranhos
que partilham um taxi, sentados to afastados um do outro
quanto possvel, cada um olhando pela sua janela. Vai ser urna
longa viagem. Olho de relance para ti. Reparo nas tuas belas
pernas, collants de seda e saltos altos. O vestido subiute at s coxas,
ter sido quando entraste no taxi, ou talvez o tenhas puxado
para cima deliberadamente? Hmm,  difcil dizer... ("Stiamo
lasciando il ristorante. Siamo su un taxi che percorre la Vijzelstraat.
Siamo due estranei che dividono un taxi. Siamo
seduti il pi lontano possibile l'uno dall'altra, e ciascuno
guarda fuori dal suo finestrino. Sar una corsa lunga. Ti
lancio un'occhiata. Noto le tue belle gambe, calze di seta e
tacchi alti. La gonna ti  salita sulle cosce, forse quando sei
montata sul taxi, o forse l'hai tirata su di proposito. Hmm,
 difficile dirlo...")
Marijke sedeva da sola alla lunga tavola, brandy in mano,
cellulare all'orecchio, la mente nel passato, su un taxi che
vagava per le strade di Amsterdam. "Ti voglio. Voglio noi
due, come eravamo prima."
Marijke? Stai piangendo?
No, no. Continua... "Parla pi a lungo che puoi, finch
non si scaricano le batterie, fino all'alba, finch non ti
rivedo, amore mio."

Note.
*. Traduzione a cura della Cooperativa J. Donne del Comune di Firenze. (N.d.T.)

 Postman's Park.

L'indomani era una giornata stranamente mite, il tipo di
giornata che induce la gente a dire: "Riscaldamento globale"
con un sorriso mesto. Robert si svegli presto al suono
delle campane della chiesa e pens: "Oggi  un giorno perfetto
per un picnic a Postman's Park".
Si fece coraggio, sal al piano di sopra e invit le gemelle.
A mezzogiorno aveva messo insieme panini, bottiglie di acqua,
mele e una bottiglia di Pinot Blanc in un vecchio cesto da picnic
avuto in prestito da Jessica e James. Decisero che avrebbero
preso l'autobus, in parte per fare una concessione alla fobia
di Valentina per la metropolitana e in parte perch pensava
che le gemelle dovessero imparare a conoscere la rete degli
autobus. Quando arrivarono ai cancelli modesti del parco erano
tutti e tre affamati e le gemelle completamente smarrite.
Robert si port il cestino da picnic nel parco e lo pos su
una panchina. Voil disse. Postman's Park.
Non le aveva avvertite su cosa aspettarsi; loro avevano
immaginato qualcosa di simile al parco di St James's o a
Regent's Park, e adesso si guardarono intorno, perplesse. Il parco
occupava uno spazio esiguo tra una chiesa e alcuni edifici
anonimi. Era ordinato, ombroso e privo di gente. C'erano
una piccola fontana, otto panchine di legno, gruppetti d'alberi
e felci, a un'estremit una costruzione bassa, simile a un
capanno, e alcune vecchie lapidi appoggiate contro gli edifici.
 un cimitero? chiese Julia.
S, era un vecchio camposanto.
Valentina parve perplessa, ma non disse niente. Il parco
era un po' squallido e non riusciva a capire come mai Robert
fosse stato cos deciso a portarle l.
Perch si chiama Postman's Park? Non vedo nessun postino,
n impiegati della posta disse Julia.
Il vecchio ufficio postale era qui vicino. I postini solevano
consumare il pranzo qui.
Valentina and a guardare un cartello sul muro della
chiesa, guild and ward church of st. botolph-without-al-
DERGATE. Guard Robert, che sorrise e si strinse nelle spalle.
Fece qualche passo verso il capanno in fondo al parco.
Fuochino disse Robert. Julia era l e Valentina si affrett
a raggiungerla. L'edificio era rivestito di bellissime lastre
bianche, su cui spiccavano epigrafi scritte in azzurro:
ELIZABETH BOXALL, DI BETHNEL GREEN,
MORTA ALL'ET DI 17 ANNI IN SEGUITO ALLE FERITE
RIPORTATE NEL TENTATIVO DI SALVARE UN BAMBINO
DA UN CAVALLO IMBIZZARRITO.
20 GIUGNO 1888
FREDERICK ALFRED CROFT, ISPETTORE. ET 31 ANNI.
SALV UNA DONNA PAZZA DAL SUICIDIO
ALLA STAZIONE DI WOOLWICH ARSENAL,
MA FU INVESTITO DAL TRENO.
11 GENNAIO 1878
Le gemelle andarono avanti e indietro leggendo le epigrafi.
Sembrava ce ne fossero a centinaia.
DAVID SELVES, ET 12 ANNI. NEI PRESSI DI WOOLWICH
CERC DI TENERE A GALLA IL SUO COMPAGNO DI GIOCHI
CHE STAVA AFFOGANDO E AND A FONDO CON LUI
STRETTO TRA LE BRACCIA.
12 SETTEMBRE 1886
Sei un po' morboso, lo sai? disse Julia a Robert. Lui ci
rimase male.
Sono commemorazioni di gente comune che si  sacrificata
per gli altri. Io le trovo bellissime. Si gir verso Valentina,
che assent.
Sono belle gli disse, chiedendosi perch Julia fosse cos
acida. Era proprio il tipo di cosa che di solito entrambe trovavano
interessante. C'era qualcosa di molto strano in quelle
targhe commemorative; le storie erano estremamente abbreviate,
le disgrazie appena accennate, ma erano decorate
con fiori e foglie, corone e ancore. Le decorazioni mascheravano
le parole: affogato, bruciato, schiacciato, crollato.
SARAH SMITH, ARTISTA DI PANTOMIMA
AL PRINCE'S THEATRE, MORTA PER LE TERRIBILI USTIONI
RIPORTATE QUANDO, CON IL SUO ABITO INFIAMMABILE,
CERC DI SPEGNERE LE FIAMME CHE AVVILUPPAVANO
IL SUO COMPAGNO.
24 GENNAIO 1863
Tutte queste catastrofi comuni sconvolsero Valentina. Torn
a sedersi sulla panchina. Per sicurezza, tir fuori l'inalatore
e inspir due boccate. Julia e Robert la osservarono.
Ha l'asma? chiese Robert.
S. Ma credo che al momento stia cercando di tenere a
bada un attacco di panico. Julia si accigli. Perch ci hai
portate qui?
Questo era uno dei posti preferiti di Elspeth. Se fosse ancora
viva, ci avrebbe portato qui lei stessa. S'incamminarono
verso Valentina. Allora, attacchiamo il pranzo? Robert
scart i sandwich e distribu cibo e bevande alle gemelle.
Sedettero in fila sulla panchina e mangiarono in silenzio.
Ti senti bene? chiese Robert a Valentina.
Lei guard Julia e disse: Sto benissimo. Grazie per aver
portato il pranzo,  buonissimo. "Digli qualcosa di carino,
Julia."
S, davvero buono. Cosa stiamo mangiando?
Sandwich di scampi e maionese.
Le gemelle esaminarono l'interno dei sandwich. Sanno
di gamberetti disse Julia.
Voi li chiamereste sandwich di insalata di gamberetti. Anche
se non ho mai capito da dove viene l'idea dell'insalata.
Julia sorrise. Abbiamo cercato di imparare l'inglese britannico.
Ma la logica non funziona.
Valentina disse: Sei mai stato in America?.
S rispose Robert. Elspeth e io siamo andati a New
York alcuni anni fa. E anche al Grand Canyon.
Le gemelle rimasero sorprese. Perch non siete venuti
a trovarci? chiese Julia.
Ne parlammo. Ma alla fine Elspeth decise di non farlo.
Ci sono cose che non mi disse mai. Forse se avesse saputo
che stava per morire... chiss? Robert si strinse nelle spalle.
Era reticente sul suo passato.
Le gemelle si scambiarono un'occhiata e stabilirono in silenzio
che sarebbe stata Valentina a chiedere il favore. Ma
tu hai le sue carte, giusto? Quindi adesso sai tutto, giusto?
Valentina pos il sandwich e cerc di sembrare disinvolta.
 vero, ho le sue carte. Ma non le ho lette.
Cosa? Come hai potuto non leggerle? Julia non riusc
a reprimere la sua indignazione.
"Zitta, Julia! Lascia fare a me." Non sei curioso?
Ho paura disse Robert.
Oh. Valentina guard Julia che sembrava pronta a precipitarsi
a casa per leggere le carte di Elspeth, che a Robert
piacesse o meno. Sai, ci chiedevamo se, cio, se ti dispiacerebbe
che noi le leggessimo. Insomma, noi abitiamo in casa
sua, in mezzo a tutte le sue cose e non la conosciamo, capisci,
e ci interessa. Elspeth, voglio dire.
Robert stava gi scuotendo la testa prima che Valentina
finisse di parlare. Mi dispiace. So che era vostra zia, e in
circostanze normali non esiterei a consegnarvi tutto quanto.
Ma Elspeth mi ha detto che non dovevate avere le sue
carte. Mi dispiace.
Ma lei  morta disse Julia.
Rimasero in silenzio. Valentina era seduta accanto a Robert,
e senza farsi vedere da Julia gli prese la mano. Robert
intrecci le dita alle sue. Valentina disse: Non preoccuparti.
Fai conto che non ne abbiamo mai parlato. Ci dispiace.
Julia alz gli occhi al cielo. Il livido si era ridotto; lo aveva
coperto con il trucco, ma Valentina si sentiva in colpa solo
a guardarla. Si chiese se Robert lo avesse notato.
Non  una mia decisione disse Robert. E non sapendo
cosa contengono, non posso dirvi perch sarebbe meglio che
voi non leggiate le sue carte. Ma Elspeth ci teneva a voi, e
non credo che sarebbe stata cos inflessibile su questo punto
se non fosse importante.
D'accordo, d'accordo disse Julia. Non importa.
Nel piccolo quadrato di cielo sopra il parco erano apparse
le nuvole e incominciarono a cadere rade gocce di
pioggia. Il picnic era stato un fiasco, altro che l'idillio urbano
che Robert aveva immaginato quella mattina. Uscirono
in fila dal parco, ciascuno pi o meno demoralizzato.
Ma sull'autobus Valentina sedette accanto a Robert e Julia
si sedette di fronte a loro. Robert tese la mano a Valentina,
che gliela strinse e viaggiarono fino a Highgate in un silenzio
sorpreso e felice.

 Scoiattoli in sembianze umane.

Martin sogn di essere sulla metropolitana. Era un treno
della Circle Line, il tipo di carrozza in cui tutti i sedili sono
di fronte al corridoio. All'inizio era l'unico passeggero, ma
la gente non tard a salire e lui si ritrov con gli occhi fissi
sulle proprie ginocchia, per non guardare la patta dei pantaloni
dell'uomo pigiato contro di lui. Non sapeva bene a
quale stazione sarebbe dovuto scendere; trattandosi della
Circle Line, avrebbero continuato a girare in tondo, cos rimase
dov'era, cercando di ricordare dove stesse andando.
Poi ud strani rumori che provenivano dai sedili di fronte
al suo: sgranocchii, strappi, biascichii, che crebbero di volume
man mano che il treno avanzava. Martin cominci a
essere inquieto: i rumori gli limavano i nervi, come un digrignare
di denti. Qualcosa gli rotol sul piede. Abbass gli
occhi. Era una noce.
Il treno fece una fermata a Monument e scese un bel po'
di gente. Adesso Martin riusciva a vedere i sedili di fronte.
Due giovani donne sedevano vicine. Indossavano trainers
bianchi scorticati e uniformi da infermiere, e ciascuna aveva
un sacchetto della spesa in grembo. Entrambe le donne
avevano gli occhi sporgenti e incisivi da roditore. Mantenevano
un'espressione guardinga, come se si preparassero
a difendere i loro sacchetti da possibili ladri. Entrambe
tuffavano la mano nei sacchetti a mo' di paletta, per tirare
fuori le noci e romperle con i loro dentoni enormi.
Cos'hai da guardare? disse una a Martin. Martin poteva
sentire le noci che rotolavano dappertutto sul pavimento.
Nessun altro sembrava accorgersene. Martin scosse
la testa, incapace di parlare. Con suo grande sgomento,
le donne si alzarono e si sedettero di fianco a lui, lasciandolo nel mezzo. Quella che aveva parlato prima si pieg verso
di lui e gli appoggi la bocca all'orecchio.
Noi siamo scoiattoli in sembianze umane sussurr. E
lo sei anche tu.

 Respira.

Dobbiamo trovarti un dottore disse Julia. Valentina annu
e starnut,
Ma era pi facile a dirsi che a farsi. Le gemelle erano beatamente
ignare delle complessit del Servizio sanitario nazionale.
Robert tent di nascondere la sua esasperazione
mentre cercava di ragguagliarle al riguardo.
Non puoi presentarti di punto in bianco e aspettarti che
si occupino del tuo problema disse a Valentina quando le
gemelle lo abbordarono fuori dalla sua porta. Robert teneva
in mano un fascio di lettere e le sventolava con foga mentre
parlava. Devi scoprire quali sono i medici generici che
accettano nuovi pazienti e chiamarli per fissare un appuntamento.
Dopodich riempi una pila di moduli e fornisci la
tua storia clinica. Allora, e solo allora, puoi prendere un appuntamento
per una visita. Valentina fece per dire qualcosa,
ma fu bloccata da un accesso di tosse. Julia agit il dito
alla volta di Robert come se avesse inventato personalmente
il Servizio sanitario nazionale. Non se ne parla disse. Il
Topolino ha bisogno di un dottore, e ne ha bisogno adesso.
Allora andate al Whittington Hospital, direttamente al
pronto soccorso. E fu quello che finirono per fare. Robert
le accompagn.
Il Whittington Hospital era una struttura che si espandeva
in modo caotico proprio ai piedi di Highgate Hill, sull'altro
versante di Waterlow Park. Ci andarono a piedi. Il vento
primaverile era umido e forte, e quando arrivarono Valentina
respirava a fatica, quasi rantolando.
Dopo alcune domande e una breve attesa, Valentina fu
condotta via in fretta da una giovane infermiera pakistana.
Julia e Robert sentirono l'infermiera emettere bisbigli di rassicurazione
mentre guidava Valentina attraverso le doppie
porte che separavano la sala d'aspetto dal reparto di pronto
soccorso vero e proprio.
Si misero a compilare i moduli insieme al bianco di mezza
et con le mascelle da basset hound che sedeva alla scrivania
dell'accettazione.
Allergie?
Tetraciclina, muffa, soia disse Julia.
Malattie accertate?
Be' disse Julia ha quel che si chiama situs inversus.
L'uomo dell'accettazione, che non aveva nascosto il suo totale
disinteresse per loro, si decise a guardare Julia e alz le sopracciglia
con aria interrogativa. Siamo gemelle speculari,
e lei ha quasi tutti gli organi interni al contrario. Ha il
cuore qui Julia si mise una mano sul petto, a destra dello
sterno, e il fegato, i reni e quant'altro sono tutti dalla parte
opposta rispetto ai miei. L'uomo ci pens su, poi cominci
a battere sui tasti rapidamente.
Non lo sapevo disse Robert.
Be', adesso lo sai disse Julia con stizza. Non  che abbia
molta importanza, a meno che tu non sia il medico di
Valentina.
Mi riferivo al fatto che siete gemelle speculari. Pensavo
foste gemelle identiche. Cio, le gemelle speculari non dovrebbero
essere pi... contrastanti?
Julia si strinse nelle spalle. Siamo molto simmetriche,
quindi non si nota cos tanto sulle nostre facce. Te ne accorgi
di pi se guardi la scriminatura dei capelli, o i nei, o se esaminassi
delle radiografie: allora lo vedresti davvero, perch
lei  tutta al contrario. Ha un prolasso asimmetrico della valvola
mitrale soggiunse per l'uomo dell'accettazione.
Cosa significa? chiese Robert.
Che c' una valvola che non ha la forma giusta rispose
Julia. Per questo sono preoccupata a vederla respirare cos
male. Potrebbe mettere il cuore sotto sforzo, e allora saremmo
nei guai, guai seri.
Non riesco a credere che siate a Londra da quasi tre mesi
e non abbiate cercato un dottore! All'improvviso Robert si
sent angosciato, e parl con durezza.
Julia ribatt: Avevamo intenzione di farlo e abbiamo continuato
a rimandare perch non sapevamo come trovarne uno.
Non  che non ci abbiamo pensato. Julia sapeva che non
era un motivo sufficiente, e la cosa la irritava. Fin di riempire
le scartoffie ed entrambi tornarono nella sala d'aspetto.
La diagnosi fu bronchite acuta. Presero un taxi per risalire
la collina, Valentina raggomitolata tra le braccia di Julia,
scossa dalla tosse. Nell'atrio principale, a Vautravers,
le gemelle cominciarono a salire le scale e Robert cerc di
seguirle. No disse Julia. Stiamo bene. Grazie. E si gir
bruscamente.
Robert disse: Ma Valentina ha bisogno di....
Mi prendo cura io di lei.  compito mio. Julia guard
Valentina che saliva lentamente le scale, fermandosi su
ogni gradino.
Potrei ritirare le medicine si offr Robert.
Julia ci pens su. Sarebbe stato d'aiuto; Boots era a una
fermata di autobus. Okay. Tieni. Gli porse la ricetta come
se gli stesse facendo un favore, e non il contrario. Robert usc
dalla porta principale, un uomo in missione. "Mi prendo
cura io di lei. Non tu" pens Julia. Segu Valentina nel loro
appartamento. Riemp la borsa dell'acqua calda ancor prima
di togliersi il cappotto, e and nella stanza da letto, dove
Valentina si stava spogliando lentamente.
Dov' Robert? chiese Valentina, come se non avesse
sentito la loro conversazione.
 andato da Boots disse Julia.
Valentina si mise a letto senza dire una parola. Julia le
diede la borsa dell'acqua calda, attiv il vaporizzatore, port
il libro che Valentina stava leggendo, prepar il t; fece
tutte queste cose con concentrazione e di buon grado, canticchiando
tra s mentre adempiva a quei piccoli compiti confortanti.
Quando entr in camera con il t, trov la gattina
raggomitolata accanto alla testa di Valentina, che si era addormentata.
Kitten allung una zampa e la pos con gesto
protettivo sulla spalla di Valentina, lanciando a Julia un'occhiata
sospettosa. "Anche tu?" pens Julia. "Vogliamo tutti
essere il suo unico bene." Pos il vassoio del t sul comodino.
A Julia venne da pensare: "Se mi ammalassi io, accorrerebbero
tutti al mio capezzale?". Il pensiero la rese irritabile.
Lei non si ammalava mai, che senso aveva farsi domande
del genere? Il respiro di Valentina le usc come un rantolo
dalla gola. Julia si sedette sul panchetto sotto la finestra con
la sua tazza di t, costringendo Elspeth, che era stata l tutto
il tempo, ad alzarsi e avvicinarsi al letto, mordendosi il
pollice, preoccupata. Era un giorno d'ansia per tutti: umani,
gatti e fantasmi.
Edie sedeva al tavolo da pranzo a bere il caff con il telefono
a portata di mano; non  che fissasse gli occhi sull'apparecchio,
ma lo teneva vicino perch avrebbe squillato di
l a pochi minuti. Jack la raggiunse portandosi il "Sunday
Times". Cominci a separarlo nelle proprie parti e in quelle
di Edie. Edie allung una mano e il marito le pass la
sezione finanziaria. Lei l'apr e scorse il dito sugli indici di
borsa, facendo piccoli schiocchi di disapprovazione mentre
li controllava. Suon il telefono. Edie bevve un sorso di
caff come se non avesse fretta e lo lasci squillare tre volte.
Jack s'incammin lungo il corridoio per prendere la telefonata
dalla loro stanza da letto.
Mamma?
Ciao, Julia disse Edie.
Valentina? disse Jack.
Ciao pap disse Valentina. Cerc di far sembrare normale
la voce, ma lo sforzo le provoc un accesso di tosse.
Oh, mio Dio disse Edie. Questo non  un buon segno.
 solo bronchite disse Julia. Siamo andate dal dottore.
Oggi sto meglio disse Valentina, mise gi il telefono
e and in bagno a tossire. Julia la guard piegarsi in due,
con i gomiti sul lavandino, la mano sulla bocca per attutire
il rumore dei colpi di tosse.
Vi hanno dato gli antibiotici? Avete preso quella roba
per ridurre il muco che ha ordinato il dottor Brooks? Edie
e Julia s'imbarcarono in una lunga e dettagliata discussione
su tutto quello che potevano e dovevano fare per la bronchite
di Valentina. Alla fine, Valentina torn al telefono.
Abbiamo conosciuto Robert Fanshaw disse, pi che altro
per cambiare argomento.
Era ora disse Jack. Dove si era cacciato per tutto questo
tempo?
Ci sta aiutando a iscriverci al Servizio sanitario nazionale
disse Julia.
Oh, bene disse Edie. Che tipo ?
Tristanzuolo disse Julia. Un originale un po' strambo.
Se avesse la nostra et, probabilmente sarebbe un dark,
sai, tutto piercing e tatuaggi.
No disse Valentina. E simpatico.  solo un po' timido
e si capisce che gli manca Elspeth. Porta degli occhialetti
come quelli di John Lennon. Voleva dire di pi, ma dovette
mettere gi il telefono per tossire.
Valentina ha una cotta per lui li inform Julia. Valentina
si pass l'indice da una parte all'altra della gola. "Smettila,
Julia."
Non sar un po' vecchio per lei? Deve avere la nostra
et, no? disse Jack.
Credo che sia pi giovane. Sui trentacinque anni, direi.
Valentina torn al telefono. Non ho una cotta per lui.
Per  davvero simpatico. "S, come no..pens Edie, ma
prefer non dire niente. La conversazione si orient sul tempo,
i film e la politica. Dopo che tutti ebbero riattaccato, Valentina
disse con rabbia: Adesso chiss come si preoccuperanno.
Perch hai detto una cosa simile?.
Li distrarr dalla tua malattia rispose Julia.
Non  la verit, per.
Julia rispose con una risata.
Edie e Jack riattaccarono simultaneamente e si incontrarono
in corridoio. Non essere cos preoccupata disse Jack.
Ha detto che non  niente.
Edie sbuff. Gi, ed  proprio allora che ti devi preoccupare.
Jack le mise un braccio intorno alle spalle. In effetti aveva
una voce spaventosa.
Forse dovremmo raggiungerle. Anche se non andiamo a
casa loro, possiamo stare a Londra e magari affittare un appartamento
nelle vicinanze... Edie si rannicchi tra le braccia
di Jack. Le piaceva che fosse cos grande, sentirsi piccola
accanto a lui. Era molto confortante.
Jack le accarezz la testa. Come ti saresti sentita se tua
madre ti avesse seguito al di l dell'oceano e si fosse trasferita
nella casa di fronte alla nostra?
Quella era un'altra storia.
Se la stanno cavando, dammi retta. Lasciale in pace.
Edie scosse la testa, ma gli sorrise. "Ecco, brava, sorridi e
sii la mia Edie, a me basta questo." Le baci i capelli. Andr
tutto bene.
Robert e Jessica stavano bevendo il loro t pomeridiano
nell'ufficio al primo piano del cimitero di Highgate. Jessica
fiss Robert con uno "sguardo significativo" e lui si prepar
a uno dei suoi "discorsi". Si aspettava che il "discorso" fosse
della serie: "Non permettere che i turisti rallentino il tour
girando video interminabili", o forse: "Per favore, ricordati
di non andare in giro con le mani ficcate in tasca perch 
poco dignitoso", ma Jessica lo sorprese. Non credi gli chiese
che quella ragazza sia un tantino troppo giovane per te?
Un tantino?
Ridicolmente giovane per te?
Forse disse Robert. Ma a che et una ragazza  troppo
giovane?
Non  solo una questione di et, perch ho conosciuto
molte persone che a ventun anni erano abbastanza mature.
Ma quelle due ragazze sembrano entrambe cos giovani.
Mi ricordano le mie figlie a sedici anni.
La cosa ha un certo fascino, Jessica.
Lei lo zitt con un gesto della mano. Cerca di capirmi.
Sembra strano che dopo Elspeth, che era una ragazza tanto
cara, cos equilibrata e tutto fuorch una banderuola...
voglio dire, Valentina sembra poco adatta a te.
Alcuni pensavano che io fossi troppo giovane per Elspeth.
Io l'ho mai detto?
Credo proprio di s. Proprio qui, in questo ufficio, per
quel che ricordo.
Sono sicura di no.
Io ho nove anni meno di Elspeth. La sto raggiungendo,
per.
S...
E tu sei pi giovane di James.
James ha novantaquattro anni. Io ne compir ottantasei
in luglio.
Chiss perch  socialmente pi accettabile che in una
coppia l'uomo sia pi vecchio?
Credo che siano stati gli uomini a deciderlo.
Ah. Non mi pare che tu abbia mai accennato a come vi
siete conosciuti tu e James, o sbaglio?
Jessica esit prima di rispondere. Robert pens: "Dev'essere
un argomento un po' os. Sembra le abbia chiesto che
misura di reggiseno porta". Ci siamo conosciuti durante la
guerra. Io ero l'assistente di James a Bletchley Park.
Sul serio? Non ne avevo idea. Decifravate codici?
In realt il nostro compito era di tipo pi... amministrativo.
Jessica arricci le labbra come se avesse gi detto pi
di quel che riteneva strettamente necessario.
Credevo che avessi studiato legge.
Una persona pu fare molte cose nel corso di una lunga
vita. Ho anche giocato a tennis e tirato su tre figli. C'
tempo per ogni genere di avventure.
E hai salvato il cimitero.
Non da sola, come ben sai. Molly e Catherine, Edward...
siamo stati aiutati da un sacco di care persone. Anche se,
naturalmente, l'aiuto non basta mai con tutte le piccole cose
che ci sono da fare. A proposito, ti dispiacerebbe portare su
queste lettere quando torni a casa e metterle nella cassetta
di Anthony e Lacey? Mi risparmier i francobolli.
Senz'altro.
Jessica sospir. Devo dire che mi sento un tantino affaticata
se penso a tutte le lettere che devo scrivere. Pos la
tazza sulla scrivania e gli tese entrambe le mani. Su, aiuta
questa povera vecchia ad alzarsi dalla sedia.
Robert trascorse il pomeriggio seduto nel mausoleo di
Strathcona vicino ai cancelli della parte orientale del cimitero,
a vendere biglietti e a guardare la squadra di giardinieri
che potavano gli alberi. Era una giornata fiacca, e Robert
ebbe il tempo di chiedersi se Jessica avesse ragione. Forse
Valentina era troppo giovane per lui. Forse avrebbe dovuto
lasciarla perdere e ricominciare a piangere Elspeth. Non
che avesse mai smesso; il pensiero di Elspeth era un dolore
acuto. Ma Robert dovette ammettere che non pensava a
lei con la stessa frequenza di prima, e che l'arrivo delle gemelle
era coinciso con l'allentarsi della presenza di Elspeth
in ogni suo pensiero consapevole. Prov vergogna, come
se fosse una sentinella che aveva abbandonato la torre di
guardia al nemico. "Ma Elspeth non avrebbe voluto che
passassi il resto della vita a piangere la sua morte. O no?"
Non era esattamente un argomento di cui avessero parlato,
ma Robert sentiva di sbagliare sia che si dedicasse alla
sua memoria, sia che consentisse a Valentina di insinuarsi
nelle fantasticherie che un tempo avevano per protagonista
solo Elspeth. Viveva in uno stato di eccitata colpevolezza.
Era molto inquietante, ma a suo modo gradevole.
Una mattina presto, Robert trov Valentina seduta nel giardino
dietro casa con un thermos di t. Stava entrando dalla
porta verde e non aveva idea che lei fosse l finch non
gli disse Buongiorno.
Buon Dio disse Robert, dopo aver fatto un passo indietro ed
essersi quasi slogato una caviglia su una lapide.
Buongiorno, volevo dire.
Valentina era seduta sulla bassa panchina di pietra e indossava
una vestaglia trapuntata. Aveva i piedi nudi. Oh...
mi dispiace!
Non hai freddo? Sarebbe stata una giornata tiepida,
ma l'alba era gelida.
S, adesso s. Il mio t si  raffreddato.
Perch non entri?
Lei alz gli occhi verso le finestre al primo piano. Julia
sta ancora dormendo.
Valentina cammin con cautela sul muschio bagnato e
Robert le tenne la porta aperta. Quando lei entr nel suo
appartamento passando sotto il suo braccio, a Robert parve
di aver catturato un uccellino.
Vuoi un pullover, o qualcosa di caldo?
No, ma forse un po' di t? Robert mise il bollitore sul
fuoco, poi and a cambiarsi i vestiti inzaccherati. Quando
torn, Valentina era in piedi davanti alla sua scrivania. Chi
sono tutte queste donne?
La parete sopra la scrivania di Robert era coperta di cartoline,
ritagli di riviste, immagini stampate da Internet e copiate
da libri, tutte di donne. Erano disposte a raggiera dal
centro della parete; ce n'erano vari raggruppamenti, come
se tracciassero una mappa di sistemi solari in una galassia
di donne. Bene. Allora, quella  Eleanor Marx, la figlia di
Karl. Quella  la moglie di Henry Wood. Questa qui  Catherine
Dickens...
Sono tutte sepolte a Highgate?
S, esatto.
Nessun uomo?
Gli uomini sono da quella parte. C'era un'altra galassia
appuntata sulla parete adiacente. Preferisco guardare
le donne quando sono bloccato; gli uomini sono piuttosto
cupi, presi collettivamente.
Valentina accese la lampada sulla scrivania per vederci
meglio. Il bollitore fischi e Robert corse fuori dalla stanza.
Torn con il t di Valentina e lei disse: Quel quadro lo abbiamo
visto alla Tate. Indic una cartolina al centro della
parete. Chi  quella donna?
Quella  l'Ophelia di Millais. La modella  Elizabeth
Siddal. Robert sent di arrossire proprio mentre Valentina si
girava verso di lui. Hai un sacco di ritratti di lei gli disse.
Era la musa di Dante Gabriele Rossetti e lui non si stancava
mai di ritrarla. Elizabeth era la it girl dei preraffaelliti,
il loro idolo. Sono un po' ossessionato da lei.
Perch?
Davvero, perch? Sembra non fosse particolarmente
attraente come persona; era bisognosa e malaticcia. Forse
perch era bella ed  morta giovane. Robert sorrise. Non
fare quella faccia preoccupata.  un'ossessione molto lieve.
Sembra che tu abbia un debole per le ragazze morte
disse Valentina.
Stava scherzando, ma Robert rispose sulle difensive.
Non  perch sono morte. Anche se l'irraggiungibilit ha
sempre molto fascino.
Oh. "Cosa vorr dire con questo?"
Robert sgombr uno spazio tra le pile di carte e si sedette
sulla scrivania. Le offr la sedia girevole e Valentina ruot
di 360 gradi con i piedi nudi spinti in fuori, e la tazza di t
stretta tra le mani. Sembrava cos infantile, che per Robert
fu penoso guardarla. "Credo che le ragazze morte siano il
minore dei miei problemi al momento."
Valentina disse: Non hai molti mobili.
No. Questo posto  decisamente troppo grande per me.
E anche troppo caro.
Come mai vivi qui, allora?
 tutta colpa di Elspeth.
Valentina gli sorrise e ruot di nuovo sulla sedia. Lo
stesso vale per me. Allung un piede nudo e blocc la rotazione,
poi gir lentamente nell'altra direzione. Ti sei trasferito
qui perch c'era lei?
In effetti ci siamo conosciuti in giardino. Io stavo curiosando
in giro; c'era un cartello di affittasi e stavo cercando un
appartamento che confinasse con il cimitero perch
volevo una di quelle porticine, sai, nel muro di cinta...
Cos ero qui che mi annotavo il numero dell'agente immobiliare,
quand'ecco che Elspeth salta fuori dalla porta principale
e dice che ha la chiave e mi chiede se voglio vedere
l'appartamento. Naturalmente dico: "S, per favore", perch
volevo davvero vederlo. E lei me lo mostra, e io capisco
immediatamente,  fin troppo palese, che  troppo grande
per me, ma non c' niente come una bella donna in una
casa vuota... Robert era perso nel suo racconto e temporaneamente
dimentico di Valentina. E cos finii per trasferirmi
qui. Anche se, devo dire, ero cos tonto che mi ci vollero
anni per capire che era stata lei a scegliere me e non
viceversa. Ero molto giovane.
E questo quando succedeva?
Robert fece i suoi calcoli. Quasi tredici anni fa. "Oh, noi
avevamo otto anni allora." Valentina ebbe un pensiero improvviso.
Perch non vivevate insieme? Insomma, questi
appartamenti sono enormi.  strano avere due appartamenti
giganteschi per due persone sole. E non  che tu abbia
un sacco di roba.
No, direi proprio di no. Robert fiss le ginocchia di
Valentina. Elspeth non era entusiasta dell'idea. Una volta
aveva vissuto con qualcuno e aveva detestato l'esperienza.
Credo che la pensasse diversamente verso la fine, quando
mi prendevo cura di lei tutto il tempo. Allora credo si sia
resa conto che avrebbe potuto funzionare, la nostra vita insieme.
Io sono piuttosto autosufficiente e lo era anche lei. Le
piaceva stare sola, sapendo che io ero l vicino se mi voleva.
Nostra mamma  un po' cos.
Davvero?
Penso che pap sia sempre un po' confuso, sai, perch a
volte la mamma sembra solo di passaggio,  superdistaccata,
e poi di colpo  davvero divertente e anche, come dire?,
pi presente in qualche modo, capisci? Valentina lo scrut
attentamente. Elspeth era cos?
Robert si ferm un attimo per ricapitolare quella sintassi
confusa e alla fine disse: S. A volte era lontanissima, anche
quando era proprio qui. Stava pensando al modo particolare
che aveva Elspeth di sembrare del tutto dimentica
di lui, dopo che avevano fatto l'amore, e lui era ancora
sdraiato su di lei, appiccicoso di sudore.
S, esattamente. A Elspeth piaceva comandare tutti quanti?
Nostra madre ha sempre tutto sotto controllo, in qualsiasi
momento.
Mah. Suppongo lo facesse, d'altra parte a me piace essere
comandato. Vengo da una famiglia di zie, ho passato l'infanzia
a ricevere ordini dalle donne. Le sorrise: Ho l'impressione
che Julia ti comandi a bacchetta.
A me non piace, per. Valentina fece una smorfia. Io non
voglio comandare nessuno e non voglio essere comandata.
Mi sembra ragionevole.
Che ore sono? chiese Valentina. Si raddrizz e pos la
tazza sulla scrivania, improvvisamente ansiosa.
Robert controll l'orologio. Le sette e mezzo le disse.
Le sette e trenta? Devo andare. Si alz di scatto.
Aspetta disse Robert. Qual  il problema? Scese dalla
scrivania e si piazz davanti a lei.
Julia si spaventer a morte se non mi trova quando si
sveglia.
Robert esit. "Torner. Lasciala andare." Si sent profondamente
solo ancor prima che Valentina si girasse per uscire.
La segu fino alla porta sul retro. Lei mise la mano sulla
maniglia. Entrambi furono sopraffatti dall'imbarazzo.
Ti andrebbe di cenare con me una di queste sere? le
chiese Robert.
S.
Questo sabato?
Okay. Valentina continu a restare ferma sulla soglia, in
attesa. Robert si rese conto che avrebbe potuto baciarla, e lo
fece. Il bacio lo sorprese perch era passato tanto tempo da
quando aveva baciato qualcuno che non fosse Elspeth. Sorprese
anche Valentina perch non aveva mai baciato nessuno
cos: per lei, baciare era sempre stata una faccenda pi
teorica che fisica. Dopo, rimase con gli occhi chiusi, le labbra
semiaperte, il viso inclinato. Robert pens: "Mi spezzer
il cuore e io glielo permetter". Valentina usc e sal lentamente
le scale. Robert sent lo scatto della loro serratura.
Rimase l a cercare di capire cos'era appena successo, non
ci riusc e si arrese a una vertiginosa confusione. Si prepar
un drink e and a letto.
Il sabato sera seguente, Robert si present alla porta delle
gemelle con indosso un completo. Valentina sgusci fuori e
disse: Andiamo. Robert intravide Julia negli specchi dell'atrio,
triste e sconsolata nella luce fioca. Stava per farle un
cenno di saluto, ma Valentina si stava affrettando gi per le
scale e lui la segu. Alz gli occhi proprio mentre Julia faceva
capolino sul pianerottolo. Gli lanci un'occhiataccia
e chiuse la porta.
Robert aveva chiamato un minicab. Da Andrew Edmunds,
a Soho disse all'autista. Sfrecciarono attraverso Highgate
Village, Kentish Town. Robert guard con maggiore attenzione
Valentina e vide che indossava gli abiti di Elspeth, un
vestito di velluto nero e uno scialle di cachemire bianco che
risvegliarono ricordi di altre serate, molti anni prima. Anche
le scarpe erano state di Elspeth. "Che cosa ha in mente?" si
chiese. Poi si rese conto che forse Valentina non si era portata
degli abiti da sera dall'America. Pens con una certa
irritazione che Elspeth aveva lasciato alle gemelle una cospicua
somma di denaro, pi che sufficiente per comprarsi
degli abiti nuovi. Valentina sembrava pi vecchia con i
vestiti di Elspeth, come se avesse acquisito dei frammenti
di Elspeth. Adesso stava guardando fuori dal finestrino.
Non capisco mai dove sono disse.
Robert guard dietro di lei e rispose: Camden Town.
Valentina sospir. Sembra tutto uguale. E non finisce mai.
Non ti piace Londra?
Lei scosse la testa. Voglio che mi piaccia. Per non 
casa mia.
A Robert non era nemmeno passato per la testa che Valentina
potesse non rimanere una volta trascorso l'anno di
dovere; adesso prov un bisogno urgente di convincerla
della desiderabilit di Londra. Io non riesco a immaginare
di vivere in nessun altro posto. D'altra parte, io sono cresciuto
qui. Penso che mi sentirei un po' tagliato fuori se me
ne andassi. Tutti i miei ricordi sono qui.
Ecco, vedi?  proprio quello che provo io per Chicago.
Robert sorrise della sua seriet. Non sei un po' troppo
giovane per essere cos nostalgica? Io sono un vecchio storico
ammuffito, ho tutto il diritto di essere calcificato. Ma
tu dovresti essere in giro a spassartela.
Quanti anni hai? gli chiese Valentina.
Ne compir trentasette tra due settimane disse Robert.
Not che lei non aveva contraddetto la sua descrizione di
se stesso come un vecchio.
Valentina sorrise. Dovremmo dare una festa per te.
Sulle prime, Robert pens che quel noi fosse riferito a
loro due, poi si rese conto che Valentina intendeva lei e Julia.
Immagin la prevedibile reazione di Julia e disse: Penso
che festeggeremo con la torta e un t al cimitero. Perch
non vieni anche tu a conoscere tutti?.
D'accordo. Valentina sorrise. Non sono mai stata a
una festa di compleanno in un cimitero.
Ma non  una festa, solo un t tra di noi, un po' pi elaborato
del solito. Non ci saranno regali o cose del genere.
Incominciarono a scambiarsi storie di compleanni: Andammo
al circo per la prima volta..., Io finii all'ospedale
a farmi fare una lavanda gastrica..., Julia era cos arrabbiata...,
Mio padre comparve quella mattina e io non
lo avevo mai conosciuto....
Cosa?
Robert tacque, incerto: non era sicuro di volerle raccontare
quella storia cos presto. Continuava a dimenticare che si
conoscevano appena. Be', s. I miei genitori non erano sposati.
In realt mio padre aveva un'altra famiglia, a Birmingham.
La sua vera famiglia erano loro - e ancora lo sono - e
non sanno niente di mia madre e me. Io non l'ho conosciuto
fino al mio quinto compleanno. Arriv su una Lamborghini
e ci port a fare una gita a Brighton. Fu la prima volta
che vidi il mare.
Dio, com' strano. Come mai ha aspettato tanto tempo
prima di vederti?
 un uomo molto egocentrico e non gli piacciono i bambini.
E la cosa pi strana  che ho cinque fratellastri. Mia
madre dice che venne a conoscermi perch alla fine si era
decisa a chiedergli del denaro. Dopo di che passava a trovarci
ogni tanto, portandoci regali inutili...  un uomo molto
divertente e del tutto inaffidabile. Quando ero pi piccolo avevo paura che mi avrebbe portato via da mia madre e
non l'avrei pi rivista.
Valentina guard Robert. "Sta scherzando?" Se era cos,
non riusciva a capirlo. Il taxi si ferm davanti al ristorante.
Valentina si era aspettata un locale grande, silenzioso e con
una bella tappezzeria, ma si trov in una saletta affollata
piena di legno annerito dal tempo e coi soffitti bassi. Prov
l'insolita sensazione di essere troppo grande. "Questa  la
vera Londra, dove mangiano i londinesi." La colp un'ondata
di emozioni diverse: trionfo per essere finalmente una
non-turista; soddisfazione perch lei era l e Julia no; timore
di non essere all'altezza del compito di conversare con Robert.
"Cosa dici a uno quando ti racconta che pensava che
suo pap lo avrebbe rapito? Cosa direbbe Julia?" Una volta
seduti a un piccolo tavolo strizzato tra un gruppo esuberante
di gente della City e un agente letterario che corteggiava
un editor, Valentina disse: Perch avrebbe dovuto farlo?.
Robert la guard al di sopra del menu e disse: Come?.
Tuo pap. Hai detto che...
Ah, s. Adesso so che non lo avrebbe mai fatto, ma allora
ci scherzava sempre, dicendo che era fantastico stare insieme,
solo io e lui, e che mi avrebbe portato su al Nord... Per
me era come uno spiritello maligno e mi ha fatto paura fino
all'adolescenza.
Valentina lo guard con gli occhi sgranati, poi si rifugi
nel menu, incapace di una risposta. "Sembra cos calmo
rispetto a questa storia. Suppongo che la tua famiglia, per
quanto strana possa essere, non ti sorprenda." Ebbe la sensazione,
ormai molto familiare, di essere assurdamente giovane
e provinciale, una ragazza del Midwest.
"Ho esagerato" si rese conto Robert. Ti andrebbe un bicchiere
di vino? le chiese. Che piatto hai scelto? Iniziarono
a chiacchierare impacciati, raddrizzando la conversazione
con l'affetto condiviso per i Monty Python, aneddoti sul
cimitero, le bizze della gatta di Valentina, l'apprezzamento
per la zuppa di finocchi. Verso la fine del pasto erano a
proprio agio l'uno con l'altra, o, diciamo, meno a disagio
di quanto non fossero stati fino a quel momento.
Fu una lunga serata per Julia, tutta sola nell'appartamento.
Pens di salire da Martin, ma era arrabbiata per essere
stata lasciata sola e decisa a trascorrere una serata il pi
infelice possibile. Era quasi contenta che la TV fosse ancora
rotta.
Scald della zuppa di pomodoro e si sedette in sala da
pranzo a mangiare, leggendo una vecchia copia di Jim il
fortunato(*) che aveva trovato nell'ufficio di Elspeth. Elspeth
sedeva di fronte a lei e la osservava. "Non versare la zuppa
su quel libro,  una prima edizione firmata." Elspeth si
rese conto che avrebbe dovuto lasciare istruzioni pi dettagliate
per le gemelle. Pur senza voler essere distruttive,
quelle ragazze trattavano le sue cose con una noncuranza
esasperante: leggevano edizioni rare di Tristram Shandy
e Villette nel bagno, ficcavano i pamphlet di Daniel Defoe
nella borsa per leggerli sulla metropolitana. Elspeth moriva
dalla voglia di strappare il libro di mano a Julia. "Ma perch
me la prendo tanto?  un libro, lei lo sta leggendo e io
dovrei essere contenta. Non dovrei preoccuparmi che Valentina
indossi i miei vestiti e stia cenando con Robert; e invece
lo faccio, anzi sono molto seccata." Julia fin la zuppa,
chiuse il libro, sparecchi la tavola e lav i piatti. Gioc con
Kitten finch la gattina non si stanc e si rifugi nel guardaroba
a sonnecchiare. Allora Julia si sdrai sul divano in
soggiorno e si mise a fissare il soffitto finch non ne pot
pi e fu costretta ad accendere il computer. Riusc ad ammazzare
un paio d'ore scrivendo e-mail ad alcune compagne
di scuola a lungo trascurate. Elspeth si ritir nel suo
cassetto a rimuginare. Alle dieci in punto Julia fece un bagno.
Alle dieci e trenta cominci a pensare che ormai Valentina
sarebbe arrivata da un momento all'altro. A mezzanotte
aveva gi chiamato tre volte Valentina sul cellulare e
cominciava a cedere al panico. Elspeth vide Julia camminare
avanti e indietro ed ebbe una premonizione di... "Di
cosa? Di guai. Di pericolo." Era troppo, il passato che si ripeteva
con snervanti variazioni. Elspeth immagin tutti i
posti in cui Robert avrebbe potuto portare Valentina: bar
preferiti, passeggiate predilette... "Torna a casa, torna qui
dove posso tenerti d'occhio." Julia and a letto ma rimase
sveglia, furente. Elspeth si sedette sul panchetto sotto la finestra.
Entrambe in attesa.
Ti piacerebbe fare una passeggiata sul South Bank? chiese
Robert a Valentina. Aveva pagato il conto e stavano preparandosi
a uscire dal ristorante. Valentina esit. Pens alle
scarpe che indossava. Erano a punta, con i tacchi a spillo e
mezzo numero pi del suo. Certo disse.
Presero un taxi per Westminster Bridge. Le strade erano
stranamente vuote. I loro passi risuonavano acuti sul marciapiede
e potevano sentire un suono di risate al di l del
ponte. Valentina non era mai stata a Westminster di notte.
" cos bello senza tutta quella gente." Robert la guid
dall'altra parte del ponte e gi per alcuni scalini. Si fermarono
fianco a fianco contro la balaustra a guardare al di l
del Tamigi il palazzo di Westminster. C'era una luna bassa
e arancione sospesa proprio sopra il Big Ben. Robert la cinse
con un braccio. Valentina si irrigid. Rimasero cos per
alcuni minuti, ciascuno chiedendosi cosa stesse pensando
l'altro. Alla fine Robert disse: Allora, camminiamo un po'?
Comincerai a sentire freddo, no?.
S, un pochino disse lei. Risalirono i gradini. Fu un sollievo
per Valentina camminare. Era incerta sul protocollo;
pensava che Robert l'avrebbe baciata, ma si sarebbe aspettato
qualcosa di pi? Capiva quanto sarebbe stato impossibile?
"Che ore sono?" Julia si sarebbe arrabbiata se non fosse
rientrata presto. "Sar arrabbiata comunque, ma perder
completamente la testa se..." Valentina cerc di guardare
l'ora sull'orologio di Robert senza che lui se ne accorgesse,
poi si ricord dov'era e si gir a guardare il Big Ben. Era
quasi mezzanotte. Camminarono oltre il Waterloo Bridge, il
Blackfriars Bridge. Aveva i piedi in fiamme. Robert le stava
parlando di una mostra che aveva visto alla Tate Modem,
mentre lei guardava con rimpianto ogni panchina che superavano.
Erano vicini al London Bridge quando si decise
a dirgli: Ci possiamo sedere?.
Oh fece lui, afferrando il problema. Sono mortificato...
mi ero dimenticato delle tue scarpe.
Valentina si lasci cadere su una panchina e si sfil le
scarpe. Dimen le dita dei piedi e fece ruotare le caviglie.
Robert si chin a raccogliere le scarpe. Le si sedette accanto,
tenendo una scarpa in ciascuna mano. Le scarpe erano
calde e un po' umide. I tuoi poveri piedi disse.
Non sono le mie scarpe disse Valentina.
Lo so. Robert pos le scarpe di Elspeth sulla panchina.
Avanti le disse. Dammi i piedi.
Valentina parve dubbiosa ma obbed. Robert la fece girare
di modo che si ritrov appoggiata sui gomiti con i piedi
sulle sue ginocchia.
Potresti toglierti le calze?
Non guardare disse lei.
Robert cominci a massaggiarle i piedi. All'inizio lei lo
guard, ma ben presto lasci ciondolare la testa all'indietro
e Robert riusc a vedere solo il suo collo lungo e il mento
appuntito. Si dedic con passione ai suoi piedi, sentendo di
aver raggiunto un nuovo livello di depravazione nel
massaggiare i piedi di una ragazza in pubblico. "Chiss se arrestano
la gente per una cosa simile?" Smise di pensare. Il
mondo si ridusse alla loro panchina, ai piedi di Valentina,
alle sue mani al lavoro.
Valentina alz la testa. Era stordita e molto rilassata. Robert
si chin a baciarle i piedi. Ecco fatto disse.
Oddio disse Valentina. Non credo di poter camminare.
Ti porto in braccio disse lui. E lo fece.
Erano quasi le due del mattino quando Julia ed Elspeth udirono
dei passi sulle scale. Julia salt gi dal letto, incerta
se andare incontro a Valentina o aspettarla. Elspeth vol in
corridoio e vide la porta aprirsi lentamente. Vide che Robert
stava portando in braccio Valentina: lo vide depositarla
delicatamente a terra, sui piedi nudi, vide Valentina vacillare
appena, con una scarpa in ciascuna mano, e cap come
se lo avesse visto cosa era successo esattamente tra di loro.
Valentina si ferm a scrutare l'appartamento buio. Si gir
verso Robert e gli fece un piccolo cenno con la mano. Lui
s'inchin con un sorriso, le porse le calze e scese al pianterreno.
Valentina entr nell'appartamento e chiuse la porta.
Non fece alcun rumore mentre entrava in camera da letto.
Elspeth rimase in corridoio. Non aveva nessuna voglia
di assistere al litigio che avrebbero avuto le gemelle. "Gi
visto, gi fatto." Voleva lasciare l'appartamento, stare sola,
rimettersi in sesto. Voleva trovare Robert e implorarlo. "Ma
cosa potrei pretendere da lui? Cosa potrei dire?" Elspeth
aveva voglia di un bel bicchiere di whisky liscio, di un lungo
pianto nel bagno. Voleva camminare fino a essere abbastanza
stanca da riuscire a dormire. Invece and nel suo
ufficio e guard il giardino anteriore al chiaro di luna. "Lasciami
andare" disse a ci che la tratteneva l, qualunque
cosa fosse. "Voglio morire adesso, per favore; voglio morire
davvero e sparire." Attese, ma non ci fu risposta. Guard
il giardino, il cielo fuori dalla finestra. Non accadde niente.
Allora cap che nessuno la stava ascoltando. Qualsiasi cosa
le fosse successa, adesso sarebbe stata opera sua.
Valentina entr furtiva nel bagno, sempre tenendo in mano
calze e scarpe. Julia sedeva sul letto in pigiama, con i piedi
ciondoloni. Si gir quando Valentina entr nella stanza. Lo
sai che ore sono?
No.
Sono quasi le due del mattino.
Oh.
Julia salt gi dal letto. Valentina pens: "Posso usare
le scarpe per difendermi, se prova a colpirmi". Si fronteggiarono,
ciascuna restia a pronunciare le parole che avrebbero
provocato il litigio. Julia pens: "Dovremmo andare a
dormire e finirla qui". Non riusc a resistere e disse:  tutto
quello che hai da dire? "Oh"?. Scimmiott il tentativo
di Valentina di sembrare innocente. "Oh, oh, oh."
Valentina si strinse nelle spalle. Non mi sembra che ci
sia il coprifuoco. E poi tu non sei mia mamma. E anche se
lo fossi, ho ventun anni. "Quindi cosa pensi di fare al riguardo,
eh, Julia?"
 un semplice gesto di cortesia farmi sapere quando
torni a casa, altrimenti mi preoccupo. "Io sono pi di tua
mamma. Tu non puoi uscire da sola e infischiartene."
Non  un problema mio. Sapevi dov'ero e con chi ero.
"Non sei la mia padrona."
Tu sei solo uscita a cena. E una cena non dura fino alle
due del mattino! "Cosa hai fatto per sette ore?"
Avevo un appuntamento, e questi non sono affari tuoi!
"Lasciami in pace!"
S che lo sono! Cosa ti salta in mente? "Noi non abbiamo
segreti l'una per l'altra, mai!"
Non credi sia ora che incominciamo ad avere una vita
nostra? "Oddio, lascia perdere, Julia."
Ma l'abbiamo! Abbiamo la nostra vita insieme... "Valentina!"
Non  questo che intendevo dire! Valentina scagli le
scarpe in fondo alla stanza. Rimbalzarono innocue sul tappeto.
Sai benissimo cosa intendo dire... Io voglio una vita
mia. Voglio un po' di privacy! Sono stufa di essere una mezza
persona. Scoppi in lacrime. Julia and verso di lei e
Valentina strill: Non toccarmi! Non provarci nemmeno!
e corse fuori dalla stanza.
Julia rimase ferma, con le braccia lungo i fianchi, gli occhi
chiusi. "Domani sar di nuovo normale. Sar come se non
fosse mai successo niente." Torn a letto e rimase sdraiata
cercando di sentire Valentina muoversi da qualche parte
nell'appartamento. Infine si addorment e sogn di essere
di sopra, nell'appartamento di Martin, a vagare tutta sola
lungo i percorsi interminabili tra le pile di scatoloni.
Valentina si mise a letto nella stanza degli ospiti. Le lenzuola
erano umidicce e si sent stranamente sofisticata a dormire
soltanto con le mutandine. "Non riesco a ricordare di
aver mai dormito da sola." Era troppo agitata per addormentarsi
del tutto. La lite con Julia le occupava la mente, la
serata con Robert sembrava risalire a settimane prima, un
confuso e gradevole intermezzo nella vera battaglia. Si vide
razionale e vittoriosa. "Ho vinto" pens. "Ho detto esattamente
quello che volevo dire. Lei aveva torto. Sapeva che
avevo ragione io. D'ora in avanti le cose saranno diverse."
Il mattino dopo, le gemelle si incontrarono tmidamente
in cucina. Prepararono uova strapazzate e pane tostato, e fecero
colazione insieme in sala da pranzo senza dire granch.
Tutto tra loro torn alla normalit, ma le cose erano diverse.

 Vitamine.

Hai un aspetto terribile disse Julia a Martin qualche giorno
dopo. Ti comprer delle vitamine.
Adesso mi sembra di sentire Marijke.
 una cosa buona o cattiva? Erano nello studio di Martin,
nel tardo pomeriggio. Valentina era al cimitero con Robert,
cos Julia era salita di sopra come una creatura randagia,
lamentandosi di essere stata abbandonata e sperando che
Martin avrebbe guardato la tv con lei. Ma Martin stava lavorando,
cos Julia gli gir intorno, annoiata ma speranzosa.
Martin sorrise e ruot sulla sedia girevole per guardarla.
Alla debole luce dello schermo del computer Martin
sembrava una creatura di un altro mondo; Julia lo trovava
bellissimo, anche se sapeva che era la bellezza del deterioramento.
La sua faccia era bluastra e le mani di uno
straordinario rosso-arancio sotto la luce calda della lampada
da tavolo.  una cosa buona.  bello avere qualcuno
che si preoccupa per me, almeno un pochino. Per non
vorrei che ti preoccupassi troppo.
Nella mente di Julia stava prendendo forma un'idea. Non
succeder. Ma prenderesti le vitamine se te le portassi?
Martin torn a guardare lo schermo. Stava costruendo
una griglia per un cruciverba. Clicc e tre quadrati divennero
neri. Forse. Non sono molto bravo a ricordarmi di
prendere le pillole.
Potrei ricordartelo io. Potrebbe essere compito mio.
Immagino sia pi facile che mangiare un sacco di frutta
e verdura.
Julia disse: Okay, domani vado da Boots. Esit. Pensi
di lavorare per tutta la notte?
S. Questo lavoro avrei dovuto incominciarlo ieri, ma
sono stato distratto. Deve essere pronto per dopodomani.
Martin prese un appunto sul suo schema del cruciverba
scritto a mano. Se vuoi guardare la televisione, fa' pure.
No, non mi va di guardarla da sola. Vado gi a leggere.
Be', scusa se non posso farti compagnia, ma devo davvero
finire questo lavoro se non voglio che il mio editore si
presenti alla porta con un manganello.
Non c' problema. Quando Julia rientr in casa, il suo
piano era completo.
Non puoi farlo disse Valentina quando Julia glielo
espose. Non puoi dargli delle medicine e non dirglielo.
Perch no? Dice che rifiutare le cure fa parte della malattia.
Cos gliele propiner di nascosto. Sar contento quando
funzioner e potr uscire di casa.
E gli effetti collaterali? Se fosse allergico? E poi come
farai a mettere le mani su dei farmaci per una sindrome
ossessivo-compulsiva?
 molto semplice: noi due andremo dal dottore e io far
finta di avere una SOC. Ho letto parecchio su questo tipo di
mania e non  difficile da simulare. Pensavo che potrei dire
al dottore che ho una paura matta dei serpenti. E forse potrei
anche strapparmi tutte le sopracciglia.
Noi due, hai detto? Io non ci vengo con te. Valentina si
aggrapp ai braccioli della sua poltrona come se Julia potesse
tirarla su di peso.
Julia si strinse nelle spalle. E va bene. Ci andr da sola.
Fu molto pi complicato di quanto avesse previsto, ma
alla fine Julia riusc a farsi fare una ricetta per l'Anafranil.
Travas le capsule in una boccetta di vitamine, e una sera
si present nello studio di Martin dopo cena.
Visto? Mi sono ricordata disse, scuotendo la boccetta
e facendo tintinnare le capsule.
Martin era chino su alcune fotografie, perso in un'altra
lingua. Come, scusa? Oh, ciao Julia. Cos' quella roba? Oh,
grazie,  molto gentile da parte tua. Ecco, le metto qui vicino
al computer cos mi ricordo di prenderle.
No disse Julia. Queste le tengo io per assicurarmi che
tu le prenda. Era il nostro patto, ricordi?
Ah, s? fece Martin. Julia and in cucina a prendere
un bicchiere d'acqua. Quando gli porse il bicchiere e una
capsula, Martin tenne la pillola sul palmo della mano e la
guard. Alz gli occhi su di lei con aria interrogativa, ma
non disse niente.
Allora, la prendi o no? chiese Julia con un certo nervosismo.
anafranil 25 mg era stampato proprio sulla capsula;
Julia aveva sperato che la miopia di Martin avrebbe occultato
quel particolare.
Cosa? Ah, s, certo. Martin si mise in bocca la pillola e
la deglut con un sorso d'acqua. Ecco fatto, infermiera.
Julia rise. Hai gi un aspetto pi sano. Scosse maliziosamente
la boccetta di vitamine e scese al piano di sotto. Valentina
era seduta sul pavimento dell'ufficio di Elspeth a
fissare il suo computer.
Lo ucciderai disse a Julia.
Neanche per sogno. Perch me lo dici?
Guarda qui. Valentina gir il computer verso Julia, che
si era seduta sul pavimento accanto a lei. "Guarda un po'
gli effetti collaterali."
Julia lesse. "Visione sfocata, stitichezza, nausea, vomito,
allergie, palpitazioni... " Era una lunga lista. Guard Valentina.
Ma io vado da lui un sacco di volte. Lo vedo con pi
frequenza di un dottore. Devo solo monitorarlo, tutto qui.
E se avesse un attacco di cuore?
No, probabilmente non succeder.
E se ha dei disturbi? Certo non viene a dirlo a te se di
colpo diventa stitico o impotente.
Gli ho dato solo una piccola dose.
Valentina spense il computer e lo chiuse. Si alz in piedi.
Sei un'idiota disse a Julia. Non puoi prendere delle
decisioni per gli altri. E sei davvero impressionante senza
sopracciglia.
Tu non lo hai nemmeno conosciuto disse Julia, ma Valentina
aveva gi lasciato la stanza. Julia la sent attraversare
l'appartamento, uscire dalla porta e scendere le scale.
Bene disse. Continua cos. Vedrai.

 Il compleanno.

Il giorno del compleanno di Robert si annunci con un'alba
limpida e mite. Robert era andato a dormire a un'ora ragionevole
la sera prima, cos salt gi dal letto sentendosi
stranamente allegro e speranzoso. Dadadadadada-blablabla-
blabla compleanno. .. cant sotto la doccia e mangi uova
alla coque e pane tostato. Trascorse una splendida mattinata
riscrivendo il capitolo della sua tesi dedicato a Stephen
Geary, architetto del cimitero di Highgate. Si present al
cimitero prima di mezzogiorno e bighellon negli archivi
con James finch non fu ora di fare la visita guidata delle
due. Tutti i monumenti funebri a lui familiari parvero salutarlo:
"Alla fine morirai anche tu, ma non oggi". Quando
torn dal tour, trov l'ufficio al pianterreno vuoto a parte
Nigel, l'impresario di pompe funebri del cimitero, e una
giovane coppia che stavano discutendo i dettagli del funerale
del loro bambino. Robert si affrett a ritirarsi e sal al
piano di sopra.
Valentina era appollaiata su una delle seggiole dell'ufficio,
e cercava di rendersi invisibile. Jessica era al telefono;
Felicity stava preparando il t e parlava a bassa voce con
George, lo scultore, di una tomba che stava disegnando;
James stava chiamando Jessica dagli archivi; Edward faceva
fotocopie e Phil stava togliendo una torta dalla scatola.
Poi entrarono Thomas e Matthew, con aria timida, e l'ufficio
sembr improvvisamente affollato, perch gli addetti
alla sepoltura entravano di rado all'interno ed entrambi gli
uomini erano grandi e grossi.
Guardate disse Phil. Ho fatto fare l'Egyptian Avenue
con la glassa.
Uau esclam Robert.  davvero... poco appetitosa.
Gi disse Phil. La glassa grigia non  allettante.
Felicity rise quando vide la torta, poi tutti si zittirono, ricordando
i genitori in lutto nell'ufficio di Nigel al piano di
sotto.  geniale disse Felicity in un sussurro, e cominci
a disporre le candeline rosa sulla torta. Jessica mise gi il
telefono e disse: Datevi un contegno a nessuno in particolare.
Strizz l'occhio a Valentina e scese al piano di sotto.
Le uniche persone che Valentina conosceva gi, a parte
Robert, erano Jessica e Felicity. Entrando Robert le aveva
sorriso, facendola sentire pi sicura di s. Adesso lo guard
con una certa sorpresa nel vederlo scherzare con Phil e parare
le frecciate di Thomas e Matthew sulla sua crescente
mortalit. "Mi sembra di essere uno zoologo, che osserva
l'animale raro nel suo habitat naturale" pens. Robert non
sembrava per niente timido qui. Fece alzare Valentina dalla
sua sedia nell'angolo e cominci a presentarla in giro, tenendole
una mano sulla spalla. Valentina era felice di essere
vista dagli amici di Robert come parte di una coppia, sebbene
si rendesse conto di quanto l'avrebbe irritata se fosse
stata Julia a rivendicare dei diritti su di lei invece di Robert.
James scese dagli archivi e si sistem con cautela alla scrivania
di Jessica. Jessica entr nell'ufficio seguita da Nigel.
Allora disse lui, cosa si festeggia?
Il venti di aprile, Nigel disse Felicity. Non ti sei portato
il costume per la festa della cannabis?
 il compleanno di Robert gli disse James.
Ma certo disse Nigel battendosi la fronte. Temo di avere
la testa altrove.
 tutto sistemato? chiese James.
S rispose Nigel. Il funerale si terr luned alle undici.
Una cappa di silenzio cal sull'ufficio. A nessuno piacevano
i funerali dei bambini. Robert pens: "Piove sempre quando
seppelliamo dei bambini piccoli". Poi si rese conto che
non poteva essere del tutto vero. "Comunque mi porter
l'ombrello, non si sa mai."
Santo cielo disse Nigel, notando la torta. Cos' successo
l?
Ehi disse Phil non mancare di rispetto alla torta, adesso.
Immortal il dolce con la fotocamera del cellulare: Per
gli archivi.
Felicity accese le candeline. Tutti si raggrupparono intorno
a Robert che rimase a guardare con aria imbarazzata e
compiaciuta mentre gli cantavano la canzoncina di "Buon
compleanno". Valentina cant ed ebbe l'impressione di conoscere
tutta quella gente da anni: Phil con il suo giaccone
di pelle e i tatuaggi; George con le maniche della camicia
rimboccate e la voce baritonale, lo schizzo a matita di una
lapide tra le mani macchiate di grafite; Edward che a Valentina
ricordava il protagonista di un vecchio film in bianco
e nero, solenne nel suo completo scuro e cravatta, che cantava
con le mani giunte come se fosse in chiesa; Thomas e
Matthew con gli stivaloni e le bretelle che sorridevano mentre
cantavano; Nigel con la faccia triste come se cantare fosse
un compito molto solenne che poteva avere conseguenze
sgradevoli; Felicity, gentile e dalla voce limpida; Jessica
e James che cantavano affannosamente, come flauti sfiatati:
tutti quanti a cantare insieme "Buon compleanno a te,
buon compleanno a te". Alla fine della canzoncina, Robert
chiuse gli occhi ed espresse il semplice desiderio di "essere
felice di nuovo" e soffi sulle candeline, spegnendole
tutte tranne una. Ci fu un mormorio di lieve preoccupazione
nel gruppo, allora Robert prese fiato e spense anche
l'ultima candelina. Applausi, risate. Robert tagli la torta
e diede a Valentina la prima fetta. Lei tenne il piatto di
carta in una mano e la forchetta di plastica nell'altra, e lo
guard distribuire le porzioni. Felicity vers il t nella collezione
di tazze scompagnate del cimitero. Robert mangi
un pezzetto di torta; la glassa grigia aveva lo stesso sapore
di qualunque altra glassa, di qualsiasi colore. Guard
Valentina e scopr che lo stava fissando, solenne e silenziosa
in tutta quella convivialit. Poi lei gli sorrise e di colpo Robert
si sent felice, leggero: il passato parve svanire lasciando
posto soltanto al futuro. Robert si avvicin a Valentina
e rimasero fianco a fianco, a mangiare la torta, felici di restare
in silenzio insieme, in mezzo al chiacchiericcio della
festa. "Andr tutto bene" pens Robert.
Jessica li osserv. "Assomiglia cos tanto a Elspeth" fu
il suo pensiero. " un po' deprimente." Pens alla coppia
che aveva appena conosciuto, i giovani genitori. Si erano
sorretti a vicenda mentre uscivano dai cancelli del cimitero
come per affrontare un forte vento impercettibile a chiunque
altro. Robert e Valentina non si toccavano neppure ma
a Jessica ricordarono quel sorreggersi a vicenda. "Lui sembra
abbastanza felice." Sospir e bevve il suo t. "Forse andr
tutto bene."

 Scrittura fantasma.

Elspeth stava lavorando con la polvere. Non riusciva a
spiegarsi come mai non avesse capito prima il potere comunicativo
della polvere. Era leggera e lei poteva spostarla
con facilit; era l'elemento ideale per i messaggi.
Quando le gemelle erano arrivate nell'appartamento Julia
aveva fatto scorrere il dito sulla polvere del pianoforte, lasciando
una scia lucida. La cosa aveva infastidito Elspeth,
che aveva incominciato a rimettere laboriosamente a posto
la polvere per cancellare la sconsiderata deturpazione
di Julia, e di colpo si era accorta di essersi imbattuta nientemeno
che in una tabula rasa. La polvere era un megafono
che poteva amplificare il suo SOS. Era cos eccitata che
si infil subito nel suo cassetto a riflettere sulle possibilit.
Che dire adesso, che finalmente ne aveva l'occasione?
""Aiuto, sono morta." No, a questo non c' rimedio. Meglio
non sembrare troppo patetica. Ma io non voglio spaventarli.
Voglio che sappiano che sono io, non un brutto scherzo."
Pens a Robert. Poteva scrivere a lui; Robert avrebbe capito
che lei era l.
La mattina dopo era domenica. Pioveva e il soggiorno
era soffuso di una luce fioca, uniforme. Elspeth fluttu sopra
il pianoforte. Se fosse stata visibile a qualcuno, sarebbe
apparsa solo come un volto e una mano destra.
Le gemelle erano nella sala da pranzo, a indugiare sul caff
e i resti di toast e marmellata. Elspeth poteva sentire la
loro conversazione affabile, discontinua, il dibattito mattutino
sulla scelta dei passatempi con cui occupare la giornata.
Le tagli fuori e si concentr sulla polverosa distesa
davanti a lei.
Mise un dito esitante sul piano. Ricord di aver letto da
qualche parte che la polvere nelle case era in gran parte composta
di cellule morte di pelle umana. "Allora forse sto scrivendo
con particelle del mio vecchio corpo." La polvere si
apr, soffici particelle che cedevano mentre lei tracciava un
sentiero lucente. Esult di quella facilit, scrisse con molta
cura, badando alla calligrafia, in modo che Robert capisse
che era la sua. Ci mise quasi un'ora a scrivere poche righe.
Quando fin, le gemelle erano gi uscite. Elspeth canticchi
tra s e aleggi sopra la sua opera, ammirando lo svolazzo
della firma, la precisione della punteggiatura. Con grande
sforzo accese la lampada a stelo che un tempo usava per
illuminare gli spartiti musicali. "Questo lo vedranno per
forza" disse trionfante e fece un volo celebrativo intorno
all'appartamento, sfrecciando attraverso le porte e rasentando
i soffitti. Riusc a far cadere una zolletta di zucchero
sulla testa di Kitten che dormiva su una sedia parzialmente
infilata sotto il tavolo da pranzo. "Che mattina gloriosa!"
Robert trascorse la giornata, che si d il caso fosse il primo
maggio, all'ingresso della parte orientale del cimitero
indirizzando una moltitudine di persone, per lo pi cinesi,
verso la tomba di Karl Marx. Quella sera sedette alla
sua scrivania, esausto. Guard il computer e cerc di capire
cos'era esattamente che lo irritava tanto a proposito del
"terzo capitolo". C'era qualcosa di sbagliato nel tono generale:
era un capitolo spensierato, quasi giocondo, sul colera
e il tifo. No, non andava. Non riusciva a capire perch le
epidemie un tempo sembrassero cos deliziose.
Stava sottolineando in rosso tutti i pezzi essenziali quando
sent qualcuno bussare insistentemente alla porta.
Entrambe le gemelle erano nell'atrio centrale con un'espressione
solenne. Vieni su da noi disse Valentina.
Che succede?
Dobbiamo farti vedere una cosa.
Julia segu Valentina e Robert di sopra. Era perfettamente
conscia di nutrire grandi speranze.
L'appartamento era illuminato a giorno. Le gemelle scortarono
Robert fino al pianoforte e fecero un passo indietro.
Robert vide la scrittura di Elspeth:
SALVE, VALENTINA E JULIA...
IO SONO QUI.
CON AFFETTO, ELSPETH
e:
ROBERT - 22 GIUGNO 1992 - E
Robert rimase l impalato, con la mente vuota. Allung
una mano per toccare la scritta, ma Valentina gli blocc il
polso. Cosa significa? La data? chiese Julia.
 una cosa... che solo io e lei potremmo sapere.
Valentina disse: Ha acceso quella lampada.
Cos' successo quel giorno? chiese Julia.
Valentina disse: La calligrafia  identica a quella della
mamma.
Cos' successo...
 una cosa privata, okay?  tra me e Elspeth. Robert
parl con tono brusco. Le gemelle si scambiarono un'occhiata
e sedettero sul divano, con le mani intrecciate. Robert
lesse e rilesse il messaggio. Pens a quel primo giorno;
lui era nel giardino anteriore, a copiare il numero di telefono
dell'agente immobiliare dal cartello di affittasi. Elspeth lo
guardava dall'alto delle sue finestre. Stava facendogli
dei cenni con la mano e lui aveva contraccambiato;
poi era scomparsa per riapparire subito dopo, doveva aver
fatto le scale di corsa. Indossava un prendisole bianco; aveva
i capelli trattenuti da un fermaglio. Portava quei sandali
di gomma dozzinali: "Come si chiamavano?". Le sbattevano
sui talloni mentre lo precedeva su per le scale e poi
nell'appartamento. Era completamente vuoto quel giorno,
il suo futuro appartamento. Elspeth glielo fece vedere, ma
parlarono d'altro mentre lo visitavano. Cosa si erano detti?
Robert non riusciva a ricordarlo. Ricordava soltanto di
averla seguita, e il modo in cui il prendisole rivelava le scapole
sulla sua schiena, le delicate protuberanze delle vertebre
che svanivano nel solco della spina dorsale, la cerniera
del vestito, la vita stretta e la gonna ampia. Aveva una leggera
abbronzatura quell'estate. Dopo erano saliti di sopra,
nell'appartamento di Elspeth, e avevano bevuto birra e
gazzosa proprio in questa stanza, e ancora dopo erano andati
in camera da letto e lui le aveva abbassato la cerniera
del vestito che le era scivolato di dosso come una conchiglia.
Elspeth era calda sotto le sue mani. In seguito lui affitt
l'appartamento, ma quel pomeriggio dimentic perch
era l, dimentic tutto tranne i suoi piedi nudi, le ciocche
dei suoi capelli che seguitavano a sfuggire al fermaglio, il
suo viso privo di trucco, il modo in cui si muovevano le sue
mani. "Sto per cadere a pezzi, Elspeth. Io non posso... non
so cosa provare."
Mentre lui fissava la scritta, Valentina pens: "Non prova
questo per me". Julia aspettava. Si chiedeva se Elspeth fosse
nella stanza con loro. La gatta salt sul divano e si appollai
su un bracciolo. Ripieg le zampe sotto il petto e li guard,
del tutto indifferente a qualunque spirito potesse aleggiare
nella stanza.
Infine Robert disse: Elspeth?.
A turno, ciascuno di loro sent il proprio corpo divenire
freddissimo per un istante. Robert disse: Vuoi scrivere
qualcosa per noi?. Le gemelle si alzarono e tutti e tre si
piazzarono davanti al pianoforte, a osservarne la superficie.
Fu come un cartone animato al rallentatore. La polvere parve
spostarsi da sola; le lettere emersero grazie a un intervento
invisibile: S.
Elspeth vide che Robert stava lottando per conciliare passato
e presente, che era a un tempo esaltato e turbato. Valentina
lo guardava e Julia guardava Valentina. "Ecco com'"
pens Elspeth. "Difficile per tutti noi." Incominci a girare
per la stanza, spingendo gli oggetti. Le porte oscillarono, le
tende fluttuarono. Robert alz gli occhi dalla sua
contemplazione del pianoforte mentre Elspeth accendeva e spegneva
pi volte una lampada da tavolo.
Vieni qui, tesoro disse Robert e lei vol al suo fianco,
improvvisamente felice. Robert la sent come una vicinanza,
una presenza fredda. "Come ho fatto a non capirlo prima?
Lei era qui e io l'ho lasciata sola." Ripens a tutte le sue visite
alla tomba, si rivide seduto per ore sui gradini del mausoleo
Noblin a blaterare inutilmente, ricord la sua serata sul
fiume con Valentina e si sent stupido e un po' nauseato.
"Ma non credevo sul serio che lei fosse l. Vero?" Pens a
tutto questo scuotendo la testa. Smise quando si rese conto
che lo stava facendo. Raccontaci che effetto fa... Com'?
Come ti senti? Robert voleva dire cose che non poteva dire
in presenza delle gemelle. Elspeth si sistem sopra il pianoforte
e cominci a pensare alla domanda. "Come mi sento?
Be', morta. Bene, cerca di essere positiva al riguardo. Allora..."
Tracci una piccola spirale nella polvere mentre ci
pensava. Robert ricord le pagine e pagine di spirali che
Elspeth scarabocchiava mentre parlava al telefono. "Sei qui.
Sei proprio qui."
Valentina e Julia videro apparire la lucida spirale, semplici
spettatrici. "Noi due siamo come la pecora, tipo, alla nascita
di Ges." Valentina si chiese se Elspeth le avesse sempre
osservate. "Cosa sa di noi? Le siamo simpatiche?" Sembrava
tutto molto imbarazzante. Valentina cerc di ricordare
se una di loro avesse mai detto qualcosa di spiacevole su
Elspeth. Da piccole, le gemelle si spaventavano a vicenda
con l'idea di Dio che le osservava ogni minuto del giorno.
"Non potevi mai essere abbastanza buona..." Guard la
faccia di Robert. Si era dimenticato di lei. Stava aspettando
che Elspeth ricominciasse a scrivere.
Cominciarono ad apparire delle lettere: SOLA, intrappolata
NELL'APPARTAMENTO. FELICE DI VEDERE V & J. MI MANCHI.
Julia disse: C' qualcosa che desideri?.
LIBRI. GIOCHI. ATTENZIONE.
Attenzione per te?
S. parlate CON ME, giocate CON ME. Elspeth scrisse pi veloce
che poteva. La sua scrittura era incontrollata e grande,
e si accorse che la superficie del piano non avrebbe consentito
una conversazione illimitata. Proprio allora la gattina
salt sui tasti del pianoforte con una cacofonia musicale e
poi spicc un salto sul coperchio, proprio nel mezzo, cancellando
la scritta di Elspeth con la stessa efficienza di uno
straccio per la polvere. Accidenti disse Valentina, sollevandola
di peso, bambina cattiva. Butt la gatta sul divano
e la bestiola, sentendosi rifiutata, s'infil sotto il piano
a fare il broncio.
Ormai met della polvere era scomparsa dal pianoforte.
Elspeth scrisse lungo il bordo del leggio per la musica:
R - TAVOLETTE OUIJA - SEDUTE SPIRITICHE?
Giusto, i vittoriani si valevano delle tavolette Ouija, dotate
di lettere e di un puntatore. E della scrittura automatica,
gli spiriti invasavano i medium e parlavano attraverso
di loro. Almeno questo era quanto i medium pretendevano
di fare. Ma erano degli impostori, Elspeth.
FORSE.
E va bene. Vuoi provare?
OUIJA?
Dovr fabbricare una tavoletta. Si rivolse alle gemelle.
Avete un grande foglio di carta? Ci servono un quaderno,
una biro e un bicchiere come puntatore. Julia and in cucina
e torn con un bicchiere e una penna. Valentina port
il quaderno e alcuni fogli di carta dalla stampante del computer
e li attacc tra loro col nastro adesivo.
Robert scrisse le lettere dell'alfabeto su tre righe. Scrisse
le parole "S" e "No" sugli angoli superiori della carta. Pos
la carta sul tavolino da t e capovolse il bicchiere al centro
del foglio multiplo.
"Quel bicchiere  troppo pesante" pens Elspeth. Riusc
a scuoterlo come se subisse un terremoto tutto suo, ma non
lo spost nemmeno di un centimetro.
Abbiamo bisogno di qualcosa che non pesi quasi niente
disse Robert. Forse un tappo di bottiglia. Julia si precipit
in cucina e torn con la striscetta di plastica azzurra che
aveva strappato dal tappo della bottiglia del latte quella
mattina. S, geniale disse Robert. La mise al posto del bicchiere
e il cerchietto cominci a slittare sulla carta "Come
se fosse contento di essere uscito dalla pattumiera, sembra
uno scarafaggio felice" pens Julia. Era facile immaginare
Elspeth nella stanza quando scriveva sul pianoforte, ma
adesso che spostava il cerchietto di plastica sembrava che
quel piccolo oggetto fosse divenuto una creatura dotata di
volont propria. Julia e Valentina si sedettero sul pavimento
accanto al tavolino. Robert sedette sul divano e si chin sulla
tavoletta. Arriv anche la gattina e cominci a muovere
con decisione le zampe posteriori, pronta a spiccare un
balzo. "Portate quell'animale fuori di qui" pens Elspeth.
Come se il fantasma avesse parlato ad alta voce, Valentina
si alz, port la gatta nella sala da pranzo e chiuse la porta.
Dopo aver ripreso il suo posto, Valentina chiese: Cosa
vuol dire che sei intrappolata nell'appartamento? Sei sempre
stata qui?. Non disse "Ci hai sempre tenuto d'occhio?",
anche se avrebbe voluto farlo.
Il cerchietto di plastica compit lentamente. Nessuno lo
tocc; si mosse con decisione lungo brevi percorsi. S sempre
qui NON POSSO lasciare appartamento. Robert scriveva
le lettere sul quaderno mentre il cerchietto di plastica ci
si fermava sopra. "Avrei dovuto includere la punteggiatura
sulla tavoletta" pens Robert.
Julia chiese: Cosa ci dici del paradiso? O di tutte quelle
storie che raccontano in chiesa?.
NESSUNA PROVA PRO O CONTRO SOLO QUI AD ASPETTARE.
Oh! disse Julia. Per sempre? Qualche cambiamento?
DIVENTO PI FORTE
Succede a tutti quelli che muoiono?
NON lo SO SOLO IO QUI. Elspeth voleva fare delle domande,
non solo rispondere. COME sta edie, compit prima che
Julia potesse chiederle qualcos'altro.
Le gemelle si scambiarono un'occhiata. Sta bene disse
Valentina. Le  dispiaciuto che tu abbia detto che non poteva
venirci a trovare qui disse Julia.
Il cerchietto di plastica rote sulla carta senza una meta.
Infine Elspeth compose le parole: non ditelo a edie
Non dirle cosa? chiese Robert.
NON DITELE IO SONO FANTASMA NON DITE NESSUNO
Non ci crederebbe nessuno le disse Valentina. Conosci
la mamma, penserebbe che ce lo siamo inventato di sana
pianta. E penserebbe che  una vera cattiveria.
S CATTIVERIA PARLATE FRANCESE
S disse Julia.
LATINO
Veramente... no.
VENI HUC CRAS R UT TECUM EX SOLO COLLOQUIAR
Robert sorrise. Julia disse: Non  leale avere segreti.
Valentina pens: "Hanno gi anni e anni di segreti". Aveva
voglia di vomitare. Robert allung una mano e le accarezz
i capelli. Lei lo guard dubbiosa. Julia e Elspeth provarono
una fitta di gelosia, e ciascuna, a modo suo, lo trov strano.
Elspeth compose la parola STANCA
Okay disse Robert.
BUONANOTTE
Buonanotte, tesoro.
Buonanotte, zia Elspeth.
Robert e le gemelle si alzarono in piedi. Ci fu un momento
di imbarazzo; non avevano niente da dirsi di fronte a Elspeth.
Ciascuno avrebbe preferito andare da qualche altra
parte e prorompere in esclamazioni su quell'evento strano
e su quanto era straordinario ed eccitante e inquietante, e
che altro dire? Bene, buonanotte allora disse Robert, e scese
a pianterreno, nel suo appartamento. Buonanotte dissero
le gemelle, mentre lo guardavano andare via. Robert
chiuse la porta e rimase a fissare il soffitto, completamente
stralunato. Poi si mise a ridere senza riuscire a fermarsi.
Le gemelle lo sentirono. Si sedettero davanti al tavolino
da t, muovendo il puntatore avanti e indietro, senza dire
una parola. Elspeth si sdrai sul pavimento del corridoio
per un po', ad ascoltare Robert che rideva, preoccupandosi
per lui. Quando si calm, Elspeth torn in soggiorno. Tocc
ciascuna delle gemelle sulla testa. "Buonanotte, buonanotte."
Poi si raggomitol nel suo cassetto, in estasi per la
soddisfazione.
Il mattino dopo era ancora umido e grigio. Robert era a letto
e ascoltava le gemelle muoversi nell'appartamento. Temeva
che restassero a casa, con un tempo cos uggioso. Sentiva la
gatta galoppare da una stanza all'altra a casaccio. "Come
pu una creatura che fa un baccano da cavalleria alla carica
assomigliare a un enorme topo da laboratorio?" Robert
si costrinse ad alzarsi dal letto. Prepar il caff e si fece la
doccia. Quando si fu vestito ed ebbe bevuto il caff, le gemelle
erano alla sua porta.
Vuoi venire con noi al Churchill Museum a vedere le
Cabinet War Rooms? chiese Valentina.
Ecco, s, mi piacerebbe, ma farei meglio a lavorare un
po'. Sono tremendamente in arretrato con la mia tesi. Jessica
sta addirittura insinuando che ci abbia rinunciato.
Dai, vieni lo stesso. Julia prov a persuaderlo per qualche
minuto, perfettamente consapevole di suonare falsa. Valentina
aveva un'espressione implorante. Robert le incoraggi
ad andare, e alla fine partirono senza di lui. Le guard
dalla finestra mentre inclinavano il loro immenso ombrello da golf a scacchi per attraversare il cancello.
Attese fin quando non pens che ormai dovevano essere
al sicuro sulla metropolitana. Poi si arm di carta e matita e
recuper la chiave di Elspeth da un cassettino nella scrivania.
Sal di sopra e si introdusse nell'appartamento.
Si ferm in corridoio a riflettere sul modo migliore di procedere.
Decise che il tavolo da pranzo sarebbe stato il posto
pi comodo e si sedette con la tavoletta Ouija, il cerchietto
di plastica e la pila di fogli davanti a s.
Elspeth? disse piano. "Forse sta dormendo. Chiss se i
morti dormono?" Elspeth, ho pensato che potremmo provare
la scrittura automatica, perch sembra una gran fatica
per te spingere un puntatore di plastica su una tavoletta
Ouija. Vuoi provare?
Rimase seduto per quella che gli parve un'eternit, ad
aspettare in silenzio, con la mano sulla carta.
Si abbandon a una fantasticheria sulle molte uova alla
coque che aveva mangiato seduto proprio su quella sedia,
a quello stesso tavolo. La prima mattina che aveva fatto colazione
con Elspeth, lei gli aveva chiesto: Come le vuoi le
uova? e lui aveva risposto: Alla coque. Le aveva spiegato
come cuocerle; Elspeth preferiva le uova strapazzate. E da
quel momento, a ogni colazione, lei gli aveva servito un uovo
alla coque cotto alla perfezione, in un piccolo portauovo azzurro.
Si chiese dove fosse adesso quel portauovo. Stava alzandosi
per andare a cercarlo quando la sua mano divent
fredda e si spost di lato. Robert si guard in giro e non
vide niente. Prese la matita e si rimise al suo posto.
Questa volta lasci che la punta della matita toccasse la
carta. Il freddo gli si infiltr gradualmente nella mano. La
matita inizi a muoversi sul foglio.
Cerchi, curve, linee spigolose che assomigliavano a segni
sul sismografo riempirono la pagina. A tratti Robert sentiva
le dita stringere la matita senza che fosse lui a volerlo.
A tratti sembrava fosse la matita stessa a muoversi guidata
da una volont invisibile. Si chin sulla carta, a guardare.
Le linee prive di significato divennero pi piccole, pi fitte.
Robert pens ai suoi primi giorni di scuola, quando si
esercitava a scrivere le lettere dell'alfabeto con una grossa
matita su una carta ruvida.
A COSA STAI PENSANDO?
Lasci andare la matita che cadde sul tavolo, inerte.
Alle uova alla coque disse Robert a bassa voce.
La matita ruot un paio di volte, come se fosse divertita,
o forse arrabbiata per essere stata abbandonata. Robert la
impugn con la mano sinistra, per dare alla destra la possibilit
di scaldarsi.
LOL MI MANCHI.
Altrettanto. A dir poco. Io... insomma son tutte palle,
Elspeth. Continuavo a fare tutti questi sogni su di te, in cui
eri viva e intanto ti ignoravo... la settimana scorsa ne ho fatto uno in cui ti cercavo da Sainsbury's e tu ti eri trasformata
in una lattuga e io non avevo idea... e adesso salta fuori
che  proprio cos, cio, non che tu sia una lattuga, ma che
sei davvero qui e io non lo avevo capito.
NON  COLPA TUA.
Continuo a pensare di averti abbandonata.
IO SONO MORTA. NON  COLPA TUA.
Razionalmente questo lo so...
Le gemelle sedevano sul pavimento della cucina ad ascoltare,
con le orecchie incollate alla porta della sala da pranzo.
Julia guard la scia di fango che avevano lasciato sul linoleum.
"Spero che non entrer qui dentro, perch non c' nessun
posto in cui nascondersi." Valentina pens che avrebbe
preferito che fossero andate davvero al museo. Non voleva
sentire quello che Robert aveva da dire a Elspeth, qualunque
cosa fosse. Guard Julia, che era semisdraiata in una
posizione scomposta per appoggiare l'orecchio nel punto
pi conveniente. Julia era in estasi, adorava spiare la gente.
Elspeth sedeva sul tavolo e guardava la faccia di Robert
mentre lui le parlava. Era come se fosse diventato cieco;
non aveva idea di dove fosse, cos sedeva guardando in su
mentre parlava.
... cos sembra che io non riesca ad andare avanti, le cose
sono un po' prive di senso. E adesso ecco che tu sei qui, ma
non proprio. Robert si interruppe, per vedere se Elspeth
avrebbe risposto. Quando non lo fece, disse: Forse potrei
raggiungerti. Se morissi....
NO.
Perch no?
PENSA SE FINISSI INTRAPPOLATO NEL TUO APPARTAMENTO.
Gi.
NON RIUSCIREI A SOPPORTARLO, SE TU MORISSI.
Robert annu. Parliamo d'altro.
Entrambi si accorsero del respiro nello stesso momento.
Elspeth scrisse: continua A parlare, e Robert si mise a raccontarle
una cosa che Jessica gli aveva detto il giorno prima,
un aneddoto sui suoi giorni alla facolt di legge. Elspeth
and alla porta della cucina e ci infil la testa. Sulle
prime non vide niente. Poi guard gi e vide le gemelle.
Rise e vol da Robert, spie, scrisse, torna UN altro GIORNO.
COME FAR A SAPERE QUANDO VENIRE? scrisse Robert.
io sono sempre qui, rispose Elspeth.
Devo andare, tesoro.  quasi mezzogiorno, ho detto a
Jessica che l'avrei aiutata con la newsletter.
TI AMO.
Robert apr la bocca per dirlo, poi invece lo scrisse: Ti amo
ANCH'IO. SEMPRE.
Elspeth fece scorrere il dito sulla scritta. Avrebbe voluto
tenersi il foglio, poi pens: "No,  solo un oggetto". Robert
raccolse il quaderno e rimise la sedia al suo posto. Si ferm
nell'ingresso, non volendo lasciarla. Un'ondata di freddo
lo attravers. Gli diede la nausea. Aspett che la sensazione
passasse, e se ne and.
Elspeth torn in cucina aspettandosi di trovarci le gemelle.
C'erano solo delle lievi tracce di fango sul pavimento.
Allora guard fuori dal finestrino sulla porta posteriore e
riusc a vedere Valentina e Julia che scendevano furtivamente
dalle scale antincendio, senza far rumore. Quando
arrivarono in fondo, corsero sul muschio e scomparvero
nel giardino laterale. "Sono pi furbe di quello che
sembra." Non era sicura che fosse un problema; provava
un misto di emozioni: orgoglio e diffidenza, nostalgia ed
esasperazione. "Vorrei chiuderle da qualche parte mentre
me la spasso con Robert." Sospir. "Che pessima madre
sarei stata."
Cosa c' di pi urgente del bisogno di essere conosciuti? 
la pienezza dell'intimit, l'elisir dell'amore, questa conoscenza.
Robert vi si dedic totalmente. Lui e Elspeth trascorrevano
ore insieme ogni giorno - ogni volta che le gemelle
erano fuori casa - assorti l'uno nell'altra, a rivivere
con carta e matita frammenti di giornate che un tempo erano
parse qualsiasi ma adesso erano preziose ed esigevano
gesti lapidari di memorie condivise.
Ti ricordi il giorno in cui ti rompesti l'alluce?
A GREEN PARK.
Non ti avevo mai visto piangere.
FACEVA MALE. AVRESTI PIANTO ANCHE TU.
Immagino di s.
QUEL SIMPATICO TASSISTA.
S, e dopo mangiammo tutto quel gelato.
E CI UBRIACAMMO. IL DOPOSBRONZA FU PERSINO PEGGIO DELLA
FRATTURA.
Dio, questo lo avevo dimenticato.
E:
Cosa ti manca di pi?.
TOCCARE. I CORPI. BERE, QUEL CALORE IN GOLA. LA CONSISTENZA:
DOVER EFFETTIVAMENTE ALZARE UNA MANO O UNA GAMBA,
GIRARE LA TESTA. GLI ODORI. NON RIESCO A RICORDARE CHE
ODORE HAI.
Ho tenuto alcuni dei tuoi vestiti, ma il profumo  svanito.
DIMMI CHE ODORE HAI.
Dunque, vediamo...
PARTI DIVERSE HANNO ODORI DIVERSI.
S... le mie mani odorano di matite, e di lozione,  quella
al cetriolo che mi compravi tu... Ho mangiato dei peperoni
a pranzo... Mmm. Non so se sia possibile conoscere il
proprio odore.  un po' come non riuscire mai a vedere la
propria faccia, non credi?
IO NON POSSO VEDERMI NEGLI SPECCHI.
Oh. Sembra una cosa triste.
S.
Vorrei poterti vedere.
SONO ALLA TUA SINISTRA, CHINA SU DI TE.
Mah. No, forse sei in un'altra parte dello spettro. Ultravioletto?
Infrarosso?
TI SERVONO DEGLI OCCHIALI PER I FANTASMI.
Geniale! Potremmo brevettarli, la gente potrebbe camminare
per strada e vedere tutti i fantasmi che viaggiano
sull'autobus, che infestano Sainsbury's...
POTRESTI METTERTELI NEL CIMITERO. FROTTE DI FANTASMI L
DENTRO?
Chi lo sa? Insomma, tu non sei nel cimitero, che sarebbe
il posto dove mi aspetterei di trovarti.
GEMELLE IN ARRIVO.
Che peccato. A domani allora.
E:
COSA FAREMO? TU NON PUOI VIVERE COS.
Cosa vuoi dire? Io sono felice. Cio, sono felice, date le
circostanze.
VALENTINA  INNAMORATA DI TE.
Robert mise gi la matita. Si alz e cammin lungo il perimetro
della sala da pranzo, le braccia strette intorno al torace,
come per scaldarsi. Infine si rimise seduto. Cosa vuoi
che faccia?
NON LO SO.
Robert si alz di nuovo. Non so cosa dire, Elspeth. Raccolse
quaderno e matite e scese da basso. Elspeth pens:
"Dimmi che mi ami". Passarono due giorni prima che Robert
ricomparisse in sala da pranzo, quaderno alla mano.
Ho pensato disse, e si sedette con la mano appoggiata al
foglio di carta, in attesa che Elspeth arrivasse. Lei era gi
l ma non gli fece alcun segno. Sedeva su una delle sedie a
schienale rigido di fronte a lui, le braccia conserte, gli occhi
a fessura.
Alla fine, Robert disse: Elspeth, ho cercato di riordinare
le idee. A proposito di Valentina. E sono... be', sono molto
confuso.
Silenzio. Robert poteva sentire il sistema nervoso gemere
nella sua testa. Era una giornata grigia e piovosa e la sala
da pranzo era molto buia.
E va bene. Rester seduto qui a parlare da solo. Tacque.
Elspeth rimase in attesa. Elspeth, cosa pensavi che sarebbe
successo? Sei morta da quasi un anno e mezzo. Ho passato
un anno intero soltanto a... a piangerti, e a desiderare di
morire, anzi, a pensare seriamente di uccidermi, e proprio
quando sembrava che le cose cominciassero ad andare un
po' meglio sono arrivate le gemelle. E se ci pensi bene, tu
avevi accennato, anzi avevi proprio detto pi di una volta,
che mandavi qui le gemelle come delle specie di sostitute
di te stessa. E appena ho cominciato a vederle, o meglio a
vedere Valentina, sotto questa luce, ecco che tu ricompari...
cio, non esattamente, comunque riveli la tua presenza
qui, e sebbene sia una cosa meravigliosa sembra che siamo
piuttosto bloccati.
Allora Elspeth ebbe un'intuizione su Robert che non aveva
mai avuto mentre era in vita. "Sta per lasciarmi" pens.
"Non mi ama pi." Aveva qualcosa a che fare con il tono
della sua voce.
Elspeth, se io potessi venire a prenderti... se sapessi dove
andare e come... o se anche potessi raggiungerti, lo farei.
Elspeth si mise al suo fianco, spaventata all'idea di sentire
cosa le avrebbe detto dopo e allo stesso tempo timorosa
di interromperlo.
Ma non siamo n carne n pesce, noi due, capisci? Io sono
prigioniero del mio corpo, e tu sei prigioniera... qui dentro,
senza un barlume di corpo. Senza corpo, senza voce...
Io scendo da basso e guardo tutte queste pagine di scrittura,
e penso che sto perdendo la ragione.
Elspeth gli afferr la mano e tracci una linea spasmodica
con la matita. Quando riusc a controllarla, scrisse: vuoi
CHE IO ABBIA UN CORPO?
E ci cui sono abituato disse lui. Mi dispiace.
Elspeth si lev in aria, finch non si trov a guardare Robert
dal soffitto; chiss come, rimase impigliata nel lampadario.
Cominci a passare le dita attraverso i piccoli cristalli
e Robert guard in su. " come se fossi una nuvola, e lui
stesse aspettando la pioggia."
Se vuoi che rinunci a Valentina, lo far.
" questo che voglio?" si chiese Elspeth. "Perch fa decidere
a me?" Accost le dita alla base di una delle delicate
lampadine a forma di fiamma sul lampadario. Si riemp di
luce ed esplose. Robert scost il viso, alzando le mani a
proteggersi gli occhi. Rimase seduto cos per quello che a
Elspeth parve un lungo momento. Poi disse piano: Perch
lo hai fatto?. Raccolse la matita, pos la mano con cautela
sulla carta, evitando le schegge di vetro della lampadina.
SCUSA SCUSA SCUSA. L'HO FATTO PER SBAGLIO... STAVO PENSANDO.
Sei arrabbiata con me?
FERITA & CONFUSA, NON ARRABBIATA.
Aspetta qui, Elspeth. Adesso tolgo i vetri. Ci dar un po'
di tempo per pensare. And in cucina e prese scopa e paletta.
Dopo aver spazzato via tutte le schegge e rimpiazzato
la lampadina, si sedette di nuovo e fiss la carta. "Sembra
cos depresso" pens Elspeth. "Non gli fa bene starsene
seduto al buio a scribacchiare con una signora morta. Se
questa fosse una favola, arriverebbe la principessa a salvarlo.
Il minimo che posso fare  lasciarlo andare."
VA BENE, scrisse. SE VALENTINA TI RENDE FELICE, BUTTATI.
Elspeth...
NON DIMENTICARMI.
Elspeth, ascolta...
Ma Elspeth aveva lasciato la stanza, e non torn a parlare
con lui n quel giorno n per molti giorni a venire.

 TERZA PARTE.
 
Liminale.

Era ancora molto presto, e Valentina si svegli prima di Julia,
come succedeva spesso. Si distric con delicatezza dalle
braccia della gemella e si lev a sedere nel letto. Le tende
non erano ben chiuse; la luce era pallida e diffusa. Qualcosa
si mosse. Valentina non era del tutto sveglia e lo vide
senza vederlo realmente. Pens che fosse Kitten, ma la gattina
dormiva accanto a lei nel letto. Valentina guard meglio,
e mentre lo faceva la cosa si dischiuse da dove era seduta
accanto alla finestra e Valentina si rese conto che stava
vedendo Elspeth.
Era come vederla da molto lontano; l'immagine era fievole
e i contorni vaghi. " identica alla mamma" pens Valentina,
ma c'era qualcosa nel modo in cui il fantasma la
guardava che era insolito e alieno. Elspeth mosse le labbra
come se stesse parlando e incominci ad avvicinarsi al letto.
Fino a quel momento Valentina non aveva avuto paura, ma
all'improvviso si spavent. La paura la svegli del tutto:
Elspeth svan. Valentina sent un tocco gelido sulla guancia,
poi pi niente. Scese dal letto e corse fuori dall'appartamento
e gi per le scale, poi si ferm ansimante vicino ai cestini
della posta, in pigiama.
Robert si era addormentato solo da un'ora o poco pi, e
ci mise un po' a rendersi conto dei colpi alla porta. Il suo primo
pensiero fu che la casa era in fiamme. And alla porta
in mutande e mise fuori la testa.
Valentina disse: Posso entrare?.
Ah. Un minuto. Robert and in camera e si mise i pantaloni
e la camicia del giorno prima, poi torn alla porta e
la spalanc. Disse: Buongiorno, poi, guardandola pi attentamente,
chiese: Che succede?.
Ho visto Elspeth rispose Valentina, e si mise a piangere.
Robert la prese tra le braccia e disse: Sst, buona in cima
alla testa di Valentina. Quando si fu un po' ripresa, continu:
Sono settimane che cerco di vederla. Come ti  sembrata?.
Uguale alla mamma.
Allora perch piangi?
Io non ho mai visto un fantasma. Insomma, voglio dire,
lei  morta!
S. Capisco. La port in cucina, dove Valentina si sedette
al tavolo mentre lui preparava un t. Valentina si soffi
il naso in un tovagliolo di carta. Robert disse: Hai avuto
l'impressione che stesse cercando di apparirti? Oppure...
insomma cos' successo esattamente?.
Valentina scosse la testa: All'inizio, quando l'ho vista,
penso che fosse seduta alla finestra a guardare fuori. Non 
che stesse cercando di farsi vedere da me. Quando si  accorta
che la stavo guardando  venuta verso di me e allora
mi sono spaventata e lei  scomparsa. Valentina ci pens su
un momento. A dire la verit, credo che sia stato perch...
insomma forse non ero del tutto sveglia.
Oh disse Robert. Allora l'hai sognata.
No... non credo. Ma forse  come... sai, quando cerchi
di ricordare qualcosa e non ci riesci, e poi, quando non ci
pensi pi, ecco che di colpo ti viene in mente, capisci?
S.
Forse l'ho vista perch mi sono dimenticata che non potevo
vederla.
Robert rise. Bene, dovr provarci anch'io. Purtroppo negli
ultimi tempi non mi parla, quindi non credo che mi apparir.
Come ti  parsa? Era arrabbiata con te?
Arrabbiata? No, stava cercando di dirmi qualcosa, ma
non sembrava arrabbiata, per niente.
Il bollitore fischi e Robert vers l'acqua nella teiera. Disse:
Tu e Julia non parlate con lei?.
A volte s. Ma lei non vuole rispondere alle domande che
le facciamo.
Robert sorrise e mise l'occorrente per il t sulla tavola.
Forse se le permetteste di farvi delle domande finireste
per scoprire quello che volete sapere. Si sedette di fronte
a Valentina.
Forse. Vorrei che tu ce lo dicessi una volta per tutte.
Dirvi cosa?
Qualunque cosa sia... cio, non lo sappiamo bene, ma c'
un grosso segreto tra Elspeth e la mamma. Insomma, sono
gemelle, e non si sono pi rivolte la parola. Cosa c' sotto?
Sono certo che non potrei dirlo.
Non puoi o non vuoi? disse Valentina con una certa
irritazione.
Non posso. Non ho idea del perch Elspeth e Edie abbiano
troncato i rapporti.  successo molto tempo prima che conoscessi
Elspeth e lei non parlava quasi mai di vostra madre.
Vers il t.
Valentina guard il vapore che si levava dalla sua tazza.
Perch volete saperlo? chiese Robert. Vostra madre
non vuole dirvelo, e Elspeth  stata molto attenta a non lasciarsi
dietro niente che potesse causare turbamenti. Naturalmente,
se si d per scontato che ci fosse un segreto.
La mamma ha paura che noi lo scopriamo.
E non  un buon motivo per lasciar perdere? Lo disse
con pi veemenza di quanto fosse sua intenzione; Valentina
trasal. Senti disse Robert con pi calma, a volte quando
finalmente riesci a scoprire una cosa ti rendi conto che sarebbe
stato molto meglio non saperla.
Valentina si fece seria. E tu che ne sai? Senza contare che sei
uno storico. Passi tutto il tuo tempo a scoprire cose sugli altri.
Valentina, un conto  fare ricerche sui vittoriani, un altro
 dissotterrare gli scheletri di famiglia: ti assicuro che 
tutta un'altra cosa.
Valentina non rispose.
Ascolta. Adesso ti racconto una storia molto istruttiva.
Robert bevve un sorso di t, ed esit, bloccato dagli scrupoli.
"Sei sicuro di volerglielo raccontare?" Ma lei lo stava guardando
con ansia, cos Robert raccont la sua storia: Quando
avevo quindici anni, mia madre all'improvviso entr in
possesso di un sacco di soldi. "Chi ti ha dato tutti quei soldi,
mamma?" le chiesi. "Oh, la mia prozia Pru  morta e me
li ha lasciati" mi disse. Dunque, devi sapere che io provengo
da una famiglia con una quantit prodigiosa di zie, ma
questa Pru non l'avevo mai sentita nominare; la famiglia di
mia madre aveva un albero genealogico che poteva risalire
fino ai primi crociati, ma nessuno di loro aveva mai avuto
il becco di un quattrino. Comunque, quella era la sua storia
e lei continu a sostenerla.
Poi, circa due settimane dopo, mentre guardavo la televisione
vidi che stavano intervistando un nuovo membro
del gabinetto... ed era mio padre. Aveva un nome diverso,
ma era proprio lui. "Mamma" dissi, "vieni un po' a vedere."
Guardammo entrambi mio padre che concedeva la
sua intervista, tutto ossequioso e rispettabile.
Valentina cap quale sarebbe stato il seguito. Quindi il
denaro veniva da tuo padre?
S. Finalmente era arrivato a un punto della sua carriera
in cui lei poteva rovinarlo in modo spettacolare se si rivolgeva
ai giornali scandalistici. "La doppia vita del ministro"
sarebbe stato il titolo di testa, immagino. Cos lui pag e io
non lo rividi pi. Tranne che alla TV, naturalmente.
Valentina cap una cosa che aveva avuto paura di chiedere.
Allora  per questo che non hai un lavoro?
Sss- disse Robert. Anche se prima o poi, quando
avr completato la mia tesi, mi piacerebbe insegnare, penso.
Sospir. Avrei preferito continuare a essere povero e
vedere mio padre di tanto in tanto.
Credevo che non ti piacesse.
Bah, i bambini non gli interessavano molto, e sarebbe
bastato che arrivassi a un'et in cui avremmo potuto capirci
un po' di pi... Comunque  stato tutto un imbroglio.
Oh. Valentina pens che avrebbe dovuto dire qualcosa.
Scusami.
Robert le sorrise. Sei sempre pi inglese ogni giorno che
passa. Non c' bisogno di scusarsi. Sentirono i passi di Julia
nella cucina sopra di loro. Devi tornare su?
Tra un po'.
Allora ti va di fare colazione?
Certo.
Robert prese le uova, il bacon, il burro e varie altre cose
dal frigorifero. Come le vuoi le uova?
Fritte?
Mentre il bacon e le uova cuocevano in padella, Robert
mise in tavola i piatti, le posate, la marmellata e il succo di
frutta; poi tost il pane. Valentina lo osserv, confortata dalla
sua efficienza e felice della novit di farsi servire la colazione
da un uomo che fingeva di non accorgersi che lei era
in pigiama.
Robert mise il cibo nei piatti e si sedette. Cominciarono a
mangiare. Di sopra, Julia camminava rumorosamente in cucina.
Qualcuno non  molto contento disse Robert.
Non m'importa.
Ah, bene disse Robert.
Vorrei tanto andarmene e basta disse Valentina.
"Ma sei appena arrivata." Perch non vai, allora? disse
Robert.
Valentina intu che era... "Cosa? Offeso?" Si affrett a
dire: Non  per te...  per Julia. Pensa che io le appartenga.
, tipo, un dittatore assoluto in questo.
Robert esit, poi disse: Alla fine dell'anno, potrai vendere
l'appartamento e fare quello che vuoi.
Valentina scosse la testa. Julia non vorr venderlo. Non
vorr fare niente che mi permetta di essere indipendente.
Sono incastrata.
Potresti rivolgerti a Xavier Roche e chiedergli di dividere
la propriet. Nel fondo a vostro favore c' abbastanza
denaro perch Julia possa tenere l'appartamento e tu potresti
rilevare la tua parte in contanti disse Robert.
Valentina s'illumin. Potrei farlo?
 previsto nel testamento. Non lo hai letto?
Lo abbiamo letto, ma non ho fatto attenzione alla parte
scritta in caratteri piccoli.
Elspeth ha detto che rimpiange la clausola per cui dovete
vivere qui insieme per un anno.  preoccupata per te.
Quando te l'ha detto? chiese Valentina.
La settimana scorsa.
Troppo tardi.
Gi disse Robert. Penso che vedere te e Julia che vi
scollate l'una dall'altra assomigli troppo a quello che  successo
a lei e Edie, qualunque cosa sia.
Valentina fin le sue uova e si pul la bocca: Vorrei tanto
che ce lo raccontasse.
Credo che lo farebbe disse Robert. Penso sia vostra
madre che non vuole che lo sappiate.
Tu cosa faresti al posto mio?
Robert sorrise e fece scorrere lo sguardo sul pigiama di
Valentina. Un sacco di cose disse. Vuoi che ti faccia un
elenco?
No... sai cosa voglio dire. Valentina arross.
Robert sospir. Farei amicizia con Elspeth.
Oh. Valentina ci pens su. Ma io ho paura di lei.
 perch la conosci solo come una ventata d'aria fredda
e via dicendo. Era meravigliosa da viva.
Perch Elspeth non ti parla pi?
Scusa?
Hai detto che lei...
Ah, s, certo. Robert si alz per sparecchiare la tavola.
 solo un malinteso. Passer.
Era... era pi come Julia, o come me?
Robert scosse la testa. Era se stessa. Era sfacciata, come
Julia. Ma anche riservata, come te. Era molto intelligente e
le piaceva fare a modo suo. Di solito faceva s che mi piacesse
qualsiasi cosa mi convincesse a fare.
Mi fa sballare che lei ci osservi senza che noi sappiamo
che  l a guardarci.
Forse voi due potreste usarla come scusa per trattarvi
un po' meglio, no?
Che cosa ti ha detto? chiese Valentina.
Robert parve sorpreso. Senti, li ho anch'io gli occhi per
vedere.
Valentina arross intensamente ma non rispose. Robert disse:
Da quel che sono riuscito a capire, Elspeth e Edie avevano
un accordo per cui Elspeth non avrebbe mai avuto niente
a che fare con te e Julia. A quanto pare, Elspeth pensa di
aver tenuto fede alla sua parte del patto. Rimise in frigo il
succo di frutta e il burro. Ma adesso credo che le piacerebbe
conoscervi un po'. Visto che siete qui. Fece scorrere l'acqua
nel lavandino. Se pu esserti di qualche consolazione,
probabilmente passa meno tempo a vagare per casa di
quanto immaginiate. Le piaceva starsene per conto suo. Se
mettete qualche libro dove lei pu trovarlo o lasciate la TV
accesa per lei, sono sicuro che vi lascer in pace.
La TV  rotta gli ricord Valentina.
Bene, allora cerchiamo di provvedere, che ne dici? Robert
era al lavandino e girava la schiena a Valentina. Guard
fuori dalla finestra e pens a Elspeth. "Devi annoiarti a
morte. Nessuno con cui parlare, niente da leggere." Prov
a immaginare come doveva essersi sentita Elspeth quando
Valentina era scappata da lei in preda al panico. Si gir verso
Valentina e disse: Ti dispiace se pi tardi salgo di sopra
e provo a parlare con lei?.
Valentina si strinse nelle spalle. Nessun problema. Ma
perch me lo chiedi? Sei sempre a casa nostra a parlare con
lei.
Non mi ero reso conto che fosse cos evidente.
Anche noi abbiamo gli occhi per vedere. Valentina
sorrise.
Touch.
Valentina si alz e and lentamente verso Robert. Grazie
per la colazione. Lui aveva le mani nell'acqua saponata
e Valentina gli scocc un bacio sulla guancia mentre si girava
verso di lei.
Ehi fece Robert. Facciamolo come si deve. Ogni bacio
fu una piccola lezione. Robert li apprezzava, ma cominciava
a chiedersi se avrebbero mai portato a un curriculum
pi avanzato. Aveva le mani bagnate, ma gliele infil sotto la
giacca del pigiama e le sfior il seno con il palmo delle mani.
 bello sussurr Valentina.
Potrebbe essere molto pi bello azzard Robert.
Mmm. Non... ancora. Valentina indietreggi, un po'
stordita. Robert sorrise.
Devo tornare di sopra.
Okay.
Parler con Elspeth.
Ottimo le disse Robert.
E sar gentile con Julia.
Ottimo anche questo.
A dopo.
S.
Quando Valentina torn nel loro appartamento, trov Julia
seduta al tavolo da pranzo, vestita di tutto punto e intenta
a leggere il giornale davanti a una tazza di caff, con
una sigaretta accesa in mano.
Ciao disse Valentina.
Ciao rispose Julia, senza alzare la testa.
Preferirei che non fumassi dentro casa.
E io preferirei che non ti precipitassi di sotto a scopare
con Robert mentre io dormo, ma questo non ti fermer,
giusto? Julia tenne gli occhi fissi sul giornale.
Io non ho... non ho... e comunque non sono affari tuoi.
Julia guard Valentina. Chi se ne frega. Il tuo pigiama
 tutto bagnato. Si port la sigaretta alle labbra e soffi il
fumo in faccia alla gemella. Valentina and a farsi la doccia.
Quando si fu vestita, Julia era gi uscita di casa.
Valentina prese una pila di fogli e alcune penne e matite.
Allarg la tavoletta Ouija sul tavolino da t, e mise il cerchietto
di plastica esattamente nel mezzo. Elspeth? chiam.
Ci sei?
Il puntatore cominci a muoversi, buongiorno, disse.
Mentre guardava, Valentina vide Elspeth materializzarsi, sospesa
sopra la tavoletta, intenta a spingere il piccolo puntatore
con grande concentrazione. Elspeth la guard e sorrise.
Valentina ricambi il sorriso: Raccontami una storia le
disse.
CHE TIPO DI STORIA
Raccontami di te e la mamma, quando eravate piccole...
Elspeth inclin la testa di lato e ci pens un momento. Infil
il dito nel cerchietto di plastica e lo fece ruotare un paio
di volte. Poi si inginocchi accanto al tavolino e cominci a
compitare, piano piano: UN TEMPO C'ERANO DUE SORELLE CHE
SI CHIAMAVANO EDIE E ELSPETH...

 Un dentista a domicilio.

Martin aveva mal di denti. Era in agguato da giorni, ma
adesso gli era piombato in bocca come un treno e non riusciva
a pensare a nient'altro. Si mise davanti allo specchio del
bagno e cerc di vedere il dente dolorante piegando la testa
all'indietro, aprendo la bocca, e sforzandosi di guardare
in gi, ma questo serv solo a fargli perdere l'equilibrio e
sbattere la tibia contro la vasca da bagno. Rinunci e prese
della codeina che era avanzata a Marijke dopo la sua lombalgia.
Poi and a letto.
Il mattino dopo suon il telefono. Dato che il cellulare
era nel letto con lui, vicinissimo alla testa, Martin ebbe
l'impressione che a suonare fosse il dente; il dolore fu lancinante.
Era Marijke.
Salve marinaio, com' il mare? Marijke sembrava di
ottimo umore.
Sempre salato disse Martin. E tu come stai? Si mise
a sedere e cerc a tentoni gli occhiali.
Che ti succede? disse Marijke. Sembri ancora addormentato.
S, be'... ho mal di denti. Si vergogn un po' di se stesso;
voleva che lei lo compatisse.
Oh, no. Marijke era a casa, a godersi un sabato mattina
d'ozio nella sua comoda poltrona con un libro giallo sulle ginocchia
e una ciotola di croccantini a portata di mano. Aveva
deciso di chiamare Martin in un momento di magnanimit.
Adesso il suo mal di denti strisciava attraverso il telefono esigendo
che lei se ne facesse carico. Hai fatto qualcosa per calmarlo?
Quale dente? Uno dei molari superiori. Sul lato destro.
Sembra che qualcuno mi stia prendendo a calci in faccia.
Nessuno dei due disse niente, perch la situazione era senza
rimedio. Anche se Martin fosse potuto andare dal dentista,
non avrebbe avuto un dentista da cui andare: il dottor Prescott
aveva lasciato il Servizio sanitario nazionale per aprire
uno studio privato e nel farlo aveva cancellato Martin dalla
lista dei suoi pazienti. Comunque non aveva importanza,
perch il dottor Prescott non faceva visite a domicilio.
Alla fine Marijke disse: Forse dovresti chiamare Robert.
Perch?
Forse lui potrebbe... no, lascia stare.
Martin si premette la mano contro la guancia. Il dente
pulsava a un ritmo sempre pi inesorabile.  un ragazzo
in gamba, ma non credo ne sappia molto di odontoiatria.
Martin scese dal letto e and in bagno. C'era qualcosa di
diverso... ma non riusc a capire cosa fosse, non con quel
dente che pulsava mentre lui stava parlando con Marijke e
cercava di trovare la boccetta di capsule di codeina... "Ah,
eccola." Ne ingoi un paio e torn a letto. Mentre si infilava
sotto le coperte si rese conto di aver camminato sul pavimento
a piedi nudi senza darsene pensiero. "Mmm." Non
c'era ansia, nessuna compulsione urgente a tormentarlo.
Torn a rivolgere la sua attenzione a Marijke.
Allora cosa intendi fare?
Dormire?
Vuoi che chiami Robert, allora?
D'accordo. Digli di venire su con un paio di pinze.
Ahia fece Marijke. Torna a dormire.
Pi tardi, Martin era seduto al tavolo di cucina in una nebbia
da codeina, e cercava di mangiare un porridge tiepiduccio.
Sent Robert inciampare qua e l nell'appartamento
buio, e gridare il suo nome. Sono qui. In cucina disse
Martin, con un certo sforzo.
Ehi disse Robert a bassa voce quando arriv in cucina.
Marijke dice che sei entrato in collisione con la fatina
dei denti.
Mmm farfugli Martin.
Senti, se ti trovo un dentista... potresti lasciare l'appartamento?
Martin scosse piano la testa.
Ne sei assolutamente certo?
Scusa, ma...
Non importa. Vado a fare qualche telefonata. Torno presto,
almeno spero.
Il tempo passava e Robert non tornava. Martin appoggi la
testa sul tavolo e si assop. Quando si svegli, Julia era seduta
a tavola davanti a lui a leggere il "Telegraph" del giorno
prima. Aveva lavato i piatti.
Mi ha mandato Robert gli disse.
Che ore sono? chiese Martin.
Saranno le quattro disse Julia. Posso fare qualcosa?
Un t?
S, per favore disse Martin. Julia aveva portato il sacchetto
di piselli surgelati. Martin se lo premette grato contro
la guancia. Julia si alz e cominci a preparare il t.
 arrivato Robert disse Julia. Martin si raddrizz e si pass
le mani tra i capelli, che gli si rizzarono in cima alla testa
facendolo sembrare sorpreso.
Martin disse Robert, ho portato Sebastian.
L'amico di Robert, Sebastian Morrow, l'impresario di
pompe funebri del cimitero, era fermo sulla soglia della
cucina. Martin aveva sempre trovato che Sebastian fosse
molto schivo; adesso sembrava incerto e riluttante, sebbene
smagliante nel bel completo blu scuro; le sue scarpe brillavano
e teneva in mano una borsa di pelle dall'aria sinistra.
Ma io ho bisogno di un dentista disse Martin, non di
un becchino. Non ancora.
Prima di diventare un impresario di pompe funebri
disse Robert Sebastian ha seguito un corso di odontoiatria
al Barts.
Julia si alz dalla sedia e si piazz vicino alla porta sul
retro con le braccia incrociate sul petto. "Solo Robert poteva
portare un becchino per strappare un dente."
Perch hai abbandonato l'odontoiatria? chiese Martin.
I morti non mordono rispose Sebastian. Alz la borsa
e chiese: Posso?.
Prego disse Martin.
Robert mise una tovaglia pulita sul tavolo, e Sebastian sistem
i suoi strumenti: una siringa per la novocaina, una boccetta
di alcol, tamponi di cotone e garza. Robert prese una tazza
e una ciotola dalla credenza, e Sebastian indoss un camice
bianco immacolato. Si lav le mani e s'infil i guanti di latex.
Finch aveva aspettato che Robert arrivasse, Martin aveva
invocato con devozione la fine dei suoi tormenti. Ma adesso,
guardando Sebastian prepararsi, cominci a provare
un'angoscia insopportabile. Aspetta! esclam, afferrando
il polso di Sebastian. Devo... devo fare una cosa prima.
Martin disse Robert, non possiamo aspettare delle ore
perch tu possa...
Senti, Martin disse Julia, all'improvviso al suo fianco,
lo faccio io per te, va bene? Tu resta qui, e dimmi solo
cosa devo fare, okay? Si chin su di lui e avvicin l'orecchio
alla bocca di Martin, pronta ad ascoltare.
Martin esit. "Va bene se lo fa lei al posto mio?" Cerc
di consultare la sensazione interiore che decideva di queste
cose. Era muta. Alla fine si decise a sussurrare nell'orecchio
di Julia, che annu. Ad alta voce? gli chiese.
No, ma mettiti in un punto in cui possa vederti.
Sebastian disse: Bene, cerchiamo di farti stare comodo.
Lui e Robert spostarono Martin in modo da farlo piegare
all'indietro, con la testa appoggiata sul tavolo sopra gli elenchi
del telefono e una pila di asciugamani. Julia era in piedi
accanto a lui, con una torcia elettrica puntata sulla sua faccia.
Incominci a contare, muovendo le labbra silenziosamente.
Martin fiss lo sguardo sulla bocca di Julia e preg.
Apri, per favore disse Sebastian. Povero me!
Martin tenne stretta la mano di Julia mentre aspettava che
la novocaina facesse effetto; l'altra mano di Julia trem e la
luce della torcia oscill sulla faccia di Martin. Questi prov
la beata sensazione che il dolore venisse allontanato. Fermo,
per favore disse Sebastian. L'ho quasi preso. I minuti
successivi furono piuttosto sanguinolenti. Martin chiuse gli
occhi. Ci fu un crac attutito, e poi una piccola esplorazione.
 fatta disse Sebastian con tono sorpreso. Martin sent odore
di olio di chiodi di garofano e di alcol. Adesso chiudi la
bocca, per favore. Piano. Martin apr gli occhi.
 finita disse Sebastian, raggiante. Martin si lev a sedere.
Il dente giaceva nella ciotola, grigio-brunastro, con la
radice insanguinata, e infinitamente pi piccolo di quanto
lo avesse immaginato. Julia stava ancora contando, e Martin
alz una mano per dirle che poteva smettere. Ottocento-
ventidue disse lei.
Soltanto? cerc di chiederle Martin, ma aveva la faccia
intorpidita e Julia non riusc a capire cosa diceva. Il dolore
era scomparso, lasciando un vuoto che sarebbe divenuto
un dolore diverso, una volta finito l'effetto dell'anestesia.
Sei un genio farfugli, rivolto a Sebastian.
Niente affatto disse Sebastian, ma sembrava sollevato.
Chiunque  capace di estrarre un dente, per sono contento
che sia uscito tutto intero, sembra orribilmente fragile.
Se avessimo avuto gli strumenti adatti, poteva essere salvato?
chiese Robert.
No... ma lo avremmo saputo prima di toglierlo, invece
che dopo. Sebastian cominci a pulire tutto e Julia lo aiut.
Dopo aver chiuso la borsa, Sebastian strinse la mano a
Martin, che cerc di pagarlo per i suoi servigi. Non se ne
parla nemmeno,  un piacere poter essere d'aiuto. Non devi
fumare per un paio di giorni, e mettici il ghiaccio, per favore.
Adesso devo scappare... ero nel bel mezzo di qualcosa
quando Robert mi ha telefonato.
Robert accompagn Sebastian alla porta. Quando torn,
Martin gli chiese: Cosa stava facendo quando lo hai
chiamato?. Immagin Sebastian chino su una forma inerte su un
tavolo d'acciaio, armato di quei lucidi strumenti...
Stava prendendo un t da Wolsley con una bellissima
donna. Ha aspettato nel mio appartamento intanto che Sebastian
si occupava del tuo dente. Questo  uno dei motivi
per cui ci ho messo tanto a portarlo qui. Questo, e il fatto
che  stata una vera impresa procurarsi la novocaina. A
proposito, bisogna che ti troviamo gli antibiotici.
Martin si port le dita alla guancia. Grazie. Grazie a tutti
e due. Anzi, a tutti e tre. Guard Robert. Devo mandargli
una bottiglia di scotch. E una anche a te. Martin fece un
sorriso sbilenco a Julia. Anche a te?
Lei ricambi il sorriso. No, grazie. Sa di medicina.
A proposito di medicine, infermiera disse Martin, dovrei
prendere le mie vitamine.
Julia parve imbarazzata. Non  ancora ora.
Lo so, ma sono stanco e voglio andare a letto presto. Quindi
fai la brava e...
Okay disse Julia, e and a prendere le pillole.
Robert disse: Cos' questa storia?.
Oh disse Martin. Mi sta dando l'Anafranil. Fa finta che
siano vitamine, e io faccio finta di crederle.
Robert rise. Nella prossima vita giuro che mi reincarno
in una bella ragazza.  tipico... non volevi farlo per
Marijke, non volevi nemmeno ascoltarmi quando ti martellavo
al riguardo, ma per Julia sei un paziente modello. Robert
riemp il bollitore elettrico e premette il pulsante. Ce
la fai a mangiare qualcosa?
Forse dovrei. Martin guard Robert preparare il servizio
da t. Per lo sto prendendo per Marijke, sul serio.
Ma davvero? E glielo hai detto?
Non ancora. Ho pensato che potrei farle una sorpresa
uno di questi giorni. Martin si tocc di nuovo la guancia;
si stava gi gonfiando. Si alz lentamente e prese il sacchetto
di piselli dal freezer. Robert glielo tolse di mano e lo avvolse
in un tovagliolo. Martin se lo premette contro la guancia,
pensando a Marijke. Voleva chiamarla e dirle che andava
tutto bene, ma non voleva che Robert ascoltasse. Aggrott la
fronte e chiese: Sebastian ha detto che non devo fumare?.
Julia entr in cucina e guard Robert. "Sei ancora qui?"
Robert disse: Non puoi fumare n usare una cannuccia
per bere, perch la ferita dell'estrazione deve cicatrizzare
e succhiare potrebbe rimuovere la crosta.
Martin disse: Oh con un'aria cos sconsolata che Julia
e Robert scoppiarono a ridere. Robert disse: Cosa combina
Valentina? e Julia mim una mano che scriveva su un
foglio invisibile. Davvero? disse Robert. Credi che le dispiaccia
se faccio un salto da voi?
Non lo so disse Julia. Di sicuro non voleva avere me
intorno. Ma tu puoi provare. Ci penso io alla cena.
Robert disse a Martin: Fai un fischio se ti serve qualcosa.
Adesso sto bene disse Martin. Grazie ancora;  stato...
un vero miracolo.
Puoi dirlo forte disse Robert, e usc soddisfatto di s.
Julia prepar il t e frug nei pensili e nel frigorifero in
cerca di possibili ingredienti per la cena. Alz in aria una
lattina di zuppa di pollo e spaghettini e Martin disse: S,
per favore, mentre gli brontolava lo stomaco. Poi chiese:
A tua sorella piace scrivere?.
Julia esit. Elspeth li aveva pregati di non dirlo a nessuno,
e loro non lo avevano fatto. Julia era stata tentata di dirlo
a Martin, ma qualcosa l'aveva sempre trattenuta; temeva
che l'avrebbe considerata una bugiarda. Gi rispose.
Ma solo e-mail, non scritti veri e propri. Diede a Martin
una tazza di t e apr la lattina di zuppa. Martin pos i piselli
surgelati sul tavolo e mise le mani intorno alla tazza,
aspettando che il t si raffreddasse. L'effetto della novocaina
stava scomparendo. Martin odiava la sensazione labbra-di-
gomma che provocava, ma anche quell'intermezzo di dolore/
non dolore era preoccupante.
Julia riscald la zuppa, mise una patata nel microonde,
prepar la tavola, girando silenziosamente per la cucina di
Martin assorta nei suoi pensieri: pens a Robert e Valentina
al piano di sotto con Elspeth; ricord le mani guantate
di Sebastian che stringevano le pinze per estrarre il dente;
e infine l'espressione terrorizzata di Martin mentre apriva
la bocca su richiesta di Sebastian, e come il panico fosse
svanito quando Martin teneva gli occhi fissi sulle sue labbra
mentre contava per lui. "Numeri... Perch i numeri?
Che conforto c' nel contare?" Si gir a guardare Martin.
Era afflosciato sulla sedia, con la testa inclinata e gli occhi
fissi nel vuoto. "Sembra triste. O forse  la sua solita espressione
quando non fa qualcos'altro con la faccia."
Julia serv in tavola. Era inutile preoccuparsi che Valentina
si aspettasse di cenare con lei; c'era Robert a tenerle compagnia.
Martin mangi con cautela, cercando di non morsicarsi.
Dopo cena, Julia gli diede le sue pillole e Martin le
ingoi facendole il suo sorriso sbilenco. Grazie, infermiera.
Non c' di che disse lei, e cominci a sparecchiare.
Quando lo guard un momento dopo, era ricaduto nella
sua espressione triste. Che c' che non va, Martin?
Oh, lo so che  una stupidaggine, ma sono preoccupato
perch non posso fumare. So che dovrei smettere, ma questo
non mi sembra il momento adatto... voglio dire, ho sempre
intenzione di smettere, solo che non avevo progettato di farlo
proprio oggi.
Julia sorrise. Quando nostro pap si  fatto togliere il
dente del giudizio non poteva fumare, cos la mamma fumava
per lui.
Non capisco come...
Julia fece schioccare le dita. Dove sono le tue sigarette?
In camera da letto.
Julia torn con il pacchetto azzurro e l'accendino, accost
la sedia a quella di Martin e accese una sigaretta. Okay, guarda
come si fa... disse tirando una boccata, badando a non
inalare. Martin apr la bocca e Julia gli soffi dentro il fumo.
Capito? disse. Martin annu e il fumo gli usc dalle narici.
Capito.
Julia mise una mano sulla spalla di Martin. Si appoggiarono
l'uno all'altra. Julia gir la testa e si port la sigaretta
alle labbra; la punta brill. Martin aveva gli occhi semichiusi, la bocca semiaperta. Julia inclin la faccia, e quando
fu a pochi centimetri di distanza soffi fuori il fumo molto
lentamente; il suono che fece Martin mentre inalava le ricord
i lunghi rantoli asmatici di Valentina. Martin espir,
poi si mise a ridere.
Che c'? chiese Julia.
Sono un vero disastro, eh? Non posso nemmeno fumare
senza un aiuto.
Non essere sciocco disse Julia. Gli accarezz la mascella.
Guance di scoiattolo. Martin sollev le sopracciglia.
Julia tir un'altra boccata di sigaretta. Lui si sporse ansioso
verso di lei.
Quando Robert scese al piano di sotto, trov la porta di casa
delle gemelle socchiusa. Buss ed entr. C'era una finestra
aperta da qualche parte nell'appartamento e una corrente
umida e fredda si era insinuata nel corridoio. Valentina
era seduta sul divano del soggiorno, circondata da fogli di
carta. La tavoletta Ouija e il puntatore di plastica erano sul
tavolino da t. La luce serale illuminava tutto di una sfumatura
dorata: il rosa sbiadito e il rosso chiaro del velluto
erano ravvivati, il vestito verde pallido di Valentina si allargava
intorno a lei come una foglia di ninfea, i suoi capelli,
elettrizzati, le circondavano il viso; tutto si fondeva nella
luce dorata cos da apparire a Robert come un dipinto, una
superficie ininterrotta. Valentina era seduta a un'estremit
del divano, con un piede ripiegato sotto il corpo. Guardava
l'altra estremit del divano come se qualcuno fosse seduto
l con lei. Robert si ferm sulla soglia e cerc, desider
e sper di vedere quest'altra persona. Ma non ci riusc.
Valentina si gir verso di lui. Robert non si era accorto di
quanto apparisse stanca; aveva gli occhi arrossati e profonde
occhiaie scure. Riesci a vederla? gli chiese.
No disse lui. Dimmi... che aspetto ha?
Valentina sorrise. Si  cambiata quando sei entrato...
Scosse lievemente la testa. Perch non dovrei dirglielo?
Comunque, indossa un abito azzurro di seta.  stretto in
vita e ha la gonna svasata; i capelli sono corti e appena arricciati
e fanno sembrare i suoi occhi enormi;  incredibilmente
pallida eccetto le mani e i contorni delle orecchie...
ha un rossetto scuro. Cos'altro devo dirgli?
Puoi sentirla?
No, mi indica le cose...
Robert si abbass fino a sedersi sul pavimento ai bordi
dei fogli sparpagliati. Appoggi i gomiti sul tavolino da t.
Da quella posizione che gli concedeva una visuale pi ampia
gli parve di scorgere un lieve movimento nell'aria nel
punto in cui doveva trovarsi Elspeth: forse era come guardare
attraverso un vetro perfettamente trasparente; forse era
come cercare di vedere la musica. Scosse la testa. Vorrei
tanto vederla, ma non posso.
Il puntatore cominci a muoversi, Valentina scrisse il
messaggio, forse presto.
S disse Robert, sollevato di essere rientrato nelle grazie
di Elspeth. Diede un'occhiata ai fogli sul pavimento.
Di cosa avete parlato?
Storie di famiglia disse Valentina. Elspeth mi stava
raccontando di quando lei e la mamma erano piccole, e abitavano
nella casa di Pilgrim's Lane.
Ma non vi ha gi raccontato tutto vostra madre?
No, non molto. La mamma ci ha raccontato un sacco di
storie su Cheltenham. Tipo, sai, tutte quelle strane gerarchie
sociali e le noiose divise scolastiche. Julia dice sempre che
sarebbero dovute andare alla Hogwarts invece.
A NOI PIACEVA PI DI CASA NOSTRA
Perch, Elspeth? chiese Valentina. Ma Elspeth non
scese in particolari. Valentina la vide guardare Robert.
Elspeth si era piegata leggermente all'indietro in modo che
lei e Robert sembravano guardarsi negli occhi. Poi Robert
si rivolse a Valentina e disse: I vostri nonni erano di una
severit spaventosa, tanto che a quanto pare il collegio era
un sollievo. Elspeth soleva parlare delle recite scolastiche e
di come a loro due piacesse fare degli scherzi alle altre allieve...
scherzi da gemelle, per intenderci.
Valentina chiese a Elspeth: Tu e mamma vi vestivate
uguali?.
A SCUOLA TUTTE SI VESTIVANO UGUALI. ALTRIMENTI NO SOLO
quando eravamo piccole. Valentina trov sconcertante
che Elspeth fosse cos concentrata solo su Robert; da quando
era entrato nella stanza, non gli aveva staccato gli occhi
di dosso. " cos abituata a essere invisibile, che dimentica
che io posso vederla."
Ogni pomeriggio, ormai da parecchi giorni di fila, ogni
volta che Julia era da qualche altra parte, Valentina e Elspeth
erano state insieme, a conversare a singhiozzo con una serie
di domande e risposte. Valentina era sbalordita da quanto
le storie di Elspeth fossero diverse da quelle che aveva raccontato
loro Edie. Nell'infanzia di Elspeth gli eventi tendevano
a prendere una brutta piega: un picnic sulle sponde
di un lago si era concluso con l'annegamento di una compagna
di scuola; lei e Edie avevano cercato di fare amicizia
con un ragazzo della porta accanto che in seguito fu ricoverato
in un manicomio. In ogni racconto, Elspeth e Edie
erano una squadra; non c'era traccia di discordia, nessun
presagio di una rottura; erano sempre insieme, pi intelligenti
e pi rapide dei loro molti avversari. Quei racconti
suscitarono il rimpianto di Valentina per Julia; non la Julia
di adesso, prepotente e asfissiante, ma la Julia dell'infanzia,
la protettrice di Valentina, il suo alter ego. La suspense
di ogni storia era intensificata dai movimenti laboriosi del
puntatore. Per pura necessit, i racconti di Elspeth erano
miracoli di compressione. Ricordarono a Valentina le targhe
bianco-azzurre a Postman's Park.
Robert prese alcuni fogli di carta. Posso? Valentina
guard Elspeth, che si strinse nelle spalle. LE hai gi sentite,
compit il puntatore.
Valentina aveva aggiunto un po' di punteggiatura, avevamo
NOVE ANNI. UN GIORNO TORNANDO A CASA VEDEMMO UN
CARTELLO CHE DICEVA "CUCCIOLI IN VENDITA" DAVANTI A UN
NEGOZIO. ECCITATISSIME, ENTRAMMO E PARLAMMO CON IL VECCHIO
DIETRO IL BANCONE. ERA UN TABACCAIO. CI PORT FUORI
DAL NEGOZIO IN UN CAPANNO NEL CORTILE. C'ERANO CUCCIOLI
DI BEAGLE. GIOCAMMO A LUNGO CON I CUCCIOLI. POI VOLEVAMO
ANDARE VIA E SCOPRIMMO CHE CI AVEVA CHIUSE NEL CAPANNO.
La pagina finiva l. Robert ricord che Elspeth glielo aveva
raccontato, anni prima: stavano camminando in Pond
Street, dove un tempo c'era un tabaccaio. Valentina trov
la pagina successiva e gliela porse, gridammo ma non venne
NESSUNO. LA MAMMA DEI CUCCIOLI ABBAIAVA CON NOI. FECE
BUIO. L'UOMO APR LA PORTA. GLI SALTAMMO ADDOSSO, LO BUTTAMMO
A TERRA E SCAPPAMMO A CASA.
"Sembra una favola" pens Valentina. "Quanto ci sar di
vero?" Valentina si era divertita con quella storia, ma adesso
si sent apprensiva.
Elspeth ricord il capanno freddo e orribile, l'ansia dei
cuccioli quando lei e Edie si erano messe a gridare. "Perch
le sto raccontando questa storia?  stanca e l'ho turbata."
Elspeth form le parole raccontaci una storia v e sorrise
pi dolcemente che poteva.
Chi, io? La mente di Valentina si blocc. "Sono cos stanca."
Voleva che Robert se ne andasse, cos lei e Elspeth potevano
riprendere le loro confidenze. Oppure voleva scendere
al pianoterra con Robert, e farsi baciare e nascondersi
da Elspeth. "Oppure potrei scappare via e lasciarli soli."
Che sta facendo Julia? chiese a Robert.
Sta curando Martin, suppongo disse Robert e le raccont
del mal di denti di Martin e del valoroso intervento
odontoiatrico di Sebastian. Valentina prov una fitta di gelosia;
Julia stava coprendo di attenzioni qualcun altro. Poi
pens: "No, non m'importa. Davvero". Si gir di lato, la
spalla contro il dorso del divano e la testa ciondoloni. Robert
disse: Hai mangiato qualcosa?.
No. Valentina ricord di aver fatto colazione, ma sembrava
passato un secolo. Non abbiamo fatto la spesa. Alz lo
sguardo su di lui. I suoi occhi erano enormi, la faccia sciupata.
Sembri un po' affamata disse Robert. "Morta di fame,
piuttosto. Da quanto tempo sei seduta qui?" Si alz in piedi.
Elspeth, credo che Valentina abbia bisogno di mangiare
qualcosa. Le tese le mani. Valentina le prese e lui la tir
su dal divano. Valentina ebbe un capogiro.
Elspeth li guard andar via. Sulla porta, Valentina si gir
per dire: Torno subito, Elspeth. Devo solo mangiare qualcosa.
La porta si chiuse dietro di loro.
Elspeth lasci il divano e and alla finestra aperta. Attese.
Dopo un po' Robert e Valentina s'incamminarono sul
sentiero e scomparvero attraverso il cancello. "Avrei dovuto
stare pi attenta" si disse Elspeth. " cos abituata a essere
accudita." La luce stava svanendo. "Dovrei essere contenta
per loro." Elspeth guard il cielo scurire. Si accesero
i lampioni. " stata una bella giornata, per. Quasi come
ai vecchi tempi."
Era gi buio quando Julia entr in casa. Attravers l'appartamento
accendendo le luci, gridando: Topolino?. Quando
arriv in soggiorno, accese la lampada a stelo accanto al
piano e chiuse la finestra. Raccolse le carte e le sfogli, fermandosi
a leggere. Elspeth la osserv, pensierosa. "Strano
vedere la mia conversazione scritta parola per parola. 
come se potesse sentirla chiunque, come se intercettassero
le mie telefonate. Ma in fondo, perch no? Perch parlare
con Valentina e non con Julia? Non devo fare favoritismi."
Julia alz gli occhi come se avesse percepito lo scrutinio
di Elspeth. Elspeth, dov' Valentina?
Elspeth si chin sulla tavoletta Ouija. A cena con r,
compit.
Julia si sedette sul divano, sconsolata.
COME VA IL DENTE DI MARTIN
Julia s'illumin. Sta molto meglio, voleva andare a dormire,
cos sono scesa.
TU TI PRENDI CURA DI TUTTI
Ci provo. Julia scosse la testa. Penso che Valentina mi
odi per questo.
LA GRATITUDINE  NOIOSA
Credo non ci sia nessun pericolo che lei mi sia grata.
 solo cos che vanno le cose: Valentina si ammala e io mi
prendo cura di lei.
SE LA LASCI ANDARE TI VORR PI BENE
Lo so. Ma non posso.
Elspeth rimase turbata nel vedere gli occhi di Julia riempirsi
di lacrime. Sedettero insieme in un silenzio immobile.
Dopo qualche minuto, Julia lasci la stanza. Elspeth la
sent soffiarsi il naso. Quando torn, Julia le chiese: Perch
c' scritto "trauma cerebrale" su questa pagina?. Gir
i fogli in modo che Elspeth potesse vederli.
MI HA CHIESTO COME  MORTO NOSTRO PADRE
Oh. Noi non lo abbiamo mai conosciuto, vero?
NO SOLO VOSTRA NONNA
Ma noi non ce la ricordiamo.
 MORTA QUANDO ERAVATE PICCOLE
Com'erano i nonni? La mamma non ne parla mai.
LUI ERA DIFFICILE LEI REMISSIVA
Julia esit. Tracci alcune spirali sulla carta mentre pensava
alla prossima domanda. Guardandola, Elspeth pens: " sorprendente;
c' un gene anche per gli scarabocchi a spirale?".
Elspeth, cos' successo fra te e la mamma?
SEGRETO
Ma dai, Elspeth...
SCUSA NON POSSO BUONANOTTE
Elspeth?
Ma Elspeth se n'era andata. Julia si strinse nelle spalle e
and a letto, sentendosi frustrata ma eccitata. Quando Valentina
torn a casa Julia dormiva gi, e sognava numeri e denti.
Martin era a letto con il telefono incollato alla guancia non
gonfia, e ascoltava il segnale al buio. Marijke rispose al settimo
squillo e Martin si sent gratificato.
Martin?
Ciao, amore mio. Vuoi sentire la mia storia pluridentata?
Dio, ero cos preoccupata. Sembra che tu abbia la bocca
piena di gomme da masticare.
No, ma credo che la mia guancia si sia ottuplicata. Non
indovineresti mai chi ha portato Robert per estrarmi il
dente...
Marijke si rilass nel suo letto e ascolt. "Chiss com'era
spaventato; avrei dovuto essere l con lui. Ma tu pensa, Robert
che conosce un becchino dentista.Ciascuno dei due
s'appassion al suono della voce dell'altro. Giacquero al
buio insieme, in citt distanti, ciascuno pensando: "Stavolta
siamo stati fortunati". E si premettero il telefono contro
l'orecchio, ed entrambi si chiesero per quanto tempo ancora
poteva durare quella separazione.

 Randagi.

Ci sono diversi modi di reagire al fatto di essersi persi. Uno
 il panico, e di solito questa era la prima reazione di Valentina.
Un altro  abbandonarsi allo smarrimento, e approfittare
del fatto di aver sbagliato strada per cambiare la propria
esperienza del mondo. Julia adorava questa sensazione
e cominci a corteggiarla. Londra era il posto perfetto per
smarrirsi. Le strade curve cambiavano nome ogni pochi isolati,
convergevano e divergevano, finivano bruscamente in
slarghi senza sbocco, si aprivano in grandi piazze. Julia cominci
a fare un gioco che comportava prendere il metr
e scendere a caso in stazioni dai nomi interessanti: Tooting
Broadway, Ruislip Gardens, Pudding Mill Lane. Di solito
la realt di superficie la deludeva. I nomi sulla mappa del
metr evocavano un paesaggio urbano da Mamma Oca, accogliente
e minuscolo. I luoghi reali tendevano allo squallore:
takeaway di pollo fritto, rivendite di alcolici, ricevitorie
Ladbrokes per le scommesse, tutti ammassati a casaccio.
La mappa di Londra nella mente di Julia inizi a riempirsi
di stranezze: gli elefanti e altri esotici animali da fatica
dell'Albert Memorial; il negozio di Bloomsbury che vendeva
solo spade e bastoni da passeggio; il ristorante nella
cripta della chiesa di St Mary-le-Bow. And all'Hunterian
Museum e trascorse un pomeriggio a guardare vasi appannati
pieni di organi, un'esposizione di sostanze antisettiche
e lo scheletro di un dodo.
Tornava a casa ogni giorno con la mente piena di vedute
di Londra, brandelli di conversazione, idee per le avventure
del giorno dopo. Quando entrava nell'appartamento, trovava
invariabilmente Valentina seduta sul divano in mezzo
a fogli sparsi, intenta a osservare il puntatore che si spostava
sulla tavoletta Ouija. Allora raccontava a Valentina e a
Elspeth la sua giornata. Valentina le confidava alcune delle
storie di Elspeth. Fu per entrambe una gradevole sorpresa
scoprire che trascorrere le giornate separate l'una dall'altra
dava loro qualcosa di cui parlare a cena, anche se spesso arrivava
Robert e si portava via Valentina proprio quando Julia
sperava di trascorrere l'intera serata in sua compagnia.
Ogni mattina, Julia pregava la gemella di uscire con lei.
Valentina si lasciava quasi convincere, ma poi trovava una
scusa per restare a casa. Vai tu diceva alla gemella. Non
 che sia proprio malata, ma mi sento stanca. E in effetti
aveva l'aria stanca. Ogni giorno sembrava che un pizzico
di vitalit l'abbandonasse. Hai bisogno di un po' di sole,
Topolino le disse Julia pi di una volta. Domani rispondeva
sempre Valentina.
Martin era davanti alla sua porta d'ingresso. Allung una
mano guantata e la pos sulla maniglia. Il cuore gli batteva
forte e lui rimase immobile, cercando di calmarsi. "Sei stato
migliaia di volte sul pianerottolo.  un posto sicuro. Non
ti  mai successo niente di brutto l. Non c' nessuno, non
c' niente eccetto una catasta di giornali vecchi." Respir a
fondo, espir lentamente e apr la porta.
Era tardo pomeriggio e la luce del sole inondava le scale.
Un pulviscolo radioso galleggiava nell'aria immobile. Martin
strizz gli occhi. "Visto? Non c' nessun pericolo." Controll
la soglia, i giornali, il pavimento. Immagin di fare
un passo avanti, di posare il piede sul tappeto, di uscire dal
suo appartamento dopo pi di un anno.
"Coraggio.  solo un pianerottolo. Robert e Julia ci stanno
sempre. Marijke ci stava. Marijke vuole che tu esca di casa.
Sei un essere razionale; sai benissimo che non c' nessun
pericolo. Se riesci a uscire di casa, potrai vedere Marijke."
Martin si rivide bambino, in piedi per la prima volta su un
trampolino altissimo, terrorizzato. Gli altri bambini della
classe lo avevano deriso quando si era girato ed era sceso
dalla scaletta. "Qui non c' nessuno. Non lo sapr nessuno
se non ce la fai. Ma se ci riesci potrai dirlo a Julia." Cerc di
immaginare la faccia di Julia, e invece ricord le sue labbra
che contavano mentre gli veniva estratto il dente.
Stava sudando, e tir fuori il fazzoletto per tamponarsi la
fronte. "Coraggio, supera la soglia." Respirare stava diventando
difficile. Martin chiuse gli occhi. "Questo  semplicemente
idiota." Cominci a tremare. Fece un passo indietro
e chiuse la porta, ansimando.
"Domani. Ci riprover domani."
 
Nove vite.

Valentina e Elspeth stavano facendo un gioco con il Gattino
della Morte. Funzionava cos: Valentina era seduta sul pavimento
del corridoio, di fronte alla porta d'ingresso dell'appartamento.
Aveva un secchiello pieno di palline da ping-
pong che aveva trovato nella dispensa. (Perch? aveva
chiesto a Elspeth, ma lei aveva risposto con un'alzata di
spalle.) Elspeth era in piedi all'altra estremit del corridoio.
Kitten, come al solito, non aveva nessun sentore della presenza
di Elspeth, cos quando Valentina faceva rotolare una
pallina sul pavimento la gattina la rincorreva fiduciosa, solo
per vedersela sfuggire all'ultimo minuto, dirottata in una
direzione inattesa dal fantasma invisibile di Elspeth. Ben
presto la gattina era sovreccitata, si avventava sulle palline
bianche che sembravano avere idee tutte loro su dove andare,
palle che potevano sollevarsi in aria o semplicemente
cambiare direzione. Elspeth si lasci attraversare dalla
gattina, godendosi la sensazione di pelo che sfrecciava attraverso
la sua pelle e le sue ossa fantasma. Si sdrai sul
pavimento e lasci che le palline rotolassero attraverso di
lei, con Kitten che sterzava rincorrendole. Valentina la vide
tendere le mani mentre Kitten si avvicinava, come se volesse
afferrarla. Elspeth aveva dimenticato di essere incorporea.
La gatta le sfrecci tra le mani e lei sent qualcosa di liscio
e scivoloso arricciarsi intorno al suo mignolo; sent le
mani riempirsi di qualcosa di solido e lott per trattenerlo,
come se avesse preso un pesce. La cosa si dimen e cerc
di mordere. Elspeth teneva in mano Kitten.
Ma nello stesso istante Valentina vide Kitten crollare sul
pavimento e giacere immobile. Quando accorse, la gattina
era morta.
Elspeth! Valentina si butt sul pavimento, afferr il corpo
inerte di Kitten. Cosa hai fatto? Mettila gi!
Elspeth stava ancora stringendo la gattina, che si dimenava
cercando di graffiarla. Valentina non poteva vedere il fantasma
di Kitten, ma vedeva Elspeth che lottava con qualcosa.
Rimettila gi! Subito!
Elspeth prese la gattina agitata e la ficc nel suo corpo inerte
meglio che poteva. Era come infilare una trota viva in una
calza di seta: la gattina tra le mani di Elspeth era esagitata
e terrorizzata, e quella tra le mani di Valentina era inerte e
delicata. Elspeth temeva di danneggiare Kitten cercando di
infilarla nel suo corpo. Poi si rese conto che Kitten era morta,
e avrebbe continuato a esserlo se lei non fosse stata risoluta.
Decise di lavorare sulla testa e lasciare che il resto le
andasse dietro. Era come usare una vecchia fotocamera a
telemetro, cercando di allineare due immagini per sovrapporle
in una sola.
Elspeth fece segno a Valentina di posare il corpo di Kit-
ten sul pavimento. Scopr che il fantasma di Kitten era reale
nelle sue mani; di qualunque cosa fosse fatta, la gattina era
simile allo spettro di Elspeth, e la cosa aveva senso per lei,
fisicamente. Da quando Elspeth era morta, la gattina era la
prima cosa che sembrava esistere insieme a lei, non in un
altro mondo. "Mi sento cos sola" pens mentre cercava di
spingere Kitten nel suo corpo senza vita. "Vorrei tanto poterla
tenere con me."
La gattina smise di lottare e parve capire quello che lei
stava cercando di fare. Con piccoli movimenti delle dita,
simili a pizzichi, Elspeth cerc di sigillare la gattina nel
suo corpo; era la stessa cosa che faceva sua madre, ricord,
quando pizzicava la crosta del pasticcio tutt'intorno al
bordo. All'improvviso, il fantasma di Kitten scomparve. Si
riassorb nel corpo. Il piccolo cadavere di gatto si contorse...
Kitten si rizz sulle zampe, vacill, poi si riprese. Si
guard intorno, come un bambino sorpreso a rubare le caramelle,
e poi cominci a lisciarsi il pelo.
Sedute sul pavimento, Elspeth e Valentina guardarono
Kitten, e poi si scambiarono un'occhiata. Valentina usc dalla
stanza. Torn con la tavoletta Ouija e il puntatore.
Cos' successo? chiese a Elspeth.
SI  IMPIGLIATA ED  USCITA
Cosa si  impigliato?
LA SUA ANIMA
E in che cosa  rimasta impigliata?
Elspeth inarc il mignolo come una signora che beve il t.
Valentina ci pens su. Potresti rifarlo?
PREFERIREI DI NO
Capisco, ma se volessi, credi che potresti farlo di proposito?
SPERO DI NO
S, ma Elspeth...
Elspeth si alz; o meglio, si ritrov a uscire dalla stanza
senza alcun movimento intermedio per alzarsi. Quando Valentina
la segu in cucina, Elspeth svan. La gattina miagol
e si strusci contro la gamba di Valentina.
Non sembri ridotta male, tutto sommato. Vuoi la tua
cena? Valentina apr una scatoletta, rovesci il cibo per gatti
sul piattino e lo mise al solito posto sul pavimento. Kitten
aveva aspettato in religioso silenzio, come un membro
di un culto del cargo, e si butt sul cibo ingozzandosi con il
solito entusiasmo. Valentina sedette sul pavimento a guardarla
mangiare.
Elspeth era in piedi in mezzo alla cucina, invisibile, e osservava
Valentina che guardava Kitten. "A cosa stai pensando,
Valentina?"
Valentina stava pensando ai miracoli. Kitten sembrava
assolutamente normale, mentre mangiava la sua cena: era
questo il miracolo. "Non ci crederesti mai che dieci minuti
fa eri morta. A quanto pare non te ne sei nemmeno accorta.
Ti ha fatto male, Kitten?  stato difficile tornare nel tuo
corpo? Hai avuto paura?"
Sent aprirsi la porta d'ingresso; Julia era tornata. Topolino?
Dove sei? "Non dire niente a Julia" pens Elspeth.
Si vergognava di aver ucciso la gattina, anche se era stata
solo una morte temporanea.
In cucina grid Valentina.
Julia entr carica di sacchetti del supermercato, li lasci
cadere sul bancone e cominci a svuotarli. Allora, com'
andata?
Al solito. E tu?
Julia si lanci in una lunga storia noiosa su una donna
in coda davanti alle casse del supermercato, una vecchietta
minuscola che sembrava nutrirsi esclusivamente di cappelli
di fata e t Lipton.
Che schifo disse Valentina cercando di ricordare cosa
fossero i cappelli di fata.
Pasticcini, tipo plum-cake disse Julia.
Ah, be'. Allora non  cos tremendo. Si alz dal pavimento
e diede una mano a riporre la spesa. Le gemelle lavoravano
in un silenzio quasi armonioso. Kitten aveva finito
la sua cena e se n'era andata. Elspeth era in piedi in
un angolo, fuori dalla portata delle gemelle, e se ne stava l
a pensare, a braccia conserte. " stato straordinario.  stato...
come un segnale, un suggerimento... ma per cosa?"
Avrebbe dovuto rifletterci. Lasci le gemelle in cucina e trov
Kitten che si stava preparando a fare un pisolino in una
chiazza di sole sul divano. Elspeth si raggomitol accanto
a lei e vide le sue palpebre abbassarsi, il respiro rallentare.
Era una gradevole visione di tranquilla normalit, decisamente
inconciliabile con la sua agitazione. Valentina entr
nella stanza e sussurr: Elspeth?, ma Elspeth non rispose
n si pales. Valentina and a cercarla in tutte le stanze
come se stessero giocando a nascondino. Elspeth la segu,
un'ombra invisibile.

 Febbre di primavera.

Robert sedeva alla sua scrivania in un delizioso pomeriggio
di maggio, cercando di costringersi a scrivere. Stava lavorando
alla sezione della tesi dedicata a Mrs Henry (Ellen)
Wood, la romanziera. Trovava Mrs Wood incredibilmente
noiosa. Aveva sbadigliato sulle pagine di East Lynne, studiato
diligentemente i dettagli della vita dell'autrice, e si
scopriva del tutto incapace di provare il bench minimo interesse
per lei.
Quando faceva le visite guidate, saltava sempre Mrs Wood.
La signora cadeva tra George Wombwell e Adam Worth,
non solo in ordine alfabetico, ma anche in ordine geografico,
e a Robert sembrava indegna della loro singolare, quasi
ardita compagnia. Sedeva mordicchiando la penna, mentre
cercava di decidere se poteva ometterla dalla tesi. Forse no.
Poteva cercare di sfruttare al massimo la sua morte, ma anche
quella era cos banale: era morta di bronchite. "Accidenti
a lei!"
Fu un sollievo quando arriv Valentina a interromperlo.
Usciamo gli disse.  primavera.
Una volta fuori, i loro passi si diressero inevitabilmente
verso il cimitero. Mentre scendevano lungo Swain's
Lane udirono un solitario suonatore di tuba che si esercitava
con le scale in Waterlow Park. Le note avevano un
suono elegiaco. Swain's Lane, ombreggiata da alti muri su
entrambi i lati, persisteva nel suo crepuscolo permanente
anche adesso che il cielo sopra di loro era azzurro e limpido.
Valentina pens: "Sembriamo un piccolo corteo funebre
di due persone". Fu contenta quando arrivarono ai
cancelli del cimitero e si fermarono al sole, in attesa di essere
ammessi all'interno.
Nigel apr il cancello. Non ti aspettavamo oggi.
No disse Robert. Ma  una giornata cos radiosa che
abbiamo pensato di venire a cogliere fiori selvatici.
Jessica usc dall'ufficio e disse: Se andate a fare un giro,
prendete dei rastrelli. E non mettetevi a limonare, per favore.
Ci mancherebbe altro! Robert si arm di walkie-talkie
e rastrelli, ne diede uno a Valentina, e prese anche un sacco
della spazzatura. Attraversarono il cortile e salirono nel cimitero.
Scusa disse Robert, mentre imboccavano il Dickens
Path, non intendevo farti lavorare.
Va benissimo disse Valentina.  cos raro che io riesca
a rendermi utile. Non mi dispiace rastrellare. Da dove vengono
tutte queste bottiglie vuote?
Penso che la gente le lanci da dietro il muro disse Robert.
Rastrellarono per un po' in silenzio, sgombrando il viale e
raccogliendo un sacco enorme di cartacce, involucri di fastfood
e bicchieri di plastica. Valentina si divertiva a rastrellare.
Non lo aveva mai fatto. Si chiese quale altro tipo di lavoro
sarebbe potuto piacerle. "Mettere la merce nei sacchetti?
Fare telemarketing? Chiss? Forse potrei provare un sacco
di lavori diversi ognuno per qualche settimana." Si stava
immaginando a ritirare i cappotti al British Museum quando
Robert le fece segno di raggiungerlo.
Guarda sussurr. Valentina guard e vide due piccole
volpi che dormivano una accanto all'altra su un mucchio
di foglie morte. Robert si mise dietro di lei e la circond con
le braccia. Valentina s'irrigid. Robert la lasci andare. S'incamminarono
sul sentiero per lasciar dormire le volpi e ripresero
a rastrellare.
Dopo un po' Valentina disse: Cosa intendeva Jessica
con "limonare"?.
Penso sia una parola americana. Jessica e James hanno
imparato un sacco di slang americano durante la guerra.
S, ma cosa intendeva dire?
Bah... pu significare gingillarsi, fare gli scemi. Fare gli
scemi nel senso di pomiciare.
Valentina arross. Ma Jessica pensava...?
Sai com'. Sono sicuro che non avevamo esattamente
l'aria di due che intendevano passare il pomeriggio a raccogliere
spazzatura. Guard dentro il sacco di plastica.
Credo che possiamo smettere, adesso. Facciamo una
passeggiata... i rastrelli li lasciamo qui, verremo a
recuperarli al ritorno. La prese per mano e la guid verso il
Meadow, uno spazio aperto, chiazzato dal sole e pieno di tombe
ben curate.
Valentina disse:  bello essere fuori al sole. Mi sembra che
il tempo sia sempre stato grigio da quando siamo arrivate.
Non credo proprio.
Gi... forse  solo un'impressione.  come se il grigio si
infiltrasse nelle case, non so...
Mmm. Robert era un po' depresso. "Non puoi convincerla
ad amare Londra. O ad amare te, se  solo per questo."
Continuarono a camminare. Molte tombe avevano fiori appena
piantati, ciascuna un piccolo, folto giardino.
Valentina disse Robert. Dimmi una cosa. Come mai,
ogni volta che ti tocco, ti ritrai?
Ma cosa dici? rispose lei. Non  vero.
Non sempre. Ma lo hai appena fatto, quando guardavamo
le volpi.
Pu darsi. Lasciarono il Meadow e ripresero il sentiero.
Valentina disse:  solo che sembrava un po' fuori luogo...
irriverente, insomma.
Perch eravamo nel cimitero? chiese Robert. Ma, non
so... Quando sar morto voglio che la gente faccia l'amore
sulla mia tomba regolarmente. Mi ricorder tempi pi
felici.
Ma tu lo faresti sulla tomba di qualcun altro? Su quella
di Elspeth?
No... a meno che non si trattasse di Elspeth. Comunque
possa funzionare. Forse se fossimo morti entrambi disse.
Chiss se i morti fanno sesso?
Forse dipende da dove sono finiti, se in paradiso o
all'inferno.
Valentina rise. Questo per non risponde alla mia domanda.
Robert le diede un pizzicotto sul sedere e lei strill. Tutto
il sesso pi noioso tipo La gioia del sesso all'inferno, e tutto il
buon sesso piccante in paradiso, che ne dici? disse Robert.
Sembra tutto al contrario, non credi?
Ecco che salta fuori il vostro puritanesimo americano;
perch il paradiso non dovrebbe consistere in tutti i pi
grandi piaceri della vita? Mangiare, bere, fare l'amore: se 
peccato, perch dovremmo farlo per riprodurci e preservare
la specie? No, io penso che il paradiso consista in baccanali
ininterrotti, mentre gi all'inferno si preoccuperanno
solo di malattie veneree e di eiaculazione precoce. Comunque
continu Robert con un'occhiata maliziosa al bel profilo
di Valentina se non stai attenta finirai in una zona speciale,
tutta cintata, dove tengono le vergini.
In paradiso o all'inferno?
Robert scosse la testa. Non ne sono sicuro. Se fossi in te
non correrei il rischio.
Sar meglio che mi dia da fare, allora.
Lo spero proprio. Robert si ferm sul sentiero. Erano
vicini alla piccola svolta che portava dai Rossetti. Valentina
si ferm dopo qualche passo, quando si accorse che Robert
non stava camminando con lei. Sostenne il suo sguardo per
un momento poi abbass gli occhi, confusa.
Non vorrai dire... qui? La voce di Valentina era quasi
un sussurro.
No disse Robert. Come hai detto prima, sarebbe irriverente.
E immagino che Jessica mi farebbe arrestare se mai
lo scoprisse. Dio, non sopporta nemmeno che i visitatori si
presentino in shorts.
Credo che ti licenzierebbe e basta.
Sarebbe anche peggio. Che fine farei? Dovrei trovarmi
un vero lavoro. Riprese a camminare, e Valentina prosegu
al suo fianco. Valentina, ti piace quando ti parlo cos?
Lei non rispose.
Insomma, mi provochi e poi sembri arrabbiata. Io non
ci sono abituato... nessuno si  mai comportato cos con
me... almeno non da quando ero alle superiori. Credo che
il problema sia la differenza di et. Sospir. Anche se
devo dire che la maggior parte delle ragazze che conoscevo
a quell'epoca non vedevano l'ora di farsi sbattere. Era
un'epoca gloriosa.
Valentina scosse la testa. Il problema non  farsi sbattere.
Esit, sia per l'espressione poco familiare sia per quello che stava cercando di dire. Il problema  Julia.
Robert le lanci un'occhiata di pura sorpresa. Non capisco.
Cosa c'entra questo con Julia?
Abbiamo sempre fatto tutto insieme. Tutte le cose importanti...
Ma se non fai che dirmi quanto vorresti poter fare le cose
per conto tuo.
Scusami disse Valentina. Ho solo paura.
Okay. Questo  comprensibile.
No,  stupido disse Valentina. Vorrei poterla lasciare.
Ma non sei sposata con lei! Puoi fare quello che vuoi.
Tu non capisci.
No, non capisco. Camminarono in silenzio e infine Robert
disse: Aspetta... devo recuperare i rastrelli. Torn indietro
di corsa lasciando Valentina sul sentiero in una chiazza
di luce. "Se fossi Elspeth preferirei essere qui che intrappolata
nell'appartamento." Robert riapparve, con rastrelli e
sacco di plastica. Valentina lo guard trotterellare verso di
lei. "Lo amo? Penso di s. Allora perch non...?" Ma era impossibile.
Sospir. "Devo allontanarmi da Julia." Robert rallent
mentre le si avvicinava. Prendiamo un t in ufficio?
Certo disse Valentina, e tornarono insieme alle cappelle,
non sapendo bene cosa pensare l'uno dell'altra.
Julia voleva godersi quel tempo magnifico, ma non aveva
voglia di uscire da sola e Valentina se l'era svignata da qualche
parte insieme a Robert. Cos si trascin di sopra, decisa
a infliggere il suo cattivo umore al povero Martin.
Salve, mia cara disse lui, quando Julia si present nel
suo studio buio e saturo d'aria viziata. Dammi solo un paio
di minuti, ho quasi finito. Perch non prepari un t?
Julia marci in cucina e inizi a fare il t. Di solito le piaceva
preparare tazze e piattini, far bollire l'acqua, tutte le
tranquille operazioni che sfociavano nel t, ma oggi non
aveva pazienza. Prepar il vassoio di malavoglia e lo port
nello studio di Martin.
Grazie, Julia. Mettiamolo qui sulla scrivania, e prenditi
una sedia. Ecco, cos  proprio carino.
Julia si lasci cadere sulla sedia. Ma non ti stanchi mai
di startene seduto qui al buio?
No disse lui amabilmente.
Perch hai tappezzato le finestre di giornali?
Ce l'ha raccomandato il nostro arredatore. Martin sorrise.
S, certo.
Martin vers il t. Lei sembra un po' scocciata, Miss
Poole.
Oh... Valentina  fuori da qualche parte con Robert.
Martin le porse la tazza. E perch  un problema?
Be', Valentina si vede con lui.
Martin inarc le sopracciglia. Ah, s? Interessante. Mi
sembra un po' vecchiotto per una ragazza della sua et.
Se tu non fossi sposato, usciresti con me? chiese Julia.
Martin rimase cos sconcertato dalla domanda che non
rispose.
Julia disse: Immagino sia un no, vero?.
Julia...
Lei pos la tazza, e si sporse a baciarlo. Dopo che lo ebbe
fatto, Martin rimase immobile, profondamente confuso.
Non dovresti farlo le disse. Sono un uomo sposato.
Julia si alz e gir intorno a una delle pile pi basse di scatoloni.
Marijke  ad Amsterdam.
Ci non toglie che io sia sposato con lei. Martin si pul
la bocca con il fazzoletto.
Julia gir di nuovo intorno agli scatoloni. Ma lei ti ha
lasciato.
Martin indic le torri di scatoloni, le finestre. Non le piaceva
vivere cos. E non posso darle torto.
Julia annu. Pens che non sarebbe stato gentile convenirne
con troppa enfasi.
Martin si lasci sfuggire le parole suo malgrado: Tu sei
molto attraente, Julia. Lei rimase in piedi, immobile, e lo
guard dubbiosa. Ma io amo Marijke, e nessun'altra potr
sostituirla.
Julia riprese a girare in tondo. Com' esattamente...
che effetto fa? Martin non rispose e lei cerc di essere pi
chiara. Io non sono mai stata innamorata. Di un ragazzo.
Martin si alz e si pass le mani sul viso. Aveva gli occhi
stanchi e un bisogno urgente di radersi. Non era una compulsione,
solo un senso di sporcizia e barba lunga. Guard
il computer. Erano le quattro. Era l'ora dei lavacri, sarebbe
stata l'ora di farsi la doccia, se Marijke fosse rientrata dal lavoro.
Poteva aspettare ancora un po'. Julia pens: "Non mi
risponder" e si sent sollevata. E come se una parte di me
si fosse staccata e fosse andata ad Amsterdam disse Martin.
Dove quella parte... anzi lei, mi sta aspettando. Conosci
la sindrome dell'arto fantasma? Julia annu. Mi fa
male dove dovrebbe esserci lei, c' un dolore l. E alimenta
l'altro dolore, la cosa che mi costringe a lavare e a contare
e tutto il resto. Cos la sua assenza mi sta impedendo di andare
a trovarla. Capisci?
Ma non ti sentiresti molto meglio se andassi a trovarla?
Sono sicuro di s. Certo, sarei molto felice. Sembrava spaventato,
come se Julia fosse sul punto di scaraventarlo fuori.
Allora?
Julia, tu non capisci.
Non hai risposto alla mia domanda. Ti ho chiesto com'
essere innamorati. Tu mi hai detto che effetto ti ha fatto
quando tua moglie ti ha lasciato.
Martin si rimise a sedere. "Dio, com' giovane. Quando
noi eravamo cos giovani ci inventavamo il mondo, nessuno
poteva dirci niente." Julia stringeva i pugni, come se volesse
estorcergli una risposta a suon di botte. Essere innamorato
per me ... angoscioso le disse. C' la voglia di
piacere, la preoccupazione che lei mi veda per quello che
sono. Ma anche la voglia di essere conosciuto. Insomma...
sei nudo, e gemi nel buio, senza alcuna dignit... Volevo che
lei mi vedesse e mi amasse anche se mi conosceva in tutto
e per tutto per quello che sono, e io conoscevo lei. Adesso
lei se n' andata e la mia conoscenza  incompleta. Cos
ogni minuto del giorno io provo a immaginare cosa sta facendo,
cosa dice e con chi parla, che aspetto ha. Cerco di
rimediare alle ore perse e diventa sempre pi difficile man
mano che si accumulano, tutto il tempo passato da quando
 andata via. Lo devo immaginare. Non lo so, davvero.
Non lo so pi. Sedette a testa china e le sue parole divennero
quasi impercettibili. Julia pens: "Prova per sua moglie
quello che io provo per Valentina" e questo la spavent.
Ci che provava per Valentina era folle, malsano, involontario.
All'improvviso, odi Marijke. "Perch lo ha lasciato
qui, seduto su questa sedia con le spalle tremanti?" Pens
a suo padre. " questo che prova pap per la mamma?"
Non riusciva a immaginare suo padre da solo. And verso
Martin, seduto con gli occhi chiusi, la testa bassa. And
dietro di lui, si chin e gli mise le braccia intorno alle spalle,
appoggiandogli la guancia contro la nuca. Martin si irrigid,
poi, piano piano, incroci le braccia e appoggi le
mani su quelle di Julia. Pens a Theo, cerc di ricordare
l'ultima volta che Theo lo aveva abbracciato.
Scusa sussurr Julia.
No, no rispose Martin. Julia lo liber dall'abbraccio e
lui si alz e usc dallo studio. Lo sent soffiarsi il naso parecchie
stanze pi in l. Quando torn, Martin imbocc la
porta con il suo strano movimento laterale, e si rimise a sedere
sulla sedia.
Julia sorrise. Sei uscito dalla stanza senza farlo.
Davvero? Povero me! Per un momento Martin si sent
costernato, ma la sensazione svan. "Dovrei rimediare" pens,
ma il bisogno sotterraneo non c'era.
Julia fece un balletto e lo guard. Sembra che tu stia meglio
ultimamente. Non sei sballato come al solito.
Davvero?
Davvero. Non arriverei a dire che sembri normale, ma almeno
non salti su ogni dieci secondi per lavare qualcosa.
Devono essere le vitamine disse Martin.
Non si sa mai rispose Julia. Qualcosa nella voce di Martin
la lasci perplessa.
Mi sono allenato a uscire sul pianerottolo le disse Martin.
Ma  fantastico! Mi fai vedere?
Be', veramente non ci sono ancora riuscito del tutto. Per
mi sto allenando.
Bisogner aumentare le vitamine.
S, potrebbe essere una buona idea.
Julia si mise a sedere. Quindi, se riesci a uscire di qui, andrai
ad Amsterdam?
S.
E dopo non ti vedr pi?
Dopo potrai venirci a trovare ad Amsterdam. Martin
cominci a parlarle di Amsterdam. Julia ascolt e pens:
"Potrebbe succedere". Era a un tempo eccitata e preoccupata:
se Martin fosse migliorato, sarebbe diventato una barba?
Lo interruppe. Mi lasceresti togliere i giornali dalle finestre?
Martin ci pens su. Nessuna voce interiore si lev a proibirlo,
ma lui esit. Magari solo alcune finestre? Tanto per
provare.
Julia balz in piedi e sfrecci intorno agli scatoloni che le
ostruivano l'accesso alle finestre. Incominci a strappar via
giornali e nastro adesivo. La luce inond la stanza. Martin
strizz gli occhi, guardando il cielo e gli alberi. "Dio mio,
 di nuovo primavera." Julia toss per la polvere che aveva
sollevato. Quando la tosse si plac, disse: Allora?.
Martin annu. Bello, s, molto bello.
Posso continuare?
Altre finestre? Martin non ne era sicuro. Lascia che
mi adatti alla luce del sole, prima. Forse tra qualche giorno
potrai scoprirne altre. Martin si avvicin alle finestre.
Che tempo favoloso disse. Il cuore gli martellava nel petto.
Il mondo lo stava schiacciando. Julia disse qualcosa, ma
lui non la sent.
Martin? "Ommioddio." Julia lo afferr per le spalle e
lo trascin verso la sedia. Era madido di sudore; aveva il respiro
affannoso. Martin? Lui alz una mano per prevenire
qualsiasi domanda e si sedette bruscamente. Qualche minuto
dopo, disse:  solo un attacco di panico. Continu a
restare seduto con gli occhi chiusi e un'espressione distante,
introversa.
Julia disse: Cosa posso fare?.
Niente disse lui. Siediti qui con me.
Julia si sedette e aspett con lui. Poco dopo Martin sospir
e disse: Bene,  stato emozionante, vero?. Si tampon
il viso con un fazzoletto.
Mi dispiace. Quel giorno non ne combinava una giusta.
Tranquilla, non preoccuparti. Vieni, spostiamo le sedie
al sole.
Ma...
Andr bene. Staremo lontani dalle finestre. E cos spostarono
le sedie.
Continuo a credere di capire, e invece non  vero disse
Julia.
Non ci capisco niente nemmeno io, perch dovresti
riuscirci tu? disse Martin. La pazzia  cos. Ti schizzano
via le rotelle e le cose non hanno pi senso. O meglio, ce
l'hanno, ma non  un senso che gli altri possano capire.
Ma cominciavi a star meglio disse Julia, sull'orlo delle
lacrime.
Oh, sto molto meglio, credimi. Martin stese le gambe
e si lasci inondare dal sole. "Presto sar estate." Pens ad
Amsterdam d'estate, le strette case sui canali che si crogiolavano
nel loro quadratino di sole nordico, Marijke abbronzata e
agile, che rideva della sua pronuncia olandese; era molto
tempo fa, ma l'estate stava tornando. Allung un braccio
e tese la mano a Julia. Lei la prese e sedettero vicini nella
luce, guardando la giornata primaverile l fuori, a distanza
di sicurezza.

 Disgregazione.

Valentina si era portata a Londra la macchina per cucire, ma
non ci aveva pi messo mano dal giorno in cui avevano sistemato
le loro cose nell'appartamento. Giaceva nella stanza
degli ospiti e la rimproverava ogni volta che le capitava
di notarla. La macchina per cucire aveva cominciato ad apparirle
in sogno, bisognosa e trascurata, come un cagnolino
che si era dimenticata di nutrire.
Valentina era nella stanza degli ospiti, e fissava la macchina.
"Se  questo che voglio fare, devo decidermi a farlo."
Aveva cercato su Internet i corsi di design di moda; per essere
ammessi bisognava avere un portfolio. Erano settimane
ormai che non parlava di college con Julia. "Mi iscriver,
e se riesco a farmi ammettere ci andr e basta. Pap pagherebbe
per la scuola, e Julia non potrebbe farci niente." Valentina
tolse il fodero della macchina. And a prendere una
sedia in sala da pranzo; trov la sua valigia piena di stoffe
e la rovesci sul letto. Mentre prendeva ogni taglio di
stoffa, lo stendeva e poi lo ripiegava, pensava a Edie. Julia
non era abbastanza paziente per cucire a macchina e non
aveva mai imparato. Valentina sbrogli i fili e separ i rocchetti.
Trov la sua scatola di spolette e le sue forbici buone.
Adesso era tutto disposto con ordine sul letto e lei si ferm
a chiedersi cosa farne.
C'erano un paio di camicette ancora incomplete che aveva
incominciato a cucire prima di lasciare Chicago. Poteva
terminare quelle. "No" pens. "Voglio fare qualcosa di nuovo.
E non due cose; ne far solo una."
A casa aveva un manichino da sarta ma era troppo ingombrante
per portarlo a Londra. Tir fuori il suo metro a
nastro e si prese le misure. "Che strano. Sono dimagrita."
Divise i tagli di tessuto in tre pile: s, no, forse. Nella pila del
forse c'era un taglio di velluto nero. Lo aveva comprato in
terza media durante un breve flirt con la moda dark; Julia
odiava vestirsi di nero, cos il velluto era rimasto inutilizzato
nella collezione di tessuti di Valentina. Lo stese sul letto.
"Quattro metri?  sufficiente per un vestito."
Stava facendo uno schizzo del vestito quando apparve Elspeth.
Oh, ciao disse Valentina. "Avrebbe dovuto accorgersi
che la porta  chiusa e voglio stare sola."
Elspeth mim l'atto di scrivere e Valentina apr l'album
dei bozzetti su una pagina intonsa, stai facendo qualcosa?
S. Valentina le mostr lo schizzo.  un miniabito con
un drappo incorporato.
PASSI TROPPO TEMPO CON ROBERT
Valentina si strinse nelle spalle.
POSSO GUARDARE?
Fa' un po' come ti pare. Valentina si sfreg le mani per
scaldarle e torn al suo disegno. Elspeth si raggomitol sul
letto e svan.
Passarono ore. Valentina stava cercando di costruire un
modello ed era frustrata. Fare i modelli era una delle cose
che voleva imparare al college. Sedette sul pavimento con
la carta davanti, sapendo che era sbagliato ma incapace di
correggersi. "Sono cos stupida, forse dovrei prendere uno
dei vestiti di Elspeth e disfarlo, per vedere cosa mi sfugge."
Ud i passi di Julia in corridoio. Topolino? Valentina smise
quasi di respirare. Topolino? La porta si apr.
Oh, eccoti qui. Grandioso. Cosa stai facendo? Julia era
stata fuori tutto il giorno, a battere il quartiere di Hackney.
Era bagnata fradicia. Valentina si rese conto che pioveva;
non se n'era accorta.
Perch non hai preso un ombrello? chiese.
L'ho preso, ma diluvia l fuori e mi sono bagnata lo stesso.
Julia scomparve e torn in pigiama e con un asciugamano
intorno alla testa. Che cosa pensi di cucire?
Questo. Valentina le porse lo schizzo con riluttanza.
Julia lo guard attentamente. Con quel tessuto nero?
Gi.
Be', certo ... diverso.
Valentina non rispose. Tese la mano e Julia le restitu l'album
dei bozzetti.
Quando mai lo metteremo, secondo te? disse Julia.
Sembra un costume per Halloween.
 un esperimento disse Valentina.
Comunque non hai abbastanza stoffa. Forse potremmo
trovare un negozio di tessuti. Potresti farlo rosa. Sarebbe
fantastico.
La stoffa  pi che sufficiente per un vestito. E non verrebbe
bene col rosa. Valentina finse di correggere il modello.
Non voleva guardare Julia.
Che senso ha fare solo un vestito?
 per il mio portfolio disse Valentina a bassa voce.
Quale portfolio?
Per la scuola. La scuola di design.
Ma tu non ci andrai a scuola. Eravamo d'accordo che non
ci saresti andata! Julia gir intorno al modello e si accovacci
sul pavimento, cercando di vedere la faccia di Valentina.
Insomma, a che scopo? Abbiamo un sacco di soldi.
No che non eravamo d'accordo disse Valentina. Sei tu
quella che decide sempre tutto e me lo fa ingoiare a forza.
Cominci ad arrotolare il modello, a riporre album e matite.
Ma tu continui a fare le tue cose senza di me. Ormai non
ti vedo quasi pi, non vuoi andare in nessun posto con me
e tutte le sere esci con Robert. Passi le giornate a parlare con
Elspeth. Si direbbe che mi odi.
Finalmente Valentina guard Julia.  vero. Ti odio.
No disse Julia. Non puoi.
S, invece! Sei... non lo so... il mio carceriere, ecco. Valentina
si alz, Julia rimase inginocchiata sul pavimento.
Lasciami andare, Julia, lasciami vivere. Allo scadere dell'anno,
chiederemo a Mr Roche di dividere la propriet. Tu
puoi continuare a vivere qui, se vuoi. Io prender un po'
di soldi, nemmeno tanti, solo abbastanza per vivere.... Tu
puoi fare quel che ti pare, ma io andr a scuola, lavorer o
che ne so, non m'importa. Voglio solo fare qualcosa, avere
una vita, crescere!
Ma non puoi disse Julia. Si alz di scatto, e l'asciugamano
si srotol cadendole dalla testa. Julia lo gett con stizza
sul pavimento. Sembrava pateticamente giovane, con i capelli
incollati alla testa, il pigiama celeste. Valentina, tu
non puoi nemmeno prenderti cura di te stessa! Pensaci,
la prima volta che ti ammalerai sul serio e io non sar l a
curarti morirai.
Benissimo disse Valentina. Preferisco morire che passare
tutta la vita con te.
Benissimo ribatt Julia. And alla porta e si ferm, cercando
di pensare a qualcos'altro da dire. Non le venne in
mente niente. Chi se ne frega. Julia infil la porta e la
sbatt alle sue spalle.
Valentina guard la porta senza vederla. "E adesso?" Di
colpo si accorse che Elspeth era riapparsa, era ancora seduta
sul letto e la guardava con un'espressione sgomenta. Vattene
le disse Valentina. Per favore, lasciami in pace. Elspeth
si alz obbediente e fluttu attraverso la porta chiusa.
Valentina rimase l impalata, con la mente in subbuglio. Infine
tolse il velluto nero dal letto. Si arrampic in mezzo
alle pile di tessuti e si tir il velluto sopra la testa. "Scomparir"
pens. Sentiva la pioggia cadere a catinelle. Pianse
a lungo. Era calduccio e rassicurante l sotto il velluto;
mentre stava per addormentarsi, pens: "Adesso lo so. So
cosa fare..e il suo piano prese forma in quello spazio tra
la veglia e il sogno.

 Una proposta.

La mattina dopo Valentina guardava Elspeth intenta a leggere.
Le aveva preparato una mezza dozzina di libri tascabili
aperti sul tappeto del soggiorno e Elspeth leggeva ogni pagina
aperta, poi passava alla successiva e via di seguito. Stava
mischiando vecchi beniamini (Middlemarch, Emma, Una preghiera
per un amico) con alcuni racconti di fantasmi (Giro di vite,
e brani di M.R. James e Poe) nella speranza di trovare qualche
dritta sugli spettri. Dopo aver letto tutte le pagine aperte,
tornava al primo libro e, faticosamente, voltava pagina. Poi
passava al successivo, procedendo lungo la fila finch tutte
le pagine erano girate. Valentina vedeva soltanto una parte
di Elspeth; la testa, le spalle e le braccia erano visibili, ma
il pullover che indossava svaniva pi o meno in fondo alla
cassa toracica. Elspeth galleggiava capovolta sopra i libri;
se ci fosse stato tutto il corpo sarebbe apparsa appesa al soffitto
a testa in gi. Se avesse avuto il sangue, le sarebbe affluito
tutto alla testa. E invece, sembrava perfettamente a suo agio.
Vuoi che giri le pagine per te?
Elspeth alz gli occhi e scosse la testa. Fece un gesto da culturista,
gonfiando un bicipite: "Ho bisogno di allenamento".
Valentina era sdraiata sul divano rosa con una copia sgualcita
di La donna in bianco nell'edizione Penguin Books. Trovava
difficile concentrarsi sul Conte Fosco e Marian con Elspeth
che faceva svolazzare le pagine a pochi centimetri da
lei. Pos il libro e si mise seduta. Dov' Julia?
Elspeth indic il soffitto. Valentina disse: Ah, si alz e
lasci la stanza. Torn con la tavoletta Ouija e il puntatore,
portandosi un dito alle labbra. Elspeth la guard interdetta.
"Non c' bisogno di dirmi di star zitta." Si spost accanto
a Valentina.
Sai che cosa  successo con Kitten? chiese Valentina.
Elspeth si gir dall'altra parte. "Non voglio parlarne"
pens, ma a Valentina non disse niente. Valentina insistette.
Potresti farlo con me? Tirare fuori la mia... anima... e poi
rimetterla dentro?
no, compit Elspeth.
Non potresti o non vorresti?
NO NO NO. Elspeth scosse la testa con decisione. "Che idea
cretina" avrebbe voluto dire. Invece scrisse: perch.
Perch s. Perch devi sapere il perch?
Elspeth si chiese se sarebbe stato cos avere una figlia adolescente:
richieste irragionevoli, presentate con incurante
faccia tosta. Scrisse: E se non riesco a riportarti indietro.
Potresti fare pratica con Kitten.
SAREBBE dura per kitten
Valentina arross. Ma la gatta stava benissimo. E non c'
motivo per cui non debba funzionare con me, almeno non
dovrai rifarlo con Kitten.
MORTE DI CELLULE DANNI CEREBRALI CHE NE SAPPIAMO CHE
KITTEN STIA BENE
Di, Elspeth. Perlomeno pensaci.
Elspeth fiss Valentina. Poi scrisse scordatelo, e svan.
Valentina rimase seduta a pensare. Un colpo di vento scompagin
i libri aperti sul tappeto. Valentina si chiese se fosse
Elspeth o solo il vento. Per farle un dispetto gir tutti i libri
a faccia in gi. Non si era aspettata che Elspeth acconsentisse,
per aveva cominciato a insinuare l'idea e sapeva che
avrebbe escogitato un modo per spuntarla.
Julia era agitata. Sedeva sul pianerottolo con la schiena appoggiata
alla porta di Martin, una gamba distesa e l'altra
penzoloni sui gradini. Era l'ennesima mattina piovosa e la
luce sembrava rivestire ogni cosa sul pianerottolo di una
coltre supplementare di polvere. Julia poteva sentire Martin
borbottare tra s nell'appartamento. Voleva entrare a infastidirlo,
ma decise di aspettare ancora un po'. Cambi posizione,
premendo entrambi i piedi contro le pile di giornali
che Martin aveva ammassato sul pianerottolo. Le pile erano
un po' instabili. Julia immagin che si rovesciassero, seppellendola.
Sarebbe morta soffocata e Martin non l'avrebbe
mai trovata; non sarebbe pi riuscito ad aprire la porta.
"No, non  vero. La porta si apre verso l'interno." Valentina
avrebbe pensato che era scappata di casa; si sarebbe pentita.
"Diventer un fantasma, allora lei mi vorr di nuovo
bene. Star seduta qui tutto il giorno con la tavoletta Ouija
e ci divertiremo un mondo." Robert sarebbe salito a cercarle
e sarebbe stato travolto da una valanga di giornali; si sarebbe
rotto la testa e sarebbe morto. Julia diede una spinta
a una delle pile di giornali. Croll di lato, su un'altra pila
di giornali. No, non era molto soddisfacente.
"Mi annoio" decise Julia. Non era divertente annoiarsi
da soli. Si guard intorno, ma non trov niente che valesse
la pena di guardare o di prendere in considerazione.
Era inutile tornare di sotto; Valentina non le avrebbe rivolto
la parola.
Martin si mise a cantare e Julia cap che gli piaceva cantare.
Non era una canzone che conosceva. Pens che poteva
essere un motivetto pubblicitario. Tir un'altra pedata
ai giornali, ma non caddero. "Forse dovrei trovarmi
un lavoro" pens. "Continuerei ad annoiarmi, ma almeno
avrei un motivo per uscire di casa." Sent odore di pane
tostato, e all'improvviso si sent sconfinatamente infelice.
Tir un calcio deciso e questa volta i giornali la accontentarono
e caddero in un mucchio disordinato, coprendole
le gambe e la pancia. Era un po' come essere sulla spiaggia,
sepolta nella sabbia, ma i giornali erano meno soffici;
la punzecchiavano con i loro angoli. Rimase seduta
cos per qualche minuto, cercando di godersi l'esperienza.
"No" pens. "Non serve a niente." Strisci fuori dalla
pila di notizie, le calpest e apr la porta. Segu la voce
di Martin in cucina, dove era seduto a preparare qualcosa
da mangiare... s... i toast.
La mattina dopo, Valentina e Elspeth sedevano insieme davanti
alla tavoletta Ouija. Elspeth aveva riflettuto.
NON capisco, compit Elspeth.
Voglio lasciare Julia disse Valentina. L'idea le era cresciuta
dentro al punto che non riusciva a pensare ad altro.
E ALLORA LASCIALA
Non me lo permetter.
SCEMENZE
Quando tu e la mamma vi siete separate...
NON AVEVAMO SCELTA
Perch no?
Elspeth fece ruotare il puntatore a vuoto, poi si ferm.
Se Julia pensa che io sia morta, mi lascer andare.
JULIA SAREBBE DISTRUTTA SE TU MORISSI E ANCHE EDIE E JACK
Valentina non aveva pensato ai genitori. Si accigli, ma
disse: Senti, Elspeth, sar perfetto. Io morir e Julia sar costretta
ad andare avanti da sola, si riprender. E tu mi rimetterai
nel mio corpo e vivr per sempre felice e contenta, o,
insomma, se non altro potr vivere la mia vita. Sar libera.
Elspeth sedeva con le dita sul puntatore e gli occhi fissi
su Valentina. La sua espressione parve irritata, poi pensosa.
CONSIDERIAMO L'ASPETTO LOGISTICO, compit Elspeth. TU
RESTERAI FUORI DAL CORPO PER GIORNI - CI SAR UN FUNERALE
- IL CORPO COMINCER A DECOMPORSI - POI IL CORPO SAR AL
CIMITERO - E NOI QUI - FORSE - E SE IL TUO FANTASMA FINISCE DA
UN'ALTRA PARTE - COME FARANNO A RICONGIUNGERSI ANIMA E
CORPO - IL CORPO SAR ORRIBILE - IN BREVE SEI PAZZA
Ci faremo aiutare da Robert.
NON LO FAR
S, invece, se glielo chiedi tu.
Elspeth era profondamente agitata. " un disastro, ecco
cos'. Il serpente, la mela, la donna:  pura e semplice fottutissima
tentazione. Pu solo finire male. Dille di no. Non
pu farlo senza di te. Se ti rifiuti trover un modo pi sensato
di tener testa a Julia. No, no, no." Elspeth si accorse
che Valentina sedeva paziente, come una scolaretta, in attesa
della sua risposta. "Dille di no, assolutamente no!"
Elspeth pos le dita sul puntatore, lascia che ci pensi,
compit.

 La conta.

Valentina sedeva nel giardino posteriore a bere un t. Era
una mattina di maggio, umida e grigia, ed era ancora pi
presto di quanto fosse solita alzarsi. La panchina di pietra
su cui sedeva era coperta di licheni e l'umidit le stava penetrando
nelle ossa attraverso la vestaglia, un vecchio indumento
trapuntato di Elspeth. Sfil i piedi dalle pantofole
e tir su le gambe appoggiando il mento sulle ginocchia.
Elspeth sedeva sul panchetto sotto la finestra, a guardarla.
Valentina poteva sentire i richiami delle gazze nel cimitero.
Due di loro si posarono in cima al muro di cinta e la
guardarono. Ciondolarono da una zampa all'altra. Valentina
ricambi lo sguardo, cercando di ricordare una filastrocca
che Edie aveva insegnato loro e che traeva auspici dalla
conta dei corvi o delle gazze che si vedevano:
Uno  tristezza
Due felicit
Tre un matrimonio
Quattro un figlio
Cinque  malattia
E sei la morte.
"Due felicit" pens Valentina. " un buon auspicio." Ma
mentre sorrideva tra s, altre tre gazze atterrarono accanto
alle prime due, e un momento dopo furono raggiunte da
una gazza particolarmente grossa, che atterr gracchiando
in mezzo a loro costringendo le altre a camminare avanti e
indietro in bilico sul muro. Valentina distolse lo sguardo,
poi lo alz sulla finestra della loro stanza. " Julia, quella?"
Una forma scura era incorniciata dalla finestra sullo sfondo
della stanza buia, come un buco nella realt. Valentina
si alz e si scherm gli occhi con la mano, cercando di vederci
meglio. "Elspeth? No, non c' niente l." Era stato solo
un pensiero inquietante, quella cosa scura nel buio... "No,
non  niente. Elspeth non sarebbe cos... strana."
Valentina bevve l'ultimo sorso di t, raccolse la tazza, il
piattino e il cucchiaino e rientr in casa.

 Test.

Il Gattino della Morte dormiva sul cuscino di Valentina. Era
pomeriggio e la luce del sole cadeva obliqua attraverso la
finestra della stanza, si allungava sul tappeto, saliva sulla
sponda del letto, senza raggiungere del tutto Kitten. La gattina
era quasi abbastanza bianca da confondersi con la federa
del cuscino, "sembra il disegno di un orso polare in una tempesta
di neve" pens Elspeth. Era in piedi nel fascio di sole,
a farsi inondare dalla luce, mentre guardava Kitten dormire.
"Ti voglio." Elspeth si sentiva depressa. Non si era mai
considerata una persona capace di uccidere una bella gattina
bianca mentre sonnecchiava. Ma a quanto pareva, era
proprio quel tipo di persona. "Non preoccuparti, Kitten, ti
riporto subito indietro." Elspeth prov ad allungare una
mano verso la gatta, che non si mosse nemmeno. Infil le
dita attraverso la morbida pelliccia sulla pancia di Kitten.
"Come ho fatto, l'altra volta?" Affond la mano nel corpo
della gatta, che emise un miagolio di protesta e si rigir, ma
senza svegliarsi. Elspeth sguazz senza ostacoli nel sangue
caldo, pescando tra organi, ossa, muscoli. Stava cercando di
afferrare quel pizzico di immaterialit; avrebbe riconosciuto
l'anima della gattina perch era fatta della stessa sostanza
di cui era fatta lei. "Chiss se ha un posto permanente nel
corpo? Oppure migra? L'ultima volta  stato come se l'avessi
agganciata con il mignolo. Era scivolosa come il nocciolo
di un avocado che sguscia fuori." Kitten miagol e si
raggomitol su se stessa. "Scusami, Kitten. Scusami." Elspeth
spost la mano pi su, nei polmoni, e la gattina si svegli.
Elspeth ritrasse la mano. "Non pu vederti." Ma la gattina
era sul chi vive; inarc la schiena, si guard intorno sospettosa.
Si spost sul bordo del letto e tese le orecchie. La casa
era silenziosa; Julia e Valentina erano fuori. Elspeth sent
Robert che passava l'aspirapolvere nella sua cucina. Kitten
gir su se stessa e si sistem ai piedi del letto, le zampe anteriori
incrociate, il mento appoggiato sopra, gli occhi a fessura.
Elspeth le si sedette accanto e attese.
Dopo qualche minuto, Kitten chiuse gli occhi. Elspeth
guard i suoi fianchi alzarsi e abbassarsi. La punta della
coda ebbe un fremito. "Dolcemente." Elspeth le accarezz
la testa; alla gatta piaceva quando lo faceva Valentina. Adesso
le fece solo vibrare le orecchie con fastidio.
Kitten si riaddorment. Elspeth tuff le dita nel corpicino
bianco con un movimento fulmineo, simile a una zampata
della gattina su un giocattolo. Riusc ad afferrare qualcosa
- il corpo di Kitten si afflosci come un suffl che si
sgonfi - e Elspeth si trov in mano una Kitten che mordeva
e graffiava.
"Se mi graffia, le ferite si rimargineranno?" Elspeth immagin
la pelle del suo fantasma a brandelli, e scaravent la
gatta sul letto. Si guardarono a vicenda. Kitten sibil rumorosamente
e Elspeth rimase sbalordita. "Ma se posso sentirla,
allora..." Disse: Tranquilla, Kitten, va tutto bene e allung
una mano. La gattina indietreggi. Si gir, salt gi
dal letto e scomparve. Elspeth vol sopra il letto appena in
tempo per vedere una nebbiolina bianca disperdersi accanto
al comodino.
"E adesso? Come faccio a rimetterla a posto, adesso?" Elspeth
pens a Valentina e si disper. Si raggomitol vicino
al corpo senza vita. "Torna qui, Kitten. Stavo solo facendo
pratica... Povera me." La gattina sembrava morta stecchita.
Aveva gli occhi semiaperti e la sottopalpebra mobile si
era staccata. Sembrava un felino di un altro pianeta. La linguetta
rosa sporgeva dalla bocca e la testa penzolava sulle
zampe a un angolo impossibile. "Scusami, Kitten. Mi dispiace
tanto."
Dove poteva essere? Chiss se era ancora in casa almeno?
Forse era andata in cerca di prede nel giardino posteriore, o
era sgusciata nel cimitero come una nuvoletta bianca a caccia
di fantasmi di passeri e ranocchie. Forse sarebbe diventata
un gattino fantasma che infestava i bidoni della spazzatura
di South Grove. Elspeth accarezz il corpo di Kitten.
Persino la pelliccia sembrava aver perduto ogni barlume
di vita. Spinse le dita nel fianco della gatta e si sorprese del
cambiamento: c'era vita l dentro, ma era la vita delle cose
che distruggono il corpo. I microrganismi che divorano ogni
cosa morta erano gi stati sguinzagliati nella povera Kitten.
Elspeth tir fuori la mano e si mise seduta. "Non funzioner,
Valentina. Non come pensi tu. Una volta finito il funerale,
la decomposizione sar gi in atto. Moriresti di cancrena.
Moriresti della tua stessa morte."
Elspeth si lasci disperdere nell'aria. Si vergognava di aver
ucciso la gattina per assecondare una stupida idea. "Non
avrei dovuto farlo. Povera Kitten." And a rinchiudersi
nel suo cassetto. Ci rimase sentendosi orribile e mostruosa,
rimproverandosi e chiedendosi cosa avrebbero pensato tutti
quanti della sua crudelt. La risposta era: un bel niente,
perch nessuno, a parte Valentina, sapeva cosa avesse fatto
Elspeth.

 Il funerale del Gattino della Morte.

Fu Julia a trovare Kitten. Era la prima morte che la toccava;
il suo unico pensiero fu per Valentina; desider che non fosse
successo, che per un miracolo la gattina si svegliasse, che
Valentina non lo scoprisse mai. Ma Valentina fu molto controllata.
Oh fu il suo unico commento quando la gemella
glielo disse.
Julia trov una scatola di legno incernierata nella stanza
di servizio. Un tempo aveva contenuto un set di posate
d'argento ma adesso c'erano solo spazi vuoti per gli utensili,
foderati di velluto verde pallido. Il servizio d'argento
era stato un regalo di nozze per i genitori di Elspeth e Edie
ed era stato rubato in un furto con scasso nel 1996. Julia si
chiese chi mai volesse conservare una scatola vuota che
non aveva pi alcuna utilit. La port in camera da letto e
la pos accanto al corpo di Kitten.
Valentina apr la scatola. Non credo che la gattina ci star,
qui dentro disse.
Forse se fosse fatta a forma di forchetta. Aspetta, credo
che questo scomparto si possa tirare fuori disse Julia. La
colla vecchia cedette mentre Julia strappava l'inserto dalla
scatola. L'operazione liber un violento odore di muffa.
Valentina fece una smorfia e si tir la camicetta sul naso.
Le metteremo dell'erba gatta nella scatola. E avvolgeremo
il corpo in qualcosa di carino. Julia and nel guardaroba
e ne usc con una sciarpa di seta azzurra che era stata di
Elspeth. Valentina annu. Julia la stese sul letto. Valentina
sollev Kitten e la pos sopra la sciarpa. Baci Kitten in
cima alla testa. Il corpo della gattina era un po' irrigidito.
Valentina l'avvolse nella sciarpa e la depose nella scatola.
L dentro, Kitten sembrava pi morta di quando era adagiata
sul letto; quel mucchietto sotto la seta era assolutamente
immobile e patetico. Valentina chiuse il coperchio.
Le gemelle scesero al pianterreno e si fermarono davanti
alla porta di Robert, senza parlare. Valentina reggeva la
scatola. Quando Robert apr la porta, disse: Sentite, ci ho
pensato, e credo che dovremmo seppellirla nel giardino
sul retro.
Perch? chiese Julia. C' tutto un cimitero al di l del
muro.  stupido avere una tomba di famiglia e non poterla
seppellire l. Le gemelle entrarono nell'appartamento di
Robert, ma poi si fermarono nell'ingresso come se intendessero
andarsene. Robert chiuse la porta alle loro spalle.
Ci sono parecchie buone ragioni per cui questo non succeder.
Prima di tutto, non avete una bara adatta per la sepoltura
di superficie e quella povera bestia diventerebbe
disgustosa. Inoltre, gli animali non possono essere sepolti
nel cimitero di Highgate, che  terra consacrata di sepoltura
cristiana.
Nemmeno gli animali cristiani? chiese Julia.
E se trovassi la bara giusta? chiese Valentina.
La seppelliremo vicino al muro del giardino e faremo
scolpire una piccola lapide da George disse Robert. Sar
solo a mezzo metro dal cimitero e potrete farle visita tutte
le volte che vorrete.
Okay disse Valentina. Si sentiva inebetita. Aveva bisogno
di parlare con Elspeth, ma non era riuscita a trovarla
da nessuna parte.
Uscirono tutti insieme nel giardino posteriore. Robert
and a prendere una pala e dei guanti. Dopo essersi consultato
con Valentina, cominci a scavare. Sebbene la scatola
non fosse grande, scav una fossa di almeno un metro.
Quando ebbe terminato, il suo apprezzamento per la squadra di
sepoltura del cimitero era notevolmente cresciuto.
"Thomas e Matthew ci avrebbero impiegato dieci minuti
a scavare questa fossa, io invece ho le vesciche sulle mani
e sono fradicio di sudore." Depose con cura la scatola sul
fondo della buca.
Non dovremmo... dire qualcosa? chiese Julia.
Una preghiera, intendi? disse Robert. Spost lo sguardo
da Julia a Valentina.
Valentina disse: Addio... Kitten.... "Ti voglio bene. Mi
dispiace... " e si mise a piangere. Robert e Julia si scambiarono
un'occhiata incerta, ciascuno cercando di consentire all'altro
di consolare Valentina. Julia gli fece un gesto di incoraggiamento:
"Su, fai qualcosa". Robert si avvicin a Valentina
e l'attir a s, scossa dai singhiozzi. Julia si gir, and verso
la casa e sal per la scala antincendio. Mentre apriva la porta
guard gi e vide Valentina aggrappata a Robert, che stava
osservando lei. "Sembra imbarazzato. Come se qualcuno gli
avesse fatto un regalo che non voleva, ma deve fingere che
gli piaccia." Julia entr in casa e li lasci soli.
Per due giorni tutti si evitarono tra loro. Elspeth rimaneva
nel suo cassetto a rimproverarsi; Robert passava il tempo
al cimitero a controllare i registri di sepoltura; Julia si alzava
presto e usciva senza dire dove andava; Valentina gironzolava
per casa e cercava di lavorare al suo abito con drappo.
Le era difficile concentrarsi e la logica del modello continuava
a sfuggirle. Robert aveva aiutato le gemelle a ordinare
un televisore nuovo, che era arrivato il giorno dopo il
funerale di Kitten. Valentina abbandon il vestito per Antiques
Roadshow(*) e un documentario sull'Islam. Martin non
aveva idea che ci fosse qualcosa che non andava, quindi
lavorava felice ai suoi cruciverba e si allenava a star fuori
sul pianerottolo. Ormai riusciva a resistere per dieci minuti
di fila senza incidenti; stava prendendo in considerazione
l'idea di scendere le scale.
Valentina stava cenando davanti alla tv, assorta in una
puntata di EastEnders, quando Elspeth finalmente emerse
dal suo nascondiglio. Sedette poco distante dal televisore,
invisibile a Valentina, cercando di pensare a cosa dire. Il programma
termin. Valentina spense il televisore e cominci
a portare via i piatti. Elspeth la segu in cucina e poi in camera
da letto, in preda all'angoscia.
Elspeth disse Valentina, lo so che sei qui.
Elspeth le sfior il dorso della mano. Valentina torn in
soggiorno e si sedette davanti alla tavoletta Ouija. Cos'
successo, Elspeth?
ERRORE SPAVENTOSO MI SPIACE TANTO
Non volevo che tu la uccidessi davvero, lo sai questo?
LO SO HO CERCATO DI RIPORTARLA INDIETRO MA LEI NON VOLEVA
 SCAPPATA
Ma adesso  qui?
NON RIESCO A VEDERLA
Se la vedi me lo fai sapere, per favore?
POTREBBE VOLERCI TEMPO PRIMA SAR COME UNA NUVOLA
Okay.
MI DISPIACE
Anche a me.  colpa mia, Elspeth, non avrei dovuto proportelo.
NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO
Gi, proprio cos. Valentina si alz. Sono stanca, Elspeth,
devo andare a dormire.
BUONANOTTE
Buonanotte. Valentina usc dalla stanza. Poi Elspeth la
sent lavarsi i denti. "Tutto qui? Chiuso l'argomento?" pens
Elspeth. "Forse  meglio cos."
Il mattino dopo, Julia trov Valentina nel giardino sul retro.
Era seduta al sole sulla panchina, a guardare il piccolo
tumulo di terra sulla tomba di Kitten.
Ehi, ciao disse Julia.
Ciao.
Stavo pensando di andare al Liberty Store. Vuoi venire
con me?
Valentina stava per dire di no, quando si ricord che Julia
non amava quel grande magazzino. "Forse lo fa per farmi
piacere" pens. Si ricord degli scampoli di stoffa al terzo
piano di Liberty, avrebbe potuto passare un paio d'ore
guardando tessuti senza pensare a niente. Sarebbe stato
un cambiamento rispetto alla tv. Va bene disse. Certo.
Non parlarono molto lungo il tragitto per arrivare da
Liberty. Valentina era vestita interamente di nero; gli abiti
erano di Elspeth. Julia, nell'impossibilit di imitarla, aveva
deciso per il rosa: felpa rosa con cappuccio e minigonna
rosa con calzamaglia. "Il rosa e il nero s'intonano bene"
pens. "Saremo intonate anche senza volerlo." Sedettero
una accanto all'altra mentre la Northern Line procedeva
sferragliando, ciascuna acutamente consapevole dell'altra,
ma incapace di iniziare una conversazione. Quando
arrivarono al Liberty, Valentina si tuff nel reparto tessuti
e Julia la segu, ma rest in disparte a rimuginare su quello
che avrebbe detto alla gemella quando fosse stata disposta
a parlare con lei.
All'ora di pranzo lasciarono il grande magazzino e andarono
a un Pret; si divisero un sandwich al bacon, lattuga e
pomodori e un sacchetto di patatine. Julia bevve una Coca
e Valentina prese un t. Mentre il pranzo procedeva in silenzio,
Julia divenne pi impaziente. Alla fine disse: Cosa
ti andrebbe di fare, dopo?.
Valentina si strinse nelle spalle. Non lo so. Tornare a
casa, penso.
Julia la bland: Di, Topolino.  una cos bella giornata.
Non tornare a casa subito.
Okay. Il tono di Valentina non lasci dubbi sul fatto che
non le importava molto che cosa avrebbe fatto.
Facciamo una passeggiata.
Okay.
Una volta in strada, Julia si diresse a sud. Ormai era in
grado di orientarsi senza consultare la A-z, not Valentina.
Poco dopo stavano passeggiando in St James's Park. Andiamo
a vedere le anatre disse Valentina, cos si sedettero
su una panchina e per un po' guardarono le anatre.
Perch sei cos arrabbiata con me? chiese Julia.
Lo sai.
No... davvero non capisco. Siamo sempre state insieme,
ed eravamo felici. Cio, nemmeno ci pensavamo, giusto?
Era solo normale. Desideravamo la stessa cosa, e non ci saremmo
mai separate... ricordi?
Valentina scosse la testa. Quella era la tua cosa. La tua
idea di come eravamo. Facevamo sempre quello che volevi
tu. Non te ne accorgevi nemmeno, ma la spuntavi sempre
tu. Le cose che volevo io, in un modo o nell'altro non le facevamo
mai. Prendi la scuola, per esempio. Avremmo potuto
restare al Cornell, o all'Universit dell'Illinois e adesso
avremmo finito di studiare. Forse avremmo dei veri lavori.
Ma tu ti scocciavi quando cercavo di fare qualcosa senza
di te, cos hai preso e te ne sei andata, costringendomi a
seguirti. Tu non vuoi concludere niente nella vita, per quel
che riesco a capire, quindi nemmeno io ho il diritto di avere
una vita. Allora, come la mettiamo Julia? Non puoi restarmi
attaccata per sempre.
Ma noi siamo fatte per stare insieme. Pensa alla mamma
e a Elspeth. Loro non volevano separarsi. Dev'essere successo
qualcosa di molto grave e hanno dovuto farlo, ma non
ci avrebbero mai pensato se non fosse stato necessario, ed
erano infelici per questo.
Avrebbero potuto tornare insieme disse Valentina ma
non lo hanno voluto. Robert e Elspeth hanno fatto una vacanza
in America e non sono mai venuti a Chicago perch
Elspeth non ha voluto. Robert pensa che la mamma abbia
detto a Elspeth di non mettersi mai in contatto con noi.
Comunque, il punto  che non volevano essere separate.
E con questo? Chi se ne infischia di loro? disse Valentina.
Io voglio studiare. Io voglio avere un ragazzo. Io voglio
sposarmi e avere dei bambini. Voglio diventare una stilista
e voglio vivere in una casa per conto mio, voglio mangiare
un sandwich intero da sola. Non necessariamente in
quest'ordine
aggiunse.
Puoi mangiare tutti i sandwich che vuoi rispose Julia.
La sua voleva essere una battuta, ma Valentina si alz e usc
bruscamente. Visto che continuava a camminare, Julia la segu.
"Dove sta andando?" si chiese Julia, preoccupata. "Non
ha una cartina, si perder nel giro di dieci secondi." Valentina
usc dal parco e, dopo un attimo di esitazione, gir a destra
e s'incammin sul Mail. Julia si mise a correre per raggiungerla.
Vide Valentina guardarsi alle spalle, e poi proseguire
spedita. Quando arriv in Trafalgar Square si ferm a parlare
con un venditore di Big Issue, che si sbracci in indicazioni
e a un certo punto parve annotare qualcosa per lei. "Sta
cercando di trovare il metr" pens Julia. Aspett che Valentina
capisse dov'era la stazione. "La raggiunger sul treno.
Allora non potr pi scappare." Valentina si guard intorno,
non vide Julia e s'incammin nella direzione sbagliata. "Perch
non sta andando a Charing Cross?" Julia la segu lungo
Cockspur Street e su per Haymarket. " quasi invisibile,
tutta vestita di nero." Julia accorci le distanze e per fortuna
riusc a vedere Valentina scomparire nella stazione del metr
di Piccadilly Circus. La rincorse. La vide usare la sua tessera
elettronica, superare la barriera e correre verso le scale.
Julia le and dietro; prese la scala mobile e arriv in fondo
prima della gemella. Valentina le pass accanto senza una parola.
Julia rimase indietro di qualche passo, disperata.
Valentina si ferm sulla piattaforma della Piccadilly Line
diretta a ovest. "Dove diavolo sta andando?" Julia si ferm
a mezzo metro dalla sorella e disse: Valentina, questo  il
treno sbagliato.  diretto all'aeroporto di Heathrow. Valentina
la ignor. "Vuole andare all'aeroporto? Ma non ha
il passaporto. Non ha nemmeno molti soldi con s." Arriv
un treno. Valentina sal a bordo. Julia la segu.
Proprio mentre le porte si chiudevano, Valentina si strizz
attraverso la fessura e salt gi dalla carrozza. Julia la vide
fermarsi sulla piattaforma, a guardare soddisfatta il treno
che scivolava via.
Robert rincas dal cimitero poco dopo le sei. Si prepar un
drink e usc nel giardino sul retro, con l'intenzione di sedersi
appena dietro il muro del cimitero e rilassarsi. Trov Julia
seduta sulla panchina. Aveva pianto.
Che succede? le chiese, senza riflettere.
Valentina si  persa rispose Julia e gli raccont alcuni
episodi della giornata.
Non saprei disse Robert. Il fatto che ti abbia piantata
in asso non significa che si sia persa.
Julia si gir dall'altra parte. E allora dov'?
Non lo so, ma di sicuro stasera torner a casa.
Julia parve dubbiosa, ma disse: Gi, immagino di s.
Robert le offr il suo bicchiere. Ne vuoi un po'?
No, grazie.
Posso fare qualcosa?
No, ma grazie lo stesso. Julia sal nel suo appartamento,
lasciando Robert in giardino a preoccuparsi.
Alle undici Julia scese da basso e buss alla porta di Robert.
Nessuna notizia? le chiese lui.
No. Julia continuava a restare nell'atrio. Cosa dobbiamo
fare? Dovremmo chiamare la polizia?
Non so rispose Robert. Non so se...
Suon il telefono. Robert si precipit a rispondere. Pronto?...
Grazie a Dio, eravamo preoccupati... Dove sei?...
West Dulwich. E come ci sei arrivata?... Non importa, fammi
prendere una cartina... Vengo a prenderti con un taxi,
tu aspettami davanti alla stazione, capito? No, va
benissimo... tu resta l, e non ti muovere. No, nessun
problema. A presto. Riattacc e si gir verso Julia.  alla
stazione ferroviaria di South London.
Posso venire anch'io?
Sarebbe meglio di no disse Robert. Prese il portafoglio
e le chiavi di casa e usc. Mi spiace, Julia... ma sembrava
molto agitata.
Va bene disse Julia e si gir per salire di sopra. Robert
s'incammin verso l'ufficio dei taxi.
Il tragitto da Highgate a West Dulwich fu molto lungo, e
Robert ebbe tempo per riflettere. "Forse dovrei chiamare
i genitori delle ragazze. Non sono attrezzato per far fronte
ai loro problemi e Elspeth non  di alcun aiuto. Potrei
chiamare Edie e Jack, chiedere che vengano qui... a fare
cosa, esattamente? A occuparsi delle figlie... Non sono
il loro guardiano, io... Quelle due hanno bisogno di un
arbitro..."
Quando finalmente il taxi arriv davanti alla stazione,
Robert scese e si ferm sul marciapiede. Valentina parve
materializzarsi dal nulla; Robert vide la sua testa disincarnata
che fluttuava verso di lui, poi si rese conto che era vestita
di nero. Nessuno dei due disse una parola. Valentina
sal sul taxi e lui le si sedette accanto.
C'era pochissimo traffico. Il conducente parl con qualcuno
in hindi al cellulare e loro due viaggiarono per parecchi
chilometri in un silenzio imbarazzato. Mentre il taxi attraversava
il Tamigi, Robert disse: Stai bene?.
Ho preso una decisione rispose con calma Valentina.
Ma avr bisogno del tuo aiuto.
Robert si sent inquieto. In seguito pens che avrebbe dovuto
fermare il taxi e mandare Valentina a casa senza di lui;
avrebbe dovuto abbandonarla allora e correre per le strade
di South London finch non gli scoppiava il cuore. Invece
disse: Ah, s?.
A bassa voce, in modo che il tassista non sentisse, Valentina
prese a raccontargli della resurrezione di Kitten operata
da Elspeth. Robert ascolt con crescente fastidio. Non
capisco disse. Kitten  morta.
S, ma  successo un altro giorno... Elspeth stava facendo
pratica. Alla gattina non  piaciuto ed  scappata, cos
Elspeth non ha potuto rimetterla nel suo corpo.
Ma che razza di pratica stava facendo Elspeth? E a quale
scopo?
 proprio quello di cui volevo parlarti. Avevamo un
piano... Mentre gli esponeva il piano, col suo morbido accento
americano, quasi in un sussurro sul sedile posteriore del
taxi, Robert rimase inorridito. Si scost da lei. Tu sei
pazza disse.
Valentina gli pos la mano minuta sul ginocchio.  quello
che ha detto anche Elspeth, all'inizio. Poi ci ha ripensato e
ha trovato il modo giusto per farlo. Dovresti parlarne con lei.
Puoi starne certa. Far una bella chiacchierata con lei.
Scost la mano di Valentina dal ginocchio, poi si calm e
gliela strinse. Ascoltami, Valentina. Non dovresti metterti
nelle sue mani... insomma, potrebbe essere rischioso lasciar
fare a Elspeth.
Perch?
Perch ... furba. Le sue idee ne nascondono sempre
altre.
E stata molto carina con me.
Robert scosse la testa. Elspeth non  mai carina. Anche
quando era viva non era molto... certo, era spiritosa, era
bella e favolosamente originale, a modo suo, ma adesso che
 morta sembra aver perduto alcune qualit fondamentali:
compassione, o empatia, una certa umanit insomma...
penso che non dovresti fidarti di lei, Valentina.
Ma tu ti fidi.
Solo perch sono uno sciocco.
Rimasero in silenzio per il resto del tragitto fino a casa.
Robert le offr il suo letto, perch Valentina non voleva andare
di sopra. Aspett che si addormentasse, poi sal e buss
alla porta delle gemelle. Julia apr all'istante.
Entra gli disse. Robert si ferm nell'ingresso; non voleva
mettersi a sedere e rischiare una lunga conversazione.
 gi a casa mia. Sta dormendo.
Okay.
Julia disse Robert. Valentina ha mai dato segni di
volersi... suicidare?
Julia si affrett a rispondere: Non fa sul serio.
Robert si gir per andarsene. Io invece penso che potrebbe
farlo. Tienila d'occhio. Scese di sotto. Mentre arrivava
davanti alla porta sent Julia chiudere la sua.
Entr in casa e and al telefono. Dovevano essere quasi
le sette di sera a Lake Forest. Immagin i Poole che cenavano
insieme, beatamente ignari che la figlia stava tramando
la propria morte con relativa resurrezione. Aveva alzato
il ricevitore e stava per comporre il numero quando si
rese conto che non lo conosceva. Poteva chiederlo a Julia?
Meglio di no; se lo sarebbe fatto dare da Roche il mattino
seguente.
Robert rimase alzato quasi tutta la notte, a guardare i gol
pi spettacolari delle partite di calcio e un programma sulla
musica folk americana, con il volume azzerato. A un certo
punto si addorment sulla poltrona. Quando si svegli,
Valentina era sparita. Sal di sopra e trov le gemelle che facevano
colazione, apparentemente pacificate. Valentina gli
prepar un caff.
Cosa pensate di fare oggi? chiese alle ragazze.
Non molto disse Valentina.
Forse potreste andare al supermercato.
Abbiamo un sacco di roba da mangiare disse Julia.
Allora potreste andare a spasso.
Vuoi parlare con Elspeth? chiese Valentina.
Come hai fatto a indovinare? disse lui dolcemente.
Valentina parve confusa, ma non disse niente. Finita la
colazione, Julia sal da Martin, e Valentina si port il t nel
giardino sul retro. Robert rimase nella sala da pranzo e disse:
Elspeth, vieni qui.
Sent il suo tocco freddo sulla guancia. Si sedette al tavolo
con la matita appoggiata al foglio e disse: Elspeth, cosa
stai combinando?.
CHI, IO?
S, tu e Valentina. Mi ha raccontato il vostro piano. Quella
ragazza si perderebbe in un bicchier d'acqua, Elspeth, lo
sai bene che non pu funzionare. Tanto per cominciare, i
cadaveri sono pieni di sostanze chimiche.
CHIEDI A SEBASTIAN DI NON IMBALSAMARLA.
Mi riferivo a sostanze chimiche naturali. Le varie ghiandole
secernono ogni genere di veleno per decomporre il
corpo. Ci sono gas, e batteri...
TENETE IL CORPO AL FREDDO. DEVE ESSERE QUASI CONGELATO
Elspeth, tutto questo non ha senso. Non  necessario. Tra
sei mesi Valentina potr ritirare met del lascito e andarsene.
Se non vorr pi vedere Julia, non sar costretta a farlo.
E SE SI UCCIDE PRIMA?
Non si uccider. Lo disse con maggior convinzione di
quanta non ne avesse.
L'HAI GUARDATA BENE ULTIMAMENTE?  ESAGITATA.
Chiamer i genitori. La riporteranno a casa.
GLIEL'HO SUGGERITO ANCH'IO. NON VUOLE ANDARE.
Perch no? E poi, siamo sicuri che queste decisioni spettino
a lei? Edie e Jack possono farla ricoverare se necessario;
io non ne ho l'autorit.
NEMMENO LORO.
Elspeth, io non intendo aiutarvi in questa follia, e non potr
funzionare senza di me.
SE LO FACCIAMO DOVRAI AIUTARCI PER FORZA, ALTRIMENTI LEI
RESTEREBBE MORTA.
Questo tapp la bocca a Robert. Pos la matita, si alz e
prese a camminare intorno al tavolo da pranzo. Seduta sul
tavolo, Elspeth lo guard orbitare. "Non cambi mai" pens
con affetto. Infine Robert si rimise a sedere. E tu cosa ci
guadagni? chiese. Sei gelosa di lei?
NO.
La ucciderai veramente?
POTREI FARLO ANCHE SUBITO SENZA PROBLEMI E NESSUNO LO
SAPREBBE.
 vero. Robert sapeva che c'era una domanda che
avrebbe dovuto fare, la domanda che avrebbe denunciato
la contraddizione di fondo insita in quel piano folle, ma
non riusciva a formularla.  sbagliato, Elspeth.  sbagliato
e basta.
FORSE, MA LEI  MOLTO DETERMINATA
Non si uccider.
E SE LO FACESSE?
Robert scosse la testa. La logica di Elspeth era circolare.
Possibile che lui non potesse porsi al di fuori del cerchio e
trovare una soluzione? Senti, non facciamola questa cosa
disse con voce implorante. Mettiamoci d'accordo, ti prego.
Decidiamo entrambi di non farla, e lei dovr ripensarci.
LASCIA ALMENO CHE TI SPIEGHI COME POTREBBE FUNZIONARE.
Mentre riempiva un foglio dopo l'altro con l'accurata calligrafia
di Elspeth; Robert era disperato. "Non lo far" pens.
Ma stava incominciando a sentire che lo avrebbe fatto.

Note.
*. Programma inaugurato dalla BBC fin dal 1979, in cui esperti si recano in
varie parti del Regno Unito e fanno una stima dei pezzi di antiquariato portati
dai residenti locali. (N.d.T.)

 Il ragazzo  crollato.

La domenica pomeriggio, dopo aver chiuso il cimitero, Jessica
e Robert sedevano con James sulla terrazza affacciata sul
giardino posteriore dei Bates. Era stata una giornata frenetica;
lo splendido tempo di giugno aveva portato frotte di turisti,
e la maggior parte delle guide era in vacanza; Robert e
Phil erano stati costretti a buttare fuori dalla sezione orientale
del cimitero due registi grandi, grossi e molto ostili e i loro
attori; i proprietari di una tomba erano arrivati da Manchester
senza la pi pallida idea di dove fosse sepolta la nonna.
Adesso i Bates e Robert stavano bevendo scotch per rilassarsi.
Forse dovremmo affiggere un altro avviso al cancello
disse James. Tutti i proprietari di tombe incerti sull'ubicazione
dei sepolcri sono pregati di presentarsi durante le
ore d'ufficio, quando il personale pu occuparsi delle loro
richieste che necessitano di molto tempo.
Noi vogliamo aiutarli disse Jessica. Ma loro devono avvertirci
in anticipo. Questa gente si presenta all'entrata del cimitero
e vuole che facciamo una ricerca per trovare la tomba
mentre loro aspettano... insomma, una cosa inconcepibile.
Pensano che sia tutto digitalizzato disse Robert.
Jessica rise. Tra una decina d'anni, forse. Evelyn e Paul
stanno inserendo nel computer i dati sulle sepolture picchiando
sui tasti alla velocit della luce, ma con
centosessantanovemila registrazioni...
Lo so.
Robert e Phil sono stati molto valorosi, oggi disse Jessica
a James. Oltre a sgominare due troupe cinematografiche
indesiderate, hanno fatto quattro tour a testa.
Santo cielo! Dov'era il resto delle guide?
Brigitte  andata a trovare sua madre ad Amburgo,
Marion e Dean sono in vacanza in Romania, Sebastian sta
facendo gli straordinari nella camera ardente a causa di
quell'incidente terribile a Little Wapping, e Anika si  presa
l'influenza dalla sua bambina.
C'eravamo solo noi tre... Molly  stata al cancello della
sezione orientale tutto il giorno, povera ragazza. Robert
vuot il bicchiere e Jessica glielo rabbocc.
Bene disse James, suppongo che sia proprio questa la
principale difficolt di gestire un cimitero con dei
volontari. Non puoi dire agli interessati che non possono
andare in vacanza, se no resti a corto di personale.
No disse Jessica. Ci non toglie che vorrei che per tutti
loro il cimitero fosse una priorit...
Lo , e tu lo sai disse Robert. Guidano fin qui da ogni
dove, settimana dopo settimana.
Hai ragione, lo so. Sono solo sfinita, tutto qui.  stata
una giornata terribilmente lunga.
Robert si sgranch le gambe. Il lato buono  che se facessi
quattro tour tutti i giorni mi terrei pi in forma.
In effetti hai tutta l'aria di essere stato troppo tempo al
chiuso. Jessica lo guard attentamente. Dovresti prendere
pi vitamina D. Hai sempre l'aria stanca.
Forse dovrei comprare un computer portatile. Potrei starmene
nel Meadow, seduto tra le tombe a scrivere sotto il sole.
Spesso (forse dir pastor canuto)
la rugiada crollar gi da l'erbetta
frettoloso in su l'alba i' l'ho veduto
per incontrar il sol su l'alta vetta.(*).
Jessica sorrise. Com' romantico. Sarebbe un'ottima pubblicit
per i computer portatili.
Come va la tesi? chiese James.
Abbastanza bene. Sono stato un po' distratto ultimamente.
Ma non hai una scadenza? Pensavo che la commissione
di laurea stesse cominciando a dare segni di impazienza
disse James.
Il problema  che pi mi addentro nella ricerca, pi scopro
materiale su cui ricercare. A volte penso che la mia dissertazione
diventer estesa quanto il cimitero di Highgate, tomba
per tomba, anno per anno, ogni filo d'erba, ogni felce...
Ma Robert,  del tutto superfluo! Jessica lo fece trasalire,
tanta era l'urgenza nella sua voce. Tu devi scrivere quello
che  accaduto, e perch  significativo... Non c' nessun
bisogno che ricrei il sito sulla carta, pezzo per pezzo.
Sei uno storico... la storia deve essere molto accurata nelle
sue scelte.
Lo so. Ne terr conto. Ma  difficile smettere di raccogliere
materiale.
Jessica strinse le labbra e distolse lo sguardo. James disse:
Possiamo essere d'aiuto in qualche modo? Quanto  lungo
il tuo manoscritto?.
Robert esit prima di rispondere. Millequattrocentotrentadue pagine.
 meraviglioso disse James. Allora si tratta solo di tagliarne
alcune parti.
No disse Robert. Perch sono arrivato solo alla Prima
guerra mondiale.
Ah fece James. Robert guard Jessica, che stava fissando
cocciutamente il suo giardino, cercando di trattenersi.
Il cimitero ha molte storie disse Robert, non una sola.
Ci sono gli aspetti sociali e religiosi e la salute pubblica.
Ci sono le biografie delle persone sepolte l: l'apogeo e la caduta
della London Cemetery Company. C' il vandalismo
e poi l'avvento degli Amici del Cimitero e tutto il lavoro
che  stato fatto da allora. Tutte queste cose devono essere
incluse nella tesi. Poi ci sono le cose soprannaturali che la
gente sostiene di...
Non vorrai includere tutta quella spazzatura! Jessica si
raddrizz sulla sedia e si gir verso di lui.
Non come fatti. Ma fa parte della documentazione storica
moderna...
Una parte molto sgradevole.
Una piccola parte. Ma tutta quella follia  stata il catalizzatore
della creazione degli Amici. E io non voglio censurare
gli eventi solo perch non li approviamo.
Jessica sospir. Ma come dice il vecchio adagio, "la
storia la scrivono i vincitori". E nella battaglia per il cimitero
di Highgate gli Amici sono senza dubbio i vincitori.
Quindi dovremmo avere voce in capitolo sulla nostra storia,
non credi?
Robert aveva confuso la citazione, attribuendola a Michel
Foucault, e per un attimo lott con la discrepanza cognitiva
di quel particolare, finch James gli disse: Winston
Churchill.
Ah, ecco disse Robert. "Ma io sono marxista" pens.
Non cerc di spiegarlo, dal momento che Jessica aveva un
atteggiamento un po' rancoroso nei confronti di Karl Marx
(o quanto meno nei confronti della sua presenza nel cimitero
di Highgate). Robert non era sicuro di avere la forza per difendere
le tendenze attuali del pensiero accademico marxista,
in quel momento. Cos part per la tangente. Stavo pensando
alla natura della memoria. Ai monumenti funebri...
I Bates si scambiarono un'occhiata ma non dissero niente.
Robert si rese conto di non sapere bene cosa volesse dire.
Il progetto di digitalizzazione si decise a dire alla fine.
E la pulizia delle tombe in modo che si possano leggere
le epigrafi. E George, nel suo laboratorio, che incide i nomi
su nuove lapidi...
Allora? disse James.
Perch lo facciamo? chiese Robert.
Per le famiglie rispose Jessica. I morti non capiscono
la differenza.
E per gli storici aggiunse James con un sorriso.
E se la capissero, invece? chiese Robert. Se fossero tutti
l, o da qualche altra parte...?
Be'... Jessica lo fiss. "C' qualcosa che non va.  un fascio
di nervi." Robert, ti senti bene? Non vorrei sembrarti
noiosa, ma sono preoccupata per te.
Robert abbass gli occhi. James disse: Va tutto bene con le
gemelle? Senti, interrompici se siamo troppo invadenti, ma
pensavamo proprio che ne stessi venendo fuori.... Alzando
lo sguardo, Robert vide che entrambi i Bates lo stavano
esaminando con un'espressione corrucciata.
Le gemelle si stanno separando. Se ho ben capito, Valentina
vuole lasciare Julia, e Julia vuole che rompa con me. Ma
non  questo il vero problema.
Era piuttosto restio a raccontare tutto a Jessica e James:
non voleva pensassero male di lui e sapeva che non gli
avrebbero creduto. "Mi scoppier la testa se non lo dico a
qualcuno. Forse loro capiranno, anche se non riusciranno
a crederci." L'aria era immota, l sulla terrazza. Sent gracchiare
un corvo in lontananza. Poi tacque e tutti e tre sedettero
in silenzio, aspettando.
Sono arrivato a credere che ci sia una sorta di esistenza
dopo la morte disse Robert. Penso sia possibile che le
persone rimangano in circolazione, o restino bloccate, in
un modo o nell'altro... Si ferm a prendere fiato. Ho
parlato con Elspeth.  nel suo appartamento e non pu
andarsene.
Oh, Robert. Jessica lo disse con estrema tristezza. Robert
cap che era triste per lui, triste perch lui stava perdendo la
testa, non per la situazione disperata di Elspeth.
Anche le gemelle parlano con lei disse.
Mmm mugol James. E credi che parlerebbe con noi?
Come fai a comunicare con lei?
Scrittura automatica, e tavoletta Ouija quando ci stanchiamo.
Elspeth  molto fredda, quindi  difficile scrivere
suo tramite a lungo.
Puoi vederla?
Valentina pu vederla. Julia e io no. Non so perch.
"Darei qualsiasi cosa per vederla."
Sembra che la cosa non abbia un effetto molto salutare
su di te disse Jessica, con l'aria di voler dire molto di pi.
No. Non ce l'ha.
Forse dovremmo mandarti in vacanza gli disse. Un
cambio di ambiente potrebbe essere d'aiuto. E qualche vitamina.
Forse il cimitero non  esattamente ci di cui hai
bisogno adesso.
Dell'altro scotch? domand James.
S, grazie. Pi tardi Robert si chiese se non avessero
bevuto tutti un po' pi del dovuto. Allung il bicchiere.
James aggiunse un po' d'acqua e una generosa dose di
scotch. Ma Elspeth non  al cimitero. Non ho mai incontrato
niente nel cimitero, a parte volpi e turisti e ogni tanto
una squadra di operai.
Meno male disse James. Non sopporterei l'idea di tutta
quella gente bloccata l fuori col bello o col cattivo tempo.
Anche se devo dire che la vita dell'aldil potrebbe essere
un tantino noiosa se consistesse nel bighellonare per
casa per tutta l'eternit senza niente da fare.
A quanto pare all'inizio era proprio cos. Ma ultimamente
Elspeth  diventata piuttosto... attiva, diciamo. Ieri
ho guardato Valentina giocare a backgammon con Elspeth.
E ha vinto Elspeth.
Jessica scosse la testa. Ammesso che quel che dici sia
vero e, bada, lo ritengo alquanto improbabile... cosa potrebbe
venirtene di buono?
Robert si strinse nelle spalle.
Mi pare che ti metta in una posizione difficile disse James.
Questo tipo di situazione non funziona mai bene per
l'uomo. "A quali precedenti ti riferisci?" pens Robert e guard
James con aria interrogativa. In letteratura. E nel mito. Euridice,
Stregato(**) quel bellissimo racconto di Edith Wharton...
"Semi di melograno" gli venne in aiuto Jessica.
S, grazie, Jessica. Tutti gli amanti e i mariti finiscono
male.
Le ho chiesto di uccidermi, cos avrei potuto stare con
lei, ma Elspeth ha rifiutato.
Lo spero bene! disse Jessica inorridita.
No, no, cos non va disse James. Lascia che ti aiutiamo.
Ti porteremo in vacanza.
E chi si occuper del cimitero? chiese Robert, sorridendo.
Che importa? rispose Jessica. "Come pu scherzare su
una cosa simile?" Nigel e Edward se la caveranno da soli.
Dove andiamo? A Parigi? Copenaghen? Non siamo mai stati
a Reykjavik, dicono che in questo periodo dell'anno sia
meravigliosa.
Andiamo in un posto caldo e soleggiato disse James. Il
cielo si stava coprendo. James si sentiva stanco e il pensiero
di spingersi pi in l di Highgate High Street gli faceva dolere
la schiena. Allung il bicchiere e Jessica glielo riemp.
Spagna disse Jessica. Lei e James si sorrisero. O forse
sulla Costiera Amalfitana?
Si potrebbe fare disse Robert. Sembrano tutti posti
meravigliosi. "Perch no?" pens. "Potrei partire e tanti
saluti. Lasciare quelle tre a cavarsela da sole. Le gemelle si
riconcilierebbero, e vivrebbero per sempre felici e contente
con Elspeth..." Sospir. Sapeva che non sarebbe andato
in nessun posto. Eppure sembrava cos semplice. Possiamo
parlarne.
Dovremmo mangiare qualcosa disse Jessica. Mi brontola
lo stomaco per la fame.
Volete che ordini qualcosa al takeaway del Lighthouse?
disse Robert. Scampi? Si alz, barcollando, ed entr in
casa a telefonare.
Jessica e James sedettero in silenzio ad ascoltare Robert
che entrava in casa loro. Lo sentirono alzare il telefono in
corridoio e ordinare il cibo con la sua voce bassa.
Dovremmo parlarne con qualcuno? chiese James. Potremmo
chiamare Anthony...
Jessica si copr gli occhi con le mani. "Sono cos stanca."
Non lo so. Cosa si pu fare quando un tuo caro e giovane
amico  ossessionato dai fantasmi?
Non credi che ce lo abbia detto perch facciamo qualcosa?
Dovremmo farlo ricoverare, intendi?
James esit. Ha parlato di uccidersi.
No, credo che volesse convincere Elspeth a ucciderlo
sbott Jessica.
Questa storia non mi piace per niente.
Neanche a me. Credi che verrebbe via con noi?
James sospir. E tu credi che saremmo in grado di gestire
la situazione se Robert avesse un crollo nervoso in una
stanza d'albergo all'estero?
Qualcosa dovremo pur fare!
Robert riapparve. Scendo a valle a ritirare le ordinazioni.
Sembrava perfettamente allegro e normale. James
fece per dargli del denaro, ma Robert disse: Grazie, ma
offro io.
Poi s'incammin, con un'andatura che lo fece sembrare
quasi sobrio. "Parigi. Roma. Saskatchewan" canticchi
tra s mentre imboccava la strada e si dirigeva verso Archway
Road. Prese a camminare pi spedito; la temperatura
stava scendendo rapidamente. "Adelaide. Il Cairo. Pechino.
Non ha nessuna importanza, ovunque io vada, lei rester
bloccata in quell'appartamento, a tramare una resurrezione."
Questo lo fece ridere. "Geniale: ecco che adesso
cammino per la strada ridacchiando come uno degli psicopatici
interpretati da Peter Lorre."
Dovette fermarsi e appoggiarsi all'edicola; era piegato in
due dalle risate. "Cancun, Buenos Aires, Patagonia. Potrei
prendere il metr dall'altra parte della strada ed essere a
Heathrow in un'ora. Non lo saprebbe nessuno." Si raddrizz,
boccheggiando, e chiuse gli occhi. "Dio, mi sono ammalato."
Rimase cos, con gli occhi chiusi, le braccia strette
intorno al corpo, per qualche minuto. Poi apr gli occhi.
Il mondo si inclin, poi si raddrizz.
Cominci a scendere dalla collina, molto lentamente.
"No, non va bene. Devo ritirare le ordinazioni, James e
Jessica si preoccuperanno." La gente lo guardava, passandogli
accanto. "Il problema ... che sono troppo responsabile.
Lei sa che lo far perch altrimenti... se non
lo faccio..." Per poco non super il ristorante di pesce, ma
l'abitudine lo salv e riusc a entrare e pagare i piatti che
aveva ordinato.
Mentre arrancava su per la salita, gli venne un'idea: "Dovrei
leggere i diari. Elspeth me li ha regalati e dovrei leggerli".
I diari, i diari, i diari continu a ripetere. Quando
arriv a casa Bates il cibo era freddo e Jessica e James
erano in cucina a mangiare una zuppa. Jessica lo fece dormire
nella loro stanza degli ospiti.
La mattina dopo strisci gi dal letto con i postumi della
sbronza e la vaga sensazione di aver dimenticato qualcosa.
Jessica gli fece bere un intruglio disgustoso che includeva
banane, pomodori, vodka, latte e qualche goccia di tabasco.
Poi fece friggere le uova e si sedette con lui mentre mangiava.
James era gi andato al cimitero.
Jessica disse: Io e James ne abbiamo parlato ieri sera e
pensiamo che tu abbia bisogno di essere accudito. Ti andrebbe
di venire a stare da noi? Abbiamo un sacco di spazio
concluse con un sorriso.
Robert ebbe un tuffo al cuore; ecco la via di fuga che aveva
cercato; stava per accettare, quando pens: "Aspetta. Se vengo
a stare qui, non potr andare al cimitero di notte". Posso
pensarci? disse.
Ma certo lo rassicur Jessica. Noi siamo sempre qui.
Robert la ringrazi e lasci la casa sentendosi come un
naufrago che ha lasciato passare il battello di soccorso.
Alla fine Robert si ricord la decisione di leggere i diari la
mattina seguente. Con trepidazione, mise gli scatoloni sul
letto e cominci a esaminarne il contenuto.
"Fai finta che sia una ricerca" si ordin. "Non mordono
mica." I diari iniziavano nel 1971: Elspeth e Edie avevano
dodici anni. Robert fu sollevato nel constatare che finivano
bruscamente nel 1983, molto prima che lui entrasse in
scena; Robert non era particolarmente ansioso di leggere
commenti su di s.
I diari erano un miscuglio di pettegolezzi scolastici, commenti
sui libri che Elspeth stava leggendo, riflessioni sui
ragazzi; alcune parti sembravano scritte in codice. L'autrice
intratteneva lunghe conversazioni e discussioni con se
stessa; poi, di colpo, Robert si rese conto che Elspeth e la
gemella avevano scritto i diari insieme. L'effetto era stranamente
uniforme e Robert si sent a disagio. C'erano dei
simboli ai margini che comparivano solo durante le vacanze
e sembravano significare qualcosa riguardo ai genitori
delle gemelle; c'era un piano per scappare di casa che
non approdava a niente. Ma Robert cap che la vita in famiglia
era stata infelice: non c'erano sorprese particolari,
ma solo una tristezza di fondo che si mescolava alle solite
attivit da ragazze, la pallacanestro, le commedie scolastiche
e via dicendo.
I volumi successivi descrivevano nei particolari la vita
universitaria, il primo appartamento delle gemelle. Jack
all'inizio appariva sulla scena come uno dei tanti bei ragazzi
papabili, poi come una persona intorno alla quale
all'improvviso ruotava tutto. In quanto figlio unico, Robert
nutriva una certa curiosit sui fratelli altrui.
Elspeth e Edie scrivevano raramente in prima persona
singolare; era sempre un "noi" che andava al cinema o sosteneva
un esame. Robert continu a scavare, chiedendosi
cosa stesse cercando nei ricordi giovanili di Elspeth.
Trov la bomba nell'ultimo diario; Elspeth aveva infilato
una busta all'interno della copertina. La busta era
etichettata "Grossi, foschi, orribili segreti". Sotto la scritta
c'era un teschio con le ossa incrociate disegnato con
mano inesperta.
Il teschio sorrideva. "Oh, Elspeth, non voglio sapere."
Robert tenne in mano la busta e pens di bruciarla. Poi
l'apr.
Caro Robert,
spero che non ti arrabbierai troppo. Hai detto che speravi di non
trovare dei segreti spaventosi tra le mie carte...
temo che ce ne sia qualcuno. "Spaventosi" forse non  l'aggettivo adatto: "imbarazzanti"
forse andrebbe meglio. Comunque, tesoro, sono vecchie
sorprese... tutto questo  successo molto prima che ti conoscessi.
Il mio nome  Edwina Noblin.
Ho scambiato identit con la mia gemella, Elspeth, nel 1983.
 stata soprattutto opera sua, ma io non avrei potuto oppormi
senza renderla molto infelice. E di sicuro non ero senza colpa.
Come sai, Elspeth era fidanzata con Jack Poole. Nel periodo
tra il loro fidanzamento e il matrimonio, Jack cominci a dimostrarsi
sempre pi interessato a me. Elspeth decise di metterlo alla prova.
Ti ho raccontato un sacco di storie su me e Elspeth che ci scambiavamo
i ruoli. Ma non ci hai mai viste insieme; eravamo cos
uguali, una coppia perfetta. E ci conoscevamo intimamente. Da
ragazze non ci differenziavamo in niente; se Elspeth si faceva
male, io piangevo.
Elspeth cominci a fingere di essere me quando c'era Jack. Lui
non cap la differenza e si innamor di "Edie". Ruppe il fidanzamento
con Elspeth e chiese a "Edie" di fuggire con lui, di tornare
in America con lui al posto di Elspeth.
Cosa poteva fare Elspeth? Era ferita, era furiosa. Ma la situazione
era opera sua. Si rivolse a me e decidemmo che lei sarebbe diventata
Edie e io Elspeth, e la vita sarebbe andata avanti.
Sfortunatamente, non fu cos semplice. Ero andata a letto con
Jack (solo una volta, eravamo ubriachi, a una festa: fu solo uno stupido
errore, frutto dell'alcol e di un comportamento sconsiderato)
e rimasi incinta. Cos alla fine fui io quella che and in America.
Vissi con Jack per quasi un anno, sebbene lui avesse sposato
Elspeth. Ebbi le gemelle, sudai sangue per perdere il grasso della
gravidanza, cucinai e tenni la casa in ordine e per poco non
impazzii di noia e di rabbia, torturata dalla sensazione di essere
rimasta intrappolata in una farsa. Quando le gemelle avevano
quattro mesi, le portai a Londra "a conoscere la nonna". Fu
Elspeth (ora Edie) a tornare a Lake Forest qualche mese dopo con le
gemelle. Da allora non le ho pi riviste. Le sognavo spesso. Secondo
Elspeth, sono molto simili a noi.
Quando tornai a Londra, odiavo Jack con tutte le mie forze ed
ero disgustata da Elspeth che aveva insistito perch portassimo
avanti la gravidanza (io volevo abortire). Era una situazione folle.
Il tipo di cosa in cui ti cacci quando sei giovane e stupida. Non so
cosa sarebbe successo se Jack lo avesse scoperto. Come abbia fatto
a non accorgersi delle piccole differenze tra il mio corpo e quello di Elspeth continua a essere un mistero per me. Forse sapeva e
non ha mai detto niente? In ogni caso decidemmo di non correre
rischi e di non farci pi vedere insieme da Jack. Non riesco ancora
a credere che l'abbiamo fatta franca.
Di tanto in tanto Elspeth mi mandava delle lettere e le fotografie
delle gemelle. Io non le ho mai risposto, fino all'anno scorso,
come ti ho detto. Penso che la sua vita con Jack sia stata deludente.
Le sue lettere sono piene di nostalgia per Londra, i vecchi
amici, per me. Prima che si sposasse l'avevo incitata a piantarlo
o a raccontargli tutto.  stata dura per lei. Se mai la conoscerai,
forse capirai che cosa intendo.
Ecco dunque come sono diventata Elspeth. Non credo abbia
inciso molto sul corso della mia vita. Rimpiango di non essere
mai riuscita a conoscere le gemelle.  stato molto difficile lasciare
che le prendesse lei. Non dimenticher mai quel giorno a
Heathrow, quando la guardai sparire con loro attraverso i cancelli
dell'aeroporto. E mi sarebbe piaciuto rivedere Elspeth almeno
una volta. Alla fine erano solo la paura e l'orgoglio a tenerci
lontane.
Robert, questo  l'unico segreto che ti ho tenuto nascosto. Spero
che non mi giudicherai troppo male. Spero che quando incontrerai
le gemelle troverai un po' di me in loro, e che questo ti ricorder
i tempi felici.
Con tutto il mio amore, Elspeth (Edie)
P.S. Ti avrei davvero lasciato tutto se tu lo avessi voluto. Ma sapevo
che non avresti accettato. Ti amo. e
La lettera era stata scritta una settimana prima della sua
morte. Robert croll sul letto, tenendola in mano, cercando
di capire cosa significasse.
" stata tutta una menzogna, allora?" No, certo che no.
Ma non l'aveva mai chiamata col suo vero nome, neppure
questo! "Chi  che ho amato?"
Rimise tutto negli scatoloni e li port nella piccola stanza
di servizio sul retro dell'appartamento; poi chiuse la porta
e cerc di non pensare pi alla lettera, ma interferiva con
lui in continuazione, qualunque cosa stesse facendo. Nei
giorni successivi Robert si attacc pi spesso alla bottiglia,
e rimase in casa da solo.

Note.
*. Da Elegy Written in a Country Churchyard di Thomas Gray (1716-1771). Edizioni
New York Crowell. Traduzione italiana di Giuseppe Torelli. (N.d.T.)
**. Da Storie di fantasmi di Edith Wharton. (N.d.T.)
 
Preparativi.

Valentina e Elspeth passarono lunghe ore a conferire sui dettagli
del loro piano. Tutto doveva essere naturale, casuale.
Elspeth escogit un modo per permettere a Valentina di ritirare
del denaro dal conto che aveva in comune con Julia;
sarebbe bastato per un anno o due, se Valentina fosse stata
frugale, e il prelievo non sarebbe risultato fin dopo il funerale.
Valentina trov alcuni libri di anatomia e li apr per
Elspeth sul pavimento della stanza degli ospiti. Era quasi
un gioco per loro, prevedere tutte le potenziali difficolt,
aggirare le obiezioni di Robert, evitare di allarmare Julia.
E se...? iniziava a dire una delle due, e poi convergevano
sul problema come detective finch non lo avevano risolto.
Avevano le loro battute private, un linguaggio segreto. Era
tutto di immensa soddisfazione, o lo sarebbe stato, se quello
che stavano progettando fosse stato un picnic, o una festa
a sorpresa, qualsiasi cosa fuorch la morte di Valentina.
Elspeth era sconcertata dal gusto di Valentina per i dettagli
del piano, dalla sua capacit di infliggere dolore senza darsene
pensiero. "Ma io non sono meglio. La sto aiutando a
farlo. Non lo farebbe se sapesse... E se non funzionasse?"
Elspeth guardava Valentina ed era assalita dai dubbi. Pensava:
"Non dobbiamo:  terribilmente sbagliato". Ma ogni sera
Robert veniva a prendere Valentina per portarla fuori a cena,
per una passeggiata. Rientravano sempre tardi, e sussurravano
tra loro nell'ingresso. Elspeth indur il proprio cuore.

 Il giorno della Resurrezione.

Robert sogn che era il giorno della Resurrezione al cimitero
di Highgate.
Era in cima ai gradini accanto alla tomba di James Selby,
il cocchiere. Selby sedeva sulla propria tomba, dimentico
della pesante catena tesa sul suo torace da un cippo all'altro.
Stava fumando la pipa e batteva nervosamente a terra
un piede calzato di stivali.
Si udirono squilli di trombe in lontananza. Robert si gir
e vide che il sentiero che immetteva nel cimitero era coperto
da un lungo baldacchino di tessuto rosso, e il terriccio, la
ghiaia e il fango del vialetto erano drappeggiati di seta bianca.
Era di nuovo inverno, e la seta era quasi bianca come la
neve che ricopriva le tombe. Attraverso gli alberi vide che
tutti i sentieri erano decorati di rosso e di bianco. Robert si
trov a camminare abbassando gli occhi con ansia, temendo
che i suoi stivali infangati macchiassero la seta, ma scopr
di non lasciare alcuna traccia.
Arriv al Comfort's Comers e trov tavole apparecchiate
per un banchetto. Non c'era cibo, solo i coperti: piatti di
porcellana, posate, bicchieri da vino vuoti e sedie vuote.
Le trombe tacquero, e Robert sent il fruscio degli alberi
nel vento. C'erano voci, ma non riusciva a stabilire dove
fossero.
Siediti disse qualcuno; non era per una voce vera e
propria, era pi simile a un pensiero che veniva da fuori
della sua testa. Si sedette a un posto ai bordi del gruppo di
tavoli e attese.
I fantasmi arrivarono lentamente, avanzando con passi
incerti lungo i sentieri di seta. Si radunarono intorno ai
tavoli, traslucidi, vestiti degli abiti che avevano indossato
nella bara, lenzuola sventolanti, vestiti della domenica.
L'aria divenne fitta di fantasmi. "Pi di
centosessantanovemila persone sono state sepolte in questo cimitero." Robert
si chiese se ci sarebbero stati tutti, seduti a tavola. I fantasmi
tremolavano nella luce mattutina. "Assomigliano a
meduse." Ci fu un mormorio di insoddisfazione: i fantasmi
avevano fame e non c'era da mangiare. Gli parve di
vedere Elizabeth Siddal e fece per alzarsi pensando di andare
a parlare con lei, ma una mano sulla spalla lo tenne
inchiodato alla sedia.
C'era un numero immenso di fantasmi adesso. E anche i
tavoli si erano moltiplicati. Una voce, una voce molto nota
e a lungo desiderata, parl dietro di lui. Robert disse
Elspeth, che ci fai qui?
Non lo so. Forse ti stavo cercando? Tent di girarsi, ma
ancora una volta non gli fu permesso.
No... non farlo. Non voglio... non qui. Lei gli stava
addosso, vicinissima. Robert si sent a disagio, confinato.
All'improvviso ebbe la sensazione che qualcosa di orribile,
di mostruoso, fosse alle sue spalle, e lo toccasse con le
sue mani disgustose.
Grid il suo nome, cos forte che svegli le gemelle nella
loro camera; cos forte che Elspeth stessa rimase sdraiata
per ore sul pavimento sopra il letto di Robert, nella luce grigia
che aumentava lentamente, aspettando di sentirlo gridare
di nuovo il suo nome.

 Ultima chiamata.

Squill il telefono. Edie allung una mano e se lo port
all'orecchio, ma non disse subito qualcosa. Era rannicchiata
sul suo lato del letto; erano quasi le nove. Jack era al lavoro.
Mamma?
Edie si rizz a sedere. Si ravvi i capelli con le dita come
se Valentina potesse vederla. Pronto? Sembrava fosse sveglia
da ore. Valentina?
Ciao.
Stai bene? Dov' Julia?
 di sopra a perdere tempo con Martin.
Edie sent placarsi l'adrenalina. "Sta bene. Stanno bene
tutte e due." Ci  mancata la vostra telefonata, domenica.
Dove eravate?
Oh... mi spiace. Abbiamo perso il conto dei giorni, sai
com', no?
Oh disse Edie, sentendosi trascurata. Allora, che succede?
Niente... Avevo solo voglia di chiamarti.
Mmm, sei un tesoro. Come vanno le cose?
Bah, al solito. Qui piove e fa freddo.
Sembri un po' gi di corda disse Edie.
Mah... non so. Sto bene. Valentina era seduta nel giardino
sul retro, a rabbrividire di freddo sotto la pioggerella. Non
voleva che Elspeth ascoltasse quella conversazione ma
all'improvviso era tornato il freddo, un freddo spaventoso
per giugno, e Valentina dovette fare uno sforzo per non battere
i denti. Come va tra te e pap?
Come al solito. Pap ha appena avuto una promozione,
cos ieri sera siamo usciti a festeggiare. Edie sent un cinguettio
di uccelli nel telefono. Dove sei?
Nel giardino sul retro della casa.
Oh. Siete state in qualche posto divertente tu e Julia negli
ultimi tempi?
Julia ormai ha memorizzato quasi tutta la citt. Pu andare
in giro senza cartina.
 notevole... Edie pens: "Mi sta nascondendo qualcosa".
Ma poi pens anche che era inevitabile. "Se ne vanno di casa
e in men che non si dica non sai pi niente di loro. Si creano
il loro mondo e tu non ne fai pi parte." Valentina le stava
chiedendo qualcosa a proposito di un vestito che stava cercando
di fare; Edie le disse di mandarle lo schizzo via e-mail,
ma poi si ricord che le gemelle non avevano uno scanner.
Ah, be', non importa disse Valentina. Davvero, non
 importante.
Sei sicura di star bene? chiese Edie. "Sembra proprio
strana."
S, certo. Devo andare adesso. Ti voglio bene, mamma.
"Se sto ancora al telefono, mi metto a piangere."
Okay, tesoro. Anch'io ti voglio bene.
Ciao.
Ciao.
Valentina compose il numero dell'ufficio di suo padre e
trov la segreteria. "Chiamer pi tardi" pens, e non lasci
messaggi.

 Colto in flagrante.

Era quasi l'alba. Jessica era davanti alla finestra della stanza
degli archivi del cimitero, e guardava il cortile del Colonnato.
La stanza era buia. Era rimasta sveglia quasi tutta la notte,
preoccupata per la lettera che aveva scritto a uno dei vicepresidenti
del cimitero. Infine aveva lasciato un biglietto
per James ed era scesa l sotto a correggerla; ma sebbene avesse
la testa piena di frasi che avrebbero convinto il vicepresidente
della logica della sua richiesta, non era riuscita a
sbrogliare il groviglio degli argomenti. Si appoggi al davanzale,
le mani giunte e i gomiti che sporgevano ad angolo retto. Gli alberi e le tombe sopra il Colonnato erano scuri
e confusi nella luce ancora incerta. Il cortile le ricordava
un palcoscenico vuoto. "Quanto lavoro" pens. "Nessuno
si rende conto di quanto abbiamo lavorato. Ogni lastra di
quel pavimento posata a mano..."
All'improvviso il cortile si riemp di luce. "Volpi" pens
Jessica, e gir lo sguardo a destra e a sinistra per vederle.
"Hanno fatto scattare i sensori di movimento." Ma poi un
uomo attravers il cortile. Non sembrava spaventato dalle
luci, non si affrett n cambi direzione. Jessica allung il
collo, cercando di vederlo meglio. Era Robert.
"Accidenti a lui. E s che glielo avevo detto di non usare
quella porta!" Jessica tamburell sulla finestra pi forte che
poteva, infischiandosene del dolore delle articolazioni artritiche
contro il vetro freddo. Era abbastanza arrabbiata
da non rendersene conto; pi tardi si sarebbe chiesta come
mai aveva la mano gonfia e dolorante. Robert continu a
camminare, senza accorgersi di lei. Jessica arraff le chiavi
e la torcia e si precipit gi per le scale e fuori dall'ufficio, nel
cortile. Si ferm quasi sotto l'arcata della cappella e grid
il nome di Robert.
Robert si ferm. "Adesso sono nei guai." Jessica si diresse
rapida verso di lui. "Va a finire che cade se cammina cos
in fretta" pens Robert. Jessica si era dimenticata di accendere
la torcia e la impugnava come se l'avesse portata con
s per usarla a mo' di arma invece che come una fonte di
luce. Robert si riscosse e le and incontro per accorciare le
distanze. Si incontrarono vicino ai gradini del Colonnato,
come in una coreografia. Jessica si ferm a riprendere fiato.
Robert attese.
Cosa diavolo credi di fare? disse infine Jessica. Perch
non usi il cervello? Ne abbiamo parlato a lungo, eppure eccoti
qui, colto in flagrante allo spuntar del sole, ad aggirarti
nel cimitero... dove non hai alcun diritto di trovarti! Mi fidavo
di te, Robert, e mi hai deluso. Lo guard furiosa, senza
un copricapo, con i capelli scompigliati; indossava la tenuta
da giardinaggio. Robert rimase sgomento nel vedere il
luccichio di una lacrima sulla sua guancia. Lo distrusse.
Abbiamo delle regole, qui! Le regole esistono per ragioni
legali e di sicurezza! Adesso Jessica stava gridando. Il fatto
di avere una chiave non ti autorizza a entrare qui di notte!
Potresti essere assalito da intrusi, o cadere in una buca.
Potresti inciampare in una radice e romperti la testa... non
hai nemmeno un walkie-talkie! Potrebbe succederti qualsiasi
cosa, potrebbe crollarti addosso un monumento, qualsiasi
cosa... pensa cosa farebbero gli assicuratori alle nostre
polizze... e la pubblicit, se ti facessi male, o restassi ucciso!
Sei solo un maledetto egoista, Robert!
Si guardarono in silenzio. Poi Robert disse a bassa voce:
Possiamo andare nell'ufficio a parlare? Di questo passo
sveglerai i morti.
Jessica perse quel po' di controllo che era riuscita a
esercitare sulla propria ira. "Perch non riesce a prendermi sul serio?
Glielo faccio vedere io che non  uno scherzo!" No! Non
andremo nell'ufficio a parlare. Voglio la tua chiave, dammela,
per favore - tese la mano, in cui teneva gi il suo mazzo
di chiavi - e tu uscirai dal cancello principale. Robert non
si mosse. Subito!
Robert le lasci cadere la chiave sul palmo e si gir verso
il cancello. Jessica lo segu come se stesse scortando un prigioniero.
Arrivarono al cancello; lei lo apr; Robert scost il
battente massiccio e sgusci fuori, richiudendolo. Si guardarono
attraverso le sbarre. E adesso? chiese Robert.
Vai disse Jessica con calma.
Robert chin il capo e s'incammin su per Swain's Lane.
Jessica rimase ferma a guardarlo. "E adesso?" Le batteva
forte il cuore. "Non lo ha visto nessun altro... non c' bisogno
che lo sappiano." Segu Robert con lo sguardo finch
scomparve in fondo alla strada. Aveva un gran bisogno di
seguirlo, di dirgli... cosa? "Mi spiace? No, proprio no! Ci ha
messo tutti in pericolo, stupido menefreghista. Rimase al
cancello sopraffatta dall'emozione, ma incapace di analizzarla:
arrabbiata, ferita, preoccupata per lui come una madre,
indignata. Non riusciva a capirsi, a dominarsi. "Devo
parlargli immediatamente" pens, e poi: "Ma l'ho mandato
via". Gir la chiave nella serratura e torn lentamente nel
suo ufficio. Erano da poco passate le cinque. Forse James era
gi sveglio. Alz la cornetta del telefono, poi la rimise gi.
Jessica si sedette nella sua poltrona, a guardare la stanza
riempirsi di luce. "Avevo ragione" pens. "Avevo proprio
ragione." Quando fece giorno, si alz e prepar il t.
Preoccupata, stanca, rovesci il latte e pens: "Questo  un
presagio. O una metafora". Scosse la testa. "E adesso cosa
faremo?"

 Vitamine.

Martin era scombussolato. Aveva lavorato tutto il pomeriggio
su un cruciverba criptico per la commemorazione del
tricentenario della nascita di Linneo, ma i quesiti non gli
venivano e il lavoro era misero e sgraziato.
Qualcuno buss. Lui disse: S? e si gir verso la porta.
Oh, Julia. Vieni.
No disse lei, entrando nella stanza. Sono Valentina.
La sorella di Julia.
Oh! esclam Martin estasiato. Finalmente! Che piacere
conoscerti. Grazie di essere venuta... vuoi fermarti per un t?
No, io, ecco, non posso rimanere. Sono venuta solo per
dirti... sai le vitamine che Julia ti sta dando?
S?
Valentina tir un respiro profondo. Volevo dirti... insomma
non sono vitamine, in realt. Sono un farmaco chiamato
Anafranil.
Lo so, mia cara disse Martin gentilmente. Ma grazie
per essere venuta a dirmelo.
Lo sapevi? chiese Valentina.
 stampato su ogni capsula. E poi l'Anafranil l'avevo
gi preso, per cui sapevo che aspetto ha.
Valentina sorrise. Julia sa che lo sai?
Martin ricambi il sorriso. Non ne sono del tutto certo,
penso che forse non dovremmo accennare a questa conversazione
con lei, casomai non lo sapesse.
Ma io non intendevo farlo.
Valentina si gir per andarsene e Martin disse: Sei sicura
che non vuoi fermarti un momento?.
No... non posso.
Allora torna. Torna pure quando vuoi.
Okay disse Valentina. Grazie. Martin sent i suoi passi
allontanarsi mentre si faceva strada tra il labirinto di scatoloni,
e poi pi niente.

 Pas de trois.

In seguito Robert pens che era stato come assistere a un
balletto.
Sei pronta? chiese.
Elspeth non voleva che Valentina dicesse di s. Voleva indugiare
su questo momento, fermarsi un po' prima che accadesse
quello che stava per accadere, qualunque cosa fosse,
prima della tentazione, prima del disastro, prima di essere
costretta a fare la cosa che non voleva fare.
Robert guard Valentina in piedi davanti a lui, assolutamente
immobile. Si chiese se doveva aprire una finestra; il
clima era ancora insolitamente freddo per il mese di giugno;
ma chiss per quanto tempo il suo cadavere sarebbe rimasto
nella stanza prima che Julia tornasse. La luce stava svanendo
in fretta; i corvi si lanciavano i loro richiami nel cimitero.
Julia era di sopra. Valentina chiuse gli occhi. Era ai piedi del
letto, una mano aggrappata alla spalliera, l'altra stretta intorno
all'inalatore. Apr gli occhi, Robert era a pochi passi
da lei. Elspeth sedeva sul panchetto sotto la finestra, i gomiti
sulle ginocchia, la testa tra le mani, la faccia inclinata
a un angolo che denotava una tristezza contemplativa.
Valentina guard Elspeth ed ebbe un dubbio improvviso.
Robert esit, poi le si avvicin. Valentina lo abbracci e gli
premette la guancia contro la camicia.
Si chiese se il bottone della camicia le si sarebbe stampato
sulla guancia e se l'impronta sarebbe rimasta anche dopo
che era morta. Lui non la baci. Valentina si chiese se fosse
perch c'era Elspeth.
Sono pronta disse. Indietreggi fino al centro del tappeto,
e aspir una boccata dall'inalatore. Elspeth pens: "Come
sembra gi inconsistente, un'ombra in questa luce fioca".
Robert si ritir sulla soglia. Non riusciva a dar voce ai
propri sentimenti: aspettava che succedesse qualcosa. Non
credeva che sarebbe accaduto; non voleva che accadesse.
"Non farlo, Elspeth..."
Valentina chiuse gli occhi, poi li riapr e guard Robert, che
sembrava lontanissimo; pens ai suoi genitori che guardavano
lei e Julia passare la barriera dei controlli di sicurezza
all'aeroporto di O'Hare il giorno in cui erano partite da Chicago.
Un freddo intenso le pervase il corpo. Elspeth le pass
attraverso, entr dentro di lei; era un po' come guardare
vecchie foto allo stereoscopio, cercando di far combaciare
le immagini, pens Valentina. "Morir di freddo." Si sent
afferrata, separata, presa. Oh! Un intervallo di vuoto, di
nulla. Poi era sospesa sul proprio corpo, accasciato sul pavimento.
"Ah..." Elspeth era inginocchiata accanto al suo
cadavere, lo sguardo alzato su di lei. Vieni qui, tesoro le
disse. "Sembra proprio la mamma, parla come lei.  cos
strano." Valentina cerc di andare da Elspeth, ma scopr che
non poteva muoversi. Elspeth cap e la raggiunse, la prese
tra le mani. Adesso era solo una piccola cosa, racchiusa nella
coppa delle mani di Elspeth "come un topolino". L'ultima
cosa che pens fu: " come addormentarsi...".
Robert vide Valentina afflosciarsi e poi cadere: le ginocchia
cedettero, la testa ciondol. Si pieg su se stessa e croll
a terra con un tonfo secco. Poi non ci fu pi nessun rumore
nella stanza eccetto il suo respiro. Robert rimase sulla soglia
e non si avvicin perch non capiva cosa stesse succedendo,
cose invisibili sicuramente, e lui non sapeva bene
che fare. La ragazza, accasciata sul tappeto, continuava a essere
immobile, assolutamente immobile. Infine, percorse la
breve distanza che lo separava da lei e si inginocchi accanto
a Valentina. Non sanguinava. Non riusciva a capire se
fosse morta; sembrava rotta, finita, ma lui non poteva toccarla;
giaceva nella stessa posizione in cui era caduta e lui
sapeva che non doveva toccarla.
Dall'alto, Elspeth lo vide guardare Valentina. Poteva sentire
Valentina, pesante e simile a fumo, intrappolata nelle
sue mani. "Rimettila dentro, adesso. Rimettila dentro finch
c' una possibilit che vada tutto bene.Voleva che Robert
spostasse Valentina, le raddrizzasse gli arti, le congiungesse
le mani. La testa di Valentina era buttata all'indietro, giaceva
sul fianco destro con le braccia protese, le gambe ripiegate
e composte. Gli occhi erano girati all'ins, le labbra aperte,
i piccoli denti scoperti. La posizione del corpo di Valentina
sembrava sbagliata, un insulto. Elspeth avrebbe voluto
toccarla, ma aveva le mani occupate. "E adesso? Se la lascio
andare, si disperder nell'aria? Vorrei tanto avere una
scatoletta..." Pens al suo cassetto. "S, la metter l dentro."
Doveva portare Valentina con s nel cassetto. Potevano
restarci insieme, ad aspettare.
Robert si alz. Usc dalla stanza. Voleva dimenticare quello
che aveva visto, prima di arrivare alla porta d'ingresso.
Si ferm con la mano sulla maniglia. Elspeth? disse. La
risposta arriv come una fugace carezza gelida sulla sua
guancia. Non ti perdoner. Silenzio. La immagin dietro
di lui e resistette al bisogno di girarsi a guardare. Apr la
porta, scese di sotto, rimase in cucina a bere scotch finch
fece buio, aspettando che Julia tornasse a casa e trovasse il
corpo, tendendo l'orecchio per sentire il suo grido di dolore.
Julia rientr un'ora dopo. In casa tutte le luci erano spente.
Attravers le stanze premendo gli interruttori, chiamando:
Topolino?. "Dev'essere uscita." Topolino? "Forse  da
basso." L'appartamento era freddo e sembrava stranamente
vuoto, come se tutti i mobili fossero stati rimpiazzati da
illusioni ottiche. Girando da una stanza all'altra, Julia pass
le dita sul ripiano del tavolo da pranzo, sfior la spalliera
del divano e i dorsi dei libri, per assicurarsi che tutto fosse
solido. Elspeth? "Dove sono tutti?" Arriv in camera da
letto e accese la luce. Valentina giaceva sul pavimento contorta,
come congelata in una danza dolorosa. Julia si mosse
con estrema lentezza; and verso Valentina e le si sedette
accanto. Le tocc le labbra, le guance. Vide l'inalatore stretto
nella mano di Valentina e si premette una mano sul petto,
senza pensare.
"Topolino?" Valentina sembrava stesse cercando di guardare
qualcosa sopra di s; aveva gli occhi girati all'ins e la
testa gettata all'indietro come se lass, sopra di lei, stesse
succedendo qualcosa di grande interesse. Topolino? Valentina
non rispose.
Julia si mise a piangere. Sent un tocco freddo sulla faccia
e reag menando colpi a vuoto. Fottiti, Elspeth! Vaffanculo!
Dov' lei? Dov' Valentina? Poi cominci a gemere.
Elspeth sedette sul pavimento accanto a Julia e la guard
mentre stringeva Valentina tra le braccia e piangeva
china sul suo corpo morto. "Non ho mai voluto farlo, Julia."
Pens alla propria gemella, alla telefonata che qualcuno
avrebbe dovuto farle di l a poco. Elspeth cap, guardando
Julia, che niente sarebbe pi andato bene, mai pi.
" colpa mia,  tutta colpa mia. Mi spiace, mi spiace. Mi
spiace tanto!"
Elspeth e Valentina rimasero nel cassetto insieme mentre
il corpo di Valentina veniva dichiarato morto dai paramedici,
e certificato morto per cause naturali dal medico che
l'aveva visitata all'ospedale, e infine rimosso dall'appartamento
da Sebastian, mentre Julia piangeva e Robert telefonava
a Edie e Jack. Ci furono ore di silenzio, luce, buio.
Robert ebbe una lunga conversazione con Sebastian che
sfoci in tensione reciproca. Posso capire che tu non voglia
farla imbalsamare disse Sebastian. Posso capire perch
non vuoi che le sistemi i lineamenti, mi sta bene. Ma
perch mai vuoi che le inietti l'eparina?
 un anticoagulante.
Lo so anch'io. Ma non  che tu la stia preservando tramite
congelamento, giusto?
Non esattamente. Ma vorremmo che la bara fosse riempita
di ghiaccio, per favore.
Robert!
Accontentami, Sebastian. E ti prego, tienila in un ambiente
refrigerato pi che puoi.
Perch? Robert, non mi piace questa storia.
No, non  come pensi... non  niente del genere...
Sebastian lo guard con scetticismo. Mi spiace, Robert.
Per, o mi racconti per filo e per segno cos'hai in mente, oppure
ti trovi qualcun altro per farlo.
Non mi crederai disse Robert. Sembra una follia. 
una follia. Sebastian non disse niente. Robert tir un profondo
respiro e cerc di organizzare i pensieri. Tu credi nei
fantasmi?
Si d il caso che ci creda disse piano Sebastian. Ho avuto
alcune... esperienze interessanti. Ma mi sembra di ricordare
che tu invece... non credi nei fantasmi.
Sono stato costretto a ricredermi. Robert parl a Sebastian
di Elspeth. Omise ogni accenno al piano; disse a Sebastian
che Elspeth aveva catturato lo spirito di Valentina
quando era morta, e adesso lo avrebbe rimesso nel corpo
della ragazza e l'avrebbe riportata in vita.
Sebastian sollev alcune obiezioni. (Perch Elspeth non
l'ha resuscitata subito? fu la pi inattaccabile, e Robert riusc
solo a rispondere che non lo sapeva.) Alla fine Sebastian acconsent
a fare del suo meglio per tenere Valentina al freddo;
accett anche di non dire niente alla famiglia, in caso il
tentativo non riuscisse. Ma anche cos, Robert se ne and
chiedendosi se Sebastian avrebbe chiamato Jessica, o la polizia,
non appena lui avesse girato l'angolo.
La mattina seguente arrivarono Edie e Jack.
Dalla sua finestra, Robert li vide percorrere il vialetto d'ingresso.
Scomparvero nell'edificio e li sent salire le scale. Il
divieto di entrare nell'appartamento di Elspeth per Edie e
Jack adesso era insensato. Robert si chiese cosa stesse facendo
Elspeth; avrebbe voluto bere fino a dimenticarsi, fino a
morire; qualsiasi cosa sarebbe stata preferibile a incontrare
i genitori di Valentina. Aveva acconsentito ad accompagnarli
alla camera ardente.
Nel taxi non si dissero una parola. Robert non riusciva a
guardare Edie. La somiglianza con Elspeth era insopportabile;
l'unica differenza significativa era la sua parlata americana.
Julia era inebetita. Sedeva accanto al padre con la testa
posata sulla sua spalla. Edie si mise a piangere silenziosamente.
Jack le mise un braccio intorno alle spalle e guard
Robert, affranto. Robert sedeva sul sedile pieghevole di fronte
a loro tre. Tenne gli occhi fissi sulle scarpe di Jack per il resto
del tragitto.
Quando arrivarono nella cappella funeraria, Sebastian li
stava aspettando. Port Edie e Jack a vedere la salma di Valentina.
Robert e Julia si sedettero nell'ufficio di Sebastian.
Come stai? le chiese Robert.
Una favola rispose Julia senza guardarlo.
Sebastian torn con Edie e Jack. Cominci a illustrare tutte
le procedure e le opzioni, i prezzi per sepoltura e cremazione,
i vari certificati e le firme che sarebbero stati necessari.
Robert ascolt con un'espressione che si augur risultasse
impassibile. Aveva dimenticato che i genitori di Valentina
avrebbero potuto avere le loro idee sui resti mortali della figlia,
e che Sebastian era tenuto per legge a esporre loro tutte
le possibili scelte. Il cuore di Robert batteva all'impazzata.
"E se decidessero di cremarla?"
Edie disse: Vogliamo portarla a casa... la famiglia di Jack
ha un lotto nel cimitero di Lake Forest.  proprio sul lago
Michigan. Abbiamo pensato che ci piacerebbe seppellirla l.
Sebastian annu e incominci a spiegare le procedure per
spedire la salma per via aerea. Robert pens. "Ecco,  finita.
Ci ho provato e ho fallito." Adesso non poteva fare pi niente.
Stranamente fu Julia a salvare la situazione. No disse.
Si girarono tutti a guardarla. Io la voglio qui.
Ma, Julia... disse Edie.
Non spetta a te decidere... disse Jack all'unisono.
Julia scosse la testa. Valentina voleva essere sepolta nel
cimitero di Highgate. Julia guard Robert. Lo ha detto lei.
Robert disse:  vero.
Vi prego disse Julia, e alla fine fu deciso che Valentina sarebbe
stata sepolta nel mausoleo della famiglia Noblin, come
aveva chiesto.
Nel cassetto Elspeth circond Valentina, la compresse in
una morbida massa informe, le imped di sparpagliarsi, la
tenne vicina. "Eccoci qui, Valentina, come canguri in un marsupio,
in attesa di sviluppi." Si chiese cosa capisse Valentina,
cosa avrebbe ricordato. Era come stare con un neonato, senza
sapere cosa stesse pensando quell'essere minuscolo, se
mai era in grado di pensare. Elspeth non ricordava i primi
giorni della sua vita dopo la morte. Le cose erano arrivate
per gradi; non c'era stato un momento di risveglio, di improvvisa
coscienza. Tenne stretta Valentina, le cant delle
canzoncine, le parl. Valentina era come un basso borbottio,
un ronzio di esistenza, ma a Elspeth non arriv una sola parola
da lei, nessun pensiero. Elspeth pens alle gemelle appena
nate. Non avevano mai dormito o poppato alle stesse
ore, l'avevano prosciugata di energie e di latte; fin da allora
erano parse inseparabili ma anche individui autonomi.
"Be', sei riuscita a separarti con un taglio netto, Valentina."
Nel cassetto non succedeva granch. Passarono i giorni. Presto
- anche se il tempo significava ben poco per i fantasmi -
arriv il giorno del funerale di Valentina. Era ora che succedesse
qualcosa.

 Il giorno della resurrezione.

Alle otto del mattino, il giorno del funerale, Robert era davanti
alla porta di Martin, sommerso dal crollo dei giornali.
Cerc di rimetterli sulle loro pile, ma rinunci quando comparve
Martin.
Entra. Si fecero strada verso la cucina. Robert sedette al tavolo
e Martin accese il bollitore elettrico. Robert pens che aveva
un'aria gradevolmente normale e domestica in confronto a
ci che stava succedendo di sotto. "Quando Martin  la persona
pi funzionale nelle vicinanze, vuol dire che sei nei guai."
Il funerale  oggi all'una.
Lo so.
Vuoi venire? Se non puoi va bene lo stesso, naturalmente,
ma penso che a Julia farebbe piacere.
Non ne sono sicuro. Ti do una voce se ce la faccio.
Devo prenderlo come un "no"?
Martin si strinse nelle spalle. Gli mostr due scatole di
t e Robert indic l'Earl Grey. Martin mise una bustina in
ciascuna tazza. Come sta Julia?
Sono arrivati i genitori. Da come me ne parlava Elspeth,
me li ero immaginati trinariciuti e con gli occhi fiammeggianti,
invece si sono presi cura di Julia e se ne stanno tutti
insieme, non so come dire, abbattuti ma controllati. Nessuno
di noi riesce ancora a crederci... vanno in giro per casa
come se si aspettassero di imbattersi in Valentina nel corridoio.
Julia  praticamente catatonica.
Ah. Martin vers l'acqua sulle bustine di t. Robert fiss
il rivolo. Si sono sistemati nell'appartamento?
No, stanno in albergo.
Allora Julia  sola in casa?
S. I genitori hanno cercato di convincerla a stare in albergo,
ma lei  voluta rimanere nell'appartamento. Non so perch.
Non dovrebbe stare sola.
Infatti,  proprio di questo che sono venuto a parlarti.
Voglio che tu chieda a Julia di salire da te questa sera, e la
tenga qui finch non ti dico che puoi lasciarla andare.
Martin guard Robert con aria scettica. Perch?
Robert cerc di mantenere un'espressione innocente. Julia
non dovrebbe stare sola.
No, non dovrebbe. Ma non preferir stare con i genitori?
Se necessario puoi invitare anche loro.
Vorrai scherzare? Non ti aspetterai che faccia venire qui
Edie e Jack? Lo hai visto bene questo posto?
Certo, ma non credevo l'avessi fatto anche tu. Robert
cambi tattica. Senti, Martin,  una questione di vita o di
morte; devi aiutarmi a tenere Julia fuori dal suo appartamento
per qualche ora. Non posso contare su Edie e Jack.
Si pu sapere che cos'hai in mente?
Non mi crederesti se te lo dicessi.
Mettimi alla prova.
... una specie di seduta spiritica, diciamo.
Stai cercando di metterti in contatto con Valentina? O con
Elspeth?
Pi o meno.
Martin scosse la testa, esasperato. E ti sembra il momento
giusto? Se vuoi dilettarti con una cosa del genere, faresti
meglio ad aspettare, non credi?
No.  fuori discussione. Non posso aspettare!
E perch non pu esserci anche Julia?
Non posso spiegartelo. E tu non puoi dirglielo.
No. Non contare su di me.
Perch no? Martin si alz e prese a camminare per la
cucina. Robert rimpianse di non averlo fatto per primo, ma
non potevano mettersi a camminare avanti e indietro tutti
e due allo stesso tempo. Sarebbe stato un po' strano.
Non far alcun male a Julia non saperlo. Senti: ti propongo
uno scambio vantaggioso. Se tu trattieni Julia qui stasera,
io ti do una cosa che desideri disperatamente.
Martin si rimise a sedere. E sarebbe? disse con sospetto.
L'indirizzo di Marijke ad Amsterdam.
Martin sollev le sopracciglia. Si alz e lasci la cucina. Robert
lo sent attraversare il corridoio verso il suo studio. Per un
po' non si fece vedere. Quando riapparve aveva una sigaretta
accesa in una mano e una cartina di Amsterdam nell'altra.
Credevo ci avessi rinunciato disse Robert.
Getter di nuovo la spugna tra mezz'ora. Martin apr
la cartina sul tavolo. Robert vide che era coperta di segni,
note, cancellature. Martin indic un cerchietto rosso nella
zona di Jordaan. Guarda.
Robert strizz gli occhi e mise a fuoco la scritta minuscola.
Ci sei andato vicino. Si scambiarono un'occhiata e Robert
sorrise. Come hai fatto a scegliere proprio quel posto?
La conosco bene. Sta sempre attenta a non dire molto,
ma io le cose me le ricordo. Vivevamo da quelle parti, sulla
Tweede Leliedwarsstraat.
Ci metto anche il suo indirizzo e-mail.
Marijke non ha nessuna e-mail.
S, invece. Ce l'ha da almeno un anno.
Un anno?
Ti dar il suo indirizzo, la sua e-mail. E una fotografia
della sua casa.
Ti ha mandato una foto del suo appartamento?
Parecchie. Ti ha mai detto che adesso ha un gatto?
Davvero? disse Martin con aria mesta.
 una gattina grigia e si chiama Yvette. Dorme sul cuscino
di Marijke.
Martin sedeva in silenzio, fumando e guardando la cartina.
D'accordo, ci sto. Cosa vuoi che faccia?
Robert glielo spieg. Era semplice, davvero semplice: era
l'unica cosa semplice di tutta quella giornata.
Quando Jack si svegli, Edie era in camicia da notte davanti
alla portafinestra della loro piccola stanza d'albergo, a osservare
il cielo azzurro sopra i tetti spioventi di Covent Garden.
Rimase a guardarla, restio a interrompere il corso dei suoi
pensieri. Infine si alz e and in bagno. "Incredibile come
la vita continui. Eccomi qui, a pisciare, fare la doccia e radermi
come se fosse un giorno qualsiasi, come se fossimo
in vacanza. Perch non siamo venuti prima a trovarle?" Si
pul le ultime tracce di schiuma da barba dalla gola e torn
in camera. Edie era ancora davanti alla finestra, ma adesso
teneva la testa bassa. Jack la raggiunse, si ferm dietro di
lei e le mise le mani sulle spalle nude. Edie si gir appena.
Che ore sono? gli chiese.
Le otto e un quarto.
Possiamo chiamare Julia.
Sono sicuro che  sveglia da ore.
S.
Restarono fermi cos, le mani di Jack che le pesavano sulle
spalle. Adesso la chiamo disse Edie. Il suo cellulare non
funzionava in Inghilterra, cos si mise ad armeggiare con il
telefono della stanza, sbagli numero e lo rifece.
Julia? "Volevo solo sentire la tua voce."
Ciao, mamma. "Oddio, non so cosa fare, mamma."
Pensavamo di venire un po' prima. "Non sopporto di
stare in questa stanza."
Potete venire subito? "Sono sola e non so cosa fare."
S, certo, solo il tempo di vestirci e prendere un taxi. Arriveremo
il pi presto possibile. Edie prov un'ondata di
assurda felicit. "Ha bisogno di me." Sorrideva mentre posava
il ricevitore. And dritta verso la valigia e cominci a
vestirsi per il funerale. Jack apr l'armadio e rimase a fissare
il suo completo scuro appeso a una gruccia tutto solo. Per
un minuto dimentic ogni cosa; si perse nella lana scura
appesa nel buio dell'armadio. Poi ricord e prese il completo.
"Mi sento vecchio." L'abito era pesante, come se fosse foderato
di un metallo morbido. Guard Edie che si dava da
fare, spazzolandosi i capelli, mettendo gli orecchini. "Non
voglio uscire di qui." Sedette sul letto con un paio di calze
in mano. Edie lo vide starsene immobile e disse: Sbrigati,
lei ci sta aspettando, e fu quel pronome singolare, pronunciato
con impazienza, che di colpo lo mise di fronte al
fatto compiuto della morte di Valentina.
Julia li aspettava al pianterreno, nell'ingresso principale
della casa.
Guard i genitori attraverso la finestrella piombata
mentre entravano dal cancello e percorrevano il vialetto
del giardino davanti alla casa. Era una limpida giornata
di giugno, e la luce li rendeva nitidi e sovradimensionati. Le
ricordarono l'illustrazione di uno dei libri d'infanzia delle
gemelle. "Una bambina con un orso al guinzaglio." Julia
apr la porta e una ventata d'aria spazz via la posta di
Robert facendola cadere sul pavimento. Julia la lasci l.
Edie abbracci la figlia e disse: Non ti sei ancora vestita?.
Julia si guard la tuta. Non volevo aspettarvi di sopra.
Quella casa mi fa venire i brividi, adesso.
Allora vieni a stare con noi in albergo disse Edie.
Julia scosse la testa. Devo stare qui. "Valentina  qui.
Deve essere qui."
Jack si chin su di lei e Julia gli gett le braccia al collo.
Venite disse. Salirono di sopra, seguendo Julia.
Una volta entrati nell'appartamento, esitarono. Hai mangiato?
chiese Jack. Era affamato, ma si sentiva in colpa a pensare
alla colazione.
No disse Julia in tono vago. Probabilmente c' qualcosa da
mangiare nel frigorifero. Prendete quello che volete.
Io vado a vestirmi.
Edie segu Julia. Il giorno prima, quando erano arrivati,
Edie era inebetita dal dolore e dal jet lag. Julia aveva occupato
tutti i suoi pensieri. Adesso Edie cominci a notare l'appartamento.
Di colpo, Elspeth le sembr presente nei mobili,
negli oggetti, nella tinteggiatura delle pareti e nell'inclinazione
della luce che entrava dalle finestre, nell'aria stessa.
Era come se la loro infanzia fosse stata conservata in un museo.
Rabbrivid. Rimase sulla soglia della camera da letto
mentre la figlia si toglieva la tuta. Julia aveva tirato fuori
il vestito di velluto viola, le calze bianche e un paio di scarpe
nere di pelle. Era lo stesso abbigliamento con cui aveva
scelto di seppellire Valentina.
No disse Edie.
No cosa?
Non vestirti come lei. Non posso... voglio che indossi
qualcosa di diverso, per favore.
Ma...
Ti prego, Julia.  troppo. Non lo sopporto.
Julia guard Edie e cedette. Entr nella cabina armadio
in mutandine e reggiseno e cominci a togliere indumenti
dalle grucce e a gettarli sul letto.
Elspeth sent Edie e Julia che parlavano. Usc dal cassetto
e strisci in camera da letto. Teneva Valentina chiusa nelle
mani a coppa. Il giorno prima Elspeth era stata lontana da
tutti. Aveva discusso tra s per tutta la notte, confusa,
sulla difensiva. "Non la rivedr mai pi. Sar sconvolta. Non
voglio vederla.  colpa mia. Ma  qui e dovrei vederla. Se lo venisse
a sapere non mi perdonerebbe mai. Vigliacca, vigliacca.
Assassina." Valentina era parsa influenzata dal suo umore
ed era diventata mogia mogia, una nuvoletta triste e apprensiva
circondata dai foschi rimuginii di Elspeth. Ora Elspeth
strisci verso la camera da letto come una bambina punita.
Edie e Julia erano ai lati opposti del letto, intente a frugare
in una pila di vestiti. "Oh... eccoti qui." Elspeth si ferm
sulla soglia a guardare. Valentina divenne pi luminosa, parve
pulsare come un cuore. "Oh, sei tu. Cosa ti  successo?
Com' potuto succederti questo?" L'ultima volta che aveva
visto la sua gemella era il 1984 e singhiozzavano strette
l'una all'altra a Heathrow, le bambine in un passeggino
doppio accanto a loro. "Ventun anni ed eccoci qui... Sei cos
diversa. Pi vecchia, certo, ma c' qualcos'altro; pi dura.
Come mai? Cos' successo?" La guard e pens: "Lui non
si  preso cura di te, hai dovuto farlo da sola. Nessuno ti
amava come ti amavo io. Se fossimo rimaste insieme... Oh,
Elspeth".
Si aggir furtiva ai bordi della stanza. Julia guard nella
sua direzione e si immobilizz. "Puoi vedermi Julia? O 
Valentina che senti?" Elspeth si sedette sul panchetto sotto
la finestra e cerc di scomparire. Valentina si dimenava e
pulsava tra le sue mani. Julia and dritta verso Elspeth e
tese una mano verso Valentina. Valentina si immobilizz
al tocco di Julia. Topolino?
Cosa stai facendo? chiese Edie. Julia rimase alla finestra,
con la mano tesa. Julia?
Lei  qui disse Julia e scoppi in lacrime.
Cosa? No, Julia... su, vieni qui. Edie si avvicin a Julia
e l'abbracci. Jack comparve sulla soglia e Elspeth rimase
scioccata; era molto pi vecchio, rammollito; addomesticato.
Edie scocc un'occhiata a Jack al di sopra della spalla
di Julia e scosse lievemente la testa. Jack si ritir. Elspeth lo
sent uscire dall'appartamento e scendere le scale. "E andato
a fumarsi una sigaretta" pens. Guard Julia e Edie. Julia
aveva smesso di piangere. Si abbracciarono, dondolandosi
avanti e indietro, dolcemente. Elspeth ne fu invidiosa. Poi
si vergogn. " la loro mamma. Non importa. Ormai  troppo
tardi per rimediare." Cose che un tempo erano parse importanti
adesso si rivelavano del tutto idiote. "Pensavamo
di essere cos furbe. Invece eravamo stupide. Abbiamo rovinato
tutto." Elspeth si chiese se avrebbe potuto rimettere
le cose a posto. Se Valentina fosse tornata in vita? Se le gemelle
fossero tornate a casa? Avrebbe sacrificato tutto. "Tanta
tristezza per niente." Si alz e lasci la stanza. Prov un
desiderio struggente, poi si rese conto che era un sentimento
di Valentina; lei voleva rimanere, voleva stare con Julia e
Edie. "Scusa, ma non ce la faccio pi a guardarle. Devi venire
con me." Elspeth and alla finestra dell'ufficio e guard
fuori senza vedere, stringendosi al petto la figlia agitata.
Robert apr la porta, aspettandosi di vedere Julia. Invece
era Jack.
Spero non ti dispiaccia. Mi hanno spedito fuori e pensavo
che forse...
"Non vuole star solo" pens Robert. Oh, ma certo. Entra.
Quando Jack aveva bussato, Robert era alla scrivania,
a fissare il suo manoscritto enorme. Qualsiasi cosa era meglio
che star soli. Port Jack in cucina. Posso offrirti qualcosa?
T? Caff? Jameson?
S. L'ultimo.
Robert tir fuori due bicchieri e la bottiglia di whisky irlandese.
Acqua? Ghiaccio?
Niente ghiaccio, grazie. Solo acqua. Robert fece scorrere
un po' d'acqua in una caraffa e la mise davanti a Jack. Sedettero
uno di fronte all'altro. La cucina sembrava stranamente
allegra, vuota e inondata di sole. Jack si chiese se qualcuno
avesse qualcosa da mangiare in quell'edificio. Robert lo vide
guardare le mensole vuote. Non ho pensato molto a mangiare
negli ultimi giorni. Per posso fare dei toast, se ti va.
Certo. Non c' niente da mangiare di sopra. Julia  ridotta
a uno scheletro.
Robert non rispose, ma si alz per preparare i toast. Apr
il frigorifero e tir fuori un vasetto di marmellata d'arance
e uno di Mannite. Poi si sedette al tavolo. Jack si appoggi
allo schienale della sedia, e Robert si chiese se non si sarebbe
schiantata sotto la mole di quell'uomo: la struttura di
metallo e vinile, stile anni Cinquanta, era poco resistente.
Si alz di nuovo per prendere le posate.
Jack disse: Mi chiedevo se potrei farti una domanda un
po' personale....
Robert rispose con un suono vago e si rimise a sedere.
Tu eri il... "Come si dice qui? Il suo ragazzo? O c' un
termine pi appropriato? Come lo chiamate qui un amante
non sposato?" ... di Elspeth?
S. "Ero di Elspeth. Ero la sua creatura, ecco la parola
che cercavi." I toast saltarono su dal tostapane facendoli
trasalire. Robert ne mise tre nel piatto di Jack e uno nel
suo. Gli porse il piatto. Nessuno dei due parl finch Jack
non ebbe finito i suoi toast. Robert gli pass il quarto, ancora
intatto. "Sembra molto distaccato" pens Robert. "Io
sto per vomitare."
Jack si vers due dita di whisky e lo allung con l'acqua.
Poi ricominci con le domande. Elspeth ti ha mai detto che
cosa  successo tra lei e Edie?
Robert scosse la testa. "Questa non me l'aspettavo, amico."
Non finch era viva. Mi ha lasciato tutte le sue carte personali,
e tra queste c'erano i diari. E una lettera per me, che
mi spiegava alcune cose.
Ah. E non  che mi lasceresti leggere qualcosa? Magari
la lettera?
Ehm, hai visto il testamento di Elspeth, no? Era molto
chiaro al riguardo: Elspeth non voleva che tu o sua sorella
aveste accesso ad alcuna delle sue carte.
Gi, capisco. Robert lo guard mangiare l'ultima fetta
di toast. Poi Jack disse: Senti, mi serve solo la risposta a
un'unica domanda. Il resto lo so gi, ma la domanda : perch
lo hanno fatto?.
Robert non disse niente.
Vorrei sapere qual era lo scopo di... Jack cerc le parole
... di questo stupido gioco cui ci siamo prestati per tutti
questi anni. Perch, per quel che ci ho capito, nessuno ci
 cascato, ma per qualche ragione abbiamo dovuto continuare
a fingere di non saperne niente.
Non sapere cosa?
Non sai dello scambio?
Io s, ma secondo Elspeth tu non lo sapevi.
Come no, sapeva che me n'ero accorto. Insomma, la gravidanza
l'aveva davvero cambiata, il suo corpo era diverso...
a quanto pare Edie era l'unica che non l'aveva capito...
Forse era un brutto scherzo che Elspeth stava facendo
a Edie? Senti, so che non puoi raccontarmi niente disse
Jack, ma che ne dici se ti espongo la situazione per come
la vedo io? E tu potresti, che ne so, alzare un sopracciglio,
per esempio, quando dico qualcosa che ha senso. Pensi che
possiamo farlo?
D'accordo.
Okay. Jack bevve un sorso di whisky. Non bevo a
quest'ora. Di solito.
Nemmeno io. "Fino a poco tempo fa." Robert si vers
un goccio di whisky. Pens che l'odore avrebbe potuto rivoltargli
lo stomaco, ma and gi liscio e lo bevve con calma.
"Adoro l'odore di napalm di prima mattina."
Allora disse Jack.  il 1983. Edie e Elspeth Noblin vivono
in un piccolo appartamento di Hammersmith, in uno
squallore bohmien e a spese della madre. Le gemelle sono
appena arrivate da Oxford, e io sto lavorando per la filiale
londinese della banca per cui lavoro ancora oggi. Sono fidanzato
con la donna che entrambi conosciamo come Edie,
ma che allora era nota come Elspeth. Continuer a chiamarle
con il loro nome attuale per evitare confusioni.
Okay.
Elspeth - la tua Elspeth - non aveva nessuna simpatia
per me. Non che fosse apertamente ostile, ma faceva quel
giochetto che fanno gli inglesi, sai, quando non ti vogliono
conoscere e ti ignorano, ti escludono dal loro orizzonte. Non
credo fosse niente di personale, ma lei sapeva come sarebbe
andata a finire: avrei portato la sua gemella in America.
Non so quanto il problema delle gemelle abbia pesato sul
tuo rapporto con Elspeth...
Non molto. Edie se n'era andata e Elspeth parlava raramente
di lei. Ma Julia e Valentina sono state molto istruttive.
Robert si chiese cosa avesse raccontato Julia ai genitori
a proposito del suo rapporto con Valentina.
Bene, te lo dico io qual  il problema con le gemelle: nessuno
pu mai rimpiazzare la gemella scomparsa. Voglio dire,
Edie e io... insomma noi amiamo Valentina... ma Julia... Dio,
non so proprio come far... Jack si guard le mani. A Robert
si mozz il fiato. Comunque, per tornare alla nostra storia,
le gemelle - Edie e Elspeth - cominciarono a comportarsi in
modo strano. Non si facevano mai vedere insieme. Si assomigliavano
moltissimo, ma non quanto credevano loro. Quando
una delle due impersonava l'altra, c'era sempre questa cosa
in pi, la recita, per intenderci. Insomma, non  che devi faticare
per essere te stesso, ma quando una delle sorelle Noblin
faceva l'altra la cosa puzzava parecchio di sforzo.
E cos Edie incominci a impersonare Elspeth - vale
a dire che la mia fidanzata incominci a fingere di essere
la sorella - e a farmi delle avance, cosa che la tua Elspeth
non avrebbe mai fatto nemmeno in un milione di anni,
perch non mi poteva soffrire, anche se in quel suo modo
impersonale.
E perch lo fece?
Jack scosse la testa. Mia moglie  sempre stata poco sicura
di s. Era la pi debole delle due, ma con gli anni ha
acquisito un po' della personalit della sorella. Penso che
volesse mettermi alla prova, per vedere cosa avrei fatto.
E tu cosa hai fatto?
Ero furibondo. Poi ho commesso un grosso sbaglio. Mi
sono prestato al gioco.
Ah.
Gi. Cos, di e ridi, le cose si sono complicate. Sono
sicuro al novantanove per cento che la donna accanto a me
sull'altare era Edie. La mia Edie, sai che cosa intendo. Lo
scambio ebbe luogo quando salimmo sull'aereo per Chicago.
Robert immagin Elspeth seduta accanto a Jack sull'aereo.
Elspeth aveva una paura terribile di volare.
Entrambe erano terrorizzate. Per questo io e Edie non
siamo mai venuti a trovare le ragazze, per quanto possa
sembrare folle adesso. Ma non  questo che mi ha messo
sull'avviso. Robert aspett che si spiegasse meglio, invece
Jack disse: Per favore... la risposta deve trovarsi nelle carte
di Elspeth. Altrimenti per quale motivo avrebbe insistito
tanto perch non le vedessimo?.
Robert disse: Ma non capisco... cosa speri di scoprire?
Elspeth era incinta, tu eri il padre... a loro sembrava ovvio,
certo dal loro punto di vista egocentrico, che dovevano
solo scambiarsi le identit e sarebbe andato tutto bene.
Ma io non sono mai andato a letto con Elspeth disse Jack.
Robert pens: "Mi sta scoppiando il cervello". Resta
qui disse. Si alz e and nella stanza di servizio, trov l'ultimo
scatolone dei diari con la lettera di Elspeth e port
tutto in cucina. Tir fuori un diario e lo sfogli finch non
ebbe trovato il passaggio. Primo aprile, 1983 disse, e pass
il diario a Jack. Era una festa a Knightsbridge. Tu eri
ubriaco. Penso che lo scherzo fosse ai danni di Edie, in un
modo o nell'altro.
Jack tenne il diario a distanza per poterlo leggere senza
occhiali. Per non c' il mio nome.
Scrivevano i diari insieme rispose Robert. Si chin su
Jack e gli indic il passaggio successivo, proprio sotto il primo.
Questa  la risposta di Edie.
"Va' all'inferno. Non posso avere niente di mio?" lesse
Jack. Alz gli occhi, confuso.
Robert disse: Hanno cercato di rimediare, ma non hanno
capito quali sarebbero state le conseguenze. Non posso pensare
che volessero farti del male.
No disse Jack. Mi  solo capitato di essere l. Pos il
diario sul tavolo e chiuse gli occhi, strinse le labbra. Robert
pens: "Non sapeva di essere il vero padre. Oddio!". Robert
pens a Valentina, e si sent disperato, furioso. Non riusciva
a parlare. Infine, indicando gli altri diari, disse: Sono
tutti a tua disposizione, se vuoi.
No, grazie rispose Jack. Ho scoperto quello che dovevo
sapere. Si alz, disorientato e un po' brillo. Si guardarono
poi distolsero gli occhi, entrambi incerti, all'improvviso,
su come comportarsi.
Ci vediamo alla Lauderdale House disse Robert.
S, gi. E... grazie. Jack usc strascicando i piedi. Robert
lo sent salire le scale lentamente. Una porta si apr e si richiuse.
Robert prese chiavi e portafoglio e usc a comprare
i fiori.
Il funerale di Valentina fu celebrato alla Lauderdale House,
una dimora del Sedicesimo secolo dove un tempo era vissuta
Nell Gwyn e che ora fungeva da galleria d'arte/sala ricevimenti/caff.
Il funerale era nella grande sala al piano superiore
dove di solito si tenevano corsi di pittura con modelle
e lezioni di yoga. La sala era met in legno e met in muratura
e ancora incompleta, come se lo spuntino delle undici dei
carpentieri fosse durato decenni. Il feretro, posato
sui cavalletti all'ingresso della sala, era coperto di rose
bianche. Il resto dello spazio era occupato da sedie pieghevoli.
Julia sedeva tra i genitori nella prima fila, lo sguardo
perso fuori dalla finestra. Si ricord una storia che qualcuno
le aveva raccontato su Nell Gwyn che faceva penzolare
il suo neonato fuori da una delle finestre della Lauderdale
House. Julia non riusciva a ricordare come fosse successo,
n a quale finestra.
La bara era bianca, con semplici finiture d'acciaio. Sebastian
si muoveva per la sala, sistemando una brocca d'acqua
e dei bicchieri vuoti sul podio, depositando una corona
appena arrivata davanti al feretro. Julia pens che assomigliava
a un maggiordomo nella sua superefficienza e tranquillit
soprannaturale. "Non ho mai conosciuto un maggiordomo."
Sebastian scocc un'occhiata a Julia come se
sapesse che stava pensando a lui e le fece un sorriso calmo.
"Sto per mettermi a piangere, e se incomincio non riuscir
pi a smettere." Avrebbe voluto scomparire. Sebastian
mise una scatola di fazzoletti di carta vicino al podio. "
quello che fa sempre,  il suo lavoro." Julia non aveva mai
pensato alla morte come a qualcosa che poteva succedere a
lei, o alle persone che conosceva. Tutta quella gente al cimitero
era solo una sfilza di lapidi, nomi, date. "Madre Affettuosa.
Marito Devoto." Elspeth era un trucco da mago da
salotto, non era mai stata davvero reale per lei. "Valentina
 in quella cassa." Non poteva essere vero.
"Voglio essere visitata dal tuo fantasma, Topolino" pens
Julia. "Vieni da me e abbracciami. Ci siederemo a scrivere
i nostri segreti con il puntatore. O, se non puoi farlo, baster
che mi guardi. Non chiedo altro. Dove sei? Non qui. Ma
non riesco neppure a sentire che non ci sei pi. Sei il mio
arto fantasma, Topolino. Continuo a cercarti. Mi dimentico.
Mi sento stupida, Topolino. Perseguitami, trovami, torna da
dove sei. Stai con me. Ho paura."
Julia guard sua madre. Edie sedeva rigida, le mani dalle
nocche sbiancate strette intorno alla piccola borsetta.
"Anche lei ha paura." Suo padre sedeva strabordando dalla sedia,
avvolto in un odore dolciastro di tabacco non affumicato
e alcol. Julia si appoggi a lui. Jack le afferr la mano.
La gente sfil nella sala e prese posto sulle sedie pieghevoli.
Julia si gir a guardare, ma per lo pi erano sconosciuti.
C'era gente del cimitero. Jessica e James sedettero dietro i
Poole. Jessica diede un colpetto sulla spalla di Julia. Ciao,
cara. Indossava una piccola cloche nera con una veletta
che sembrava una manciata di stelle impigliate in una rete.
"Al Topolino sarebbe piaciuta da pazzi."
Salve. Julia non sapeva cos'altro dire, quindi sorrise e
si gir verso la bara. "Riuscirei a sopportarlo meglio se potessi
sedermi in fondo."
L'officiante era in piedi sul davanti della sala con un blocco
a molla in mano, e guardava la gente prendere posto. Era
una donna, e indossava qualcosa di rosso drappeggiato sulle
spalle. Julia si chiese cosa sarebbe successo. Avevano scelto
una cerimonia non religiosa e Robert aveva organizzato
tutto tramite la Humanistic Society. Aveva chiesto a Julia se
voleva parlare e adesso lei aveva un discorso pieno di cancellature
ripiegato pi volte nella borsa. Il discorso era tutto
sbagliato; era inadeguato e in qualche modo anche insincero.
Martin lo aveva letto per lei e l'aveva aiutata a scriverlo,
ma il discorso non riusciva a dire ci che Julia voleva esprimere.
"Non importa" si disse. "Valentina non lo sentir comunque."
L'officiante dallo scialle rosso parl. Diede loro il benvenuto
e pronunci alcune frasi non religiose che avrebbero
dovuto essere consolatorie. Invit le persone che avevano
conosciuto Valentina a parlare di lei.
Robert sal sul podio. Gett un'occhiata intorno nella sala,
che era mezza piena. La famiglia Poole sedeva a pochi passi
da lui, lo guardava con stoicismo. "Valentina, perdonami."
Si schiar la voce, sistem gli occhiali. La voce, quando
la trov, sulle prime era troppo bassa, poi troppo alta.
Robert avrebbe voluto essere in qualsiasi altro posto, a fare
qualunque altra cosa. Questa  una poesia di Arthur Edgar
O'Shaughnessy disse. Le mani tennero il foglio saldamente.
Feci un altro giardino, oh s
Per il mio nuovo amore;
Lasciai la rosa morta l dov'era
E sopra vi piantai la nuova.
Perch non ebbe inizio la mia estate?
Perch non mi batt pi forte il cuore?
Venne il mio vecchio amore tra le aiuole,
E semin distruzione nel giardino.
Entr col suo sorriso stanco,
Come un tempo;
Si guard intorno e si trattenne un poco,
Trem, scossa da un brivido di freddo:
Bast un suo tocco a seminar la morte
Un'occhiata fugace, la rovina;
Fece cadere i bianchi petali di rosa
E trasform la rosa rossa in bianca.
C'erano altri versi, ma Robert non li lesse. Guard le persone
sedute sulle sedie pieghevoli e stava per continuare,
ma poi cambi idea e si sedette bruscamente. La gente era
confusa da ci che aveva letto e nella sala si lev un lieve
brusio. Jessica pens: " decisamente fuori luogo. Sta incolpando
Elspeth di qualcosa. Avrebbe dovuto parlare di
Valentina". Edie e Jack si chiesero cosa mai avesse in mente
Robert.
Julia era furiosa, ma cerc di reprimere la sua rabbia e
sal sul podio. Le sue membra sembravano controllate da
un comando a distanza. Apr il foglio del discorso, poi si
mise a parlare senza guardarlo. Siamo lontani da casa...
Grazie per essere venuti anche se non ci conoscete da molto
tempo. "E adesso, cos'altro dovevo dire?" Valentina era
la mia gemella. A nessuna delle due  mai venuto in mente
che potessimo essere separate. Non avevamo un piano per
questo. Pensavamo di restare insieme per sempre.
Quando eravamo piccole, mamma e pap ci portarono
allo zoo di Lincoln Park che, se mai non lo sapeste,  un
grande zoo proprio al centro di Chicago. Puoi vedere i grattacieli
mentre guardi gli em e le giraffe e tutto il resto. E
noi stavamo guardando questa tigre. Se ne stava tutta sola
in questo paesaggio finto: credo volessero farle credere di
essere in Cina o non so dove, qualunque fosse il posto da
cui veniva. Valentina si innamor di questa tigre. Rimase l
per un'eternit, tipo, soltanto a guardarla, e la tigre si avvicin
e la guard a sua volta. Rimasero l impalate, a fissarsi
senza fare niente, finch la tigre annu, come ciondolando
la testa e si allontan. Allora Valentina mi disse: "Quando
muoio sar quella tigre". Quindi penso che forse adesso sia
una tigre, ma non in uno zoo, spero, perch Valentina odiava
gli zoo. Julia s'interruppe e tir un profondo respiro. "No,
non mi metter a piangere adesso." Per questo succedeva
quando avevamo otto anni e ultimamente avevamo idee
diverse sulla vita dopo la morte. "Oh, no" pens Robert.
Julia prosegu: Non so cosa pensasse esattamente Valentina
della morte. Da quando ci siamo trasferite qui sembrava
che l'idea la eccitasse, in un certo senso, ma forse era perch
la nostra casa  vicina al cimitero e noi abbiamo solo ventun
anni, quindi sembrava che la cosa non ci riguardasse
da vicino. Julia aveva parlato rivolta a una composizione
floreale in fondo alla sala, ma adesso guard sua madre.
In ogni caso, non credo che le sarebbe spiaciuto troppo.
Cio, non voglio dire che avrebbe desiderato morire, ma
era tutta presa da questa passione estetica per il cimitero,
e se proprio doveva succedere penso che sarebbe felice di
trovarsi l. "Cos'altro? Ti voglio bene, non so come andare
avanti senza di te, eri parte di me, sei morta, voglio morire
anch'io. S, voglio morire."
Comunque, grazie a tutti voi. Grazie per essere venuti.
Julia si sedette tra i mormorii degli astanti. Robert incroci
lo sguardo di Sebastian e cap che l'amico pensava che i discorsi
fossero un po' inconsueti. L'officiante aggiunse alcune
cose, invit tutti ad attraversare Waterloo Park per andare
al cimitero, li ringrazi di nuovo per essere venuti. Gli
addetti sollevarono il feretro e lo portarono fuori dalla sala.
La gente aspett che la famiglia Poole la seguisse; quando
non lo fecero ci fu una discussione sommessa, e tutti si alzarono
e uscirono a due a due. I Poole rimasero seduti finch
la sala si svuot. Robert si ferm sul pianerottolo ad
aspettarli. Infine Sebastian offr il braccio a Edie, chiedendosi
se ce l'avrebbe fatta a resistere fino alla fine della sepoltura.
Posso portarvi dell'acqua?
No. No. Jack e Julia si alzarono. Edie alz gli occhi su
di loro. "Non riesco a muovermi." Julia si chin su di lei
e le sussurr: Puoi stare qui, se vuoi. Io rimango con te.
Edie scosse la testa. Voleva tagliar fuori tutto quanto, fermare
il tempo. Stava ancora pensando alla poesia, al giardino
distrutto; si immagin sola in un giardino simile, i fiori
tutti morti mentre calava la sera; Valentina e Elspeth erano
sepolte l, e Edie pens che se fosse rimasta seduta immobile,
se tutti l'avessero lasciata in pace, le avrebbe sentite parlare
con lei. La visione si era impadronita di lei e Edie non
riusciva a liberarsene. Jack si chin e la sollev dalla sedia;
la avvolse nel suo abbraccio. Edie si mise a piangere. Sebastian
si tolse di mezzo e raggiunse Robert sul pianerottolo.
Ascoltarono i singhiozzi di Edie. Julia usc dalla sala, li super
e senza degnarli di uno sguardo scese da basso.
"Dio mio, cosa abbiamo fatto?" Le lacrime di Edie furono
come un solvente che rimosse il distacco di Robert, il fermo
proposito di arrivare alla fine della giornata, l'opinione
che aveva di s come di una brava persona. Era un mostro.
Adesso lo sapeva. Non gli restava che portare il piano a compimento,
non poteva fare altro, ma il piano era malvagio e
mostruoso nel suo egoismo. No disse.
Prego? disse Sebastian.
Niente disse Robert.
Jessica ebbe una potente sensazione di dj-vu. Ancora una
volta erano tutti riuniti intorno al mausoleo Noblin. Era estate
anzich inverno; c'era Nigel accanto al carro funebre, la
squadra di sepoltura pronta a intervenire, Robert sconvolto
di fianco a Phil e Sebastian. Non c'era nessun sacerdote;
la donna della Humanistic Society disse poche parole. La
bara di Valentina fu posata sul pavimento del mausoleo,
pronta per essere sistemata nella nicchia sotto Elspeth. La
famiglia Poole era raggruppata in disparte, Julia e il padre
sorreggevano la madre. Sebastian si affrett a procurare
delle sedie su cui la famiglia sprofond senza staccare
gli occhi dalla porta del mausoleo. "Poveri cari. Era cos
giovane." Jessica si gir a guardare Robert, con il quale non
parlava dalla mattina in cui lo aveva sorpreso nel cimitero.
Temo che stia per svenire sussurr all'orecchio di James.
Robert era pallidissimo e sudava copiosamente. James annu.
Prese il braccio di Jessica, come se fosse lei ad aver bisogno
di sostegno.
La funzione era finita. Nigel chiuse la porta del mausoleo.
La gente cominci a scendere alla spicciolata lungo il sentiero.
Alla Lauderdale House c'era un rinfresco con caff,
cibo e bevande. Jack Poole stava parlando con Nigel, mentre
Julia e Edie aspettavano in silenzio. Robert s'incammin
sul sentiero da solo. Jessica lo chiam.
Robert si gir ed esit, poi torn indietro.
Siamo cos addolorati, Robert disse Jessica.
Lui scosse la testa.  colpa mia disse.
No disse James. Niente affatto. Sono cose che succedono.
 una terribile disgrazia.
 colpa mia ripet Robert.
Non incolpare te stesso, mio caro disse Jessica. Incominciava
a sentirsi turbata. C'era qualcosa di strano nel modo
in cui Robert li guardava. "Pensavo che stesse per perdere
la testa, ma adesso penso proprio che l'abbia persa. Quella
poesia. Santo cielo!" Dovremmo andare gi, adesso disse.
Camminarono lentamente oltre l'Egyptian Avenue verso
il Colonnato.
Alla Lauderdale House la conversazione era tenuta viva
da persone che avevano conosciuto Valentina solo vagamente.
Jack era tornato a Vautravers in modo che Edie potesse
stendersi a riposare. Julia sedeva frastornata e silenziosa in
mezzo a una piccola cerchia di giovani Amici del
Cimitero di Highgate; Phil le port un t e dei panini e rimase
nei paraggi, in caso gli venisse chiesto qualcosa. Alla
fine Robert si avvicin.
Posso accompagnarti a casa a piedi? chiese a Julia.
Oppure Sebastian pu darti un passaggio in macchina, se
preferisci.
Okay disse Julia. Robert la guard e decise che era meglio
metterla su una macchina. Julia aveva staccato la spina;
lo sguardo era vuoto e sembrava non avesse capito la domanda.
Robert l'aiut a districarsi dal gruppetto degli Amici.
Camminarono in silenzio fino alla strada e aspettarono
insieme che Sebastian andasse a prendere la macchina.
Quanto ci ha messo Elspeth a diventare un fantasma?
chiese Julia con calma, senza guardarlo.
Penso che sia diventata un fantasma immediatamente.
Dice che per un po' era solo una specie di nebbia.
Ho pensato che Valentina fosse l, stamattina. In camera
da letto. Julia scosse la testa. Avevo la sensazione che fosse
proprio lei.
C'era anche Elspeth? chiese Robert.
Non lo so. Io non riesco a vedere Elspeth.
Nemmeno io. Arriv la macchina. Salirono sulla collina
in silenzio.
Quel pomeriggio sembrava non dovesse pi finire. Robert
sedeva alla sua scrivania, senza pensare, senza muoversi.
Aveva voglia di bere, ma temeva che se si fosse ubriacato
qualcosa sarebbe andato storto, cos se ne stava l in silenzio,
senza fare niente. Edie dormiva nel letto delle gemelle. Jack
sedeva sul panchetto sotto la finestra con le tende quasi
chiuse e ascoltava il lieve russare di sua moglie leggendo
una prima edizione americana di Il vecchio e il mare. Julia
scopr che non riusciva a restare al chiuso. And a sedersi
nel giardino sul retro, le ginocchia tirate fin sotto il mento,
le braccia strette intorno al corpo. Martin si stava allenando
a stare vicino alle finestre. Vide Julia; esit, poi picchiett
sui vetri e le fece segno di raggiungerlo. Julia balz in piedi
e corse alla scala antincendio. Martin sent il tonfo dei suoi
passi e apr la porta posteriore proprio mentre lei arrivava.
Julia entr senza una parola e croll su una delle sedie
della cucina.
Hai mangiato? le chiese Martin. Julia scosse la testa, e
lui cominci a prepararle un panino al formaggio. Le vers
un bicchiere di latte e glielo mise davanti. Accese il forno e
ci mise il panino per fondere il formaggio.
Stai usando i fornelli disse Julia.
Ho deciso che andava bene. Mi sono fatto riallacciare il
gas.
Grande disse Julia sorridendogli. Stai facendo progressi.
Stai proprio meglio.
Sono le vitamine. Martin si frug le tasche in cerca di
sigarette e accendino, ne prese una dal pacchetto e l'accese.
Si sedette sull'altra sedia. E tu come stai? Mi spiace di non
essere venuto al funerale di tua sorella.
Non mi aspettavo che venissi.
Robert me lo ha chiesto e, sai... sono uscito sul pianerottolo,
ma non ce l'ho fatta ad andare oltre.
Per, niente male. Julia immagin Martin fermo sul
pianerottolo, circondato dai giornali, mentre cercava di scendere
da basso da solo, senza riuscirci.
Martin aveva pensato tutto il giorno a come convincere
Julia a stare con lui quella sera. Aveva escogitato vari approcci,
ma adesso, di punto in bianco, si ritrov a chiederle:
Che fai stasera?.
Julia si strinse nelle spalle: Andr a cena con mamma e
pap, probabilmente al Caf Rouge. E dopo, non lo so. Penso
che loro torneranno in albergo.
Non credi che dovresti andare con loro?
Julia scosse la testa con decisione. "Non sono una bambina."
Vuoi salire da me, allora? disse Martin. Penso che non
dovresti stare da sola.
Julia pens a Elspeth in agguato nell'appartamento e disse:
S, certo, mi piacerebbe. Bevve un sorso di latte. Nessuno
dei due disse niente finch non suon il timer e Martin
con estrema cautela tolse dal forno il panino al formaggio,
lo mise su un piatto e lo depose davanti a Julia. Lei guard
il panino e il latte e pens a com'era strano che, una volta
tanto, qualcuno si prendesse cura di lei. Martin spense la sigaretta
per lasciarla mangiare. Quando ebbe finito, sparecchi
e le chiese: Ti va di giocare a Scarabeo?.
Con te? No, troppo umiliante.
A carte, allora.
Julia esit. Sembra un po' fuori luogo fare qualsiasi gioco
quando lei ... s, insomma, hai capito. Sento che non dovrei.
Martin le offr una sigaretta. Julia la prese e lui gliel'accese.
Sai le disse, io penso che il gioco sia stato inventato
perch non diventiamo matti pensando a certe cose...
ma ho un'altra idea: facciamo una cerimonia funebre tutta
nostra, visto che mi sono perso l'altra. Non vuoi parlarmi
di Valentina?
Sulle prime pens che Julia non avrebbe risposto. Fissava
la punta della sigaretta, accigliata. Poi per cominci a parlargli
di Valentina, con parole incerte, esitanti che Martin
ascolt pazientemente, incoraggiandola a continuare il suo
racconto finch le parole cominciarono a creare la Valentina
che sarebbe vissuta nella mente della gemella. Julia parl
di Valentina per ore, il pomeriggio scivol nella sera, e Martin
si rattrist per la morte di una ragazza che aveva conosciuto
solo fugacemente pochi pomeriggi prima.
Jessica si era fatta consegnare la sua chiave, quindi Robert
aveva preso quella di Elspeth. La chiave della porta nel muro
del giardino posteriore era rimasta appesa, inutilizzata, nella
dispensa fin dai tempi in cui aveva conosciuto Elspeth.
La chiave del mausoleo dei Noblin l'aveva presa una settimana
prima dalla scrivania di Elspeth. Le due chiavi erano
nella tasca del suo cappotto, insieme a quella dell'appartamento
delle gemelle. Robert rimase alla finestra a guardare
il giardino davanti alla casa, aspettando che facesse buio.
Julia e i genitori percorsero il vialetto e uscirono dal cancello,
diretti al ristorante per la cena. "Adesso" pens Robert.
"Se non lo faccio adesso non riuscir pi a farlo."
Usc dalla porta posteriore, senza chiuderla a chiave. Sebbene
sapesse che le finestre di Martin erano tappezzate di
giornali, Robert alz gli occhi a guardarle mentre attraversava
il giardino sul retro. "Che strano. Ha tolto un po' di
giornali." C'era luce nello studio di Martin; tutte le altre
stanze erano buie. Robert sgusci attraverso la porta verde,
lasciandola socchiusa.
La via pi diretta per la tomba dei Noblin era tagliare attraverso
il Circle of Lebanon e l'Egyptian Avenue. Us la
torcia per camminare pi spedito. C'era una mezza luna,
ma sotto gli alberi l'Avenue era nera come l'inchiostro. Spense
la torcia e rimase in ascolto. Non aveva paura, anzi era
contento di essere nel cimitero. Gli unici rumori erano i soliti
rumori notturni: il passaggio di poche macchine su e gi
per la collina, qualche suono d'insetti, smorzato dal freddo
della notte. Robert lasci l'Avenue e sal verso il mausoleo
dei Noblin.
La chiave non voleva funzionare. "Avrei dovuto oliare
la serratura." Riusc a farla girare e spalanc la porta. Entr
nella piccola cripta, si infil un paio di guanti chirurgici
di latex e chiuse quasi del tutto la porta, in caso passasse
qualcuno. "Anche se credo che avrebbero pi paura
di me di quanta ne avrei io di loro." S'inginocchi accanto
alla bara di Valentina. Si sentiva enorme e invadente in
quello spazio angusto, come Alice diventata immensa con
il braccio infilato nel camino della casa del Coniglio Bianco.
La bara era stata spinta a fondo nella sua nicchia e, a
furia di strattoni, Robert la tir fuori per poterci lavorare.
"Non c' un modo rispettoso per farlo" pens mentre si
toglieva un cacciavite dalla tasca e incominciava a svitare
il coperchio. Parve impiegarci un'eternit. Quando riusc
ad aprire il coperchio, sudava copiosamente. Si stacc con
uno schiocco, come se avesse aperto un enorme vasetto di
cetriolini sottaceto.
Il corpo di Valentina giaceva circondato da bianca seta.
"Sembra comoda." Robert infil entrambe le braccia nella
bara e tir su Valentina; non pesava quasi niente. Era leggermente
umida per il ghiaccio avvolto nella plastica che
Sebastian aveva nascosto sotto di lei. Era flessibile, anche se
freddissima. Sebastian aveva mantenuto la promessa: Valentina
non esalava odore di decomposizione. Robert non
sapeva dove adagiarla. Si guard in giro incerto e la depose
sul pavimento. Tolse il ghiaccio e lo gett nei cespugli, poi
mise le viti dentro la bara e abbass il coperchio. Spinse la
cassa vuota in fondo alla nicchia, raccolse il cacciavite e la
torcia, controll tutto in cerca di eventuali tracce della sua
visita e non ne trov alcuna. Si tolse il cappotto e lo stese sul
pavimento. Adagi Valentina sul cappotto e glielo avvolse
intorno al corpo. Adesso era nascosta.
Si ricord che le sue chiavi erano nella tasca del cappotto,
le tir fuori e se le mise nel taschino della camicia. Poi prese
in braccio Valentina. La port stringendosela al corpo, la
testa appoggiata alla spalla. La tenne con un braccio solo,
intorno al busto, mentre apriva la porta con l'altra mano e
passava attraverso la soglia facendo molta attenzione, per
non strattonare il suo fardello. Chiuse a chiave la porta,
spense la torcia e ritorn sui suoi passi nell'oscurit.
" stato stranamente facile. Ho sempre immaginato che
trafugare cadaveri fosse un'impresa pi ardua. Naturalmente
lo sarebbe stata se avessi dovuto dissotterrarlo. E un
tempo si portavano dietro lanterne cieche, pale e picconi."
Robert aveva voglia di ridere. O fischiettare. "Non sono del
tutto a posto. Dovr bere qualcosa quando arrivo a casa."
Torn sull'Egyptian Avenue. Nell'oscurit sentiva il corpo
di Valentina sobbalzare a ogni passo che faceva. Rallent
l'andatura e la tenne pi stretta.
Raggiunse il Circle e sal i gradini. Arrivato in cima gli
parve di sentire il respiro di qualcuno. Si blocc, trattenne
il fiato, non ud niente.
Infine raggiunse la Terrazza delle Catacombe. Arriv alla
porta verde e la spinse delicatamente. Il giardino era vuoto,
nello studio di Martin brillava la stessa luce, "come se il
tempo non fosse passato, come se non fosse successo niente".
La camera delle gemelle era illuminata; le tende tirate.
Robert entr nel giardino, chiuse la porta a chiave e corse
sul terreno muschioso. Poi era nel suo appartamento. Madido
di sudore.
"Cosa sto facendo?" Adagi Valentina sul tavolo della
cucina, prese una bottiglia di vodka dal freezer. Stava per
bere a canna, ma si ferm, prese un bicchiere dall'armadietto,
si vers un po' di vodka e la butt gi, guardando il proprio
riflesso nel vetro della finestra. Poteva vedere la sagoma
di Valentina riflessa dietro di lui, imbacuccata e simile a
una mummia, come se fosse esposta in un museo. Si vers
un altro bicchiere e ne bevve met. Chiuse a chiave la porta
sul retro.
"Andiamo, piccola mia."
Robert adagi Valentina sul suo letto. All'inizio la stese
di traverso, parallela alla testata e con i piedi che sporgevano
dalla sponda del letto. Le tolse il cappotto in cui era avvolta
e lo gett sulla poltrona della camera. Le sue scarpette
nere sembravano levitare sopra il pavimento, come se le
gambe non avessero niente a che fare con il fatto di sostenerle.
Robert si accigli. "No, cos non va bene." La prese
in braccio dolcemente e la rimise sul letto, questa volta nella
posizione convenzionale per il sonno. Le lisci il vestito,
le sistem le braccia lungo i fianchi, le massaggi le dita.
La testa di Valentina ciondolava sul cuscino come se il collo
non avesse pi ossa. Robert le prese il viso tra le mani e
la gir, finch non parve serena, invece che rotta. Le accarezz
le sopracciglia.
La stanza era fredda; tutte le serate di quel mese di giugno
erano state fredde. Quella mattina aveva riempito la camera
di fiori. Aveva avuto un momento di incertezza dal
fiorista: gigli o rose? Aveva deciso per le rose rosa, perch
il profumo dei gigli gli dava sempre la nausea, e perch Valentina
una volta aveva fatto un vago commento di approvazione
sulle rose rosa. Adesso erano sparpagliate dappertutto, nei
vasi, in vecchie lattine, in pentole prese in prestito
da Elspeth molto tempo prima. C'erano rose su entrambi i
lati del letto, sui davanzali e sui copriradiatore. I fiori erano
rosa come le scarpette da ballo, il rosa delle vestaglie di
vecchie signore. Sembravano rabbrividire nel freddo della
stanza, ed erano rimaste chiuse, senza profumo. Robert aveva
comprato un'intera confezione di candele su una bancarella
di Hackney. Ciascuna era decorata con l'immaginetta
di un santo. La venditrice gli aveva spiegato che le candele
dovevano ardere finch si spegnevano perch era finita la
cera, e allora la cosa per cui avevi pregato ti sarebbe stata
accordata. Robert sper che fosse vero. Le candele erano
accanto alle rose, ed erano tutte accese.
Robert sedette accanto a Valentina sul letto, e la guard.
Gli parve incredibile quanto fosse perfetta. Cerc di ricordare
quello che gli aveva detto sulla rianimazione di Kitten.
C'erano occhiaie scure sotto gli occhi di Valentina, e
sebbene fosse un po' cianotica in alcuni punti e troppo rossa
in altri non assomigliava ai cadaveri dell'obitorio e delle
sale di anatomia, che si gonfiavano, colavano fluidi, si scolorivano
e puzzavano. I cadaveri dell'obitorio conducevano
esistenze molto attive; cercavano di trasformarsi il pi
in fretta possibile in esseri irriconoscibili, da non scambiare
pi per delle persone. Valentina era ancora essenzialmente
se stessa, e Robert era felice che fosse cos.
Si chiese se doveva parlarle. Sembrava innaturale essere
nella stanza con lei e non dire niente. Aveva i capelli ingarbugliati.
Per distrarsi, Robert si mise a pettinarli. Con estrema
delicatezza, in modo da non dare strattoni al cuoio capelluto,
cominci a disfare i nodi. I capelli erano come filo
interdentale, scivolose gugliate di bianco. Il pettine vi affond,
separandoli, lisciandoli. All'inizio gli tremavano le
mani, ma poi si immerse nella ripetizione e nella bellezza
dei lucidi capelli di Valentina. "Questo  quasi tutto ci che
desidero. Starmene seduto qui per sempre a pettinarla." La
leggera resistenza dei capelli contro il pettine era come un
respiro, e senza rendersene conto Robert pettin Valentina
al ritmo del proprio respiro, come se l'atto di respirare potesse
essere comunicato dai suoi polmoni ai capelli di lei,
come se quei capelli adesso si sarebbero assunti il compito
di respirare per lei.
Infine, si costrinse a smettere. I capelli di Valentina erano
perfetti, e insistere li avrebbe solo rovinati. Rimase seduto
immobile, in ascolto. Fuori si stava alzando il vento. Un
cane abbai nelle vicinanze. Ma Valentina taceva. Robert
guard l'orologio. Erano solo le 11,22.
Suon il telefono, appena uno squillo.
Julia era stanca. A cena Edie e Jack parlarono del funerale;
di Londra come la conoscevano ventidue anni prima; si
offrirono di restare a Londra con Julia, di portarla a casa a
Lake Forest; riconobbero che adesso era troppo sconvolta
per decidere, poi la fissarono intensamente, come se si preparassero
a portarla via di peso prima ancora che finisse di
mangiare la sua steak frites. Parlarono di Valentina con circospezione;
era difficile per ciascuno di loro riferirsi a Valentina
al passato, cos parlavano aggirando il problema.
Dopo averli messi su un taxi ed essere tornata a piedi a
Vautravers, Julia avrebbe salito le scale a quattro zampe. "Ma
Martin mi ha chiesto di andare da lui."
Quando entr nel suo studio, Martin era seduto davanti
al computer, ma lo schermo era buio; sedeva con le mani
giunte e la testa china, come se stesse recitando una preghiera
di ringraziamento.
Martin?
Oh, eccoti qui disse Martin, riscuotendosi. Ero un po'
insonnolito.
Anch'io. Volevo solo augurarti la buonanotte. Vado a
dormire.
No, non ancora. Martin le tese la mano e Julia cedette
e and da lui. Sai le disse, stavo pensando... che potrei
partire domani.
Partire? Julia non riusciva a capacitarsene. Come puoi
partire? Speravo... Non potresti aspettare?
Martin sospir. Non so. Se aspetto, riuscir mai a farlo?
Ma forse domani  troppo presto. Non voglio turbarti.
Julia si chin e gli gett le braccia al collo. Lo fece d'impulso
e Martin reag come aveva fatto spesso quando Theo
era piccolo: prese Julia sulle ginocchia. Lei gli appoggi la
testa sulla spalla. Rimasero cos per un po' di tempo. Martin
pensava si fosse addormentata, quando lei disse: Mi
mancherai.
Anche tu rispose. Le accarezz i capelli. Ma non essere
cos tragica; sono sicuro che non star via molto. Altrimenti,
puoi venire a trovarmi.
Sar diverso. Sar tutto diverso, adesso disse Julia.
Cosa farai?
Non lo so. Cosa fa la gente da sola?
Vieni con me disse Martin.
Julia sorrise tra s. Che sciocchezza. Tu vai da Marijke.
Non hai bisogno di me.
Ah, no?
Julia alz il viso e lui la baci. Il bacio continu; Martin
si stacc e le scost la mano dalla fibbia della cintura. No,
non va bene disse.
Scusa.
No, senti, lo farei se potessi... Julia, l'Anafranil... sai,
uno degli effetti collaterali ...
Oh, no!
Per questo non mi  mai piaciuto prenderlo.
 come una cintura di castit. Julia fece una risatina.
Impertinente!
Suppongo che Marijke non debba preoccuparsi di me.
In tutta seriet, Martin disse: In senso lato no, non deve.
Ma, Julia, tu non vai bene per un vecchio come me. Il tuo
innamorato dovrebbe essere com'ero io trent'anni fa.
Ma, Martin...
Un giorno capirai le disse. Si spost per alzarsi e Julia
scese dalle sue ginocchia. Nel frattempo vieni con me e lascia
che ti canti una ninna nanna. La prese per mano e la
port in camera da letto. Ah, aspetta; fammi controllare
una cosa. Tir fuori il cellulare, premette il 2 della chiamata
rapida, lasci squillare una volta e chiuse la comunicazione.
Erano le 11,22.
Julia lo guard incuriosita. Che stai facendo?
Per scaramanzia disse Martin. Su, vieni.
Robert controll che le chiavi fossero ancora nel taschino.
Ne pos due sul cassettone e tenne quella dell'appartamento
delle gemelle. Prese in braccio Valentina e la sollev dal letto.
Intravide il riflesso di loro due nello specchio, un'immagine
da film dell'orrore: la luce delle candele che tremolava
dal basso, gettando ombre scure sulla sua faccia, la testa di
Valentina gettata all'indietro, il collo offerto, le braccia e le
gambe penzoloni. "Io sono il mostro." Sent l'assurdit della
situazione, e la profonda, inspiegabile vergogna.
Attravers l'appartamento cercando di fare meno rumore
possibile. Il piede di Valentina sbatt contro una parete;
Robert trasal, poi si chiese se ne avrebbe risentito quando
fosse rientrata nel suo corpo. Apr la porta d'ingresso di
uno spiraglio e tese l'orecchio. Sent il rumore del traffico,
il vento che scuoteva le finestre. Oltrepass la porta con Valentina
e la port di sopra. Davanti all'appartamento delle
gemelle dovette cambiarle posizione, se la caric su una
spalla come un abito ritirato in lavanderia, mentre armeggiava
con la chiave. Dopo vari tentativi infruttuosi si accorse
che la porta non era chiusa a chiave, tanto per cominciare.
Trasport Valentina nel soggiorno buio. I suoi occhi si
abituarono all'oscurit e adagi con delicatezza il corpo sul
divano.
Sussurr: Elspeth? Valentina?.
Nessuna risposta. Sedette a scrutare il corpo di Valentina
al debole bagliore del suo orologio da polso e della luna,
in attesa.
Elspeth era l. Sent Valentina che si dimenava freneticamente
tra le sue mani. "Sta cercando di scappare?" Aveva
paura ad aprire le mani, temeva che Valentina si disperdesse
nell'aria, che cercasse di lottare o menare colpi. "Sta'
ferma, tesoro. Lasciami pensare." Non poteva pi rimandare
la decisione.
Robert guard il torace di Valentina, aspettando che
respirasse.
Elspeth si inginocchi accanto al cadavere. Era fresco, immobile,
allettante. Sent Valentina calmarsi. Sent Robert seduto
vicino a lei, impaziente, infelice, spaventato. Guard
il cadavere, afflosciato e in attesa. Elspeth prese la sua decisione
e apr le mani.
Una nebbiolina bianca si addens sopra il corpo di Valentina.
Elspeth la guard mentre restava sospesa e aspett di
vedere cosa avrebbe fatto. Robert non vide niente, ma all'improvviso
l'aria divenne fredda. Cap che i fantasmi erano
l. "Respira, Valentina."
Non accadde niente.
Dopo un po' percep un cambiamento nel corpo. C'era
una presenza. Sent dei suoni deboli, dei gorgoglii, liquidi:
ebbe la sensazione di qualcosa che si avvicinava da molto
lontano.
Il corpo apr la bocca e fece un respiro spezzato, asmatico.
Parve trattenerlo a lungo, infine lo butt fuori e boccheggi
in cerca d'aria con rantoli orribili. Rotol di lato e Robert lo
afferr; era scosso da contrazioni spasmodiche e il respiro si
era bloccato. Poi, all'improvviso, ci fu un altro rantolo agonizzante.
Robert blocc le mani di Valentina ai lati del corpo.
Il divano era scivoloso e lui cercava di impedirle di cadere
sul pavimento. Valentina fu investita da qualcosa di simile
a una scarica elettrica; le membra si contrassero; la testa
ondeggi violentemente avanti e indietro, una volta sola.
Uh-uh-hu! grid Valentina e lui disse: Sst, buona, buona
come se parlasse a una neonata, ma adesso Valentina
si riscosse e apr gli occhi. Robert si ritrasse di fronte al suo
sguardo vuoto. Non era neppure animale, era lo sguardo
di un cervello danneggiato: guard nel vuoto, oltre di lui.
Poi gli occhi si richiusero, il respiro si normalizz. Robert le
appoggi una mano sul petto: il cuore batteva.
Robert ebbe paura.
Elspeth? sussurr, rivolto alla stanza vuota. Non ci fu
risposta. Posso portarla via adesso? Niente.
Una voce roca pronunci il suo nome nell'oscurit.
Sono qui, Valentina. Lei non disse niente. Robert le lisci
i capelli. Adesso ti porto gi. Valentina tenne gli occhi
chiusi, annu goffamente come una bambina troppo assonnata
per parlare. La sollev di peso dal divano; lei cerc
di mettergli le braccia intorno al collo, ma non ci riusc. Robert
la port sul pianerottolo. Adesso non era pi un peso
morto, era viva e corposa e in grado di muoversi.
Nel suo appartamento, Robert la adagi sul letto. Valentina
sospir e apr gli occhi, lo guard. Robert si chin su
di lei. Adesso sembrava quasi normale: sfinita, debole. Ma
c'era qualcosa di diverso nella sua espressione, qualcosa che
Robert non riusciva a decifrare. Valentina gli tese la mano, a
palmo in su, tremando per lo sforzo di sollevare il braccio.
Robert gliela strinse e sent che era molto fredda. Valentina
cerc di attirarlo a s: "Sdraiati qui, vicino a me".
Aspetta un minuto, Valentina.
Robert tir fuori il cellulare e premette il numero di Martin
con la chiamata rapida. Dopo il primo squillo interruppe la
comunicazione. Poi pos il telefonino e gli occhiali sul comodino.
Si tolse le scarpe, and sull'altra sponda del letto
e si sedette accanto a Valentina. Lei lo guard e sorrise, un
sorriso timido, sbilenco, che si diffondeva a ritmi diversi in
varie parti del viso. Che aspetto qualunque aveva: il vestito
viola, le calze bianche. C'erano punti in cui il sangue si era
coagulato formando chiazze di un rosso intenso, che adesso
stavano diventando rosa. La pelle bianco-azzurra stava
incominciando a prendere colore. Robert le sfior la guancia
con le dita. Era morbida, flessuosa.
Com'era?
"Freddo. Solitario. Pazzescamente frustrante." Mi sei
mancato. Le si incrin la voce; sembrava il pupazzo di un
ventriloquo, fuori fase, una voce acuta, rauca, con gli accenti
sbagliati.
Mi sei mancata anche tu.
Valentina gli tese di nuovo la mano. Robert si sdrai al
suo fianco e lei gir il viso dalla sua parte. Lui la avvolse in
un abbraccio e strinse il suo corpo tremante, poi si accorse
che stava piangendo. Era un suono cos normale, la ragazza
tra le sue braccia era cos tangibile che era facile dimenticare
la ragione di quelle lacrime, era naturale consolarla. Robert
smise di pensare e si concesse di baciarle l'orecchio. Valentina
pianse a lungo. Singhiozz; lui le pass un Kleenex.
Valentina se lo port al naso, si asciug gli occhi. Gett il
fazzolettino oltre il bordo del letto.
Va meglio?
Mmm-hmm.
Cerc di sbottonargli la camicia, ma le dita non funzionavano
bene. Robert le copr la mano con la sua. Ne sei sicura?
Valentina annu.
Dovremmo aspettare...
Per favore...
Valentina...?
Lei emise un suono flebile, un miagolio.
Robert si sbotton da solo la camicia. Poi la spogli. Valentina
cerc di aiutarlo, ma sembrava troppo debole; lasci che
le abbassasse le cerniere e le sfilasse il vestito viola, si lasci
togliere le mutandine e il reggiseno di pizzo bianco. Il corpo
aveva i segni del pizzo e delle pieghe del vestito. Rimase
sdraiata con gli occhi semichiusi, aspettando che lui si togliesse
i vestiti. Una delle candele si spense.
Hai freddo?
Un po'. Robert sfil delicatamente le coperte sotto di
lei, si mise a letto e tir lenzuola e coperte su entrambi. Che
bel calduccio disse Valentina. Robert rimase sconcertato da
quanto era fredda. Le accarezz le cosce; sembravano pezzi
di carne nello scomparto frigo di Sainsbury.
Robert non era del tutto sicuro che sarebbe riuscito a baciarla
sulla bocca. Le puzzava il fiato, sapeva di cibo guasto,
gli ricordava l'odore del riccio morto che aveva trovato nell'impianto
di riscaldamento dell'ufficio al cimitero. Le baci
il seno, invece. Alcune parti del suo corpo sembravano pi
vive di altre, come se l'anima non si fosse ancora diffusa in
tutte le membra. Il seno di Valentina a Robert sembrava pi
presente, meno isolato dalla sua persona che non le mani,
per esempio; le mani di Valentina sembravano robot collegati
male. Le strofin tra le sue, sperando di riportarle in
vita scaldandole, ma non serv a molto.
"C' qualcosa che non va" pens. La abbracci pi stretta.
Era cos minuta e leggera che Robert pens a Elspeth negli
ultimi giorni di malattia; sembrava non fosse neppure
l, come se potesse sgusciargli tra le mani per tornare ovunque
fosse stata prima.
Come ti senti? prov a chiederle.
Ho tanto freddo disse lei. Sono stanca.
Vuoi dormire un po'?
No...
Star qui seduto a guardarti, controller che tu stia bene.
Le accarezz il collo, la faccia. Valentina lo guard negli occhi,
con aria interrogativa. "C' qualcosa di diverso. La voce.
Gli occhi." Valentina si arrese, annu. Robert scese dal letto,
spense le candele. "Desideri esauditi." Accese la luce in corridoio,
lasci la porta socchiusa cos da poterla vedere, poi
s'infil di nuovo a letto. Valentina stava tremando e lui le si
premette contro, guardando il fumo delle candele spente disperdersi
nella stretta striscia di luce che filtrava dal corridoio.
Ti amo, Robert sussurr lei. Nei corridoi della sua memoria
si spalancarono le porte e Robert fu quasi sul punto
di capire...
Ti amo anch'io disse.
Lei alz la mano tremante verso il suo viso, guardandolo
fisso; allung l'indice, e con grande concentrazione e delicatezza
appoggi la punta del dito sulla base del naso, poi la
fece scorrere gi, intorno alla bocca, sul mento.
... Elspeth.
Lei sorrise, chiuse gli occhi, si rilass.
Robert rimase sdraiato accanto a lei nell'oscurit, nel letto,
mentre la consapevolezza e l'orrore di ci che avevano fatto
si allargava a macchia d'olio davanti a lui.
Martin sedeva appoggiato ai cuscini, fumando una sigaretta.
Julia era sdraiata al suo fianco. Canta gli ordin.
Martin spense la sigaretta nel portacenere sul comodino e
cant: Slaap kindje, slaap; Daar buiten loopt een schaap; Een
schaap met witte voetjes; Die drinkt zijn melk zo zoetjes; Slaap
kindje slaap.
Che significa? chiese Julia.
Allora... vediamo... "Dormi, bambina mia, dormi; fuori
c' una pecorella bianca che cammina sulle sue zampette
bianche e beve latte dolce."
Carino disse lei, poi si addorment.

 Partenze.

Julia si svegli prima dell'alba. Martin dormiva rannicchiato
sul suo lato del letto, lontano da lei. Julia si alz senza far
rumore, and in bagno, si vest. Sgusci fuori dall'appartamento
e scese di sotto, si tolse i vestiti e si mise una camicia
da notte. S'infil nel suo letto e rimase a guardare il soffitto.
Dopo un po', si alz e si fece la doccia.
La mattina Elspeth si svegli nel letto di Robert. Allung
una mano, ma lui non c'era. In compenso c'era un biglietto:
"Sono andato a comprare qualcosa per la colazione. Torno
presto. R".
Elspeth si crogiol nel piacere delle lenzuola lisce, l'odore
di Robert sul cuscino, misto al profumo dei fiori e delle
candele, il cinguettio degli uccelli e l'acuta consapevolezza
di avere un corpo.
Era tutta indolenzita ma non le importava. Le facevano
male le articolazioni, la circolazione del sangue era rallentata.
Respirare era faticoso, come se avesse i polmoni pieni di
bianco mangiare molliccio. "E con questo? Sono viva!" Cerc
di levarsi a sedere e s'ingarbugli nelle lenzuola. Sapeva
cosa avrebbero dovuto fare i suoi arti ma non rispondevano
come si aspettava. Elspeth scoppi a ridere, ma la risata
aveva un suono cos stridulo e gorgogliante che smise subito.
Riusc ad alzarsi in piedi e a fare qualche passo, aggrappandosi
alla sponda del letto. Quando raggiunse la pediera,
barcoll e si ferm a guardarsi allo specchio. "Oh. Oh..."
E vide Valentina. "Cosa ti aspettavi?" Immagin Valentina
nell'appartamento di sopra, sola e infreddolita. "Scusami.
Mi spiace tanto..." Non era sicura di ci che provava. Un
misto indecifrabile di trionfo e rimorso. Guard il suo riflesso
che non le rimandava se stessa; quello era un costume
di indiscutibile perfezione che d'ora in avanti avrebbe
indossato come corpo. Questo corpo era giovane, ma la postura
era quella di una donna vecchia: curva, barcollante,
guardinga. "Posso vivere cos?" Si port la mano al cuore,
dove avrebbe dovuto essere; poi si ricord e la spost a destra,
trov il battito, fiacco. "Oh, Valentina."
Elspeth si stacc dal sostegno. Barcoll verso il bagno,
con l'intenzione di immergersi in una vasca di acqua calda.
Quando ci arriv, si chin con cautela, sporgendosi verso i
rubinetti e li apr con un certo sforzo. " come nei miei primi
giorni da fantasma. Diventer pi forte. Devo solo allenarmi."
L'acqua cominci a scorrere nella vasca, ma poich
non era riuscita a mettere il tappo spariva tutta nello scarico.
Alla fine chiuse i rubinetti e si sedette sulle fredde piastrelle
del pavimento, aspettando il ritorno di Robert.
Dopo aver fatto colazione, Martin prepar la valigia. Non ci
mise molte cose; aveva riflettuto che forse Marijke non avrebbe
pi voluto saperne di lui, quindi sarebbe tornato presto,
oppure non sarebbe mai riuscito a raggiungerla, e allora che
senso aveva caricarsi di vestiti superflui? Forse Marijke gli
avrebbe permesso di restare, e nessuno dei due sarebbe pi
tornato indietro. Forse Marijke aveva trovato qualcun altro,
e in questo caso Martin preferiva buttarsi nel Prinsengracht
che tornare indietro da solo. Decise di viaggiare leggero.
Gir per casa spegnendo le luci, scollegando il computer.
L'appartamento gli risultava estraneo; Martin aveva l'impressione
di non vederlo da anni, come se lo stesse sognando,
quell'appartamento sconosciuto, quel gemello perduto
che chiss come ospitava i cloni di tutta la sua roba. C'erano
fasci di sole che entravano dalla finestra dove Julia aveva
strappato i giornali. Martin tese le mani e la luce del sole
gli riemp i palmi.
Quando fu ora di partire si ferm davanti alla porta, una
mano sulla maniglia, l'altra sul manico della valigia.  tutto
a posto.  solo la tromba delle scale. Ci sei gi stato prima.
Non ti  mai successo niente di brutto. Non  necessario
contare. Martin pens che, in ogni caso, sarebbe stata
una buona idea portarsi qualche paio di guanti. Torn indietro,
prese una manciata di guanti di latex e li ficc nella
tasca della giacca. Poi apr la porta e usc sul pianerottolo.
"Ecco fatto. Sono fuori dall'appartamento." Martin fece un
rapido check-up delle sue condizioni. Un po' di costrizione
al petto, ma per il resto tutto bene. Chiuse la porta a chiave.
"Ancora tutto bene." Incominci ad arrancare gi per le scale
con la valigia. Quando arriv sul pianerottolo del primo
piano si ferm, si stamp un bacio sulle dita e le accost alla
porta, appena sopra il cartoncino con il nome di Elspeth. Poi
continu a scendere.
Al pianterreno buss a casa di Robert. Lo sent arrivare e
fermarsi davanti alla porta, ne sent il respiro. Sono io disse
a bassa voce. La porta si apr di pochi centimetri e Martin
intravide l'occhio di Robert che lo guardava. Questo lo
rese ancor pi nervoso. La porta si apr e Robert gli fece segno
di entrare, senza dire una parola. Martin entr, tirandosi
dietro la valigia. Robert chiuse la porta.
Martin rimase allibito dall'aspetto di Robert. Il cambiamento
era indefinibile, ma estremo, come se l'amico fosse reduce
da una lunga malattia: aveva gli occhi cerchiati di ombre
scure ed era tutto curvo, come se fosse pieno di dolori. Ti
senti bene? chiese Martin.
S, sto bene rispose Robert, con un sorriso dall'effetto
grottesco. Poi si schiar la gola. Ho visto un bel po' di miracoli
negli ultimi due giorni, ma devo dire che questo  il
pi strabiliante di tutti. Dove stai andando?
Amsterdam rispose Martin. Sei sicuro di star bene?
 tutto sotto controllo disse Robert. Marijke sa che
stai arrivando?
No disse Martin. Ma, se ci pensi,  stata proprio lei
a invitarmi.
Mi piacerebbe vedere la sua faccia quando si render
conto che hai affrontato con spirito impavido taxi, treni
e autobus per lei. Andr in deliquio. Sorrise di nuovo.
All'improvviso Martin sent che doveva andarsene, e subito
anche. Ma prima doveva fare una domanda: Robert,
conosci qualche motivo per cui non dovrei andare? Sai se
Marijke ha... se ...?.
No disse Robert senza esitazioni. Non credo che Marijke
abbia. O sia.
Meno male... allora... Ci fu una pausa.
 una storia lunga e dolorosa.
Martin allung una mano e Robert gliela strinse. Poi si
rese conto dell'errore quando sent Martin ritrarsi. L'indirizzo?
gli chiese.
Scusami. Eccolo. Robert gli diede una grossa busta.
Martin l'apr e lesse l'indirizzo. L'ho mancato di poco, eh?
Solo due strade pi in l. Incredibile.
Martin ebbe l'impressione che Robert stesse aspettando
che lui se ne andasse.  meglio che vada adesso. Comunque...
grazie.
Figurati. Non dirlo nemmeno.
Martin si gir e chiese:  andata bene?.
Cosa?
La seduta spiritica. La questione di vita o di morte. Martin
si ferm con la mano a mezz'aria sopra la maniglia, pensando
a Julia.
Le cose sono state un po' deviate dal loro corso, ma alla
fine il risultato  stato... interessante, diciamo bofonchi
Robert. A proposito, come diavolo hai fatto a tenere Julia
su da te?
Nastro adesivo da imballaggio e carisma. Martin apr
la porta, usc nell'atrio.
Chiama qualche volta disse Robert. Facci sapere come
te la passi. Sorrise in modo pi naturale mentre chiudeva
la porta.
Martin controll l'ora e vide che doveva sbrigarsi, il che
lo catapult in fondo all'ingresso e fuori dalla porta senza
esitazioni. A met strada sul vialetto del giardino, si gir a
dare un ultimo sguardo. Julia lo stava osservando dalla finestra
del soggiorno. La salut con un cenno della mano e
lei ricambi. Lanci un'occhiata al salotto del pianterreno
e vide una persona - "Julia?" - seduta nella stanza buia.
"No, non pu essere Julia. Che strano." Scosse la testa, alz
gli occhi sulla finestra del primo piano e sorrise a Julia. Lei
rimase a guardarlo mentre si girava e passava attraverso il
cancello, portando la valigia senza sforzo. "Cosa pu aver
visto?" si chiese Julia.
Elspeth guard Martin sparire al di l del cancello. "Addio,
amico mio." Sent Robert entrare nella stanza. Si ferm
dietro di lei. Ecco che se ne va disse piano.
 davvero un miracolo. Deve essere terrorizzato.
Sembrava abbastanza calmo. Julia lo ha imbottito di
pillole.
Ah. Spero che gli rimangano in circolo abbastanza a lungo
da farlo arrivare sulla porta di casa di Marijke.
Robert disse: Martin  venuto al tuo funerale.
Davvero? Che tesoro. E che coraggio.
S,  stato molto coraggioso.
Robert, perch solo "interessante"? gli chiese.
Scusa?
Hai detto a Martin che il risultato finale  stato "interessante".
Avresti preferito che ci fosse Valentina al mio posto?
Non riesco a giustificare il sacrificio di Valentina per
avere te.
Con un certo sforzo, Elspeth si gir a guardarlo. Cosa
pensi sia successo esattamente ieri sera? Robert era in piedi
vicino a lei, ma senza toccarla. La guard, e dopo un attimo
di esitazione rispose: Non sono riuscito a vedere niente
finch non sei entrata nel corpo di Valentina. So solo che
tu sei qui, e lei no. Cosa dovrei pensare?.
Valentina non ce l'ha fatta. Non era abbastanza forte.
Avrei potuto riportarla in vita pochi minuti dopo che era
morta; oppure avrebbe dovuto essere un fantasma molto
forte, come me, e mi ci sono voluti mesi per essere in grado
di spostare uno spazzolino da denti, figurati un corpo. Si
appoggi il palmo della mano sul petto. All'inizio devi far
funzionare tutto con la semplice forza di volont. Devi respirare
con polmoni che non sanno come respirare. Devi far
circolare il sangue. Devi sigillarti all'interno della salma e
diventare quel corpo. Valentina era solo una specie di nebbia.
 rimasta sospesa sul corpo e poi... si  dispersa. Cos
ho pensato: "E va bene, lo prendo io allora".
Ma credi che lei lo sapesse? Credi che abbia deciso di
non tornare?
Non lo so. Non ricordo molto bene quella fase.
Ma allora  stato tutto un inganno. Non avrebbe mai
funzionato, non avrebbe mai potuto tornare indietro... Perch
non glielo hai detto?
E come facevo a saperlo? Non  che fossimo delle scienziate;
andavamo avanti a tentoni. E poi Valentina si sarebbe
uccisa comunque.
No... Sarebbe potuta scappare. Voleva solo lasciare Julia...
non voleva morire.
Era innamorata di te disse Elspeth. Stava cercando di
essere la tua ragazza ideale, e tu eri innamorato di un fantasma.
Adesso il tuo fantasma  vivo e Valentina  un fantasma.
Si interruppe. Quindi che cosa hai intenzione di fare?
Non lo so. Non ce la faccio... Senti, Elspeth, adesso riesco
solo a disprezzarmi per aver preso parte a tutto questo.
Vuoi lasciarmi per il tuo nuovo fantasma?
Robert si allontan da lei. Avevano parlato a voce bassissima,
per paura che Julia li sentisse, e in qualche modo
questo aument l'orrore che provava per Elspeth; quel litigio
sussurrato nel salotto buio all'improvviso divenne penosamente
assurdo per lui.
Dicevi di desiderare che io tornassi. Volevi che io tornassi...
Robert non riusc a rispondere.
Julia era davanti alla porta di Robert. "So che sei l dentro."
Era tutto tranquillo dietro la porta. Non buss. Guard il
cartoncino che diceva fanshaw. "Cosa stava guardando
Martin?" Cerc di trovare un motivo plausibile per presentarsi
alla porta di Robert. Non ne trov. Buss lo stesso.
In salotto Robert e Elspeth rimasero zitti, in ascolto. Infine
Elspeth alz gli occhi su di lui. Robert si chin e lei gli
parl all'orecchio. Io esco dalla porta sul retro. Tu va' a vedere
cosa vuole. Robert l'aiut a togliersi le scarpe, l'aiut
a raggiungere la porta sul retro. Elspeth si sedette sulla
scala antincendio, respirando con vigore, le scarpe strette
in mano.
Robert cammin con estrema lentezza. Si ferm davanti
alla porta per un momento, poi l'apr e si trov di fronte
Julia. Aveva l'aria stanca e sconvolta, l'abito sghimbescio,
abbottonato male, le mani strette davanti a s, come una
penitente.
Ciao, Julia. "Mi dispiace, Julia. Ho ucciso tua sorella."
Ehi. "Sembri proprio schizzato, Robert."
Stai bene? "Non volevo ucciderla.  stata lei a insistere."
Posso entrare? "Che cosa mi nascondi?"
Oh, s, certo. "Non ha funzionato come pensava lei."
Julia entr nell'atrio di Robert. Fece qualche passo e si
gir. Posso dare un'occhiata in giro?
Perch?
Lei non rispose, ma si precipit in soggiorno, si guard
attorno per un momento, poi corse nel salottino, attravers
la sala da pranzo, il corridoio ed entr nella camera da
letto. Si ferm ansimante, osservando le candele e le rose,
i fiammiferi usati, il letto sfatto. And in bagno e ne usc
brandendo un pettine. Era circondato da una nuvola di capelli
argentei che ondeggiavano come i tentacoli iridescenti
di una creatura degli abissi marini.
Questo  di Valentina.
S.
E lei dov'?
Julia...
Lo so... ma c' qualcosa che non va. Julia si stava girando,
cercando di capire, di vedere ci che avrebbe spiegato
cosa non andava. Non ho la sensazione che sia morta.
Non me lo sento.
Robert annu. Ti capisco.
Lei  qui.
No disse Robert. Julia... so che  impossibile da credere,
ma lei  morta.
No disse Julia, e ricominci a girare per l'appartamento.
Robert la segu.
Vuoi fare colazione? Posso offrirti delle uova e un succo
d'arancia. Lei lo ignor, riprese a orbitare attraverso le
stanze come se la velocit potesse fornirle una risposta. In
soggiorno se la prese con lui.
E colpa tua. L'hai uccisa tu. Quell'accusa corrispondeva
talmente ai sentimenti di Robert, che lui non riusc a rispondere.
Rimase fermo, con le braccia abbandonate lungo i fianchi,
pronto ad accettare il suo verdetto.  colpa tua... Se tu
non avessi... Hai ucciso Elspeth, e poi hai ucciso Valentina.
Robert cap che stava solo cercando di ferirlo.
Elspeth  morta di leucemia. Valentina aveva l'asma.
"Con quanta delicatezza il linguaggio elude il problema.
Com' insensato!"
Ma... non capisco. Perch  morta?
Non lo so, Julia. Lei lo fiss, parve aspettare che aggiungesse
qualcosa, poi all'improvviso corse fuori dalla stanza.
Robert la sent sbattere la porta e correre su per le scale.
" insostenibile." Avrebbe voluto andare al cimitero, camminare
per liberarsi della sensazione che le cose fossero troppo
reali, troppo sbagliate. Ma Elspeth era seduta sulla scala
antincendio. And a recuperarla. Quando apr la porta, era
rannicchiata sull'ultimo scalino come un miserevole fagottino
privo d'ossa. La prese in braccio e la port dentro senza una
parola. Quando l'ebbe depositata sul letto le si sedette accanto,
e senza guardarla, disse: Dobbiamo andarcene da qui.
Ma certo disse Elspeth, sollevata. Andremo dove
vuoi tu.
Robert lasci la stanza. Elspeth lo sent comporre un numero
al telefono. "Dove andremo?"
James? Posso fare un salto da voi? Porter qualcuno...
Ti spiegher tutto quando arrivo l... No, la situazione  un
po' insolita... S. Grazie. Arriviamo subito.
Martin aveva immaginato quel viaggio un'infinit di volte.
Nella sua testa alcune parti erano tangibili e dettagliate e altre
restavano vaghe. Volare era fuori questione. Sapeva che
non avrebbe sopportato di restare seduto con la cintura di
sicurezza a diecimila metri dal suolo; gli sarebbe scoppiato
il cuore. Aveva deciso di prendere il treno.
Prima dovette convincersi a salire su un taxi. Il conducente
aveva aspettato con estrema pazienza, infine gli aveva
aperto la portiera e aveva lasciato che Martin salisse e scendesse
parecchie volte prima di sistemarsi sul sedile, permettendogli
di chiudere la portiera. Martin tenne gli occhi
chiusi per un po', ma alla fine si sent abbastanza al sicuro
per guardare fuori dal finestrino. "Ecco il mondo! Guarda
quanti palazzi nuovi, e le macchine, dio, quante macchine
strane ci sono." Aveva visto fotografie di macchine nelle
pubblicit, e adesso eccole qui. Una Prius nera tagli la
strada al taxi e ci fu uno scambio di reciproche ostilit al semaforo
successivo. Martin chiuse di nuovo gli occhi.
Appena entr nella stazione di Waterloo rimase sgomento.
Era stata completamente ristrutturata dall'ultima volta che
ci era stato. Era arrivato con un'ora di anticipo. Attravers
molto lentamente lo spazio aperto della stazione, guardando
dritto davanti a s, contando i passi. La gente scorreva
intorno a lui. Al centro della sua angoscia, Martin riusc a
individuare un nocciolo di eccitazione, di piacere per il suo
rientro nel mondo. Pens a Marijke, a cosa avrebbe detto
nel vederlo, a come sarebbe stata fiera di lui. "Guarda, tesoro.
Sono venuto da te." Martin rabbrivid nell'aria fredda
e viziata della stazione. Senza rendersene conto, chiuse gli
occhi e sporse la testa in avanti, come per ricevere un bacio,
suscitando la curiosit degli astanti. Rimase immobile
davanti al tabellone che annunciava i treni, immaginando
l'abbraccio di Marijke.
Aveva acquistato un biglietto di prima classe sull'Eurostar
di sola andata, per scaramanzia. Attese nella sala d'aspetto,
discosto dagli altri viaggiatori. Infine riusc a salire sul treno
e a raggiungere il suo posto in fondo allo scompartimento.
Il treno era pi silenzioso e tranquillo dei treni che ricordava.
Chin la testa, strinse le mani e incominci a contare.
Lo aspettava un viaggio di cinque ore. Era contento di non
aver preso il traghetto. Il treno filava dritto verso la meta,
sulle rotaie. Non volava in aria; non solcava i mari. Lui non
doveva far altro che starsene seduto, cambiare a Bruxelles
e prendere un altro taxi. Era fattibile.
Jessica apr la porta di casa. Robert era sulla soglia e sorreggeva
quella che a prima vista Jessica scambi per una
bambina ferita; la sosteneva tenendole le mani sotto le
braccia, come se stesse per afflosciarsi. Sebbene la giornata
fosse mite, quella strana figura era avvolta in uno scialle.
Robert aveva la testa china su quel fagottino e alz il
viso lentamente guardando Jessica con un'espressione di
profondo dolore.
Robert? Cos' successo? Chi  lei?
Scusami, Jessica. Non sapevo dove altro andare. Pensavo
che forse tu potevi aiutarci.
La figura gir la testa e Jessica la vide in faccia. "Julia?
No." Edie?
Jessica disse la strana figura e cerc di raddrizzarsi, di
stare in piedi da sola. Qualcosa nei suoi movimenti ricord
a Jessica un vitellino appena nato, ancora incerto sulle zampe
ma pronto a correre via.
 Elspeth, Jessica disse Robert.
Jessica mise una mano avanti e si appoggi allo stipite.
Speriment uno di quei rari momenti in cui la comprensione
del mondo cambia e una cosa considerata impossibile fino
a quel momento viene accettata, anche se non capita.
Robert grid, che cosa hai fatto? Da una stanza
all'interno, James grid: Jessica, stai bene?. Dopo una breve
esitazione, Jessica rispose: S, James. Li guard, incerta
e spaventata.
 meglio che ce ne andiamo disse Robert. Mi spiace.
Non avrei dovuto...
Ma com' possibile?
Non lo so disse Robert. Rendendosi conto dell'enormit
del suo errore, aggiunse: Jessica, mi dispiace. Torner
a trovarti quando avr le idee pi chiare. Ti prego solo
di non parlarne a Julia o ai suoi genitori. Penso sarebbe meglio
che non lo sapessero. Prese in braccio Elspeth e si gir
per andarsene.
Jessica gli grid: Aspetta Robert..., ma lui si era gi allontanato.
Elspeth gli mise le braccia intorno al collo. James
arriv sulla porta mentre loro sbucavano sul marciapiede,
nascosti dalla siepe. Cos' successo? chiese James. Vieni
dentro rispose Jessica. Devo dirti una cosa.
Martin sedeva sul treno e il mondo scivolava via. "Ogni
cosa  immobile l fuori: i tetti e i comignoli, i graffiti, i
grattacieli e i ciclisti; presto ci saranno le pecore e quel cielo
sterminato che sfoggiano in campagna... Un tempo pensavo
ci fossero due realt, una interna e una esterna, ma
forse  una visione un po' limitata; non sono pi la stessa
persona che ero ieri sera, non proprio, e quando arriver
da Marijke non sar lo stesso uomo che ha sposato
e nemmeno quello che ha abbandonato... Come faremo a
riconoscerci, dopo tutto quello che  successo? Come faremo
a rimettere in riga le nostre realt, che si allontanano
da noi proprio quando andiamo loro incontro?" Martin
strinse le dita intorno alla boccetta di vitamine che Julia
gli aveva infilato in tasca. " tutto cos fragile e glorioso."
Chiuse gli occhi. "Ecco che arriva... ecco il futuro... ed eccolo
di nuovo..."
Alla stazione di Bruxelles compr un panino al prosciutto
e un paio di occhiali da sole; era nervoso e quella protezione
supplementare lo tranquillizz. Si guard nello specchio del
negozio. "Il mio nome  Bond... James Bond." Il
treno delle ferrovie Thalys era pi affollato dell'Eurostar,
ma nessuno prese posto accanto a lui. "Ancora tre ore" pens,
addentando il panino.
Il taxi lo scaric davanti alla porta di Marijke. Martin si guard
intorno nella strada stretta e tortuosa, cercando di ricordare
se ci fosse mai passato. Decise di no. Sal i gradini d'ingresso
e suon il campanello di Marijke. Non era in casa.
Martin fu colto dal panico. Non aveva pensato all'eventualit
che lei non venisse ad aprire. Aveva immaginato la
scena esattamente come doveva svolgersi; non aveva nemmeno
preso in considerazione l'idea di dover stare fuori
all'aperto, anche solo per pochi minuti. Prov ad aprire la
porta. Era chiusa. Sent il cuore correre all'impazzata. "No,
non essere stupido... respira, ecco, cos, respira..." Si sedette
sulla valigia e respir.
Marijke imbocc la strada in bicicletta; preoccupata, tutta
presa a frugare nella borsa in cerca delle chiavi di casa, sulle
prime non not l'uomo ansimante davanti alla sua porta.
Quando si avvicin, l'uomo si alz e disse: Marijke.
Martin... oh, goh... je bent hier! Era bloccata dalla bicicletta
e si affrett ad appoggiarla contro il muro per potersi
avvicinare al marito. Sei venuto da me disse.
S disse Martin e le tese le braccia. S.
Si baciarono. L, al sole, sotto lo sguardo benevolo di
chiunque si trovasse a passare per la strada, Martin abbracci
Marijke, e gli anni scomparvero. L'aveva ritrovata.
Vieni dentro gli disse Marijke.
Ma certo disse Martin. Per pi tardi usciamo?
S disse Marijke sorridendo. Certo.

 La fine dei diari.

Edie e Jack rimasero a Londra altre due settimane. Ogni
giorno si presentavano a Vautravers prima di colazione,
prendevano Julia e la trascinavano a trovare i loro amici
di un tempo, a vedere Londra attraverso il prisma dell'infanzia
di Edie, dei primi giorni di Jack alla banca, del loro
corteggiamento. Per Julia era un sollievo essere occupata,
anche se i ritmi sembravano forzati e c'erano momenti in
cui sorprendeva suo padre a guardare interdetto la mamma,
come se le storie non fossero le stesse che ricordava lui.
Un giorno, mentre arrivavano Edie e Jack, Robert usc a
intercettarli sul vialetto del giardino. Edie disse, ho bisogno
di parlarti un secondo.
Io vado di sopra disse Jack.
Edie segu Robert in casa sua. L'appartamento aveva
un'aria di abbandono; c'erano pochi mobili e, sebbene fosse
abbastanza ordinato, Edie ebbe la sensazione che fossero
state tolte delle cose.
Stai traslocando? gli chiese.
S, poco alla volta rispose Robert. Non ce la faccio pi
a vivere qui da solo.
Le fece strada verso la stanza di servizio. Era quasi vuota,
a parte un certo numero di scatoloni pieni di libri contabili,
fotografie e altre carte.
Elspeth mi ha lasciato questi disse Robert. Li vuoi?
Edie non si mosse. Rimase a guardare gli scatoloni a
braccia conserte, come a proteggersi. Hai letto le sue carte?
gli chiese.
Alcune disse Robert. Ho pensato che potrebbero significare
molto di pi per te.
No. Non le voglio disse Edie. Lo fiss. Vuoi farmi il
piacere di bruciare tutto?
Bruciare tutto?
Se dipendesse da me, farei un bel fal e brucerei tutto
quanto. Anche i mobili. Elspeth ha tenuto persino il nostro
letto, di quando eravamo bambine; non riuscivo a crederci
quando l'ho visto in camera sua.
E un bel letto disse Robert. Mi  sempre piaciuto.
Puoi bruciare questa roba per me? chiese Edie.
S.
Grazie gli disse con un sorriso. Robert non l'aveva mai
vista sorridere; l'effetto era dolorosamente elspethiano.
Edie si gir e lui la segu nell'ingresso. Davanti alla porta
le chiese: Julia rester qui?.
S disse Edie. Pensavamo che desiderasse tornare a
casa, ma non vuole saperne. A quanto pare, pensa che abbandonerebbe
Valentina se lasciasse l'appartamento. Edie
aggrott la fronte.  diventata molto superstiziosa.
 comprensibile comment Robert.
Dopo una pausa, Edie disse: Grazie ancora; sei stato
molto gentile. Capisco perch Elspeth e Valentina ci tenevano
tanto a te.
Robert scosse la testa. Mi spiace...
Non preoccuparti disse Edie. Andr tutto bene.
Pi tardi, dopo che la famiglia Poole era uscita, Robert trasport
gli scatoloni nel giardino posteriore e ne bruci tutto il
contenuto, pezzo per pezzo. La mattina seguente, Edie vide
una chiazza bruciacchiata nel muschio e se ne compiacque.
In una giornata coperta di met luglio, Edie e Jack erano su
un aereo per Chicago, in attesa del decollo. Lei si era bevuta
due drink prima di salire a bordo, ma non era servito a
molto. Il sudore le scendeva a rivoli lungo la schiena, sotto
le ascelle, sulla fronte. Jack le offr la mano e lei la strinse
forte. Stai calma disse Jack.
Sono cos stupida. Edie scosse la testa.
Jack corse un rischio calcolato. Non tu, Elspeth, amore
mio.
L'aereo cominci a muoversi. Edie era cos sorpresa di
sentire il proprio nome che riusc solo a guardare Jack a bocca
aperta. Aveva quasi dimenticato di avere paura mentre
l'aereo si alzava in volo e il cielo di Londra spariva sotto
di loro. Da quanto tempo lo sapevi? gli chiese quando
l'aereo ebbe guadagnato quota.
Da anni rispose lui.
Pensavo che mi avresti lasciato... gli disse.
Mai replic lui.
Scusami disse Edie. Mi spiace tanto. Scoppi a piangere,
un pianto caotico, scandito dai singhiozzi incontrollabili
ai quali non si era mai concessa di abbandonarsi: un pianto
che valeva per tutta una vita. Jack la guard e si chiese
come sarebbe andata a finire. L'assistente di volo arriv premurosa
con un pacchetto di fazzolettini. Oddio, sto dando
spettacolo disse Edie.
Non  un problema disse Jack.  un aereo pieno di
americani. Nessuno ci far caso. Stanno tutti guardando il
film. Sollev il bracciolo tra di loro e Edie gli appoggi la
testa sulla spalla, sentendosi vuota e stranamente contenta.

 Ritorno alla vita.

Julia si svegli tardi, confusa dopo una notte di brutti sogni.
Edie e Jack erano tornati a Lake Forest due giorni prima, sebbene
con riluttanza. Julia li aveva visti partire con un certo
sollievo, ma adesso la casa era troppo silenziosa; sembrava
che lei fosse l'unica persona rimasta a Vautravers. Dal momento
che era domenica, si mise i vestiti del giorno prima
(gli stessi che indossava da due giorni) e and al negozio
d'angolo, vicino alla fermata dell'autobus, a comprare l'"Observer".
Quando torn, c'era una grossa motocicletta che
ostruiva l'accesso al sentiero asfaltato per Vautravers. Julia
gir intorno alla moto, infastidita. And al cancello ed entr
in casa senza accorgersi di essere osservata.
Prepar il t e apr un pacchetto di biscotti al cioccolato.
Mise il latte nel t e sistem tutto su un vassoio, insieme alle
sigarette, e lo port in sala da pranzo. Il fantasma di Kitten
era acciambellato sopra il giornale, con un occhio aperto e
uno chiuso. Julia pos il vassoio sul tavolo e allung una
mano attraverso la gattina, prese il giornale e cominci a
dividere le sezioni. Kitten la guard con aria di rimprovero
e cominci a leccarsi le parti inferiori con una zampa a
mezz'aria. Assomigliava vagamente a un suonatore di violoncello,
ma Julia non poteva vederla, quindi non fece la solita
battuta in proposito.
Julia apr il giornale e diede un morso a un biscotto. Si
chiese oziosamente dove fosse Elspeth e cosa stesse facendo;
da settimane non notava nessun segno di lei, a parte
l'occasionale ondata d'aria fredda e il tremolio delle lampadine.
Man mano che Julia leggeva ogni sezione non si
prendeva la briga di ripiegarla; il Topolino non c'era; il Topolino
non avrebbe letto il giornale e non se la sarebbe presa
per l'egoismo di Julia. Julia accese una sigaretta. La gatta
fece una smorfia e salt gi dal tavolo.
A un certo punto, dopo che aveva finito di leggere il giornale
e stava fumando la quarta sigaretta, Julia sent dei rumori.
Erano cos simili a dei passi che Julia alz gli occhi al
soffitto, da dove provenivano i rumori. Martin? Era tornato?
Julia spense la sigaretta nei fondi del t e corse fuori sul
pianerottolo e su per le scale senza pensarci un momento.
La porta d'ingresso di Martin era socchiusa. Il cuore di Julia
ebbe un'impennata. Entr nell'appartamento.
Rimase immobile, in ascolto. Tutto taceva. C'era solo il canto
degli uccelli fuori dalla finestra. Gli scatoloni e i contenitori
di plastica erano ancora polverosi nella penombra. Julia
si chiese se doveva chiamare Martin ad alta voce, ma poi
pens che forse non era tornato, dopotutto. Si ferm, indecisa,
pensando a quella prima notte, quando Martin le aveva
svegliate con il suo diluvio e lei lo aveva trovato intento a
sfregare il pavimento della camera da letto. Era passato tanto
tempo; era inverno, allora. Adesso era estate. Lentamente,
silenziosamente, Julia attravers le stanze di Martin. Era
tutto immobile. La maggior parte delle finestre era ancora
oscurata dai giornali. Alcune erano sgombre e la luce entrava
a fiotti dai vetri; i giornali che aveva tolto erano ancora
dove li aveva gettati. Julia attravers furtivamente il salotto
e la sala da pranzo. In cucina qualcuno aveva lasciato il
tappo di una birra e un apribottiglie sul bancone. Julia non
ricordava che Martin bevesse la mattina, ma forse non era
pi mattina; si era svegliata talmente tardi.
Attravers il corridoio e sbirci nello studio di Martin. In
piedi, davanti alla scrivania di Martin, c'era un uomo giovane,
alto e angoloso che leggeva un pezzo di giornale tenendolo
sotto la luce. La scena ricord a Julia un quadro di Vermeer.
Il giovane dava le spalle a Julia. Indossava un paio di
jeans, una T-shirt nera e stivali da motociclista. Aveva i capelli
un po' lunghi e scuri. Mentre leggeva, sospirava e si
passava le dita tra i capelli. Se mai Julia avesse conosciuto
Marijke, quel sospiro, quel gesto le avrebbero detto chi stava
osservando. Ma, date le circostanze, non lo cap finch
lui non si gir e lo vide in faccia.
Oh! esclam Julia. Il giovane trasal. Si guardarono per
un momento, poi parlarono allo stesso tempo, Julia per dire:
Mi spiace e il giovane per chiedere: Chi sei?.
Sono Julia Poole si affrett a rispondergli. Abito al
piano di sotto. Ho sentito dei passi e... Lui la stava guardando
in modo strano. Julia si rese conto di cosa stava vedendo:
una ragazza trasandata, troppo magra, coi capelli
come spaghi, e vestita di stracci. E tu chi sei?
Sono Theo Wells, il figlio di Martin e Marijke. Non sento
pap da due settimane. E nemmeno la mamma. Di solito
sono cos... comunicativi, a dir poco. E di colpo non rispondono
al telefono. E adesso vengo qui e scopro che lui 
partito. Capisci com' strano, che se ne sia andato? Mah...
non so.
Julia sorrise.  andato ad Amsterdam a trovare tua
mamma.
Theo scosse la testa. Vorresti dirmi che  uscito di casa
di sua volont? Che ha preso un autobus o un treno? No, lo
escludo. L'ultima volta che l'ho visto ho fatto fatica a convincerlo
a venir fuori dal bagno.
 migliorato. Ha preso le medicine e piano piano ha cominciato
a star meglio.  andato a trovare Marijke.
Theo si sedette alla scrivania di Martin. Julia non riusciva
a capacitarsi di quanto assomigliasse a Martin: pi giovane,
meno ingobbito, pi rilassato nei movimenti, ma cos simile
a Martin nel viso e nelle mani. "I geni sono strani." Lo aveva
sempre pensato. Si chiese se assomigliasse a Martin anche
sotto altri aspetti, meno convenzionali.
Ma lui detestava gli antidepressivi disse Theo. Aveva
paura degli effetti collaterali. Abbiamo cercato di convincerlo a prenderli, ma si  sempre rifiutato. Theo si pass le
mani sul viso e Julia si chiese se lei e Valentina avessero fatto
la stessa impressione alla gente, se gli altri non riuscissero
a vedere una delle due senza pensare all'altra. " proprio la
cosa che Valentina odiava di pi. La sovrapposizione, il collegamento.
Quando qualcuno guardava lei e vedeva me."
Julia guard Theo e vide Martin. La cosa la eccit.
Lui non sapeva di prenderli. L'ho imbrogliato. Non
riusciva a capire se Theo approvasse o no l'espediente. Sembrava
perso nei suoi pensieri.  tua la moto l fuori? gli
chiese.
Cosa? Ah, s.
Mi porti a fare un giro?
Theo sorrise. Quanti anni hai?
Ne ho abbastanza. Julia arross. "Questo qui pensa che
abbia, tipo, dodici anni." Ho la tua et.
Lui alz le sopracciglia, scettico. Te lo assicuro disse
Julia.
Allora dimostramelo.
Resta qui gli ordin Julia. Non andartene senza di me.
Non preoccuparti, devo prendere un po' di cose. Sempre
che riesca a trovarle disse Theo guardando gli scatoloni.
Julia si precipit da basso. Si tolse i vestiti, si fece la doccia,
poi esamin il guardaroba di Elspeth, confusa. "Cosa si
sarebbe messa Valentina? No, lascia perdere. Cosa mi metterei
io?" Emerse con indosso un paio di jeans, gli stivali di
Elspeth di pelle scamosciata con il tacco alto e una T-shirt
rosa. Si mise il rossetto, si asciug i capelli col fon e torn
di sopra.
Theo era inginocchiato accanto a una pila di scatoloni.
 un'impresa disperata disse.
Probabile disse Julia.
Theo si gir a guardarla. Ah, per disse. Ti andrebbe
di fare un giro in moto? Ho un casco di scorta.
Mi va eccome disse Julia.

 La visita.

All'inizio Valentina non era quasi niente e non capiva quasi
niente. Aveva freddo. Girava per casa senza meta, aspettando
senza sapere bene cosa.
Il tempo trascorreva con estrema lentezza nell'appartamento.
Sulle prime Valentina non ci bad, ma col passare
dei mesi incominci a capire di essere morta, cap che Elspeth
era riuscita ad andarsene, che adesso era inchiodata a
Julia per sempre; quando cominci a intuire cosa poteva esserle
accaduto, il tempo rallent al punto che l'aria nell'appartamento
parve essersi trasformata in vetro.
Kitten era la sua compagna costante adesso. Passavano
giornate intere a seguire le pozze di sole, a rotolarsi insieme
sui tappeti; di sera guardavano la televisione con Julia e di
notte, mentre Julia dormiva, sedevano sul panchetto sotto
la finestra a guardare il cimitero illuminato dalla luna.
" come un sogno interminabile, in cui non succede mai
niente e non puoi volare." Sembrava che Julia la cercasse,
la aspettasse; a volte pronunciava il suo nome con incertezza,
o guardava nella direzione di Valentina, e allora lei
si spostava in un'altra stanza: non voleva che Julia sapesse
che lei era l. Si vergognava troppo.
L'estate fin e arriv l'autunno. In una sera fredda e piovosa
Valentina vide Robert risalire il vialetto d'ingresso. In giardino
c'era un cartello che diceva VENDESI; Martin e Marijke
avevano messo il loro appartamento sul mercato. Julia era
di sopra ad aiutare Theo a disfare gli scatoloni e a imballare
tutto per il trasloco.
Robert si introdusse nell'appartamento. Il cartellino con
il nome di Elspeth battuto a macchina, ancora appuntato
sulla porta, gli diede una stretta al cuore. Si era tolto le scarpe
infangate prima di salire, e attravers senza far rumore
il corridoio, entrando in soggiorno. Accese la lampada accanto
al pianoforte e si guard intorno. Valentina?
Lei rimase alla finestra, aspettando di vedere cosa avrebbe
fatto.
Valentina, mi dispiace. Non lo sapevo.
Aveva desiderato di vederlo per mesi. Adesso era l, e
lei era delusa.
Robert si ferm in mezzo alla stanza, la testa inclinata
come in ascolto, le mani abbandonate lungo i fianchi. Non
si mosse niente. Nessuna presenza fredda, solo il vuoto.
Valentina?
Lei si chiese se l'avesse amata.
Robert attese. Infine, non ricevendo alcun incoraggiamento,
gir sui tacchi e usc dall'appartamento. Valentina rimase
a guardare finch non lo vide incamminarsi sul vialetto,
uscire dal cancello, nero sullo sfondo nero. "Dove stai andando
Robert? E chi ci sar ad aspettarti quando arriverai?"

 Incontri, evasioni, scoperte.

Julia camminava sulla Long Acre, guardando le vetrine. Era
una bella giornata di gennaio, un sabato soleggiato, e lei
si era svegliata provando un bisogno urgente di andare da
qualche parte dove ci fosse gente; era stata attirata dai negozi
dal pensiero che forse poteva comprare un regalo per
Theo, o qualcosa di carino da indossare quando andava a
trovarlo durante il weekend. Era vestita in modo trasandato,
con i jeans e la maglietta del giorno prima sotto uno dei
giacconi di Elspeth. Si sentiva magrissima, come se riempisse
a malapena i vestiti che aveva indosso. Camminava
come un'astronauta, incedendo impettita con i doposc di
pelo. Entr in un negozietto di Neal's Yard pieno di articoli
rosa: scarponcini da ginnastica, boa di struzzo, minigonne
di vinile. "Il Topolino si sarebbe innamorata di queste
cose" pens. Immagin quei lanuginosi pullover d'angora
indossati da lei e Valentina abbinati a un paio di calze a
rete verdi Day-Glo. Si appoggi il pullover al petto davanti
allo specchio e rimase inorridita dal riflesso; la ragazza
che sbirciava dallo specchio assomigliava a Valentina con
l'influenza. Julia si gir e rimise il pullover sullo scaffale
senza provarlo.
Fuori sul marciapiede si ferm un momento per pensare
a un Pret che aveva oltrepassato un po' pi indietro lungo
la strada e mentre cercava di ricordare da quale direzione
fosse arrivata una ragazza le pass accanto. Qualcosa nel
suo odore, che era un misto di sapone alla lavanda, sudore
e borotalco, indusse Julia a notarla. La ragazza camminava
spedita, schivando i turisti. Si muoveva senza esitazioni,
scansando istintivamente i venditori di "Big Issue"
e i cantanti di strada. Aveva scuri capelli castani che le ondeggiavano
sulle spalle mentre camminava. Indossava un
abito rosso brillante e una mantellina di pelliccia. Julia le
and dietro.
Mentre seguiva la ragazza, Julia era sempre pi agitata.
"Sherlock Holmes dice che non si pu camuffare una schiena.
O forse era Peter Wimsey. Comunque, da dietro quella ragazza
 identica al Topolino. Per non cammina come lei.
Valentina non avrebbe mai camminato con quelle falcate
decise attraverso la folla." La ragazza entr da Stanfords, il
negozio di mappe, e Julia la segu.
Mi scusi, sto cercando una cartina del Sussex orientale.
Aveva una voce da contralto, con un accento tipicamente
Oxbridge.
Vuole una cartina stradale o una mappa dettagliata dell'Ordnance
Survey? chiese il commesso.
Ordnance Survey, suppongo.
Julia indugi a un tavolo pieno di libri sull'Australia mentre
la ragazza seguiva il commesso al piano di sotto. Qualche
minuto dopo, la ragazza sal le scale col sacchetto degli
acquisti e Julia ebbe modo di guardarla bene in faccia.
Era molto simile a Valentina e allo stesso tempo molto
diversa. La somiglianza era a un tempo straordinaria e inesistente:
la ragazza aveva i lineamenti di Valentina ma nemmeno
l'ombra della sua espressione. Era pesantemente truccata,
con rossetto scuro e eyeliner. Gli occhi erano marroni,
e la faccia aveva un'espressione baldanzosa che Valentina
non sarebbe mai riuscita a eguagliare. Emanava sicurezza
da tutti i pori.
La ragazza aveva la mano sulla porta; stava per svanire,
e Julia non sopportava di lasciarla andare.
Mi scusi disse Julia. La ragazza si gir e cap che quel
richiamo era rivolto a lei. Julia vide che era incinta. I loro
occhi si incontrarono: era sorpresa la ragazza? Aveva paura?
O era solo spaventata nel vedersi stringere il braccio da
una sconosciuta?
Prego? disse la ragazza. Julia la fiss con un'intensit
tale che ebbe l'impressione di divorarle la faccia. Avrebbe
voluto scrostarle il trucco, spogliarla per vedere se tutti i
nei, tutte le cicatrici familiari delle vaccinazioni erano al
loro posto.
Mi sta facendo male disse la ragazza ad alta voce. Intorno
a loro cal il silenzio. Julia ud dei passi pesanti alle sue
spalle. Lasci andare il braccio della ragazza, che spalanc
la porta, usc in strada e si allontan in tutta fretta. Julia la
segu fuori dal negozio e si ferm a guardare mentre spariva
tra la folla.
Elspeth si costrinse a non correre. Ansimava, e cerc di
rallentare l'andatura. Non guard indietro. Vide uno Starbucks;
entr e si sedette a un tavolo. Quando il cuore smise
di batterle all'impazzata, and in bagno e si spruzz dell'acqua
sul viso, si sistem il trucco. Esamin il proprio riflesso.
Non aveva superato il test. Era cambiata, ma non abbastanza,
evidentemente; Julia aveva visto al di l della differenza.
Chiss se Julia sapeva? E se sapeva, perch non l'aveva
rincorsa; perch era parsa cos incerta? Elspeth rivide il
viso di Julia: cos scarno, cos stanco. Si pieg sul lavandino,
vi si appoggi con le braccia e chin la testa. Il mento
poggiava sul seno, e la pancia sporgeva come un palloncino
rosso tra le sue braccia. Elspeth si mise a piangere, e una
volta incominciato non riusciva pi a smettere. La mantellina
di pelliccia era intrisa delle sue lacrime.
Quando si decise a emergere dal bagno, c'erano tre donne
in coda che non mancarono di scoccarle un'occhiataccia
mentre passava. Elspeth decise di tralasciare le ultime
commissioni. Prese il metr e riemerse venti minuti dopo
alla stazione di King's Cross St Pancras. Era sulla soglia del
piccolo appartamento a cercare le chiavi, quando Robert
apr la porta.
Dove sei stata? le chiese. Cominciavo a preoccuparmi.
Dobbiamo andarcene da Londra, Robert. Ho visto Julia.
E lei ti ha visto?
Elspeth gli descrisse l'incontro. Non credo che fosse
sicura. Ma era confusa, e mi ha spaventata. Dobbiamo
andarcene.
Erano nella loro squallida cucina, Elspeth sedeva con i
gomiti sul tavolo e la testa tra le mani, e Robert camminava
avanti e indietro. La cucina era cos piccola che poteva
fare solo pochi passi in ogni direzione. Questo la innervosiva.
Le ricordava Julia. Smettila, per favore.
Robert si sedette. Dove possiamo andare?
In America. In Australia. A Parigi.
Non hai nemmeno un passaporto valido, Elspeth. Non
possiamo prendere un volo internazionale.
Sussex orientale, allora.
Perch proprio il Sussex? chiese Robert.
Perch  carino. Potremmo vivere a Lewes e passeggiare
lungo la scogliera dei Downs ogni domenica pomeriggio.
Perch no?
Ma non conosciamo nessuno laggi.
Precisamente.
Robert si alz e ricominci a camminare avanti e indietro,
dimenticando che Elspeth gli aveva appena chiesto di non
farlo. Forse dovremmo confessare tutto. Cos potremmo
vivere nel mio appartamento e alla fine le cose tornerebbero
alla normalit.
Elspeth lo guard esasperata. "Sei fuori di testa." Dopo
un momento, Robert disse: Gi, suppongo di no.
Potremmo prenderci un piccolo cottage. E tu potresti finire
la tesi.
Come diavolo faccio a finire la tesi, se non posso andare
al cimitero? strill Robert.
Perch non puoi andare al cimitero? chiese Elspeth con
calma. Sent il bambino scalciare.
Jessica ti ha visto ribatt Robert. Cosa dovrei dirle,
secondo te?
Elspeth si accigli. Dille la verit, tutta quella che puoi
permetterti di raccontarle. Non c' ragione di mentire, basta
omettere alcune cose.
Robert si ferm a guardare la sua faccia rivolta all'ins,
la sua faccia presa in prestito. "Ah, ecco come fai" pens.
"Non me n'ero mai reso conto." Da quanto tempo mediti
di trasferirti nel Sussex? le chiese.
Oh, fin da quando eravamo piccole disse lei. I nostri
genitori ci portavano spesso a Glyndebourne, e scendevamo
dal treno a Lewes con tutta l'altra gente in costume. Ho sempre
desiderato vivere laggi in campagna. Anzi, avrei voluto
vivere al teatro dell'opera, ma non credo sia praticabile.
Non si sa mai disse Robert. Penso che una come te,
che pu tornare dal regno dei morti, probabilmente potrebbe
vivere dove le pare.
Senti, di sicuro non possiamo vivere nel tuo appartamento
disse Elspeth.
No.
Bene, almeno questo  appurato disse Elspeth. Non
potremmo almeno andarlo a vedere, il Sussex orientale?
Magari con un agente immobiliare?
E va bene disse Robert. Prese le chiavi dal tavolo e afferr
la giacca.
Dove stai andando?
Fuori. Si gir a guardarla mentre si infilava la giacca;
Elspeth aveva un'espressione contrita che non ricordava di
averle mai visto. In biblioteca le disse, in tono pi dolce.
Ho richiesto dei libri.
Ci vediamo pi tardi? chiese lei, come se non ne fosse
del tutto sicura.
Ma s, certo.
Mentre camminava al sole sulla Euston Road, Robert
pens: "Devo parlare con Jessica". Entrando in biblioteca
pens: "Non riesco a immaginare di lasciare Londra". Ripose
le sue cose in un armadietto e sal di sopra. "Cosa posso
fare?" Era seduto ad aspettare che la luce della scrivania
venisse attivata quando gli arriv la risposta, e Robert
scoppi a ridere per l'ovviet della soluzione.
Robert Sedeva con Jessica nel suo ufficio con la porta chiusa.
Era tardi e tutto il personale del cimitero era andato a casa.
Robert le aveva raccontato tutto, meglio che poteva. Aveva
cercato di fornirle tutte le prove; non si era risparmiato.
Jessica ascolt impassibile, seduta nella luce sempre pi
fievole con le mani giunte, piegata in avanti, guardandolo
con occhi seri. Alla fine Robert tacque. Jessica tir la catenella
della lampada da tavolo, creando una piccola pozza
di luce che non sfiorava nessuno dei due. Robert aspett
che parlasse.
Povero Robert disse Jessica.  una storia davvero penosa.
Ma suppongo si possa dire che hai avuto quel che volevi.
Gi, ed  la peggiore delle punizioni disse Robert.
Disferei tutto se potessi.
S disse lei. Ma non puoi.
No, non posso. Robert sospir. Adesso sar meglio
che vada. Partiamo domani. Dobbiamo ancora preparare i
bagagli.
Si alzarono. Tornerai? chiese Jessica.
Lo spero. Robert accese la luce centrale e la segu lentamente
gi per le scale. Quando si trovarono di fronte al
cancello del cimitero, Jessica disse: Addio, Robert. Lui la
baci su entrambe le guance, sgusci attraverso il cancello
e si allontan. "Ecco che se ne va" pens Jessica. Rimase a
guardare finch Robert spar dalla vista. Poi chiuse a chiave
il cancello e si ferm nel cortile buio, ascoltando il vento e
meravigliandosi dell'umana follia.

 La fine.

Era il primo giorno di primavera. Valentina sedeva sul panchetto
sotto la finestra con lo sguardo perso sul cimitero di
Highgate. Il sole mattutino entrava riversando i suoi raggi
obliqui sul logoro tappeto azzurro, trapassandola senza
posa. Gli uccelli planavano sopra gli alberi, in un'esplosione
di foglie novelle; Valentina ud lo scricchiolio della ghiaia
sotto le ruote di una macchina che entrava nel parcheggio
di St Michael. Il mondo esterno era splendente, lindo e rumoroso,
quel giorno. Valentina lasci che il sole la scaldasse.
Kitten le balz in grembo, e lei le accarezz la testolina
bianca mentre guardava i piccioni costruire un nido in cima
al mausoleo di Julius Beer.
Julia era ancora addormentata. Adesso dormiva spaparanzata
nel letto, come se cercasse di occupare il maggior spazio
possibile. Aveva la bocca aperta. Valentina si alz, tenendo
in braccio Kitten, e si avvicin al letto. Si ferm a guardare
Julia. Poi le mise un dito in bocca. Julia non si svegli. Valentina
torn alla finestra e si rimise a sedere.
Un'ora dopo, Julia si svegli. Valentina se n'era andata;
Julia fece la doccia, si vest e bevve il caff da sola. Trov
inquietante il silenzio della casa. Robert aveva traslocato;
l'appartamento dell'ultimo piano non era ancora stato
venduto (forse perch era ancora mezzo pieno di scatoloni).
"Magari dovrei prendermi un cane. Come si fa a prendere
un cane a Londra?" Gli inglesi erano cos fanatici in
fatto di animali, che forse non si poteva semplicemente andare
al canile e sceglierne uno. Forse dovevano stabilire se
eri idoneo per l'approvazione. Julia immagin cosa avrebbero
pensato i responsabili dell'adozione cani vedendo che
viveva come un'orfana nell'enorme e silenziosa Vautravers.
"Forse dovrei essere una di quelle donne che hanno
un centinaio di gatti. Potrebbero gironzolare dappertutto.
Potrei farli entrare nell'appartamento di Martin e sarebbe
una specie di Disney World felino. Diventerebbero matti."
Julia sedeva al tavolo da pranzo con la sua tazza di caff.
Il ripiano era ingombro di fogli di carta e penne; le carte erano
coperte della scrittura di Valentina. I responsabili dell'adozione
cani avrebbero pensato che era pazza. Incominci
a raccogliere i fogli. Entr decisa in cucina e li butt nella
pattumiera. Quando Julia torn in sala da pranzo, Valentina
era davanti alla portafinestra con Kitten accoccolata sulla
spalla, Julia sospir.
Non posso lasciare in giro quella roba disse. Fa uno
strano effetto.
Valentina ignor l'osservazione e fece il gesto che usavano
sempre per farsi portare il conto: finse di scrivere sul palmo
della mano.
E va bene disse Julia. Okay. Bevve un sorso di caff
ormai freddo, solo per dimostrare al Topolino che non era
tenuta a scattare a comando. Valentina si mise al suo fianco
e attese paziente mentre Julia si sedeva, avvicinava un foglio
di carta, prendeva una penna e la puntava sulla carta.
Coraggio, parti disse.
Valentina si chin e la gattina salt sul tavolo e si piazz
sopra il foglio. Valentina la scost e infil la mano dentro
quella di Julia.
CI SONO ARRIVATA.
Sei arrivata a cosa?
HO CAPITO COME ANDARMENE.
Ah. Julia guard Valentina con rassegnazione. D'accordo.
Va bene. Come?
CI VUOLE UN CORPO. APRI LA BOCCA, ESCI.
Devo uscire e aprire la bocca?
Valentina scosse la testa.
APRI BOCCA, CHIUDI BOCCA, POI ESCI.
Julia spalanc la bocca come per un controllo dal dentista,
la chiuse e strinse le labbra, poi indic la finestra. Giusto?
Valentina annu. Adesso? Valentina annu di nuovo. Fammi
mettere le scarpe.
Valentina prese in braccio il Gattino della Morte e aspett
Julia nell'ingresso. Le parve di vedere il barlume di un riflesso
negli specchi, ma non ne era del tutto certa.
Julia riapparve con uno dei cardigan preferiti di Elspeth,
di cachemire celeste con bottoni di madreperla. Valentina
la guard a lungo, poi si chin su di lei e la baci sulle labbra.
A Julia parve il fantasma di tutti i baci che le avesse mai
dato il Topolino. Sorrise. Le vennero le lacrime agli occhi.
Adesso? ripet Julia, e Valentina annu.
Julia spalanc la bocca e chiuse gli occhi. Sent la bocca
riempirsi di qualcosa di simile a un fumo denso; apr gli
occhi e cerc di non boccheggiare. "E adesso, come far a
respirare?" La cosa nella sua bocca stava diventando pi
solida. Julia se la sent in gola, toss e rest senza fiato. Era
come avere la bocca piena di pelliccia, una grossa palla di
pelo. Chiuse la bocca, lott per respirare, poi sent che la
cosa diventava pi piccola e pesante, creandosi uno spazio
intorno, incuneandosi tra la sua lingua e il palato. Aveva un
sapore metallico e si muoveva pochissimo ma costantemente,
come un bambino eccitato che cercasse di restare fermo.
Julia si guard intorno. Valentina e Kitten erano scomparse.
"Coraggio voi due, andiamo." Julia usc sul pianerottolo,
Con Valentina e Kitten in bocca. Si precipit gi per le scale
e fuori dalla porta principale di Vautravers; la strana massa
tremolava ancora sulla sua lingua. Corse lungo la fiancata
dell'edificio nel giardino sul retro, verso la porta nel muro
di cinta, e traffic con la chiave. Riusc ad aprire la porta,
s'introdusse nel cimitero e apr la bocca.
Valentina vol nell'aria. Rimase sospesa per un momento,
si disperse nella brezza mattutina come un arcobaleno creato
da un tubo per l'irrigazione. Il Gattino della Morte era mischiato
a lei, e mentre Julia restava a guardare le due entit
parvero separarsi e acquistare definizione.
Valentina sent la brezza trasportarla, distenderla, dividerla
da Kitten. Sulle prime non sentiva n vedeva niente, poi
riacquist i sensi. Con le braccia strette al petto e un piccolo sorriso desolato, Julia rimase a guardare la gemella.
Addio, Valentina le disse, con il viso rigato di lacrime.
Addio, Kitten.
"Addio, addio, Julia." La gattina si distric dall'abbraccio
di Valentina, salt gi dal tetto delle Catacombe e si mise a
correre nel cimitero. Valentina si gir e la segu.
I suoi sensi erano spalancati come porte e finestre. Tutto
le parlava, cantava per lei, erba, alberi, pietre, insetti, conigli,
volpi: ogni cosa interrompeva ci che stava facendo
per guardare il fantasma che passava volando; tutti la salutavano
a gran voce, come se fosse stata a lungo lontana da
casa e loro fossero gli spettatori della sua marcia trionfale.
Valentina volava tra pietre tombali e cespugli, godendo
della loro freschezza e densit. Kitten la aspettava sotto il
Cedro del Libano, e Valentina la raggiunse. Insieme sorvolarono
l'Egyptian Avenue e scesero sul sentiero principale.
Se c'erano altri fantasmi, Valentina non li vide; era la natura
a salutarla; gli angeli delle tombe erano soltanto pietre.
Valentina vedeva attraverso le cose e al loro interno. Vide le
profonde tombe a fossa con le bare accatastate una sull'altra;
vide i corpi nelle bare, nelle loro pose di desiderio struggente
e gesti di supplica, cadaveri da tempo trasformati in
ossa e polvere. Valentina prov un bisogno intenso, un desiderio
viscerale, quasi estatico di trovare il proprio corpo.
Adesso stavano volando pi veloci: le cose sfrecciavano via
in una nebbia confusa di pietre e di verde, e ora, finalmente,
eccolo: il piccolo rifugio di pietra che diceva noblin, la
porticina di ferro che non costituiva un ostacolo per Valentina,
lo spazio silenzioso all'interno, la bara di Elspeth, il
corpo di Elspeth, le bare e i corpi dei genitori e dei nonni
di Elspeth. Vide la propria bara e, ancor prima di toccarla,
cap che era vuota. "Allora  vero." Vide il Gattino della
Morte strusciare il muso contro il feretro bianco. Valentina
pos le mani sul legno laccato della bara di Elspeth, come
una volta aveva fatto Robert. "E adesso?" Tir su la gattina
e usc. Si ferm sul sentiero, incerta.
In quel momento, vide arrivare una bambina. Canticchiava
tra s e faceva dondolare la cuffietta sui lacci al ritmo
dei propri passi. Indossava un vestitino color lavanda nella
foggia di fine Ottocento.
Salve disse la bambina, educatamente. Vieni anche tu?
Dove? disse Valentina.
Stanno chiamando a raccolta i corvi disse la bambina.
Andiamo a volare.
Ma perch avete bisogno dei corvi? chiese Valentina.
Non potete volare da soli?
 diverso. Non hai mai provato?
Io sono nuova disse Valentina.
Oh. La bambina si incammin e Valentina and con lei.
Perdinci... tu sei americana, nevvero? Dove lo hai preso il
gatto? Nessuno qui ha un gatto. Quando ero viva avevo una
gatta che si chiamava Maisie, ma lei non  qui.... Valentina
la segu nella sezione del cimitero riservata ai Dissenters,
dove una moltitudine di fantasmi era sparpagliata in
piccoli gruppi a chiacchierare. Gli alberi di quell'area erano
stati abbattuti di recente; era uno spazio a cielo aperto, con
i ceppi recisi che spuntavano tra le tombe. I fantasmi guardarono
Valentina, poi stornarono gli occhi. Lei si chiese se
avrebbe dovuto cercare di presentarsi. La bambina si era allontanata,
ma non tard a tornare tirandosi dietro un uomo
straordinariamente grasso in tenuta da caccia alla volpe.
Questo  il mio babbo disse la bambina.
Benvenuta, mia cara disse l'uomo a Valentina. Spero
che vorr unirsi a noi.
Valentina esit; l'alta quota la rendeva nervosa. "Ma perch
no?" pens. "Dopotutto sono morta. Niente pu farmi
male, ormai. Posso fare tutto quello che voglio." S rispose.
Mi piacerebbe.
Splendido disse l'uomo. Alz un braccio e un corvo
enorme scese dal cielo e atterr davanti a loro, gracchiando
e zampettando impettito. " come fermare un taxi per
strada" pens Valentina. Ben presto c'era una ressa di corvi
che si aggiravano ovunque a centinaia. Ciascun fantasma
parve rimpicciolire fino a raggiungere la giusta dimensione,
per poi montare in groppa a un corvo. Valentina li
imit. Con un braccio etereo si aggrapp al collo del corvo
e con l'altro tenne stretta la gatta, puntando le ginocchia
nei fianchi dell'uccello.
Adesso l'enorme stormo di corvi vol fuori dal cimitero
di Highgate all'unisono, e i fantasmi con loro, gli abiti scuri
e i sudari svolazzanti che sbattevano come ali nell'alto del
cielo. Sorvolarono Waterlow Park, virarono per attraversare
Hampstead Heath, e poi via, fino al Tamigi, dove seguirono
il fiume verso est, oltre il palazzo del Parlamento e il ponte di
Westminster, oltre l'Embankment, il London Bridge, la Torre,
e avanti, ancora avanti. Valentina si teneva stretta al suo
corvo. Kitten le faceva le fusa nell'orecchio. "Come sono felice!"
si sorprese a pensare. Il sole passava attraverso i fantasmi
senza offuscarsi, e le ombre dei corvi scurivano il fiume.
Dopo che Valentina era scomparsa alla vista, Julia rimase
sulla soglia ad ascoltare gli uccelli. Poi chiuse la porta verde.
Torn nell'appartamento e si prepar un'altra tazza di
caff. Sedette sul panchetto sotto la finestra e guard gli alberi
che ondeggiavano nel cimitero, con squarci di bianche
pietre tombali che facevano capolino tra le foglie. Ascolt il
silenzio della casa, il ronzio del frigorifero, lo scatto dei numeri
che giravano sulla vecchia radiosveglia. "S, mi prender
un cane" pens. Pass il pomeriggio a spolverare e
dopo cena parl al telefono con Theo. And a letto sola e
contenta, e dorm un sonno senza sogni.
Era stata una giornata limpida e radiosa: i campi intorno
al cottage erano di un verde splendente, e il cielo del Sussex
era cos azzurro da ferire gli occhi. Elspeth era andata
a fare una passeggiata col bambino sul calar della sera. Il
piccolo soffriva di coliche, e camminare talvolta lo calmava
pi di ogni altro rimedio. Ora respirava tranquillo, addormentato
nel marsupio contro il suo petto. Elspeth imbocc
il lungo viale che portava alla loro casetta. Ormai era
buio, ma la luna quasi piena proiettava la sua ombra davanti
a lei sulla strada.
Il canto estivo degli insetti fremeva tutt'intorno, un coro
luccicante che si stendeva sui campi come una coltre di suoni.
Da settimane Elspeth osservava attentamente Robert.
C'era stato un lungo periodo nero dopo che si erano trasferiti
nel Sussex. Robert non riusciva a adattarsi a tutto quello
spazio, al silenzio; gli mancava il cimitero e al minimo pretesto
per visitarlo prendeva il treno per Londra. Parlava di
rado con Elspeth; era come se si fosse ritirato in una Londra
invisibile tutta sua, dove viveva senza di lei. Il suo manoscritto
giaceva vasto e dimenticato sulla scrivania. Poi era
nato il bambino, e Elspeth si era trovata in un mondo puramente
fisico: il sonno era un premio sfuggente, l'allattamento
al seno pi complicato di quanto avesse supposto.
Il bambino piangeva, lei piangeva, ma finalmente Robert
parve svegliarsi e accorgersi di lei. Sembrava quasi stupito
dall'arrivo del neonato, come se la gravidanza della compagna
fosse stata soltanto una burla. Fu cos che, inaspettatamente,
il bambino riusc in ci in cui Elspeth aveva fallito:
riport Robert alla sua tesi.
Da mesi ormai lavorava perfettamente concentrato nel
bel mezzo del caos creato dal bambino. Elspeth gli girava
intorno in punta di piedi, per paura di spezzare l'incantesimo,
ma Robert le disse che non ce n'era bisogno. Disse che
tutto quel baccano gli era stranamente utile.  come se la
mia tesi gridasse per essere finita disse e la stampante ronzava
ogni sera, sfornando un gran numero di pagine nuove.
Quella sera Elspeth sent una pausa, una sospensione
nell'aria: il mondo si stava adattando a un nuovo schema.
Stava per succedere qualcosa; il manoscritto era quasi finito.
Mentre camminava col bambino nel buio della sera,
tra campi odorosi, Elspeth si sent felice. "Sono qui. Sono
viva." Pos le mani sul bambino, sent la testolina morbida
contro i palmi freddi. Il rimorso onnipresente la lamb,
e pens a Valentina, al suo corpo scomposto sul tappeto
della camera da letto. Elspeth non aveva nessuna risposta
e nessuna difesa contro quell'immagine. Le esplodeva nella
mente con forza, e poi svaniva. Continu a camminare.
Il cottage le ricordava una lanterna fatta con un guscio di
zucca, le sue finestre che ardevano di un arancio splendente.
Tutte le luci erano accese. Elspeth attravers il giardino
ed entr in cucina dalla porta sul retro. I suoni degli insetti
si affievolirono. La casa era molto silenziosa.
Robert? chiam, badando a tenere la voce bassa. Entr
nel soggiorno. Non c'era nessuno. Sulla scrivania di Robert
c'era una pila ordinata di fogli. "La storia del cimitero di Highgate."
Tutte le schede e gli appunti erano stati sgombrati
dal tavolo. La scena aveva un che di definitivo, un senso
di compiutezza. Elspeth sorrise. Robert?
Robert non era in casa. Quella notte non torn. Passarono i giorni, e alla fine Elspeth cap che non sarebbe tornato mai pi.
...
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FINE.
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Ringraziamenti.
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Non avrei potuto scrivere Un'inquietante simmetria senza la straordinaria generosit di Jean Pateman, la presidente degli Amici del cimitero di Highgate. Oltre a istruirmi sul cimitero e a consentirmi di diventarne una guida,  stata una grande amica e fonte di ispirazione.
Sono molto grata al personale del cimitero di Highgate: Hilary Deeble-Rogers, Richard Quirk, Simon Moore-Martin, Pawel Ksyta, Aneta Gomulnicka, Victor Herman e Neil Luxton, per il loro aiuto in materia di riti funebri e pratiche delle esequie e per aver risposto a molte delle mie domande con umorismo e pazienza.
Sono particolarmente grata al dottor Tony Jelliffe e a John Pateman, che grazie alle loro ricerche e alla loro erudizione sono stati assai rilevanti per questo progetto.
Grazie infinite a Christina Nolan, Susan Norton, Alan Peters, Eddie Daley, Tracy Chevalier, Stuart Thorbum, Ian Kelly, Mary Openshaw, Justin Bickersteth, Greg e Becky Howard, Jean Ettinger,
Judy Roberts, Rowan Davies, Ken Carter, Bob Trimmer, Christian Gilson, Steve Hanafin, Matthew Pridham, Samantha Perrin, Alex Mahler, Judith Yuille e a tutte le guide e gli amici del cimitero di Highgate, passati e presenti, che mi hanno permesso di accompagnarli nelle visite guidate, tempestandoli di domande mentre illustravano il percorso. Lavorare con loro  stato un privilegio.
Tutto il mio affetto e i miei ringraziamenti a Joseph Regal, per la temerariet, la forza d'animo e l'anticonformismo che lo caratterizzano, per non parlare del suo editing che mi  stato immensamente utile. Ringrazio Lauren Schott Pearson, Markus Hoffmann e Howard Sanders per la guida e gli eccellenti consigli sia per la letteratura sia per la vita. Ancora grazie a Barbara Marshall e Michael Strong. E grazie a Caspian Dennis della Abner Stein, per l'amicizia e l'eccellente lavoro come agente letterario.
Ringrazio Dan Franklin per la saggia revisione e l'applicazione del pensiero laterale e per aver corretto i miei americanismi. Ringrazio con tutto il mio affetto Rachel Cugnoni, Suzanne Dean, Chloe Johnson-Hill, Alex Bowler, Liz Foley, Roger Bratchell e Jason Arthur della Random House UK; un grazie a Marion Gamer e Louise Dennys della Random House Canada. E Dank und Liebe
a Hans Jrgen Balmes, Isabel Kupski e Brigitte Jakobeit di S. Fischer Verlag.
Grazie a Nan Graham, per il suo editing incisivo e la sua levit;  con enorme piacere che guardo alle nostre future collaborazioni.
Grazie a Susan Moldow, Paul Whitlatch, Rex Bonomelli e Katie Monaghan di Scribner.
Sono grata alla Ragdale Foundation e alla Corporation of Yaddo per i periodi di residenza che mi hanno offerto spazio e tempo per lavorare, e alla British Library per l'assistenza nelle ricerche.
Grazie anche alla Highgate Scientifc and Literary Institution per un pomeriggio molto produttivo nella loro biblioteca.
Infinite grazie e tutto il mio affetto a Lisa Ann Gurr, Ethan Lavan, e ai piccoli Gurr Lavans Jonathan e Natalia per la loro deliziosa ospitalit. Un ringraziamento speciale a Lisa Ann Gurr per il permesso di usare il suo racconto sui fantasmi degli alberi, e anche per avermi concesso di prendere in prestito il Gattino della Morte. (Mi spiace di averlo dovuto uccidere.)
Tutto il mio affetto e i miei ringraziamenti a Hayley Campbell, Neil Gaiman, Antonia Rose Logue e a David Drew per tutti i pomeriggi incantevoli al balletto.
Molte grazie a Noah D. Frederick per la sua traduzione dal latino e il suo aiuto in materia di traduzioni. Ringrazio anche Ana Rita Pires per la sua traduzione dal portoghese dell'immaginaria corsa in taxi di Marijke e Martin. Grazie a Daniel Mellis per il suo aiuto nel fornirmi questo prezioso contatto.
Tutto il mio affetto e un ringraziamento particolare a Bert Menco per avermi aiutata con la lingua olandese e tutto ci che concerne i Paesi Bassi.
Grazie a John Padour per l'indispensabile disegno della planimetria degli appartamenti nella mia Vautravers immaginaria, che mi ha risparmiato molte gaffe. Grazie a Janet Lefley per le lunghe giornate di scrittura e chiacchiere da Kopi's; grazie a Jesse Thomas, Mary Drabik, Catalina Simon, Jesus Mendes e Jesus Reyes per tanto t russo e simpatia.
Ringrazio per l'ispirazione, i consigli, l'assistenza nelle ricerche e/o la lettura del manoscritto: Lyn Rosen, William Frederick, Jonelle Niffenegger, Riva Lehrer, Bert Menco, Danea Rush, Benjamin Chandler, Robert Vladova e Christopher Schneberger. Grazie a Patricia Niffenegger per l'aiuto nell'arte del cucito, e a Beth Niffenegger e Lawrence Niffenegger per il loro sostegno. Ringrazio Sharon Britten-Dittmer per la sua amicizia e per aver tenuto a bada il caos.
E grazie a Aprii Sheridan per la sua forza silenziosa e il buonsenso, per la sua scrittura e la sua arte strabilianti, e per avermi aiutato a creare la mia arte.
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La scatoletta verde.
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Alla fine di ogni visita guidata al cimitero di Highgate, c' qualcuno che aspetta davanti all'elaborato cancello con una scatola di plastica verde per le donazioni, e i visitatori spesso ci mettono le monetine prima di uscire. Il denaro serve a sostenere la manutenzione e la conservazione del cimitero, i cui costi nel 2009 si sono aggirati intorno alle mille sterline al giorno. I vecchi cimiteri sontuosi sono cari da mantenere, ahim.
Se vi piacerebbe aiutare gli Amici del Cimitero di Highgate a continuare la loro opera, per favore prendete in considerazione l'idea di fare una donazione. Lo potete fare da qualsiasi posto, ovunque viviate, andando sul sito PayPal.com. Cliccate l'opzione Send Money, e digitate l'indirizzo PayPal del cimitero: donation Highgate-cemetery.org.
Grazie.
Audrey Niffenegger.
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FINE.